L'amichevole cinefilo di quartiere

Sono tornato

Recensire e recensiremo.

TRAMA: Nella Roma del 2017, il dittatore fascista Benito Mussolini si ritrova improvvisamente in Piazza Vittorio Emanuele II, senza essere invecchiato di un solo giorno e credendo di essere ancora nel 1945. Disorientato da una società molto diversa da quella che conosceva, incappa in un aspirante giornalista e regista che, credendolo come tutti un comico o un attore, trova in lui l’idea perfetta per il suo documentario.
Remake del film tedesco Lui è tornato (2015), in cui viene raccontato l’ipotetico ritorno di Adolf Hitler nella Germania moderna.

RECENSIONE: Per la regia di Luca Miniero (celebre per Benvenuti al Sud e relativo seguito), Sono tornato è come detto in precedenza un remake rifacimento della versione hitleriana tedesca, a sua volta tratta dall’omonimo bestseller migliorvenduto teutonico.

Come operazione di trasposizione in sé non c’è granché da dire, poiché questa rivisitazione italica è molto simile per struttura e sketch scenette all’originale: pur cambiandone per ovvi motivi riferimenti storici e personaggi di costume, persino la maggior parte dei dialoghi risulta concettualmente identica, e quindi ci si trova dinanzi ad una mera copia carbone di un altro film.
Avendolo già recensito in passato, qui mi focalizzerò più che altro sulle differenze tra i due, rimandando al precedente articolo chi volesse un giudizio su Lui è tornato nello specifico.

Per regia e trama il confronto è evidentemente piuttosto sbrigativo, visto che per entrambe vengono compiute a grandi linee le stesse scelte.

Se la direction regia di Miniero ricalca piuttosto pedissequamente quella di Wnendt, anche la sceneggiatura è la medesima: ad un primo tempo prevalentemente comico, basato sulle gag trovate di straniamento del Duce in un contesto storico per lui incomprensibile, segue una secondo tempo in cui viene calcata maggiormente la mano sulla critica alla società odierna, formata da una popolazione facilmente abbindolabile ora come allora, e sull’inadeguatezza generale della classe dirigente.

Massimo Popolizio, noto ai più per essere la voce italiana di Ralph Fiennes nella saga cinematografica di Harry Potter Enrico Vasaio, nei panni di Mussolini è probabilmente la nota più lieta del film: l’attore genovese riesce ad offrire un’interpretazione del leader capo fascista che non è mera caricatura o sforzo metamorfico fine a se stesso, bensì un’idea, un’impressione di Mussolini, che quindi non scade in una macchiettistica trivialità.

Francesco Matano in arte Frank è invece, come facilmente prevedibile, un qualcosa di imbarazzante, che spicca in negativo per la recitazione purtroppo scadente e forzata.

Se da mera spalla comica può essere anche decente, dovendo semplicemente porgere il fianco alle stramberie anacronistiche del dittatore, quando il registro dell’opera si incupisce emerge la sua inadeguatezza interpretativa, soprattutto vocale: troppo marcatamente campano (la dizione, Cristo) mentre quasi tutti gli altri parlano italiano e troppo abituato al disimpegno per esprimere la preoccupazione ed il pathos sentimento necessari.

Il development lo sviluppo introspettivo del suo personaggio è uno degli elementi che meglio contribuiscono alla connessione tra opera e pubblico, ed il non riuscire a tratteggiarlo con sufficiente aplomb disinvoltura è un grosso passo indietro rispetto a Er ist wieder da.

Menzione d’onore per Stefania Rocca, che pur nei panni di un character personaggio piuttosto stereotipato (la dirigente stronza e ciecamente ambiziosa) è protagonista di alcune scene deliziosamente ciniche e sopra le righe.

What else che altro?

La porzione conclusiva presenta qualche piccola differenza concettuale rispetto all’originale, ma fortunatamente non ne è stato intaccato lo spirito di fondo, rimasto caustico e sanguigno.

Brevi apparizioni per YouTubers e Facebook stars Tutubai e stelle di Faccialibro, oltre che vip persone molto importanti nostrane di vario ambito socioculturale menzionate o a cui vengono affidati camei.

Un’ora e quaranta basata sull’evidenziare lo scarso apprendimento dagli errori del passato, l’insoddisfazione atavica della popolazione italiana, l’astio nei confronti della classe dirigente ed il fascino subìto dalla figura del princeps solo al comando.

Temi di cui, a giudicare dai primi commenti espressi in modo piuttosto tranchant tagliente, probabilmente non importerà molto al pubblico generalista, troppo focalizzato a sproposito sulla benevolenza o ferocia con cui è stato rappresentato il dittatore.

Peccato.

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Commenti su: "Sono tornato" (15)

  1. Concordo. Matano è il peggiore; non so se abbia visto l’interpretazione di Fabian Busch nell’originale tedesco… in ogni caso quell’accento casertano non si può sentire!
    Per la verità anche Popolizio poteva cercare di mettere un po’ di Romagna nel suo eloquio; ma riconosco che è difficilissimo (anche noi bolognesi non ci riusciamo)
    Applaudo il tuo rigore nel cancellare le parole provenienti dai paesi demoplutomassonici!!!!!!

    • Penso che per il Duce una volta accantonato l’elemento metamorfico anche l’accento sia diventato un fattore trascurabile.
      Se avessero ricercato la somiglianza il più possibile allora sì che un’inflessione forlivese sarebbe stata necessaria.

  2. Trovo alquanto detestabile la moda del cinema italiano (iniziata da Paolo Ruffini nel suo Fuga di cervelli) di infarcire i film con tutti gli Youtubers possibili e immaginabili, talvolta dandogli perfino un ruolo da protagonisti. Il motivo è ovvio: i tizi in questione hanno vagonate di followers, quindi basta che il 10% dei loro fan vada al cinema e le spese di produzione sono già ripagate. E la qualità della recitazione? La gavetta? Gli studenti che hanno superato selezioni durissime per entrare nelle scuole di cinema, e adesso non possono più fare manco le particine perché gliele rubano gli Youtubers? Sti cazzi, direbbero i produttori.

    • Qui fortunatamente sono una piccolissima comparsata, già presente nel film originale, per mostrare come il Duce si faccia largo nel mondo del web.

      Già che c’erano hanno inserito YouTubers con molti followers, non so se lo fossero anche quelli tedeschi, conoscendo a malapena quelli italiani non mi sono informato.

      • Anch’io seguo pochissimi Youtubers italiani. Anzi, in pratica ne seguo soltanto 2: Lindaslife e Il mio mondo inventato. Sono molto diverse tra loro (più frizzantina la prima, più sobria la seconda), ma hanno entrambe un grande talento. La seconda ha anche un blog qui su WordPress.
        Colgo l’occasione per dirti che ho appena pubblicato un nuovo post: spero che ti piaccia! 🙂

  3. Una recensione autarchica dal punto di vista linguistico 😛
    Non ho visto quello con Hitler e non ho letto nemmeno quando c’era lui (lì era clonato ed era uscito nero): lo spunto è carino, ma sospetto che lo sviluppo possa essere prevedibile – immagino palate di gag sulla società relativamente multietnica a contatto col razzistone.
    C’era la nipote Alessandra? XD

  4. Perdona l’ignoranza, ma una simile copia spudorata di un film già uscito non può essere considerata un plagio?

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