L'amichevole cinefilo di quartiere

Nella giungla dovrai stare finché un film decente non compare.

TRAMA: Quattro studenti del liceo, mettendo mano alle vecchie cose accatastate nel magazzino della loro scuola, trovano una vecchia console per videogiochi e iniziano una partita a Jumanji, un gioco di ruolo ambientato nella giungla. I quattro finiscono per ritrovarsi realmente nel bel mezzo del gioco con il corpo e la fisionomia dei personaggi scelti come avatar all’inizio della partita.

RECENSIONE: Buonasera e benvenuti ad Achille: La gioia del ritrovamento.

Nella puntata di oggi ci immergeremo insieme in una terra lontana e ricca di misteri, in cui possiamo riscontrare ecosistemi tra i più vari tra quelli presenti sul nostro pianeta: il Cinema.

Esso è una regione estremamente vasta, che nonostante oltre un secolo di intense esplorazioni serba ancora molti segreti nei suoi anfratti più remoti; proprio per questo è caratterizzata da un’enorme ricchezza di specie animali, che oggi osserveremo insieme.

Ci troviamo subito in un ambiente urbano dell’emisfero boreale, in cui possiamo ancora cogliere numerosi resti archeologici delle antiche popolazioni che in tempi ormai remoti abitavano questi luoghi.

Tali gruppi umani erano detti gli Stereotipi, popoli di origine indoafricano-eurasiatico-antartica di cui purtroppo poche testimonianze attendibili sono arrivate ai giorni nostri: a causa di tale penuria, gli storici hanno dato convenzionalmente a queste genti caratterizzazioni tipiche e basilari, sicuramente ben lontane dall’estrema complessità della loro società.

Solitamente, le più comuni raffigurazioni storiche mostrano infatti uomini e donne di questa civiltà divisi radicalmente tra individui alfa e beta: negli uomini i primi erano quelli di maggiore stazza fisica e, al contempo, minore quoziente intellettivo, mentre le per le donne la distinzione era legata principalmente alla loro promiscuità sessuale, molto più accentuata nelle alfa.

Spostandoci nell’ambiente tropicale possiamo assistere ad un fenomeno piuttosto frequente: l’aggregazione in una sorta di branco da parte di animali appartenenti a specie diverse, che decidono di unire le forze per un obiettivo comune (denominato in natura “cachet”) formando una bizzarria eterogenea dall’alchimia pressoché inesistente.

Notiamo subito che, come solitamente accade, tali vertebrati prediligono habitat a bassa percentuale di accuratezza visiva, trovandosi spesso a proprio agio più in zone la cui artificiosità sia maggiormente evidente piuttosto che stanziandosi in porzioni di ambiente maggiormente ricche e curate.

Il primo animale di cui possiamo chiaramente riconoscere la figura è il pachyrockus samoani, più comunemente noto come “Rock”.

Tale enorme plantigrado fa della stazza fisica e della possente muscolatura, prevalentemente degli arti superiori e del petto, la sua più efficace arma di attacco e difesa; le sue relazioni sociali con le altre creature paiono invece sfruttare, in un modo ancora oggetto di studi da parte dei naturalisti, la sua scarsa capacità di trasmettere stati emotivi all’esterno.

Secondo alcuni studiosi, inoltre, pare che questa colossale creatura possa essere imparentata con un altro animale di notevoli dimensioni, l’Arnoldus schwarzerensis austriaci, ormai quasi estinto ma che pare essere stato riportato con successo in natura dopo un periodo di cattività in una riserva naturale della California.

Al suo fianco notiamo due creature galliformi di minori dimensioni, apparentemente assai simili: il macrogaster melanojacki e il kevinhartus vulgaris minimus.

Entrambi sono animali piuttosto bizzarri: il primo è stato per anni ritenuto erroneamente un discendente dello scomparso johnbelushi esilarantis, mentre sulla specie del secondo vi sono opinioni discordanti, dato che la sua eccelsa capacità di mimetizzazione lo rende facilmente confondibile anche ad un occhio esperto con altri animali della famiglia vulgaris come il petrachristi, il tuckerchristi o il chappellansis, tutti discendenti del macrostoma eddiemurphensis.

Chiude il gruppo un’esemplare di karengilla rubraceps, un mustelide appartenente alla famiglia delle bellaefregnae.

Tali animali sono stati osservati dall’uomo per millenni, pare infatti che già gli antichi babilonesi li avessero studiati a lungo: proprio da loro deriva la leggenda, giunta sino a noi, che un singolo crine di queste creature abbia una potenza di traino estremamente elevata.

Caratteristica tipica riscontrabile in queste lande è che le bellaefregnae vengano utilizzate nel gruppo solo come distrazione visiva per eventuali predatori, limitando perciò drasticamente le loro abilità, in realtà pari a quelle degli animali di sesso maschile.

Questo eterogeneo gruppo di animali, una volta riunitosi, si divide i compiti in una ormai consolidata e prevedibile gerarchia sociale, caratterizzata da un maschio dominante, due individui di contorno con una funzione definita in natura “spalla comica” e l’unica femmina del branco avente il ruolo già menzionato.

Solitamente le varie attività di comunicazione sono ridotte, prevedibili ed elementari, preferendo il branco dedicarsi alla caccia, agli spostamenti e agli scontri con animali molto comuni, i cosiddetti “minions” o “pigliasberle”, di specie e famiglia indefinite.

L’ostacolo principale del gruppo è un animale antagonista, che qui possiamo notare essere un esemplare di cannavalus comunus italiae.

L’antagonista, o “villain” è una creatura bipede avente un fabbisogno giornaliero di circa dieci tra espressioni facciali cattive, minacce inutili e comparsate casuali, e che comunica mediante urla sconnesse berciate senza convinzione.
Solitamente esso non ha un’identità definita, potendo svariare tra una vasta gamma di animali che assumono le medesime caratteristiche dettate dal ruolo imposto loro dall’ecosistema.

Per motivi che gli etologi non sono ancora riusciti a comprendere appieno, solitamente il branco non affronta subito l’antagonista, perdendo molto tempo in relazioni sociali inutili condite dalla formazione di coppie totalmente randomiche, comunicazioni fastidiose e spalle comiche che tentano in ogni modo di attirare l’attenzione su di loro attraverso comportamenti irrazionali e scarsamente intelligenti.

Anche lo scontro vero e proprio è basato su una serie di attività rumorose basate sull’esagerazione, tendendo gli animali ad estremizzare il più possibile le loro caratteristiche peculiari.
Concluso loro scontro è facile notare, inoltre, un cambiamento comportamentale repentino di questi vertebrati, indicato da alcuni studiosi come “maturazione interiore raffazzonata”, e che porta gli animali ad essere immotivatamente soddisfatti di loro stessi.

Per concludere, in questa esplorazione abbiamo potuto notare in prima persona numerosi elementi già approfonditamente studiati dai naturalisti, avendo osservato tanto gli stravaganti comportamenti degli animali quanto le in fin dei conti ordinarie interazioni tra di essi.

Il nostro viaggio per oggi è giunto al termine, vi ringraziamo per averci seguito qui questa sera, e appuntamento alla prossima puntata.

Annunci

Commenti su: "Jumanji – Benvenuti nella giungla" (7)

  1. La miglior puntata di Quark mai vista! XD

  2. Liza ha detto:

    Wow…Angela ma vattene!! 😂😂😂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: