L'amichevole cinefilo di quartiere

Coco

Messico e nuvole
La faccia triste dell’America
Il vento soffia la sua armonica
Che voglia di piangere ho.

TRAMA: Messico. Il dodicenne Miguel, aspirante musicista a dispetto del divieto impostogli dalla famiglia di praticare canzoni e strumenti, sta per fare luce su un mistero vecchio di secoli. Accidentalmente, entra nella Terra dei Morti e…

RECENSIONE: Per la regia di Lee Unkrich (Toy Story 2 e 3, Monsters & Co, Alla ricerca di Nemo), Coco racconta le vicende di un giovane messicano che se ne va in giro con una chitarra.

Ok, un altro messicano che se ne va in giro con una chitarra.

Il diciannovesimo lungometraggio della Pixar opta ancora per l’affronto di tematiche adulte, focalizzandosi sul sempre interessante topos del rapporto tra vivi e defunti, con tutto il corollario ad essa relativo.

Il conseguente rapporto tra le tre dimensioni temporali (passato, presente e futuro, à la Canto di Natale) viene rappresentato con una grazia utile ad essere reso comprensibile per i più giovani, che potrebbero trovarsi spiazzati dal dualismo vita/morte, ma allo stesso tempo risulta contenutisticamente apprezzabile anche per gli adulti.

Se posizionalmente non vi è grande differenza tra il regno dei vivi e quello dei morti dato che sfruttando la componente spiritica è come se coincidessero, a parte il visivamente spettacolare ponte di fiori, ciò che fa da padrone in Coco è infatti il tempo.

Ieri, oggi e domani si fondono in un calderone in cui vengono ad elidersi le differenze tra i tre fino a farli confluire in un unico cammino, in cui la Morte appare solo come un mero passaggio tra la dimensione reale e quella spiritica, senza però inficiare l’umanità del soggetto che la sperimenti.

A collegare vivi e morti c’è la musica, che in taluni casi diventa un vero e proprio psicopompo per i defunti, oltre a mezzo di espressione emotivo estremamente potente.

Con l’accompagnamento musicale i sentimenti diventano vividi e maggiormente intensi, con le note che sostengono come impalcature invisibili la gioia, il dolore o l’infatuazione, che possono in questo modo spandersi nell’aere riversandosi sugli astanti.

Simile per struttura a The Brave, non solo per una localizzazione geografica peculiare (qui il Messico, là la Scozia), ma anche per il tema del giovane in ebollizione che si ribella ai dettami della propria famiglia, la vicenda si dipana forse in modo un po’ troppo sbrigativo, con in particolare un segmento conclusivo eccessivamente rapido e che tarpa in parte le ali allo sviluppo introspettivo di protagonista e congiunti.

Da sottolineare inoltre che le ragioni che spingono la famiglia a detestare la musica vengono in parte banalizzate, mettendo in luce esclusivamente positiva il piccolo Miguel, il cui comportamento viene agli occhi dello spettatore giustificato a prescindere; manca perciò quell’avvicinamento più biunivoco presente, appunto, in The Brave, in cui sia la madre che la figlia comprendevano le ragioni dell’altra mitigando i propri ostinati eccessi.

Oltre all’ovvio focus sul giovane protagonista, che riesce ad essere disubbidiente ma simpatico e non fastidioso, buona resa narrativa di Mamma Imelda, probabilmente il personaggio di contorno più riuscito, e di un Ernesto de la Cruz che, canterino, seduttore ed idolatrata star del cinema, ricorda un Elvis Presley in salsa guacamole.

Colorata carta da parati gli altri caratteristi, a partire dagli infiniti membri della famiglia Rivera fino agli altri morti più o meno caratterizzati, eccezion fatta per una spassosa Frida Kahlo.

Buon doppiaggio dei protagonisti, in particolare di Emiliano Coltorti nei panni del goffo Hector, mentre stupisce Mara Maionchi, a suo agio nei panni di una vecchia rimbambita (per cortesia, niente ironia facile) e protagonista di uno dei momenti più emotivamente toccanti del film.

Coco è complessivamente quindi un buon film, che sfrutta l’atmosfera magica del Messico per confezionare un prodotto adatto a grandi e piccini.

Non il massimo dell’eccellenza in termini di trama, ma sicuramente una pellicola più che discreta.

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Commenti su: "Coco" (4)

  1. Non l’ho visto, ma le calavera hanno sempre una certa forza ^^
    La Maionchi sarà stata scelta perché il ragazzino vuole essere una star della musica?

  2. Bell’analisi! Mi trovi particolarmente d’accordo sulle perplessità circa il conflitto familiare. MIguel è così ragionevolmente dalla parte della ragione che l’armonia finale è moolto discutibile. Comunque, nel “momento toccante” quasi piangevo, quindi alla fine hanno vinto un’altra volta
    Kalos

    • Sì, magari dare qualche motivazione in più alla famiglia sarebbe stato meglio, però alla fine il loro rapporto è basato su conflitto->riconciliazione, per cui può starci anche così.

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