L'amichevole cinefilo di quartiere

The Place

[…] Quando la fanciulla fu sola, ritornò per la terza volta l’omino e disse: “Che cosa mi dai se ti filo la paglia anche questa volta?” – “Non ho più nulla,” rispose la fanciulla. “Allora promettimi,” disse l’omino, “quando sarai regina, di darmi il tuo primo bambino.”
Tremotino, fratelli Grimm (1857).

TRAMA: Roma. Un uomo misterioso si siede sempre allo stesso tavolo di un ristorante, pronto a esaudire desideri. In cambio, i suoi clienti devono svolgere per lui degli incarichi precisi.

RECENSIONE:

Tratto dalla serie tv statunitense The Booth at the End, The Place è un buon film corale che mostra allo spettatore i patimenti di poveri diavoli, i cui desideri più o meno futili costituiscono il fulcro di ardue scelte morali.

“Place” che è spazio immanente ma dotato di vita propria, trasmessagli dai soggetti che vi entrano ed escono; pur essendo un immobile di mattoni e cemento, il locale in cui si svolgono le vicende diventa un elemento cangiante, sia per la varia gamma di stati d’animo che le conversazioni portano appresso, sia per l’organizzazione del bar stesso.

Colazione, pranzo, aperitivo e cena, il The Place dal nome così comune ed anonimo è un blob ondeggiante, che mantiene il suo punto focale nell’enigmatico personaggio che siede sempre allo stesso tavolo e allo stesso posto, raccogliendo confidenze ed appunti su di una altrettanto enigmatica agenda.

Legame, oltre che con la serie tv di partenza, anche relativo a Cose Preziose, sottovalutato romanzo di Stephen King in cui un vecchio antiquario dona oggetti bramati dai suoi clienti in cambio del compimento di azioni moralmente più che discutibili.

Mastandrea calmo ed asettico, quasi totemico, propone patti atroci con la professionalità di un agente immobiliare: la moralità delle persone come topos principale, con una dimostrazione sociologica su cosa ognuno di noi sia disposto a fare quando spinto da bisogni umani sentimentali e non.

Ognuno di noi vuole qualcosa, è la natura di esseri umani a fondarsi sulla perenne insoddisfazione: ciò che è interessante è l’osservare quali tipi di scelte siamo disposti a compiere per arrivare al raggiungimento di ciò che aneliamo.

La regia di Paolo Genovese, che ritorna a collaborare con alcuni degli attori del suo ultimo Perfetti Sconosciuti (Mastandrea, Giallini, Rohrwacher), utilizza un taglio teatrale piuttosto azzeccato, con il “Place” che diventa vero e proprio palcoscenico, terra di passaggio di personaggi sì abbozzati ma con alcune caratteristiche precisamente definite che contribuiscono a renderli più particolareggiati di quanto il poco screen time permetterebbe.

Altruismo ed egoismo si fondono in un vorticoso e passionale tango, con ripensamenti, indecisioni, evoluzioni del percorso compiuto dai characters alla ricerca di ciò a cui più ambiscono.

Tutto oro ciò che luccica? In realtà no, The Place non è un’opera esente da difetti.

Come ogni film a episodi (anche se bisognerebbe parlare più appropriatamente di trame intrecciate), alcune sottotrame risultano meglio sviluppate rispetto ad altre, che si dimostrano al contrario un po’ troppo didascaliche o con potenziale mal sfruttato.

Secondariamente si nota una colonna sonora che, seppur di buona fattura, alla lunga diventa ad essere troppo invasiva, sottolineando talvolta passaggi che sarebbero stati altrettanto potenti emotivamente (o forse anche di più) se accompagnati solo dai dialoghi.

Difficile descrivere ulteriormente una pellicola basata così pesantemente sul fattore psicologico: in generale The Place è un buon film che, pur con qualche proiettile in canna non sparato, riesce nell’obiettivo di proporre brevi storie discretamente interessanti su moralità soggettiva e limiti etici.

Consigliato.

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Commenti su: "The Place" (8)

  1. Condivido: è un buon film, come lo era stato PERFETTI SCONOSCIUTI
    Quanto alla colonna sonora… non è poi così male!

    • La qualità della colonna sonora in sè è buona, ma per quello che è il mio gusto non ho apprezzato molto il suo alto volume in alcune scene di semplice dialogo.
      L’ho trovata in certi casi superflua, ma va molto a gusti.

  2. The Butcher ha detto:

    E’ un film interessante che devo assolutamente recuperare insieme a La ragazza nella nebbia.

  3. Cumbrugliume ha detto:

    Ho adorato Perfetti Sconosciuti, e attendo con curiosità questo. Ne ho sentito parlare anche maluccio, quindi la tua recensione mi rincuora un po’ 🙂

  4. Ottima recensione, dalla quale è evidente che abbiamo avuto la stessa opinione. Il film non è privo di difetti, anzi, ma anch’io l’ho trovato comunque interessante e ricco di fascino.

    Anche a me ha dato fastidio il volume troppo alto di alcune canzoni: l’intento del regista era di fare delle sparate, delle scene vistose, il problema è che le canzoni scelte a me non hanno emozionato per nulla, e la recitazione in quei punti lasciava a desiderare, quindi nel complesso l’effetto è stato abbastanza malriuscito, si poteva evitare.

  5. Buona analisi, concordo soprattutto sull’incisività estrema delle musiche.

    A me però, a conti fatti, The Place non ha convinto. Peccato.

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