L'amichevole cinefilo di quartiere

Thor: Ragnarok

Ragnarǫk: nella mitologia norrena, la battaglia finale tra le potenze della luce e dell’ordine e quelle delle tenebre e del caos, in seguito alla quale l’intero mondo verrà distrutto e quindi rigenerato.

TRAMA: La Dea della Morte, Hela, ha un potere tale da ridurre in frantumi il mitico martello di Thor. L’eroe asgardiano, con l’aiuto di vecchi e nuovi amici, tenterà il tutto per tutto per fermarla.

RECENSIONE: “Recensione” è, in fin dei conti, un modo chic di definire un insieme di opinioni più o meno personali e di considerazioni oggettive relative a qualcosa.

Personalmente quando scrivo cerco di impostare il mio pensiero in modo che sia sì il più chiare possibili, ma al contempo legato ad un procedimento esplicativo tecnico, in modo da parlare di cinema in linguaggio cinematografico.

Ovviamente non è detto che io ci riesca, però ci provo.

Mi dispiace, quindi, che la frase seguente non vada propriamente a trasporre un eloquio cinematografico precipuo, ma non trovo diverso modo per esprimere il mio giudizio nei riguardi di questo film.

Thor: Ragnarok è una puttanata col fischio.

Tanto colorato e vivace nella forma quanto borioso e approssimativo nella sostanza, il terzo episodio incentrato sul dio del Tuono della Marvel è un’opera raffazzonata ed infantile, pregna di un’ironia fin troppo basilare e che non riesce ad impostare una direzione narrativa stabile.

In un’atmosfera colorata, fracassona ed ultrapop, che pur mal sposandosi con la solennità dei personaggi asgardiani potrebbe essere apprezzata in chiave Marvel (ovviamente non così esagerata e applicata ad altri contesti, stile Guardiani della Galassia), si muovono personaggi con uno spessore narrativo paragonabile al domopak.

Quella che d’ora in poi verrà qui definita piuttosto coraggiosamente “sceneggiatura”, scritta tra un sorso di pejote e l’altro da ben sei (SEI) mani è infatti, ahinoi, un’accozzaglia di stereotipi, insulsaggini, facezie e dialoghi da fase peri-anale simpatici quanto un felino domestico avvinghiato alle gonadi.
Ciò rende il film un’opera errabonda, che si trascina fiaccamente senza un target preciso, non sapendo scegliere tra l’azione, la comica, il buddy movie o il supereroismo puro.

Oltre a ricordare una sbiadita copia del già citato GotG, uno dei difetti più imperdonabili di questo aborto su pellicola è di utilizzare una profusione di spunti ironici fuori contesto ed improvvisi (una sorta di jumpscares comici), che oltre ad essere di un’idiozia piuttosto imbarazzante contribuiscono a spezzare terribilmente il già esiguo ritmo del film.

Chiamateli jumplaughsjumpgags o come vi piaccia, un espediente imbecille anche con un altro nome conserva sempre la sua idiozia; tale scelta fa da traino ad un montaggio eccessivamente tranchant anche per gli standard di un comic movie, disorientando fastidiosamente lo spettatore invece di entusiasmarlo.

Tra un Grandmaster versione Mika goes full gay, cazzottoni, Hemsworth tanto per cambiare in topless ed una colonna sonora che stupra due gran canzoni come Immigrant Song dei Led Zeppelin e Pure Imagination di Gene Wilder (la scena che rimanda a Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato è da persone senza una dignità), il film orbita ben lontano dalla stella del buongusto, mettendo troppa carne sul fuoco e, ciliegina sulla torta, sminchiando in maniera siderale le varie sottotrame presenti, che diventano meno che abbozzi da due linee di dialogo e via.

Spiace particolarmente il trattamento riservato a Banner ed Hulk, con il primo la cui introspezione psicologica viene totalmente abbandonata, rendendolo ormai palesemente inutile ai fini dell’universo fumettistico (è ormai il Tony Stark del discount, ed un piccolo risvolto della trama lo afferma involontariamente), mentre il secondo ha il concept di inarrestabile colosso verde “arricchito” con quello di bambinone quattrenne oggetto di alcune scene di rara pateticità.

Rendere Hemsworth ed il suo compare di turno (Ruffalo o Hiddleston) come Abbott e Costello è deprimente, considerando anche la ripetitiva stupidità fattuale del plot principale:

Thor è potente e sicuro di sè, poi perde Asgard e lotta per ritrovarla.

Bella sequenza di eventi, se non fosse che è la STESSA trama del primo episodio.

Praticamente Il risveglio della Forza versione Marvel.

Capitolo Loki: apprezzo Tom Hiddleston come attore sia in generale che nello specifico del ruolo, ma la Marvel sta gestendo da cani un buon personaggio.

Un conto è raffigurare una personalità profondamente ambigua tra Bene e Male con in più la caratterizzazione manzoniana del vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro, un conto è spiattellare un trickster senza arte né parte che cambia bandiera sei volte a film tanto repentinamente da perdersi in se stesso.

– “Io recito più sopra le righe di te.”
– “No, IO recito più sopra le righe di te!”

Cate Banchett nei panni della dea Hela, il cui nome ricorda una celebre marca di budini, va ad infilarsi in una categoria attoriale che personalmente adoro: i grandi interpreti che pur immersi in cagate equine invereconde, si impegnano seriamente come stessero recitando in un film vero.

Vai, Cate, pensa al cachet.

Completano il cast una valchiria ubriacona di cui si sentiva la mancanza come di un dolcevita a ferragosto, una sfilza di comprimari che paiono appena usciti da Kung Fu Panda ed un Jeff Goldblum che evidentemente era così preoccupato di poterlo fare che non ha pensato se lo doveva fare.

Benedict Cumberbatch ritorna come Dottor Strange in una sequenza talmente messa a caso che è quasi riuscita a farmi dimenticare la bontà del suo film, mentre Sir Anthony Hopkins veste di nuovo i panni di Odino perché la demenza senile è una brutta bestia.

Spicca l’assenza di Natalie Portman, che dopo due giri di giostra ne aveva evidentemente piene le balle di ‘ste cazzate.

Beata lei.

Evitatelo come i monatti.

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Commenti su: "Thor: Ragnarok" (10)

  1. Da ciò che so, la Portman ha detto di non essere stata riconfermata per il ruolo, dopo il secondo Thor.

    Riguardo al film, il tuo articolo sembra confermare ciò che ho letto altrove, ovvero che ci starebbe bene come titolo “Natale a Sakaar”, in stile Vanzina 😛

    • Il personaggio della Portman era una mera spalla sentimentale, nonostante il maggior peso a livello di trama di “The Dark World” a mio parere non funzionava granchè.

      Sì, molte battute decontestualizzate potrebbero benissimo essere inserite in un cinepanettone.

      • Era obiettivamente la solita damsel in distress. Aveva delle capacità specialistiche che non hanno mai avuto un forte peso nella trama, ci hanno privato, ma con poca convinzione.

  2. ma non compare il personaggio marvel Ragnarok??

  3. A parte il fatto che il tuo pezzo mi ha fatto scassare dalle risate…a me questo film è piaciuto. E pure parecchio. Eppure va detto che in giro sento giudizi pessimi da tutte le parti. Comincio a sentirmi un po’ come quando dico che mi è simpatico Jar Jar…emarginazione 😦

    • Io ho sentito giudizi più sufficienti, del tipo “sì, non è questo granchè ma mi ha intrattenuto”. Credo che una cartina al tornasole abbastanza importante saranno gli incassi, cosa a cui puntano queste grandi produzioni.

      Avere in simpatia Jar Jar è imperdonabile.

  4. ANDREA SCARPATI ha detto:

    Visto ieri su Sky in un pomeriggio piovoso…..a fine film ero più triste di quando l’ho cominciato….praticamente (per me) Thor Ragnarok, rappresenta tutto quello che un film Marvel, non dovrebbe essere! Mi ha fatto lo stesso effetto di Ant-Man ma mooolto più amplificato! Ant-Man per me è il film Marvel più Disneyano fatto finora, ci sono tutti gli ingredienti classici di Disney, ma Thor Ragnarok va oltre diventando una baracconata multicolore, farcito di battute che fanno rimpiangere i fratelli Vanzina.
    Ad oggi lo metto tra i peggiori film sui supereroi che ho visto.

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