L'amichevole cinefilo di quartiere

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Parte dell’informativa di installazione dell’app Instagram.


TRAMA: 
Cinque adolescenti ricevono un invito a installare sul proprio smartphone un’app di supporto chiamata Bedevil. Una volta avviata, l’app si rivela inaspettatamente dotata di volontà propria ed inizia a perseguitare i ragazzi.
Letteralmente.

RECENSIONE: Per la regia dei fratelli Abel e Burlee Vang, Bedevil – sottotitolo italiano inutile è una deboluccia mediocrata che pur avendo la concreta possibilità di mettere molta carne al fuoco decide di svicolare approcci introspettivi per optare sui classici cliché del teen horror.

Un peccato, perché vista la trama della pellicola si sarebbero potuti agganciare con relativa facilità temi importanti e di grande attualità sociale.
La dipendenza, soprattutto relativa ai giovani, per smartphone e dispositivi digitali, i rapporti umani ormai cristallizzati dietro un asettico schermo luminoso e la fragilità di una generazione che pur avendo tutto a palmo di mano presenta ancora paure feroci ed irrazionali sono purtroppo pennellate solo lievemente abbozzate da un film che perde più di un’occasione per affondare il colpo.

Il ricorso estenuante agli stilemi triti e ritriti del genere incanala inoltre precocemente la pellicola su binari ormai troppo noti, non consentendole di emergere in un’area narrativa ultra-saturata dai numerosissimi film a budget medio-basso (tra cui appunto questo) tutti troppo simili e per questo dimenticabili.

L’uso decisamente eccessivo di jump-scares spesso più che telefonati, dei classici movimenti di camera circolari effettuati nel tentativo di immergere lo spettatore in una stanza chiusa e di infinite inquadrature storte stile Battaglia per la Terra (non lo conoscete? Beati voi…) sono inviti troppo espliciti a far sobbalzare il pubblico sfruttando reazioni automatiche del nostro corpo più che un serio tentativo di creare un’atmosfera inquietante.

Sembra come se Bedevil ti dicesse…

… e non dovrebbe essere la pellicola a imporlo forzosamente, dovrebbe essere naturale conseguenza di ciò che viene mostrato.

L’applicazione killer assume ben presto la classica connotazione dell’entità sovrannaturale a caccia di vittime in uno spazio chiuso, dato che Bedevil spesso ricade, gira che ti rigira, nell’inseguimento ripetitivo fine a se stesso invece di costruire gradualmente relazioni vittime-carnefice più elaborate.

Il classico gruppo di attori da firme amerigano, ossia troppo bellocci per essere realistici, alcuni leggermente oltre l’età dei rispettivi personaggi e dalla introspezione buttata lì alla vaga solo per dovere di firma offre una prova complessivamente senza infamia né lode.

Lieve spicco per la protagonista, la diciottenne texana Saxon Sharbino, più che altro perché interpreta l’unico character a cui sia richiesta varietà emotiva a differenza degli altri paralumi bipedi che la circondano.

Nota di merito a Roberto Pedicini come voce italiana dell’app, sempre bravo anche nei film più insignificanti.

Bedevil non è un film “brutto” o mal fatto in senso oggettivo, ma ha il grande difetto generale di osare poco e di sprecare ben più di un’opportunità narrativa interessante, temendo forse di fare il passo più lungo della gamba ma ottenendo paradossalmente l’effetto opposto.

Più da direct to home video che da cinema.

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Commenti su: "Bedevil – Non installarla" (2)

  1. Leggendo la recensione, mi è venuto in mente quel film col videogioco sulla Bathory. Credo che fosse Stay alive.
    E insomma, pensi da sempre che ci siano troppi film fotocopiati, poi leggi la recensione di un film recente, ma che sembra stia descrivendo un film di boh, dieci anni fa? Senza che sia un remake…

    • Sì, ad esempio devono uscire due film fotocopia sul loop temporale di una ragazza, “Prima di domani” e uno su una tizia che viene uccisa tante volte lo stesso giorno di cui non riesco a ricordare il titolo.
      Costa poco farli, quindi la quantità abbonda.

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