L'amichevole cinefilo di quartiere

Cinquanta sfumature di nero

cinquanta-sfumature-di-nero-locandinaWe Shall Fight on the Bitches.

TRAMA: Christian Grey tenta di convincere Anastasia a tornare nella sua vita: la ragazza esige un nuovo accordo, Grey accetta e la coppia si prepara a condurre una relazione equilibrata, ma alcuni personaggi appartenenti al passato di Christian sembrano pronti a minare la sicurezza finalmente raggiunta.
Tratto dall’omonimo romanzo di E. L. James.

N.B. I toni dell’articolo seguente sono volutamente esagerati a fini ironici, essi dunque non corrispondono appieno alle sensazioni dell’autore.

RECENSIONE:

FASE 1: NEGAZIONE

Ho già recensito il film grigio.

Oddio, “film”…

“Cosa”.

È da che ho memoria che mi interesso al cinema, quindi so come funziona: la vacca da soldi viene munta finché la gente non si stufa, e non si cambiano mai nemmeno le modalità espositive per paura di deludere il pubblico (come se questo avesse chissà quali pretese) e si scatarra in sala la solita palla di muco da due ore o giù di lì.

Trangugiarmi anche questo?

No, grazie: avere un pene mi esclude dal target di interesse per questa roba.

Sarà anche cambiato il cast tecnico, ma se le basi sono scadenti non è che muti chissaché la qualità: solita coppia sbilanciata, solita pruriginosità da discount per stuzzicare le virginali fantasie femminee ma in modo da non sfociare nello scabroso, soliti attori cani, solito simbolismo da quattro soldi.

Vi interessa la mia opinione? Pigliatevi il mio articolo sul primo episodio, sostituite i colori ed avrete la recensione di questo.

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FASE 2: RABBIA

Ok, capisco che al cinema ci proiettino vagonate di merda, ma questo film è veramente una delle robe più stupide, inutili e trash che io abbia mai avuto la disgrazia di trovarmi nel campo visivo.

Essendo tratto da un romanzo, partiamo dalla trama: la sceneggiatura ha più buchi delle braccia di un eroinomane.

Cose avvengono senza un filo logico, ogni scena è buttata a casaccio e tutte le volte che i due non scopano sembrano solo un intermezzo tra scene di sesso che non hanno nemmeno più la scusa del sadomaso (la prima si apre e si chiude con un cunnilingus); sul finale ok, ci sono delle catene, ma non robe alla David Carradine, perciò va a scemare anche quella venatura spicy che, pur non essendo presente in maniera qualitativamente accettabile manco nel Grigio, almeno là fungeva da scusante.

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Inoltre i dialoghi sono così triti, scontati e irrealistici da essere piacevoli ed armoniosi più o meno quanto degli stiletti rompighiaccio infilati a forza nelle trombe di Eustachio, ed hanno anche la deplorevole aggravante di sembrare partoriti più dalla mente di una sedicenne in tempesta ormonale abbonata al Cioè che da una scrittrice cinquantenne.

Ma l’aspetto TRAGICO è che non stiamo parlando di un sottoprodotto scrauso della filmografia mondiale (tipo, che so, i venti e passa film giapponesi su Godzilla o gli action esagerati di Bollywood): Cinquanta sfumature dei mie due coglioni fumanti è MAINSTREAM.

Va nei CINEMA MONDIALI.

Viene programmato per SETTIMANE.

C’è la gente che PRENOTA per andarlo a vedere.

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Io non se ci rendiamo bene conto della situazione.

Io non so se ci rendiamo bene conto di come ragioni il pubblico.

IO NON SO SE CI RENDIAMO BENE CONTO CHE SE FOSSI STATO NEI LUMIÈRE, COL TRENO DI LA CIOTAT AVREI PREFERITO FARMICI MACIULLARE SOTTO.

No, ma poi lo zenit dell’assurdo è che le orde di gente a cui attira ‘sta roba (cioè alcune donne convinte e i di loro morosi evidentemente ostaggi di un becero ricatto a sfondo sessuale) sono poi GLI STESSI che tre, due o anche UNA SOLA SETTIMANA FA hanno attuato l’identico comportamento con un film dalle tematiche opposte come La La Land.

MA STIAMO SCHERZANDO?!

SIAMO SU “SCHERZI A A PARTE”?!

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FASE 3: NEGOZIAZIONE

Ok, riflettiamo insieme.

La domanda principale è: davvero così tante persone sono attratte da film come questo?

Anzi no, mi correggo, davvero così tante persone APPREZZANO film come questo?

Cinquanta sfumature di orchite è manifestamente una scadente fanfiction (tecnicamente lo è davvero, venne pubblicata su un forum a tema Twilight) ed è la risposta femminile in salsa Harmony alle pellicole male-friendly in cui l’eroe action (straniero) o il comico dialettale (nostrano) si trovano di fronte la bambolona tettona sotto la doccia o tra le coperte.

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Ora, io ovviamente parlo solo a nome mio, ma la differenza è che se mi chiedessero se io apprezzi o meno, che so, L’insegnante con Edwige Fenech, potrei fare battute sulle scene di spiata dal buco della serratura, ma non direi mai che è un gran film.

Ma mai.

Al di là dell’elemento prettamente sessuale, in Cinquanta sfumature di Penthotal cose di una gravità impressionante vengono esposte ed accettate senza particolari problemi: schiavismo sessuale, esaurimenti nervosi, incapacità di separarsi emotivamente dalle persone con cui si ha avuto una relazione in passato, abusi infantili i cui effetti si ripercuotono… tutto viene affrontato con una passività disarmante.

Davvero non c’è nessuna volontà di approfondimento introspettivo per quanto riguarda questi fattori?

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Virando più sull’aspetto prettamente erotico, esso è comunque assai rarefatto: anzi, le brevi sequenze in cui si opta per una pratica sessuale particolare (ad esempio le Geisha Balls) oltrepassano decisamente i limiti del ridicolo involontario, ponendo le basi per intermezzi “What the Fuck??” piuttosto trash e quasi grotteschi.

Oggettistica erotica viene provata con lo stesso misto di meraviglia e divertimento con cui i bambini scoprono un nuovo giocattolo: tale approccio non è un problema in sé, visto che il sesso è un elemento naturale della vita umana, ma rappresentate su schermo tali reazioni risultato veramente idiote e fuori luogo, prestando come già detto il fianco a facile ironia.

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FASE 4: DEPRESSIONE

Tirando le somme, temo che riempire il pubblico di spazzatura possa a lungo termine comprometterne le facoltà di discernimento tra ciò che vale la pena di essere visto e cosa invece no.

Se si perde un buon bilanciamento, con la crescente prevalenza di blockbuster o pellicole spudoratamente attira-folle che schiaccino opere ben più meritevoli di visione (per quanto magari anch’esse ad alto budget, il mio non è uno stucchevole elogio del filmetto festivaliero desaparecido) gli spettatori diventeranno, lo dico senza mezzi termini, sempre più scemi.

Spettatori che, considerati gli incassi, evidentemente amano assistere ad uno spettacolo più che tristanzuolo in cui due attori espressivi quanto i Daft Punk rappresentano una storia senza capo né coda, un rapporto negativo e idealisticamente sbagliato per fare leva facilmente sulle bassezze istintive degli astanti.

Cinquanta sfumature di ho recensito pure questo, odio la mia vita, così come pure saghe al massimo del disimpegno per maschietti come Fast & Furious o i peggiori esempi tra i prodotti Marvel pur svolgendo basilare funzione di divertimento ed appealing rischiano un ruolo preminente nella cinematografia che non gli si confà.

Non tanto per una visione utopistica di cinema come arte slegata totalmente dall’aspetto monetario (non sono un idealista, il cinema è un’industria che tra tutti i suoi vari rami muove ogni anno un sacco di soldi), ma per un bisogno mentale e spirituale di qualità.

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FASE 5: ACCETTAZIONE

Ma in fondo che funzioni proprio così non è necessariamente un male.

Cinquanta sfumature di avete portato davvero dei cetrioli al cinema, non ci posso credere è veramente una delle robe più terribili e raggelanti che io abbia mai visto: oltre alle pecche già citate, sono da segnalare anche una regia piuttosto anonima, una fotografia senza luce e basata spesso su blandi toni di nero, oltre che ad un uso scriteriato dei personaggi secondari, che vengono buttati a manciate sulla scena come coriandoli a Carnevale spesso senza un approfondimento psicologico anche vago.

cinquanta-sfumature-di-nero-kim-basinger

Nonostante siano state quindi due ore della mia vita buttate nella tazza del cesso e che non rivedrò mai più, ampliando la propria visione al grande schema delle cose pellicole come questa possono servire da vergognosa trashata che bilanci film migliori e basati su un minimo di rispetto nei confronti dell’umana intelligenza: la loro stessa esistenza può quindi servire per far comprendere, in contrasto, quanto altre cose siano migliori.

Il loro approdo al cinema sul momento sembra una gran rottura, ma prima o poi passano e li si dimentica fino all’annata successiva; un po’ come l’influenza stagionale.

O come un tormentone musicale.

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Commenti su: "Cinquanta sfumature di nero" (9)

  1. Mi hai fatto morire…. Recensione spassosa, ma anche intelligente ed onesta, su un film che attira più spettatori e opinioni di quante in realtà meriterebbe.

    Piccolo OT sull’attore protagonista:
    anche io credevo fosse un cane che provava a recitare, poi l’ho visto in Missione Anthropoid” e un po’ mi sono dovuto ricredere.

  2. a “la sceneggiatura ha più buchi delle braccia di un eroinomane” ed “espressivi quanto i Daft Punk” mi sono alzato in piedi. Applausi, applausi!

    Kalos

  3. Io mi riempio di bolle verdi e comincio a parlare sanscrito al rovescio ogni volta che mi imbatto in uno spezzone di ‘ste cacchio di sfumature.
    Non l’ho visto. Né questo né il grigio e, a rigore, non dovrei parlare di qualcosa che non ho visto. Non ho manco letto i libri, salvo averne sbirciato alcuni estratti qua e là per aver conferma di una mia profonda convinzione: il soft porn delle-donne-per-le-donne è il Male.
    Un po’ come incrociare i flussi.
    Confesso di avere istinti omicidi nei confronti di tutte quelle femmine che si sentono tanto libere-disinibite-un-sacco-trasgressive per il solo fatto di andare a vedere sta roba al cinema. Rigorosamente in gruppetti.
    E poi malsopporto il fatto che tutta ‘sta baracconata abbia di fatto bandito la parola ‘sfumatura’ dal mio vocabolario.
    Gran bel pezzo, comunque 🙂

  4. Insomma ti è piaciuto 😂😂

  5. […] Serenate cinematografiche: un bel blog dedicato al cinema, con recensioni divertenti e stroncature spassose. Come quella di Cinquanta sfumature di marrone nero […]

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