L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per dicembre, 2016

Pillole di cinema – Oceania

oceania-locandinaSì, in originale questo film si chiama come una delle più note pornostar italiane.

Non farò battute in proposito, apprezzate la buona volontà.

TRAMA: Vaiana è una vivace adolescente che intraprende un’audace missione nel tentativo di salvare il proprio popolo e dimostrarsi un’esperta navigatrice.
Durante questo viaggio incontra il leggendario semidio Maui, con il quale attraverserà il mare aperto affrontando numerosi ostacoli.

PREGI:

– Mata: ormai non è nemmeno più una novità per grandi produzioni del cinema d’animazione.

Visivamente Oceania è un’opera spettacolare, una vera orgia di colori accesi, vivi e tropicali: l’oceano, la sabbia e la vegetazione brillano di luce propria, risultando estremamente piacevoli all’occhio.

Ad essi si aggiunge lo stilema estetico caratteristico per gli umani, che contribuisce ad immergere lo spettatore nelle atmosfere polinesiane oceaniche; fattore importante quando si opta per una localizzazione geografica tanto specifica.

Nonostante sia tipico dell’animazione moderna, grazie ad un ormai consolidato e sapiente uso della computer grafica, non si deve correre il rischio di dare tale elemento per scontato, ma sottolinearne sempre l’alta qualità.

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– Valea: Nella versione originale il semidio Maui è doppiato da Dwayne Johnson, alias l’ex wrestler The Rock.

Compresa nella parte c’è una canzone (la più orecchiabile dell’intera pellicola, tra l’altro) chiamata You’re Welcome, in cui oltre ad un ritmo frenetico e molto catchy il bestione doppiato da un altro bestione sfrutta la mobilità dei propri tatuaggi.

Una delle sequenze più meravigliosamente nonsense del 2016.

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– Fa’aaloalo: Messaggio ecologico che inserito in un cartone animato male non fa mai: non giocate con Mamma Natura, perché le conseguenze potrebbero essere assai deleterie.

Utile per sensibilizzare un minimo le nuove generazioni.

DIFETTI:

– Fiu: Tutto bello, tutto giusto, tutto a regola d’arte.

Canzone citata a parte, però, manca magari un guizzo di imprevedibilità, di brio e di frizzantezza che possa trascinare nel sogno le menti dei bambini ed intrattenere in modo soddisfacente anche gli adulti.

In Oceania questo fattore manca, vuoi per aver forse puntato troppo sull’occhio e poco sullo spirito, vuoi perché ormai alcune major godono di un credito che, per quanto giustificato dagli ottimi prodotti e dai più che soddisfacenti risultati al box office, forse le impigrisce in fase di scrittura.

Come per l’enorme fenomeno di massa Frozen, dispiace assistere a pellicole così incredibili visivamente ma purtroppo con trame inutilmente confusionarie (là tra i ghiacci) o in fin dei conti debolucce (qui in Polinesia).

This image released by Disney shows characters Grandma Tala, voiced by Rachel House, left, and Moana, voiced by Auli'i Cravalho, in a scene from the animated film, "Moana." (Disney via AP)

– Teine: Moana/Vaiana è purtroppo un personaggio già visto più e più volte: una ragazza fiera, entusiasta e determinata che non si accontenta del piccolo mondo in cui vive, ma desidera ardentemente nuove avventure per ampliare i propri orizzonti.

Per quanto il suo viaggio non sia esclusivamente volontario ma sia necessario per la salvezza della sua gente, non si può fare a meno di notare quanto il “volere di più” la accomuni a molte protagoniste Disney prima di lei.

Possiamo ricordare ad esempio in tutto o in parte Alice, Bianca, Ariel, Belle, Jasmine, Mulan, Jane, Rapunzel o la più recente Judy Hopps dell’ottimo Zootropolis.

Quando il ribaltare uno stereotipo diventa esso stesso uno stereotipo.

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Vaiana inoltre soffre un po’ troppo la sua spalla comico/eroica, al cospetto del quale attua spesso una sottomissione che la rende narrativamente subalterna nelle sequenze comuni ai due, nonostante il ruolo di primo piano dovrebbe essere della giovane donna.

– Matagi: sì, lo so che in un film d’animazione con esseri magici a bizzeffe non bisognerebbe prendersi troppo sul serio.

Sì, lo so che è un po’ forzata come pecca.

Ma se un viaggio si svolge su di una barca a vela, accettare che il vento soffi sempre in ogni direzione comoda per le esigenze dei protagonisti è far passare in cavalleria un po’ troppo.

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Consigliato o no? Sì, per godersi uno spettacolo visivo ottimo. Purtroppo con una sceneggiatura più solida il risultato complessivo sarebbe stato migliore.

Buon film, ma forse una mezza occasione sprecata per puntare all’eccellenza.

Rogue One: A Star Wars Story

rogue-one-poster-ita“Zero, uno, uno, due, tre, cinque, otto, tredici” is for boys.

“Quattro, cinque, sei, uno, due, tre, sette, tre e mezzo” is for nerd.

TRAMA: Un gruppo di spie ribelli si unisce per rubare i piani della Morte Nera all’Impero Galattico.
Primo film della serie Star Wars Anthology, una collezione di film a sé stanti ambientati nell’universo di Guerre stellari.

RECENSIONE: Le grandi tappe storiche dell’emancipazione femminile nel mondo:

– 1791: In Francia, la drammaturga Olympiè de Gouges pubblica la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, in cui si afferma l’uguaglianza sociale tra uomini e donne.

– 1906: Il Granducato di Finlandia è il primo Stato europeo a riconoscere il diritto di voto alle donne.

– 2015-16: Escono al cinema CONSECUTIVAMENTE due film della saga di Guerre Stellari con protagoniste femminili.

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Per la regia del britannico Gareth Edwards, Rogue One: A Star Wars Story è un buon spin-off sull’universo di Guerre Stellari, che si posiziona cronologicamente poco prima dell’episodio IV, Una nuova speranza.
Tale collocamento temporale è utile soprattutto per accorciare le enormi distanze di trama tra l’ultimo segmento della prequel trilogy e il primo dei grandi classici a cavallo tra anni ’70 e ’80.

In pratica costituire il trait d’union tra il trio di abominevoli robacce e i veri Star Wars.

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Pur con le ovvie e notevoli differenze tecniche, Rogue One ha l’apprezzabile pregio di essere molto più simile appunto ad Una nuova speranza, con cui condivide il tema principale.

Hope è infatti il termine chiave di questa pellicola.

La speranza è un concetto astratto che va qui a coincidere con la Forza stessa, e che diventa perciò un’aura che avvolge ogni essere e gli consente di compiere azioni straordinarie.

La speranza di un futuro migliore e di aiutare i ribelli contro un Impero che è juggernaut apparentemente inarrestabile spinge i protagonisti del film, una banda piuttosto raffazzonata e male in arnese, all’estrema determinazione e combattività tanto bellica quanto specialmente morale.

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Nello specifico emerge la protagonista Jyn Erso, interpretata da una buona Felicity Jones, la quale si incastra perfettamente in uno dei leit motiv principali dell’intera saga: il rapporto tra genitori e figli.

Come Luke e Leia nella trilogia originale, Kylo Ren nell’Episodio VII e lo stesso Anakin Skywalker nei prequel (pur non avendone uno biologico, egli è combattuto tra padri spirituali: i jedi Qui-Gon e Obi-Wan nel Lato Chiaro e Darth Sidious in quello Oscuro), anche la tosta Jyn deve decidere se gettare i propri semi nei solchi tracciati dall’aratro del genitore.

Ed è proprio questo il fattore che rende l’universo narrativo di Guerre Stellari così peculiare e amato dai fan: oltre a spade laser, astronavi e bizzarri alieni, che soddisfano l’occhio e la fantasia di grandi e piccoli, il nucleo portante sono le persone, e la famiglia come punto focale delle vicende.

Del resto, qual è una delle battute più famose della saga?

Sul versante da tecnico nulla di cui lamentarsi: ottima in particolare la fotografia, che riesce a caratterizzare attraverso luci e colori ognuno dei (parecchi) pianeti su cui si sposta man mano la vicenda; riallacciandosi al lato umano, dovizia di primi piani sugli espressivi volti di un cast abbastanza sugli scudi, pur mantenendo una generale coralità da cui spicca solo la Jones.

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Ironia presente sì ma senza essere esasperata, con piccoli inserti comici utilizzati cum grano salis, e aventi veicolo principale un K-2SO il cui aspetto minaccioso di droide imperiale è ben mitigato in italiano dal funzionale doppiaggio di Christian Iansante (voce tra gli altri di Bradley Cooper e del Rick Grimes di The Walking Dead).

Probabilmente non avrà il florido merchandising del BB-8 de Il risveglio della forza, ma un personaggio che nel suo piccolo fa il proprio dovere.

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Da segnalare l’uso della computer grafica (la quale si nota, ma non in maniera fastidiosa) per ricreare alcuni volti. Non una brutta pensata e che contribuisce ad inserire il tassello 3,5 in una trama già imbastita e con determinati canoni.

Peccato forse che l’antagonista principale non possegga quel carisma tale da garantirgli memorabilità futura: pur cavandosela, Ben Mendelsohn finisce schiacciato da un character poco incisivo, già visto troppe volte (un capo militare ed amministrativo che ha a sua volta dei capi che lo mettono sotto pressione) e che quindi smorzano eventuali peculiarità.

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Parlando più specificatamente del cast, come già detto soddisfacente apporto generale con una crew artistica multietnica e caratterizzata in maniera sufficiente pur con il poco tempo a disposizione di ogni personaggio singolarmente.

Oltre alla ovvia protagonista Felicity Jones, la cui Jyn Erso ricorda per certi versi un incrocio tra la ostinata determinazione della Rey di Daisy Ridley e l’umanità della Leia di Carrie Fisher, spiccano in ruoli minori Mads Mikkelsen e Donnie Yen.

Il primo è un attore ottimo per ruoli sofferenti, data la sua espressività granitica e un volto che pare solcato da secoli di esperienza (utilizzando un paragone abbastanza pop mi ricorda un vampiro o un elfo, esseri ultralongevi pur mancando di aspetto senile); il secondo è un monaco pervaso di Forza che funge da allacciamento più diretto con gli episodi I-III.

Un più che discreto film per gli amanti della serie, probabilmente piacevole anche per spettatori che ne siano digiuni.

Impressioni di trailembre – Baywatch

baywatch

– Si apre con un cartello recante la scritta “RESCUE”, ossia “Salvataggio/Soccorso”.
Consideratelo uno spoiler del leitmotiv ironico di una mia futura ed eventuale recensione.

– Prima tizia in costume che esce dall’acqua con un’apparizione erotico-mistica in stile Ursula Andress. Secondi di trailer trascorsi: UNO.
Record mondiale di fanservice raggiunto.


– L’élite dell’élite. Butterei un élite² ma sarebbe una perla ai porci.

– Piacenti fanciulle che zompano felici sulla sabbia al secondo CINQUE. Non ci state nemmeno provando.

– La carrellata sulle tre bonazze seguite da un The Rock a torso nudo che saltella come una vispa Teresa samoana è una delle immagini più bizzarre e (in)volontariamente ridicole che abbia visto negli ultimi tempi.

– “Noi proteggiamo quando le altre persone non vogliono proteggere”, MAGARI PERCHÉ È IL VOSTRO MESTIERE???

Scusa Roccia, ma a salvare le persone dall’annegamento chi ci deve pensare, la S.W.A.T.??

– Considerato che Dwayne Johnson ha una cassa toracica delle dimensioni del mio sgabuzzino, avrei pensato che spegnesse l’incendio sulla barca soffiandoci contro come il Lupo dei Tre Porcellini.
Dopo San Andreas questo ed altro.

– Tizia salvata si offre sessualmente al proprio salvatore mentre tecnicamente il salvataggio non è ancora completato.
Comprendo che il nostro eroe sia un bel fustacchione e che questo film sarà probabilmente un abominio artistico, però signorina calmi gli ormoni.


– Ok che gli Stati Uniti stiano attraversando un periodo non felicissimo dal punto di vista economico, ma che taglino i fondi ad un dipartimento di soccorso in spiaggia basato su UOMINI E DONNE DAI PETTI ENORMI mi sembra un patto narrativo dalla difficile accettazione.

Non hai i soldi per mantenerli? Raccogliete fondi attraverso il loro aspetto estetico!

Sfilate in spiaggia, gare di sollevamento pesi, Miss Maglietta Bagnata… FATE QUALCOSA!!

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– Pronti via ed il nuovo arrivato si presenta fissando le tette alla Daddario, che costituiscono tra l’altro due dei motivi principali che spingeranno la gente ad andare a vedere questa roba. NON FARE DEL FACILE MORALISMO FILM, SEI COMPLICE!

A proposito, #TeamDaddario

– Commentare che le “boobs” di una donna sono particolarmente vicine al suo viso può essere considerato un complimento, perché sta a significare che il suo seno non è cadente.

Ovviamente no, è solo un mio tentativo per giustificare razionalmente uno dei dialoghi più idioti ed irrealistici dai tempi del risotto con le erbette di Tomba.

– Zac Efron si toglie la maglietta in slow motion, rispettate le quote rosa.

In questo caso, azzurre.

– Ma un manzo che si toglie la T-shirt è davvero l’immagine più erotica pensata per le donne? Capirei Twilight, che era un film evidentemente indirizzato alle quindicenni, ma questo è Baywatch!

Un film evidentemente indirizzato ai quindicenni.


– Zac Efron ha vinto delle medaglie d’oro. Per la precisione due, una per ogni film osceno che ha girato con Robert De Niro.

– Sfottere un tizio enorme che potrebbe aprirti in due usando solo i muscoli delle sopracciglia per non avere vinto nessuna medaglia d’oro è un comportamento candidato d’ufficio ai prossimi Darwin Awards.

– “Abbiamo un corpo morto sulla nostra spiaggia.” Dai, va bene che Kelly Rohrbach è una modella di Sports Illustrated, però criticare così la sua recitazione mi sembra eccessivo.

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– The Rock ed Efron discutono su ciò che viene comunicato loro dai propri testicoli. Efron imita la voce degli attributi in modo flebile venendo insultato da Johnson, a cui ribatte affermando la saggezza dei suoi zebedei.

Dato che per questa scena le possibilità di commento sono infinite, non voglio tarpare le ali a nessuno.
Lascerò quindi che sia la mente di ognuno di voi a pensare la battuta più appropriata.

– “Benvenuti a Triste ed inutile remake non pornografico di un’innocua serie cult anni ’90“.

– Un gioco di parole sul termine “beach” seguito da due tizie in costume che ancheggiano sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

– The Rock ed Efron su uno scooter rosa che… no, dai, non ce la posso fare.


– Slow motion di scene a caso inframmezzate da inquadrature in cui appaiono le solite abusate gag fisiche, Efron truccato da donna, l’ennesima femmina popputa con una scollatura che non piacerebbe a suo padre, elicotteri e salvataggi con presa da wrestling (??) il tutto affogato in una CGI abbastanza squallida.

Ottima chiusura, complimenti.


– Battuta che presumo possa essere un gioco di parole tra “You people” e “You peep all”, ma che non penso di aver capito o di voler capire.

Baywatch, un film che risponde ad una domanda che nessuno ha posto.

Impressioni di trailembre – Un Natale al Sud

Dimmi che trailer hai e ti dirò chi sei.

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– Nonostante non sia un matusa, non ho idea di chi siano i tizi che si vedono all’inizio. So che dovrei conoscerli, perché è il collegamento del film alla generazione “Bella, zio, scopare, figa, raga, bomber” di cui faccio parte, ma nada.
So però che quel “Sono con la mia famiglia. È Natale.” è recitato con lo stesso trasporto emotivo del sintetizzatore vocale di Stephen Hawking.

– “Sarmélsèk” dove o COSA sarebbe?

– Ho seri motivi di credere che Biagio Izzo sia in realtà l’Anticristo in spoglie umane che cerca di spezzare il Settimo Sigillo per scatenare l’Apocalisse sulla Terra.
Io ve la butto lì, poi non dite che non ve l’avevo detto.

– “Lo YouTuber, una roba di noi giovani” PORCA TROIA è un altro di quei film in cui si rappresenta le differenze generazionali affogando in una marea di puttanate.

– Fare lo YouTuber è una brutta cosa non perché aumentando gli iscritti si diventa opinion leader plagiando ed indirizzando le menti di orde di ragazzini facilmente suggestionabili, ma perché poi con la tipa non si limona duro (?)

– Paolo Conticini che parodizza Gianluca Vacchi. Argomento giusto poco poco inflazionato…

– Enzo “er Cipolla” Salvi omaggia ironici pensatori come Voltaire ed Oscar Wilde con un ricercato repertorio di scorregge, diarrea e odori molesti, dando quel tocco di trivialità di cui a questo punto sentivo quasi la mancanza.

– Anna Tatangelo recita. Un ossimoro in tre parole.

– Mazzate nelle balle, doppi sensi sui coglioni, Enzo Salvi con gli occhi storti, un culo in lingerie. Mi è appena comparso in camera il fantasma del Dogui, ha detto che fate roba vecchia.

– Al minuto 1:22 sembra che la carrozzina su cui è seduto Boldi vada fortissimo, ma dopo la gag col tizio che cade in piscina è la bionda col bikini bianco che la spinge con la mano.
Capisco che criticare la tecnica di questo film sia come sparare sulla Croce Rossa, però almeno nel trailer evitate ‘ste robe.

– Il pene in erezione ricorda per posizione e turgore un freno a mano. “Esplorando il corpo umano” ci fa una pippa.

– Anna Tatangelo che cerca di arrapare Massimo Boldi è un’immagine che nemmeno il Necronomicon oserebbe contenere. “Perché così faremo credere al pubblico che gli mostreremo le grosse bocce nuove di lady D’Alessio. Che volponi.”

– Propongo il divieto tassativo di inserire nel titolo di un film italiano i punti cardinali.

– “Gemelli che non sono gemelli” lo facevano DeVito e Schwarzy nel 1988. Idee originali, eh?

Questi film sono l’Orrore.

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