L'amichevole cinefilo di quartiere

Inferno (2016)

inferno-locandina“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina potestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore;

dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, o voi ch’ intrate”.

Inferno, di Dante Alighieri. Canto III, vv. 1-9.

TRAMA: L’esperto di simbologia religiosa Robert Langdon è alle prese con un pericolo internazionale legato alla Divina Commedia di Dante Alighieri: un folle, infatti, ha intenzione di colpire il mondo intero con una piaga pestifera che trae ispirazione dall’opera del Sommo Poeta.
Tratto dall’omonimo romanzo di Dan Brown (2013).

RECENSIONE: Il Male pone di fronte all’uomo numerosi interrogativi, che dipendono non solo dalla sofferenza e dalla malvagità oggettive, ma dall’animo soggettivo di ognuno di noi.
Oltre ad un generale coacervo di negatività in senso assoluto, si ha quindi un elemento personale, legato alla connotazione più profonda della nostra reale essenza.

La domanda che mi pongo io è… perché?

Dimmi perché, Ron Howard.

Dimmi perché, Tom Hanks.

Ditemi perché vi siete prestati ad un terzo giro sulla giostra da soldi di Dan Brown.

inferno-howard-brown-hanks

Ok, capisco Il codice Da Vinci: boom editoriale pop del 2003 con il suo carrozzone di polemiche e le 80 milioni di copie vendute, è naturale conseguenza il tentativo da parte di Hollywood di inseguire danari facili (e quindi nel 2006 relativo film che ha incassato globalmente 758 milioni di dollari).                

Comprendo già meno Angeli e Demoni, che di copie ne ha vedute “solo” 39 milioni (un’enormità, ma comunque un dimezzamento rispetto all’opera precedente) ed il cui adattamento sul grande schermo ha portato in cascina 485 milioni di dollari.

Ma… un terzo film?

Da Inferno, milioni di copie vendute sei?

DAVVERO???

inferno-dante

Confusionaria brodaglia di arte e modernità, testi antichi e minacce attuali, passato e presente, ricchi premi e cotillons, Inferno è la solita danbrownata stantia e ripetitiva, in cui un ingessato Indiana Jones in tweed cerca di salvare il mondo da cattivoni che ce l’hanno un po’ con tutti.

Immagino che le motivazioni del “siamo troppi” e “si mettono al mondo troppi figli” siano ampiamente giustificabili dopo una coda alle Poste o a seguito di un volo transcontinentale passato con alle spalle un pargolo piuttosto… ehm… “vivace”, ma risultano assai sterili e banali all’interno di una pellicola high-budget.

Quest’ultima risulta infatti così intrisa di catastrofismo e prospettive sociali distopiche da scadere quasi nel ridicolo involontario.

Tra indicazioni piuttosto scialbe e tirate per i capelli, anagrammi a caso, una coppia di protagonisti con la stessa chimica di olio e acqua e una classicissima caccia all’uomo in due contro tutti, Inferno procede stancamente alternando location su location come cartoline vuote e senz’anima.

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Ambientazioni sicuramente apprezzabili, che però preferirei vedere valorizzate con una cura di gran lunga migliore in un documentario storico-artistico rispetto a questo utilizzo sommario e a mero pro di una sceneggiatura inutilmente confusa.

Se in un romanzo infatti la ricchezza di personaggi, comprimari e sottotrame può contribuire a conferirgli maggior respiro, essendo il cinema un media visivo sarebbe invece preferibile applicarvi un approccio più snello, per tenere viva l’attenzione del pubblico.

Attenzione qui pimpante circa come un daino travolto sulla tangenziale, vista la vagonata di risvolti “nascosti” che eruttano come popcorn soprattutto nell’ultimo quarto di film, e che rendono la narrazione confusa ed inutilmente torbida.

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Sempre a proposito dei luoghi, come nella miglior tradizione statunitense gli indigeni italiani vengono ovviamente rappresentati come un branco di allegri ingenuotti, oltretutto doppiati da cani (avete presente le scene di Spectre ambientate a Roma? Ecco più o meno la menata è sempre quella).

L’unica eventualità positiva è che il gran numero di menzioni a vie, monumenti ed opere d’arte possano incentivare ancor più il turismo d’oltreoceano verso Firenze e Venezia nello specifico, o sull’Italia in generale.

inferno-scena

Cast buono sulla carta, ma utilizzato male.

Protagonista il doppio Premio Oscar Tom Hanks che si butta letteralmente via e che dopo oltre trent’anni di onorata carriera dubito fortemente abbia dei conti da pagare che possano giustificare questo film.
Il suo Langdon è infatti un personaggio oltre ogni limite di plausibilità. Un patto narrativo con le gambe che si diletta a risolvere misteri con la stessa verve delle signore sotto l’ombrellone al bagno Ornella di Misano Adriatica, attraverso una caccia al virus che pare uscita da un percorso a puntate della Settimana Enigmistica.

Felicity Jones è la solita partner da film a stelle e strisce: bona e stereotipata, mantiene per quasi due ore un’aria da conigliotta imbronciata tipica dell’attrice che ha bisogno di cercarsi un agente migliore.
Comparsate o poco più dell’Omar Sy di Quasi amici e di Ben Foster, che probabilmente sono stati pagati al minuto come i tassisti.

Tirando le somme, Inferno è un Dov’è finita Carmen Sandiego stravisto, noioso ed insipido. Storicamente raffazzonato, narrativamente farraginoso e, in generale, un buco nell’acqua.

Povero Ron Howard.

Povero cast.

E povero Dante…

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Commenti su: "Inferno (2016)" (6)

  1. Vado a vederlo domani – perché son comunque curiosa pur non avendo letto i libri e non avendo apprezzato quasi per nulla Angeli e Demoni. E so già che riderò a sproposito perché mi verranno in mente pezzi della tua recensione. 🙂

  2. Bello rileggerti ancora!
    Questo lo aggiungerò alla lista dei film da evitare, ovviamente.

  3. comunque fa cagare anche il romanzo.
    sarebbe stato preferibile trasporre Il simbolo perduto, altro romanzo di Brown con protagonista Langdon e, seppure lontano dai livelli di curiosità instillati dai primi due, è sicuramente migliore di questo scialbissimo Inferno.

    • Ah, di paragoni qualitativi tra film e libri non ne ho fatti perché le pellicole le ho viste (ahimè) tutte, ma di libri ho letto solo “Il codice Da Vinci” e “Angeli e Demoni”, non apprezzando particolarmente nessuno dei due.

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