L'amichevole cinefilo di quartiere

bianconeri-juventus-story-locandinaTRAMA: Documentario. Attraverso la voce di Giancarlo Giannini e con l’ausilio delle musiche, tra gli altri, di Ennio Morricone, il film ripercorre decennio dopo decennio la storia che lega la Juventus alla famiglia Agnelli.

RECENSIONE: Per la regia dei fratelli Marco e Mauro La Villa, Bianconeri, Juventus Story è un documentario che mostra per sommi capi il fil rouge tra la famiglia Agnelli e la loro squadra di calcio, vista come un’appendice della dinastia ed inscindibile da essa.

Focalizzandosi prevalentemente sulla duplice leadership dei fratelli Gianni, il celebre “Avvocato” (1921 – 2003), e Umberto (1934 – 2004), viene mostrato lo sforzo fatto dai due magnati nel corso dei decenni per rendere la Juventus una squadra sempre competitiva, e di come essa venga trattata con un rapporto quasi filiale.

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La pellicola mantiene una struttura di tipo duale: oltre ai già citati Gianni/Umberto, la duplicità emerge anche dal confronto tra la loro generazione e quella successiva (formata da Andrea, attuale presidente bianconero, e dai fratelli John e Lapo Elkann), così come ovviamente dal succedersi di vittorie e sconfitte e dal rapporto tra campo e vita privata, concentrandosi quindi su due filoni narrativi intrecciati in una matassa inestricabile, ossia il lato sportivo e quello umano.

Attraverso immagini di repertorio ed articoli di giornale nel corso del Novecento, si punta l’attenzione su calciatori e personaggi che hanno reso celebre la Juventus; in particolare nel primo segmento narrativo emerge Michel Platini (cinque anni a Torino e tre volte Pallone d’Oro), mostrato con dovizia di immagini relative ai suoi goal migliori.

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Se per tale focus l’occhio di bue è sulla forza della squadra attraverso i vari cicli sportivi, per la narrazione parallela e manageriale si utilizza un linguaggio maggiormente ricco di descrizioni personali introspettive, che tentano quasi di scavare nella psicologia di personaggi facenti parte della famiglia considerata da alcuni “i Kennedy d’Italia” e che ha avuto ruolo di primo piano nell’imprenditoria del nostro Paese.

Vengono perciò narrate storie di vittorie e di grandi successi, ma anche di delusioni e di profonde incongruenze.

Grandi risultati sportivi uniti a dammi umani importanti.

Si indugia infatti su pagine dolorose per la famiglia, come la vita difficile ed il successivo suicidio a soli 46 anni di Edoardo, figlio dell’Avvocato, e la morte per tumore a soli trentatré anni di Giovanni, figlio di Umberto e fratellastro di Andrea.

Fiat honorary chairman Giovanni Agnelli (L) watches a soccer match at Turin's Delle Alpi's stadium with his son Edoardo in this undated file picture. Edoardo, 46, was found dead in open country near the Turin-Savona motorway. There were no immediate details about the cause of death, the second tragedy in four years to hit the Agnelli clan, often described as the equivalent of Italy's royal family. REUTERS/Claudio Papi

Attraverso tali cenni si crea una maggiore vicinanza tra il pubblico e i personaggi narrati dal film; essi non vengono quindi descritti solo come miliardari proprietari della squadra di calcio più tifata e detestata d’Italia, ma anche come uomini.

E proprio questo è l’elemento cardine del documentario: mostrare che la storia della Juventus è stata fatta da Uomini prima che da presidenti, dirigenti, allenatori o dirigenti.

Sul versante calcistico si segue un andamento ondivago in relazione alle fortune della squadra: dai grandi successi del quinquennio d’Oro (1930-35), all’appannamento di fine presidenza Boniperti unita all’emergere dei grandi avversari sportivi, con un enfasi sulle spese folli di Silvio Berlusconi prima e Massimo Moratti poi.
Le due Coppe dei Campioni (tra cui non si tralascia la vicenda Heysel, una delle pagine più dolorose della storia del calcio) e la fallimentare gestione Maifredi, la stella Platini e Calciopoli, il ritorno sul podio italiano e i due settimi posti consecutivi, fino al ritrovato trionfo con mister Conte.

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Il film non è esente da difetti, o per meglio dire “omissioni”.

Pur considerando che il tema è incentrato su di una squadra di calcio fondata nel 1897 (secondo team più vecchio in Italia dopo il Genoa) e che quindi un documentario che ne citi ogni aspetto storico dovrebbe durare ben più di queste due ore, in Bianconeri non sono però citati alcuni elementi che un’opera di questo tipo avrebbe dovuto menzionare.

Mantenendo la struttura duale, in ambito sportivo mancano infatti i successi di Boniperti (da giocatore), Omar Sìvori e John Charles a cavallo degli anni ’50 e ’60; inoltre è assente lo stretto ed importantissimo rapporto tra la Juventus e la Nazionale italiana (nella finale vinta di Spagna ’82 sei titolari su undici erano bianconeri), oltre al ciclo di vittorie nazionali ed europee degli anni ’80.

Sul versante umano, nonostante io sia troppo giovane per averlo visto in vita credo che per il suo contributo sportivo Gaetano Scirea avrebbe meritato una necessaria menzione.

In conclusione un documentario indirizzato ad un pubblico ovviamente di fede bianconera, sia per l’argomento che per i toni dichiaratamente di parte e volti all’esaltazione della squadra, ma che potrebbe risultare interessante anche per semplici appassionati del calcio italiano.

Dal film è stato tratto anche un libro di 352 pagine intitolato Bianconeri. Juventus Story edito dalla Rizzoli che racconta l’intera storia del club facendo ricorso, tra le altre cose, a materiale inedito proveniente dagli archivi privati della società bianconera.

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