L'amichevole cinefilo di quartiere

Indivisibili

indivisibili-locandina[N. B. Recensione estemporanea scritta in relazione alla particolarità del film, non indica un conseguente ritorno ad una pubblicazione regolare su questo blog].

TRAMA: Provincia napoletana. Le adolescenti Dasy e Viola, gemelle siamesi, vogliono ricorrere ad un intervento che sia in grado di separare i loro corpi, uniti per le anche. La loro famiglia, però, non ha alcun interesse a separarle, poiché da anni lucra sulla loro particolarità, facendo esibire le due ragazze come cantanti neomelodiche in ricevimenti privati e sagre di paese.

RECENSIONE: Per la regia del campano Edoardo De Angelis, Indivisibili è un film crudo, genuino e brutalmente vero, in cui i temi del contrasto e dell’unione la fanno da padroni.

Le gemelle dai nomi floreali Dasy e Viola (pur con la storpiatura dell’inglese “Daisy”, margherita) vivono un’esistenza basata sull’ammirazione e al contempo repulsione da parte di una provincia gretta e meschina. Le due cantanti, oltre ad avere una carriera basata principalmente sulla loro “doppiezza”, vengono infatti trattate come oggetti taumaturgici (chiamate anche per superstizioni e cerimonie legate alla fortuna, che le gemelle porterebbero in dono al prossimo) più che come giovani donne dotati di intelletto e sentimenti.

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Doppio fiore che tenta di resistere alla furia dell’ambiente circostante, le sorelle cercano di non soccombere innanzi alle loro sfortune, entrando in conflitto con una famiglia che non funge più da guscio sicuro ma da primaria alcova dei loro guai.

I familiari infatti sono individui crudeli e cinici, che vedono le congiunte principalmente come mezzo per aumentare il proprio prestigio all’interno di una comunità gretta ed arretrata almeno quanto loro.
Con uno Stato pressoché assente, una Chiesa incarnata da un sacerdote più ragioniere che religioso ed i soldi rappresentati come unico motore di ogni cosa, è funzionale l’uso del dialetto locale (sottotitolato), che ben sostituisce un italiano che sarebbe risultato troppo artificioso e scenico per veicolare una trama così secca, asciutta e reale.
La parlata volgare, intesa come quella appunto “del volgo”, è quindi lo strumento attraverso il quale viene espressa verbalmente una vicenda dalla materia intima e delicata. La provincia campana come luogo in cui convivono povertà e possibilità di riscatto, veracità e ricchezza volgarmente esibita, la religione e gli affaristi prezzolati.

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Apprezzabile inoltre la presenza di contorno del tema dell’immigrazione, che acuisce il distacco tra le ragazze e la propria terra: i disperati che cercano di arrabattarsi sul territorio meridionale fanno da metaforico contraltare alle gemelle che cercano disperatamente di abbandonarlo, e vanno a fondersi in un variegato sottobosco umano in cui il discrimine tra benessere e tristezza è dato solo dal denaro.

Ottimi tutti gli interpreti, a cominciare dalle sorelle di Castelvolturno (nella realtà gemelle ma non siamesi) Angela e Marianna Fontana, nei panni rispettivamente di Dasy e Viola.

La prima, più estroversa, esuberante e testarda, costituisce il motore della coppia, com’è ribollente di vita e di desideri da soddisfare. Un calderone di voglia, un soffio di vento caldo e forte, con i suoi bronci ed il suo impuntarsi in direzione ostinata e contraria su ogni cosa.
La seconda invece dalla caratterizzazione più riservata, genuina ed assennata, in un bilanciamento perfetto di una metà che è anche uno e di uno che è anche doppio.
Insieme le due sono piatti di una bilancia in costante equilibrio, non solo morale, viste le differenze caratteriali, ma anche fisico, data la peculiarità del loro corpo.

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Tra il cast di contorno spiccano la madre delle due, ossia l’Antonia Truppo camorrista de Lo chiamavano Jeeg Robot e, soprattutto, il padre interpretato da Massimiliano Rossi.

Greve e leonino, un padre-padrone che considera le figlie come un’appendice di sé, valicando quindi il rispetto nei confronti delle scelte della propria prole, che una volta cresciuta dovrebbe essere lasciata autonoma del proprio destino in quanto formata da individui fatti e finiti, tarpandola invece con l’autorità patriarcale della casa e del denaro.
Un “poeta triste e cupo”, sentimenti che egli cerca di esteriorizzare attraverso i versi malinconici delle canzoni da lui scritte per le sorelle, diventate a loro volta espressione fisica di una profonda insoddisfazione interiore.

Indivisibili è, in conclusione, un ottimo film sotto ogni punto di vista, che tratta un argomento difficile con efficace realismo e senza abbandonarsi a patetismi facili ed inutili.

Per amore del Cinema e per propiziare un eventuale incentivo alla creazione di opere come questa spero che possa incassare quanto meriti, anche se nel primo weekend di presenza nelle sale ha portato a casa solo 157.000 euro circa.

Peccato davvero.

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Commenti su: "Indivisibili" (3)

  1. L’avevo un po’ snobbato a causa del mio solito pregiudizio per i film italiani ma la tua recensione mi ha incuriosita parecchio. Approfondirò.
    (Lo so che hai già specificato la cosa a inizio post…ma io continuo a fare il tifo per il tuo ritorno 😉 )

    • Vai tranquilla, anche io ho i piedi di piombo riguardo ai film prodotti nel Belpaese, ma questo merita parecchio.

      Non ho visto “Fuocoammare”, ma sono abbastanza d’accordo con Paolo Sorrentino, lamentatosi che sia stato scelto quello come candidato italiano agli Oscar come Miglior film straniero nonostante sia un documentario (e quindi inseribile nella relativa categoria).

      Sapendo che “Indivisibili” è arrivato secondo nella relativa votazione mi dispiace non abbiano optato per due pellicole diverse in categorie diverse.

      Sul “ritorno”, per ora ne rimango fuori. In questi cinque mesi di assenza ho scritto qualche cazzatina ironica, forse le pubblicherò nei prossimi giorni, ma senza particolari tabelle di marcia o altro.

      Grazie della fiducia, comunque 😀

      • Parlavo giusto oggi di Fuocoammare. O piuttosto, ne sentivo parlare con toni perplessi. Devo ancora vederlo ma non nutro grandi aspettative. Quella per gli Oscar mi ha dato l’idea di una scelta dovuta perché si tratta del tema critico del momento. Un po’ un pulirsi la coscienza, un tributo al politically correct e via così. Insomma, non mi convince già in partenza.
        Figurati. Ti leggo sempre con piacere 🙂

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