L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per aprile, 2016

Serenate Medley – Lui è tornato, Nonno scatenato, Veloce come il vento

Ovvero saltiamo di palo in frasca.

Brevi opinioni sparse su tre film molto diversi che ho visto durante gli ultimi dieci giorni.

Lui-è-tornato-locandinaLUI È TORNATO

TRAMA: Adolf Hitler si risveglia nella Berlino dei giorni nostri, moderna e multietnica. Disorientato dalla situazione, quando viene scambiato per un comico che imita il dittatore decide di sfruttare la popolarità acquisita per approdare in televisione, dove ritiene di poter ricominciare la sua ascesa al potere.
Basato sull’omonimo bestseller satirico di Timur Vermes del 2012.

RECENSIONE: Arrivo subito al dunque: questo è uno dei film più sottilmente intelligenti che io abbia visto negli ultimi anni.

Lui è tornato parte infatti come una sequela di finte interviste in stile Borat per poi trasformarsi in una ficcante esposizione delle differenze e (soprattutto) similitudini tra la Germania attuale e quella del Terzo Reich.

I rapporti piuttosto difficili tra cittadini e stranieri, le distanze tra eletti ed elettori (con la moderna classe politica tedesca sbeffeggiata da un perplesso e sarcastico Führer) ed il legame esistente tra un carismatico leader ed i mezzi di comunicazione di massa evidenziano la loro immutabile costanza nonostante le epoche molto diverse.

La storia è quindi destinata a ripetersi vista l’omogeneità delle macrorelazioni economiche e politiche, che viene sottintesa dalla pellicola in modo arguto e molto più fine di quanto potrebbe far pensare un incipit narrativo così estremo.

Lui è tornato ha inoltre il grande pregio di accompagnare per mano lo spettatore in un lento ma costante cambio nel registro narrativo, molto più improntato sulla commedia nella prima parte e notevolmente drammatico ed amaro nel prosieguo.

Una pellicola difficile da inquadrare e “spiegare” ma efficace nella sua esposizione. Un peccato che il film (disponibile sulla piattaforma di streaming online Netflix dal 9 aprile) sia stato distribuito nelle sale italiane solo attraverso un evento speciale il 26, 27 e 28 aprile.

Nonno-scatenato-posterNONNO SCATENATO

TRAMA: Un giovane in procinto di sposarsi deve accompagnare il nonno, neovedovo, dalla sua casa in Georgia fino a Boca Raton, in Florida.
Il viaggio riserverà molte sorprese, a cominciare dal carattere dell’anziano…

RECENSIONE: Film che più incentrato sul disimpegno non potrebbe, questo Dirty Grandpa offre 100 minuti circa basati sull’ovvio confronto tra un vecchio fuori ma giovane dentro ed il suo opposto, allineandosi nel filone “strange couple” e regalando qualche sorriso immerso in un oceano di volgarità esplicite.

L’ex teen star Zack Efron ed il maturo divo mondiale Robert De Niro c’entrano l’uno con l’altro come il pesto e la Nutella, e ciò fa scaturire un umorismo dettato non da ciò che si vede (situazioni ben oltre i limiti dell’assurdo e del buongusto) o si sente (ho perso il conto di quante gag vertano sul pene o sul chiavare), ma da quanto la costruzione stessa dell’opera sia lasciata al caso.

High School Musical Toro scatenato?

Ma seriamente?

Se al posto del Bob nazionale ci fosse un anonimo attore aged, il film risulterebbe un volgarotto ma innocuo divertissement; fermarsi però a riflettere sul fatto che questo tizio abbia vinto due Oscar con sette Nomination e negli ultimi anni abbia intrapreso a grandi balzi la via dell’arteriosclerosi è piuttosto deprimente.

Solito messaggio sul rispetto reciproco e sull’importanza del seguire i propri sogni, preceduto con una logica piuttosto labile dalle solite gag riguardanti il bravo ragazzo strafatto, gli afroamericani all’apparenza aggressivi gangsta ma in realtà dal cuore d’oro e le collegiali sessualmente infoiate.

Che tristezza.

veloce-come-il-vento-posterVELOCE COME IL VENTO

TRAMA: Giulia è una giovane pilota che partecipa al prestigioso campionato italiano GT. Durante una delle prime gare il padre ha un infarto e muore; al funerale si presenta Loris, fratello che Giulia non vede da 10 anni, ora tossicodipendente ma un tempo pilota di talento, che pretende di tornare nella sua vecchia casa.

RECENSIONE: Per la regia del romano Matteo Rovere, anche Veloce come il vento è un ottimo film, ed ha in particolare il grande merito di esporre una storia relativamente classica per gli standard del cinema tricolore (la crisi di una famiglia particolare) inserendola però in un contesto nuovo ed originale.

L’ambiente delle corse automobilistiche, dal sapore tipicamente internazionale, si sposa ottimamente con un’ambientazione molto rustica, avente una connotazione non solo italica ma specificatamente regionale (Emilia-Romagna).

Tale commistione di elementi antitetici rende il film apprezzabile dal pubblico nostrano, poiché è evidente la sua diversità rispetto alle altre produzioni artistiche italiane, con elementi che lo fanno emergere qualitativamente senza però voler strafare, soprattutto in fase di regia.

Veloce come il vento non presenta infatti la fastidiosa tendenza allo scimmiottamento di cliché o elementi esteri (in particolare statunitensi, visti i riferimenti nella cultura di massa): un nucleo familiare disfunzionale e con tesi rapporti tra i membri affronta una difficile prova di ricompattamento per il bene della famiglia stessa, somma di numeri primi in un difficile equilibrio relazionale.

Buoni regia e montaggio, un’ottima Matilda De Angelis nei panni della giovane tosta protagonista ed un Accorsi in stato di grazia (altro che “du gust is mei che uan”) rendono Veloce come il vento un’opera di buona qualità sicuramente meritevole di visione.

Annunci

Zona d’ombra

zona d'ombra locandinaThere’s someone in my head, but it’s not me.

TRAMA: La storia del dottor Bennet Omalu, neuropatologo nigeriano che scoprì la CTE (encefalopatia cronica traumatica, malattia degenerativa che colpisce il cervello dopo i ripetuti colpi subiti alla testa) e della sua battaglia contro la NFL (National Football League), accusandola di dare poca importanza alla salute dei giocatori.
Basato sull’articolo Game Brain del 2009, scritto da Jeanne Marie Laskas per la rivista GQ.

RECENSIONE: Scritto e diretto da Peter Landesman, Zona d’ombra (eccessivamente metaforica trasposizione del più crudo titolo originale Concussion) è un film cucinato, servito e digerito apposta per gli Oscar, a cui però non è approdato a causa di una qualità sufficiente ma non eccelsa in nessuno dei suoi elementi.

La pellicola infatti emerge subito come una storia piuttosto classica che va a ricalcare due materie tipiche al cinema a stelle e strisce: il sogno americano e le contraddizioni degli Stati Uniti.

Per il primo abbiamo un protagonista straniero in terra straniera (Omalu è nigeriano, e può lavorare sul terreno statunitense grazie ad un permesso di soggiorno) che riesce ad emergere grazie a bravura ed impegno.
Le numerose lauree e la sua mente brillante lo rendono il protagonista ideale di opere come questa, dato che il pubblico può riversare tutta la sua simpatia nei confronti di un tizio che si trova, quasi da solo, a combattere contro una potenza economica come la Lega Nazionale del Football.

zona d'ombra football

Le seconde sono diretta conseguenza del primo punto.

Gli Stati Uniti di Zona d’ombra sono una grande terra d’opportunità, e permettono a chiunque abbia delle buone capacità di raggiungere un livello soddisfacente nel proprio campo di interesse professionale; nonostante ciò si premurano anche di ostacolare in tutti i modi gli Icari che per avvicinarsi al sole vadano ad ostacolare interessi ben più grandi.

Il metaforico dito accusatore della pellicola viene dunque ad essere puntato contro il denaro ed il capitalismo yankee, che la NFL incarna in quanto leviatano in grado di muovere annualmente enormi capitali, sia economici (diritti televisivi, sponsor, costruzione e mantenimento delle strutture di gioco) che umani (bambini e famiglie che puntano sull’attività sportiva del football come veicolo di riscatto sociale).

zona d'ombra

Il problema della pellicola è che sceglie un approccio eccessivamente verboso e “parlato” piuttosto che visivo ed emozionale, nonostante i suddetti temi ben si presterebbero a quest’ultima declinazione.

Ogni sequenza viene spiegata per filo e per segno, senza offrire allo spettatore il pathos che sarebbe richiesto da una storia così classica e americana. Anche i brevi segmenti in cui si sceglie di dare spazio alle immagini (come le azioni del football viste alla televisione, lo stato di salute degli ex giocatori o alcuni passaggi medici dalla comprensione relativamente immediata) vengono corredati da specifiche spiegazioni, che se da un lato assicurano il recepimento degli input narrativi da parte anche dello spettatore più superficiale, dall’altro affossano l’opera nella mediocrità, senza consentirle guizzi di leggerezza espositiva che avrebbero sinceramente giovato ad un film di due ore secche.

zona d'ombra medici

Smith non recita male, ma la sua performance è letteralmente piagata da un accento nigeriano così marcato da risultare addirittura macchiettistico.

Ciò è una zavorra non di poco conto, essendo Concussion un biopic dalle tinte fortemente drammatiche e dai già menzionati risvolti sociali: sarebbe stato auspicabile in questo caso piegare il realismo narrativo e fornire il dottor Omalu cinematografico di un’inflessione più sfumata in virtù della salvaguardia seriosa del film.

Il resto del cast è troppo dipendente dal protagonista per essere giudicato appieno; si nota un minimo sviluppo in più per quanto riguarda la moglie, ma anch’essa non riesce ad imporsi come una spalla dotata di funzione propria.

Non un brutto film, ma non molto oltre il 6 politico.

Hardcore!

hardcore locandinaL2 mira.
R2 spara.
L3 corsa.
X salto.
Quadrato ricarica.

Ah, niente joystick?

TRAMA: Dopo un gravissimo incidente, Henry viene salvato dagli esperimenti della moglie Estelle: la donna, infatti, è impegnata in ricerche scientifiche in grado di potenziare il corpo umano in maniera incredibile.
Henry dovrà usare i poteri fisici acquisiti proprio per salvare Estelle, rapita da un’organizzazione criminale che vuole impadronirsi delle sue conoscenze.

RECENSIONE: Per la regia di Ilya Naishuller, Hardcore! è un interessante esperimento di film girato interamente in soggettiva, grazie alla quale lo spettatore segue la vicenda direttamente dagli occhi del protagonista.

Bene, la frase precedente sintetizza l’unico elemento positivo della pellicola.

An image from HARDCORE HENRY Courtesy of STX Entertainment

Ok, chiariamoci: visivamente non è male. È vero, talvolta nelle sequenze più concitate si ha la sensazione che il campo visivo sia un po’ troppo stretto, per cui allo spettatore può venire naturale girare la testa (dimenticandosi quindi di essere comunque di fronte ad uno schermo), ma considerandola una pecca con cui è normale avere a che fare visto il peculiare taglio registico, ci si può anche abituare.

Ciò che manca ad Hardcore! è tutto il resto.

La sceneggiatura è piuttosto povera e confusionaria, anche per il genere action-movie: pochissimi personaggi, dotati inoltre di caratterizzazioni abbozzate, una trama che è più un canovaccio che una vera e propria vicenda e un generale senso di “che ce frega, basta che se spara” piuttosto fastidioso nonostante gli esigui 85 minuti di durata.

hardcore scena

I punti appena menzionati sono affossati ulteriormente dal mutismo del protagonista: un leading character che non parla costituisce infatti un boomerang, perché è vero che da un lato ciò aumenti il senso di immedesimazione sensoriale, ma allo stesso tempo castra terribilmente la possibilità di approfondire il personaggio introspettivamente.

Non esprime emozioni verbalmente, perché non parla.

Non esprime emozioni visivamente, perché essendo il film interamente dalla sua prospettiva lo spettatore non vede il suo volto.

hardcore-henry_e7hyqd

L’azione è concitata ma troppo ripetitiva: ricca quindi di quantità ma piuttosto avara di qualità, con ondate e ondate di tizi che scatenano un coinvolgimento emotivo paragonabile agli stormtroopers e che finiscono massacrati da Henry con espedienti sempre più frenetici e brutali.

In questo modo la violenza non assume valenza artistica né narrativa: non è Tarantino, non è John Woo, non è il primo Saw. Solo vagoni di tizi trucidati per il gusto di mostrarlo, lordando con finto sangue la faccia del protagonista e di conseguenza lo schermo.

hardcore violenza

Visivamente ci sono inoltre troppi rimandi a uno dei precedenti lavori del produttore kazako Timur Bekmambetov, ossia il godibile Wanted, e al sudafricano Neil Blomkamp, dai cui Elysium Humandroid è stato attinto a piene mani.

Persistente quindi la fastidiosa sensazione di déjà vu, che non permette alla pellicola di dimostrarsi qualcosa in più di quel giocattolone adrenalinico e fracassone che è.

hardcore_offici.f4f00091850.original

Pur avendo molte scusanti (in primis essere una relativamente piccola produzione, con un budget di 10 milioni finanziato in parte attraverso crowdfunding) e nonostante sia evidente la connotazione artigianale del prodotto, girato interamente mediante videocamere GoPro, Hardcore! è un’opera che stenta quindi a raggiungere la sufficienza.

Nel caso amiate questo genere cinematografico troverete ovviamente molti spunti di divertimento ed entusiasmo, ma a conti fatti le pecche superano in numero ed importanza i pregi: Hardcore! può essere perciò considerato come un curioso esperimento registico che pecca però di essere eccessivamente fine a se stesso, povero di solide basi narrative e di veri elementi di originalità.

Elementi che, se presenti, avrebbero potuto renderlo un piccolo gioiello.

Pillole di cinema – Il libro della giungla (2016)

il-libro-della-giungla-poster-2Welcome to the jungle
We take it day by day
If you want it you’re gonna bleed
But it’s the price you pay

TRAMA: Mowgli è un bambino allevato dai lupi. Quando la tigre Shere Kahn, nota mangiatrice d’uomini, annuncia di voler eliminare qualsiasi traccia dell’uomo dalla giungla, Mowgli parte all’avventura…

PREMESSA: Considerata la fama della storia, risalente al 1894, la recensione seguente potrebbe contenere spoiler (anticipazioni sulla trama).

PREGI:

– Giancarlo Magalli über alles: Già doppiatore per la Disney in Hercules (diede voce al satiro Filottete), il conduttore televisivo romano interpreta vocalmente in maniera efficace il re delle scimmie Louie (“Luigi” nell’italianizzazione del 1967), ben connotato in questa versione come una sorta di incrocio tra un monarca assoluto e il colonnello Kurtz di Apocalypse Now.

Aiutato infatti dal cambio di caratterizzazione del personaggio tanto introspettivo quanto estetico (qui Luigi è un gigantopithecus, là era un orango) rispetto al classico animato, la sua voce risulta ottimamente inquietante e addirittura “tenebrosa”, abbinandosi alla perfezione con il character.

– CGI avente un senso: grande pregio dell’opera è costituito da una non posticcia e fuori luogo sovrabbondanza di computer grafica, che riesce a risultare credibile sia nella ricostruzione della giungla come ambiente sia degli specifici animali che la popolano.

Paradossalmente è di aiuto la scarsa presenza umana (solo un bambino), che toglie quindi i creatori della pellicola dall’impiccio dovuto all’armonizzazione tra realtà e immagini al computer, talvolta piuttosto ardua nei film che utilizzino troppi effetti speciali.

Spicca particolarmente in positivo l’espressività conferita ai musi degli animali, che diventano così veri e propri “volti” diminuendo drasticamente la distanza tra pubblico e personaggi.

Per un regista che ha in curriculum i primi due episodi di Iron Man e l’assurdo Cowboys & Aliens (la cui idea di base ha senso quanto “Eschimesi & Nazisti” o “Prussiani & Watussi”), mica male.

il libro della giungla

– Kaa femmina: In generale credo sia necessaria molta cautela quando si opti per il cosiddetto genderswapping (ossia il cambiamento di genere di un personaggio canonicamente di un determinato sesso).

In questo caso specifico però il pitone ben si presta ad una virata femminile, sia considerando fattori pratici come l’ipnosi (che praticata da un individuo di sesso opposto assume valore vagamente erotico oltre che predatorio), sia approdando sul terreno del simbolismo legato a temi come tentazione, pericolo e, perché no, algida bellezza.

jungle-book-2016-kaa-mowgli-johansson

– (Almost) Song-free movie: Ok, vi vedo già affilare i forconi e riempire di pece le torce, per cui mi spiego meglio.

In una pellicola in live action la solita vagonata di cantate Made in Disney sarebbe piuttosto ridicola.

Quindi per quanto la celeberrima The Bare Necessities, comunque presente anche qui, sia carina ed appartenga alla storia del relativo genere, non esagerare con le note lo considero un punto a favore.

Per essere una pellicola della House of Mouse, fortunatamente nessuna canzone su quanto sia valoroso e buono il protagonista, su quanto la bella ragazza voglia “di più” non essendo una semplice statuina, su quanto cattivo sia il cattivo o su quanto comica sia la spalla comica.

The-Jungle-Book-999_bf_0240_comp_v0246_right.1203-1

DIFETTI:

– Ho detto “ALMOST”…: I Wan’na Be Like You ce la cucchiamo anche qui, e data la già citata connotazione darker di Luigi non è che abbia molto senso.

E pensare che nella versione originale in lingua inglese se la canta Christopher Walken ne ha probabilmente ancor meno.

jungle-book-king-louie

– Riprende con relativa fedeltà la versione animata: Che di per sé non è un difetto, ma qualcuno potrebbe mal digerire la relativa poca novità di questo prodotto cinematografico, oltre che arrabbiarsi per ogni (necessaria) modifica.

Se non altro si risparmia allo spettatore la grottesca immagine di un orso vestito come Carmen Miranda.

E gli avvoltoi-Beatles.

Consigliato o no? Sicuramente sì. Non fatevi ingannare dall’apparenza da ennesimo remake senza senso: questa versione de Il libro della giungla potrebbe stupirvi in positivo.

Pillole di cinema – Il cacciatore e la regina di ghiaccio

il cacciatore e la regina di ghiaccio locandina itaThor vs Æon Flux vs Regina Vittoria.

TRAMA: La perfida strega Ravenna si serve della sua bellezza e della sua magia per impadronirsi di un regno dopo l’altro.
Sua sorella Freya, dopo un grave lutto, si stabilisce in un lontano regno addestrando un esercito…

PREGI:

– È l’ennesima prova che un film non vada giudicato esclusivamente dal cast: Charlize Theron che riportatela a scazzottarsi con Tom Hardy, Emily Blunt figlia illegittima di Saruman e Donatella Versace, Jessica Chastain prezzemola delle ultime annate, Chris Hemf… Hemt… Held… vabbé, THOR formano una compagnia briscola che, pur buona sulla carta, non riesce a sollevare le sorti di questa incorreggibile ciofeca.

Il lato positivo è che per un pubblico un po’… ehm… “distratto” avente come mantra “film = cast” può essere un’occasione di apertura oculare oltre che mentale.

E nella vita si impara di più dagli errori che dalle vittorie, come diceva Sun Tzu.

O era Liedholm?

il cacciatore e la regina di ghiaccio cast

DIFETTI:

– Let it go, let it go, la copia carbone io sarò…: Una regina maestra delle arti crio-magiche che dopo aver scoperto il proprio potere si auto-esilia lontana dalla sorella.

Dov’è che ho già sentito questa storia?

Sì, esatto, l’avete capito subito anche voi.

Quella, ovviamente.

Mister Freeze di Batman.

freeze nora arkham

– Introspection for dummies: Film dalla notevole profondità emozionale, Il cacciatore e la regina di ghiaccio è un’opera che esplica atteggiamenti psicologici complessi ed estremamente maturi, tra i quali si possono elencare “Gli uomini sono cattivi”, “L’amore è brutto”, “I sentimenti sono per deboli” e “La vendetta è l’unica via”.

Ci mancano solo “Abbasso le femmine” e “I maschi non piangono” per completare il catalogo mentale-tipo della prima elementare.

Spendere una parte dei 185 milioni di dollari del budget per assumere uno sceneggiatore che NON sia quello degli Scary Movie no?

il cacciatore e la regina di ghiaccio blunt

– Perché?: Biancaneve e il cacciatore era un film brutto.

Ma MOLTO brutto.

Aveva quindi senso girarne un sequel?

Dando a Cesare ciò che è di Cesare è vero, stiamo parlando pur sempre di una pellicola che incassò nel mondo quasi 400 milioni di dollari, ma era ancora presente l’effetto traino della twilightiana Kristen Stewart con le sue numerose espressioni (sì, tutte e due), solo 155 milioni vennero dal mercato casalingo statunitense e complessivamente l’intero cucuzzaro ne costò anche 170.

Seguito con risorse pure aumentate?

Davvero?

il cacciatore e la regina di ghiaccio scena

– Ok, genere…?: Riconosco che qui ci addentriamo in una oscura selva di pignoleria, ma… a quale genere narrativo apparterrebbe questo film?

Non è propriamente una favola, perché costituisce solo un ipotetico sequel di una di esse.

Non è una pellicola d’azione, perché in 105 minuti di durata circa le sequenze di combattimento sono solo quattro e piuttosto brevi.

Non è decisamente un romance movie, perché la storia d’amore è mal rappresentata e si ricollega al secondo difetto.

Si potrebbe considerarlo un film “fantastico”, ma questo mi aprirebbe le porte ad una troppo numerosa schiera di battute sfruttando il secondo significato di questo termine, ossia sinonimo di “molto positivo e piacevole”.

No, grazie.

Consigliato o no? No.

Davvero vi aspettate una motivazione per un’opera come questa?

Tag Cloud