L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per gennaio, 2016

Serenate. Parole e opinioni in libertà – 4 trailer (e aridaje…)

Ovvero prossimamente sui vostri computer e cellulari (e aridaje…).

appropriate audience trailer

A distanza di circa un anno, apro una seconda parentesi sul mondo dei filmati promozionali legati a film di uscita più o meno prossima.

Come nell’articolo precedente, voglio prenderne in esame quattro tra quelli annunciati più di recente, esponendo brevemente le mie impressioni al riguardo.

Fantasia portami via, eh?

Bando alle ciance, cominciamo.

Batman v Superman: Dawn of Justice.

Data di uscita: 25 marzo 2016 nelle sale degli Stati Uniti e 24 marzo in Italia.

Ok, questo trailer ha principalmente quattro problemi (a parte essere il seguito di Man of Steel):

– Mostra veramente TROPPO della trama: il trailer dovrebbe anticipare solo gli elementi più generici del plot, facendo da leva per innescare l’attenzione degli spettatori verso un’opera in uscita.

Se l’80% del plot è condensato in tre minuti scarsi, l’unica leva è quella che spaccherei sulla testa a chi decide determinate linee promozionali.

– Troppa carne al fuoco: l’Uomo Pipistrello ed il figlio di Krypton sono eroi iconici che necessitano di enorme spazio narrativo; già riunirli è difficile, se vi si aggiungono Lex Luthor, Wonder Woman e altri riferimenti all’universo narrativo DC si rischia di dare troppo poco risalto ad ognuno di questi personaggi.

– Montaggio troppo frenetico, che sembra realizzato da un bambino di cinque anni mentre gioca con i pupazzetti (…e allora c’è Batman, poi BAAAM arriva Superman, poi SBOOOM, salta fuori Wonder Woman, poi CRAAAASH, Lex Luthor…).

– L’aborto in CGI che si vede al minuto 2:24 e che temo sia il povero Doomsday…

Per il resto poco altro da dire.

Grande attesa dal pubblico come ogni blockbusterone, ma le premesse avrebbero potuto essere decisamente migliori.

Independence Day: Resurgence

Data di uscita: 24 giugno 2016.

Lo dico subito così evitiamo giri di parole che servono solo a perdere tempo.

Io DETESTO Independence Day.

Credo sia una delle pellicole più stereotipate, esagerate, stupide e complessivamente inutili della recente storia cinematografica, appartenente ad un filone (quello dei disaster movies) già di per sé non propriamente intelligente e realizzato ancor peggio rispetto alla media del genere.

Potete immaginare quale gioia mi abbia pervaso quando ho saputo che ne avrebbero prodotto un seguito.

Sì, è ironico.

Per quanto riguarda il trailer nello specifico, pare che la storia sia decisamente la STESSA del 1996:

– Prendere un’invasione aliena da parte di esseri di gran lunga più avanzati tecnologicamente rispetto ai terresti.

– Aggiungere manipolo di stereotipi con le gambe che cerca di fermarli.

– Condire con esplosioni, retorica, dialoghi fintamente profondi e ammenicoli vari.

Wow…

The Legend of Tarzan.

Data di uscita: 1 luglio 2016 negli Stati Uniti e 14 luglio in Italia.

Se devo essere sincero sono molto più curioso dal prossimo Jungle Book di Jon Favreau che del nuovo adattamento del romanzo di Edgar Rice Burroughs.

Cast di notevole fama, ma pare che la trama narri eventi successivi a quelli classici già mostrati con in sottofondo Phil Collins.

Una cosa in particolare ha focalizzato la mia attenzione.

No, non Christoph Waltz ancora nei panni del cattivo.

No, non la CGI degli animali.

No, non Samuel L. Jackson stanco delle fottute scimmie nella fottuta giungla.

Jane Porter interpretata da MARGOT ROBBIE.

Una ragazza dolce, intraprendente, studiosa, amante dei disegni e con un frizzante e giovanile entusiasm…

margot robbie wolf

Interpretata dalla migliore finta pornostar tra le non pornostar.

Che pazienza.

X-Men: Apocalypse.

Data di uscita: 27 maggio 2016 negli Stati Uniti.

Paura.

La paura è un’emozione dominata dall’istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una suffragata situazione di pericolo; irrompe ogni qualvolta si presenti un possibile cimento per la propria incolumità, e di solito accompagna ed è accompagnata da un’accelerazione del battito cardiaco e delle principali funzioni fisiologiche difensive.

La paura è ciò che io provo vedendo questo trailer.

Non perché faccia schifo.

Non perché Sophie Turner sia piuttosto monoespressiva.

Beh, anche.

Ma perché sono un fan di questo franchise cinematografico.

Ed essere fan di un franchise cinematografico Marvel vuol dire stringere il culo (perdonate il francesismo) ogni volta che esce un nuovo episodio di tale serie.

Perché la Marvel è come una scatola di cioccolatini in un cesto natalizio aziendale.

Non sai mai se è scaduta a ferragosto o no.

As usual, queste sono le mie opinioni personali sui quattro trailer.

Ovviamente i giudizi su pochi secondi di promo possono essere molto diversi da quelli maturati dopo la visione delle opere nella loro interezza; questa è semplicemente una chiacchiera su ciò che mi abbia colpito positivamente o meno riguardo ad essi, senza alcuna pretesa di preveggenza o profezia à la Nostradamus.

E voi? Che ne pensate?

Li andrete a vedere?

Li eviterete come la peste?

Se vi va lasciate un commento.

Revenant – Redivivo

revenant locandina

“The clearest way into the Universe is through a forest wilderness.”

John Muir (1838 – 1914), naturalista e scrittore scozzese.

TRAMA: America Settentrionale, inizio del XIX secolo. Hugh Glass fa parte di una spedizione alla ricerca di pelli e pellicce da commercio. Il gruppo subisce diverse peripezie, che porteranno i suoi compagni a una dura scelta…
Basato sul romanzo omonimo del 2003 di Michael Punke e parzialmente ispirato alla vita del cacciatore Hugh Glass.

RECENSIONE: Per la regia e sceneggiatura di Alejandro González Iñárritu, Revenant è un film molto più “sensoriale” che narrativo, in cui la trama ha sì importanza ma cede talvolta il passo alla evocatività delle immagini e alle emozioni che esse veicolino.

Revenant è infatti un western crepuscolare connotato da un notevole impatto sensoriale, e attraverso cui si sottolinei come l’essere umano, attraverso appunto i cinque sensi, sia in grado di ricevere informazioni dall’ambiente circostante e di adeguarsi ad esso.

È ironico evidenziare questo fattore: la società occidentale moderna è basata in maniera preponderante sulle immagini (televisione, pubblicità, internet, social network) quindi sulla vista, e inoltre stiamo parlando di un film, opera artistica per sua natura basata sull’elemento visivo. In questa pellicola si assiste però ad una notevole esaltazione dell’elemento naturale e sensoriale nella sua globalità, che porta ad una efficace immersione dello spettatore nell’ambientazione dell’opera stessa.

Attraverso le riprese, la fotografia e le musiche (di Ryūichi Sakamoto), il Nord Dakota della prima metà ‘800 emerge come isola dal mare, trasportando efficacemente l’attenzione e la mente del pubblico in un altro mondo e in un altro tempo.

revenant paesaggio

Chi ha pagato il biglietto e si trova seduto in una sala buia sgranocchiando popcorn non può odorare il profumo pungente della resina, quello avvolgente dell’erba, il sentore metallico del sangue o quello acre degli animali, ma il film lo porta a sapere che tali fragranze sono presenti nell’aria.

sentirle.

Così come egli può quasi toccare la morbidezza dei cespugli, l’aguzza corteccia degli alberi e la fredda liscezza delle rocce, anche se le uniche cose che fisicamente si trovino a contatto con lui siano la soffice stoffa del posto numerato e la plastica dei braccioli.

A ciò contribuisce ovviamente anche la regia, che riesce ad utilizzare sapientemente la profondità di campo per creare riprese cariche di elementi e significati; per fare ciò si sfrutta appieno la vastità dell’ambiente da un lato e la bravura degli attori dall’altro, accompagnando così l’occhio dell’osservatore quasi come se fosse la rappresentazione dei movimenti della sua testa utilizzando spesso spostamenti regolari e armoniosi.

the-revenant-leonardo-dicaprio-tom-hardy-ftr

Revenant è un’opera che utilizza quindi l’ambiente naturale in cui la vicenda è narrata come gancio per l’immersività dello spettatore in essa, riuscendo a ridurre sensibilmente le distanze tra gli occhi e lo schermo.

Tra lo spettatore ed il film.

I paesaggi, ampi e sconfinati, sono spesso fonte di pericolo per i protagonisti, e rappresentano la potenza e la magnificenza di Madre Natura, che l’uomo non può combattere in quanto egli stesso costituisca parte della sua prole.

Essi inoltre forniscono ampio materiale metaforico, attraverso flash visivi o piccole scene di influenza quasi malickiana, che prese singolarmente possono avere un significato relativo, ma che assumono maggior colorazione e ragione d’esistere considerandole nel loro complesso.

The-Revenant-2

La fotografia di Emmanuel Lubezki è veramente meravigliosa, forse l’elemento migliore della pellicola, dato che fornisce ampissimo respiro al fattore ambientale contribuendo in maniera preponderante alla già citata immersione mentale.

Ci si trova davanti una ricchissima tavolozza di colori, i quali però non sono eccessivamente brillanti, vividi e finti, ma mantengono l’originalità tipicamente naturale. Essi non danno perciò la sensazione di un quadro artefatto e plastico, ma di realtà e verità, aumentando di conseguenza la qualità del film.

DiCaprio offre un’ottima prova nei panni di un trapper angariato da eventi infelici ma preparato alle sfide.
Uomo ferito nel corpo e nell’anima, il suo Glass simboleggia la sofferenza, conseguenza dell’umano nel regno bestiale che diviene vittima anche dei suoi simili, per un perverso homo homini lupus dove per l’uomo la fiera e il suo pari sono altrettanto pericolosi.
Ogni smorfia, ogni grido ed ogni ferita sono una frustata del destino alle sue carni, e l’attore riesce a trasporre ottimamente emozioni e immani dolori agli occhi del pubblico.

The-Revenant-Movie-Wallpaper-5

Tom Hardy risulta efficace in un ruolo da brutto, sporco e cattivo come piacciono a lui, e conferma di essere un ottimo attore nella recitazione attraverso gli occhi (do you remember Bane?)
Assassini, feroci, invasati e febbrili, i suoi bulbi oculari sembrano dotati di anima propria, diventando tramite di emozioni e correlandosi perfettamente con scene e battute.

revenant-tom-hardy

Domhnall Gleeson (recentemente Hux in Star Wars – Il risveglio della Forza) bravo in un ruolo secondario, anche se la voce molto virile del valente Pino Insegno su di lui fa forse un effetto un po’ strano.

Complessivamente Revenant è un ottimo film, che pur non presentando i ritmi elevati e frenetici a cui magari il cinema odierno ha abituato il grande pubblico, riesce ad offrire una storia intensa corredata da una cornice sensoriale di notevole impatto.

Pillole di cinema – Creed – Nato per combattere

creed locandinaSe io posso cambiare… e voi potete cambiare… anche un film può cambiare!

TRAMA: Adonis, figlio di Apollo Creed (deceduto prima della sua nascita), viaggia per Philadelphia per incontrare l’ex campione dei pesi massimi Rocky Balboa e chiedergli di fargli da allenatore. Il suo obiettivo è poter diventare un pugile professionista, seguendo così le orme del genitore…

PREGI:

– Non è il “classico” Rocky: Se dopo un ottimo capitolo iniziale (1976) e un buon seguito (1979) la saga si era piuttosto ammosciata, qui si assiste ad un colpo di coda notevole.

A distanza di quasi quattro decenni, infatti, Creed segna un passaggio di testimone non solo nella trama, ma nel cinema in senso ampio, traghettando il franchise da retorici pugni-contro-pugni ad un’opera contenente anche spessore emotivo e narrativo.

– Dualismo: In una pellicola sul pugilato risalta ovviamente il grande tema del conflitto, che si arricchisce qui grazie a diverse coppie di concetti antitetici.

Non solo due atleti coi guantoni che si scontrano su un ring, quindi, ma anche confronti di più ampio respiro come giovane-vecchio, ricchezza-povertà, solitudine-compagnia, figli-genitori e presente-passato che rendono l’opera più profonda e matura.

creed

– Sylvester Stallone: Ok, chiariamoci: il buon Sly non è mai stato un grande interprete.

Anche tralasciando i suoi trascorsi giovanili di attore porno-soft, “The Italian Stallion” ha avuto la carriera costellata da personaggi granitici, tutti di un pezzo e dalla scarsa introspezione, con alcune eccezioni positive ma sporadiche.

Qui come maestro sul viale del tramonto offre invece una prova crepuscolare e direi “inaspettata” considerando appunto un attore con alle spalle un tale vissuto recitativo.

Vecchio e dolente, il suo Balboa sente il peso del tempo sulle sue stanche spalle mentre cerca di passare la propria esperienza al figlio di un caro amico.

creed stallone
– Piani sequenza: Molto utili ai fini dell’intrattenimento visivo, i piani sequenza dei combattimenti o dell’entrata in scena dei pugili risultano ben fatti e contribuiscono ad avvicinare lo spettatore all’azione, rendendolo maggiormente partecipe di cosa accada e facendogli seguire con lo sguardo le mosse dei protagonisti.

DIFETTI:

– Pugilato: Se i film sportivi sono spesso considerati “di nicchia”, poiché nonostante la notorietà della disciplina di turno sfociano spesso in un mare di retorica e stereotipi, la nobile arte rappresenta forse tra tutte le attività atletiche la sintesi ultima di tale concetto.

Altra pecca legata a questo fattore è la ripetitività della trama, dato che nel 2016 difficilmente un boxe-movie può risultare innovativo ed originale, considerando il più che discreto numero di pellicole uscite appartenenti al filone.

Se per vostre opinioni personali, infine, siete restii o palesemente contrari a considerare come “attrattiva” due omoni che si menano, ovviamente questo film non fa per voi.

creed-movie-review-image-11-640x425

Consigliato o no? Al di là delle pecche tipiche di questa tipologia cinematografica, sì.
Creed per una volta tanto non è uno dei numerosissimi sequel inutili e scadenti, ma un film più che sufficiente.

David Bowie (8 gennaio 1947 – 10 gennaio 2016)

L’uomo che cadde sulla Terra, di Nicolas Roeg (1976).

The-Man-Who-Fell-To-Earth

Gigolò, di David Hemmings (1978).

David Hemmings - Just a Gigolo (Schöner Gigolo, armer Gigolo) (

Miriam si sveglia a mezzanotte, di Tony Scott (1983).

The-Hunger-david-bowie-27635654-634-480

Furyo, di Nagisa Oshima (1983).

furyo

Tutto in una notte, di John Landis (1985).

tutto in una notte

Absolute Beginners, di Julien Temple (1986).

absolute beginners

Labyrinth – Dove tutto è possibile, di Jim Henson (1986).

labyrinth

L’ultima tentazione di Cristo, di Martin Scorsese (1988).

THE LAST TEMPTATION OF CHRIST, David Bowie as Pontius Pilate, 1988, © Universal

Basquiat, di Julian Schnabel (1996).

basquiat

Zoolander, di Ben Stiller (2001).

zoolander

The Prestige, di Christopher Nolan (2006).

the prestige

Pillole di cinema – Macbeth

Macbeth_2015_poster“What man dare, I dare.” – Macbeth, Atto III, Scena IV.

TRAMA: Scozia medievale. Macbeth, generale dell’esercito di re Duncan, viene messo a corrente della profezia di tre streghe che ne preannunciano prima la nomina a barone e poi quella a re.
Egli, spinto anche dalla brama di potere della sua Lady, non verrà meno a quanto predetto dalle streghe, ma la sua ascesa non sarà indolore…
Adattamento cinematografico dell’omonima tragedia di William Shakespeare (1605-1608).

PREMESSA: Essendo la fonte originaria vecchia di più di quattro secoli, la recensione seguente conterrà spoiler (anticipazioni sulla trama).

PREGI:

– Michael Fassbender: Personaggio caratterizzato da una notevole sfaccettatura e dotato di numerose connotazioni introspettive, Macbeth è un character estremamente complesso.

Se in alcuni frangenti infatti si comporti da risoluto e spietato tiranno, egli vive altresì in un perpetuo stato di ansia e timore, dovuto alla crescente paranoia nei confronti di ciò che lo circonda e alla temibile influenza esercitata su di lui dalla determinata consorte. La profezia delle Norne condiziona pesantemente il modo di comportarsi del generale (prima) e re (poi), trascinandolo progressivamente verso l’alienazione.

L’attore nato nel Baden-Württemberg è un Macbeth realistico in ogni sua connotazione, offrendo una prova recitativa decisamente profonda e matura, attraverso la quale lo spettatore può assistere ai numerosi turbamenti del personaggio.

macbeth fassbender

– Marion Cotillard: vedi alla voce precedente.
Lady Macbeth è un personaggio estremamente arrivista, spietato e determinato, tanto che è lei ad assumere il comando degli eventi dopo la frattura nella psiche del marito.
Ciò avviene fino al suo crollare come il masso di Sisifo nella parte conclusiva della tragedia, in cui emergono le sue debolezze e il peso insopportabile di ciò che ha commesso, che la schiaccia senza pietà.

L’attrice francese è ottima come Regina di Picche, sfruttando espressività, linguaggio del corpo e perfino sessualità attraverso una recitazione in linea con il personaggio e che non pare farla strabordare dalle righe.

macbeth e lady

– Attinenza al testo originario: Sempre ben accetta, la fedeltà alle opere letterarie dimostra il rispetto nutrito dai successivi adattatori nei confronti di ciò su cui stanno mettendo le mani.

Ovviamente talune rivisitazioni possono risultare ben realizzate e piuttosto curiose (come il Macbeth del 2010 con protagonista Patrick Stewart ed ambientazione ricordante la Russia sovietica), ma se non si è abbastanza sicuri delle proprie capacità o fiduciosi sul risultato finale, basarsi su testi notori da secoli non è un’idea pellegrina.

– Costumi e fotografia: Tanto barocchi i primi, che portano agli occhi dello spettatore sia il fasto delle corti medievali che gli indumenti da battaglia lordi di fango e sangue, quanto tetra e satura la seconda, che pare avvolgere i protagonisti in una mefitica cappa dovuta alle loro turpi azioni.

macbeth streghe

– “O Flouer o Scotland / Whan will we see / Your like again…”: Molto apprezzabile la scelta di connotare il film di una prepotente ambientazione scozzese: le Highlands, la nebbia e i landscapes la fanno infatti da padrone in numerose inquadrature, e in molte altre offrono il loro freddo abbraccio agli interpreti.

Ciò fa sì che l’elemento umano abbia una connessione più stretta con quello naturale, non rendendo i personaggi elementi estranei e fuori posto, ma stabilendo un contatto simile a quello che si instaura su di un palcoscenico vero e proprio.

DIFETTI:

– Bbaaatttaagggllliieeee iiinn ssslllooouummmooossscccioooonnn…: Per quanto questa tecnica possa esaltare la crudezza del conflitto ed enfatizzare perciò lo sforzo dei partecipanti, in un contesto medievale shakespeariano risulta un espediente registico piuttosto forzoso e stonato.

In generale non è una scelta che mi dispiaccia in sé, ma usata qui può lasciare un po’ perplessi.

macbeth battaglia

Consigliato o no? Assolutamente sì. Che amiate o meno uno dei più grandi drammaturghi della storia occidentale o che conosciate o meno il testo della tragedia, l’undicesima trasposizione per il grande schermo del Macbeth è un’ottima pellicola dall’eccellente realizzazione.

TOP/FLOP 2015

stairway to heaven highway to hell

Ovvero il meglio e il peggio dell’anno appena trascorso. IMHO, ovviamente.

Dopo le edizioni 20122013 e 2014 torna il mio breve riassunto dell’ultima annata cinematografica, con il top e il flop di ciò che mi è capitato di vedere in questo 2015.

Per ogni pellicola il link alla recensione (se presente).

N.B. Come sempre NON è una vera e propria classifica, i film sono inseriti in semplice ordine alfabetico.

Green thumbs up on white.

TOP 5 2015:

Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza) di Alejandro González Iñárritu.

Birdman-la-colonna-sonora-del-film-di-Alejandro-Gonzalez-Inarritu

Un piano sequenza di due ore segue una celebrità decaduta nel suo travagliato percorso di rinascita artistica e personale.

L’individuo che lotta contro tutto, tutti e persino una parte di se stesso per risalire la china, ritrovando la dignità perduta e il rispetto da parte del mondo che lo circonda. Il passaggio da pellicole supereroistiche al teatro simboleggiante la culla della recitazione, sicura nell’accogliere gli interpreti ma spietato nell’offrirli al mondo come tributi sacrificali.

Oltre ad una interessantissima scelta registica, ottima fotografia e un Michael Keaton veramente sugli scudi, attorniato da altri attori in forma (Stone, Norton e Watts).

The Imitation Game di Morten Tyldum.

imitation game

La storia di uno dei più sconosciuti geni del ‘900 rivive grazie ad un’intensa interpretazione da parte di Benedict Cumberbatch e ad un’esposizione narrativa eseguita attraverso l’intreccio di piani temporali, che rende il film più vivace di altre biografie.

Biopic solido e ben realizzato, riesce a mostrare allo spettatore sia il lato professionale del protagonista, gravato da un fardello tanto importante quanto oneroso, sia l’importante fattore umano, pennellando i tratti distintivi dell’uomo oltre il matematico.

Inside Out di Pete Docter.

Inside-Out 2

Uno dei migliori film d’animazione occidentale degli ultimi anni, tentativo brillantemente riuscito di rendere protagonisti di una pellicola di tal genere degli elementi astratti.

Evitati possibili scivoloni dovuti alla delicatezza del tema, una perla di rara bellezza che ad una facciata colorata e allegra adatta ad un pubblico molto giovane abbina notevole profondità narrativa ed un sapiente bilanciamento dei picchi emotivi.

Concetti quali “ricordi” o “sogni” vengono mostrati con tanta semplicità quanta cura, riuscendo a delineare narrativamente il passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Mad Max: Fury Road di George Miller.

Mad-max-center-framed

Il ritorno in grande stile di una saga cinematografica iconica, questo film è una boccata d’aria fresca per un genere troppo spesso appiattito da pellicole banali e vuote.

Un esplosione di tensione ed azione caratterizzata da un ritmo forsennato e da uno stile registico efficace ed entusiasmante, unito ad una fotografia ottima.

Due ore di inseguimento mozzafiato, un continuo nodo in gola con personaggi ben caratterizzati immersi in uno sterminato deserto.

Il ponte delle spie di Steven Spielberg.

ponte delle spie

Solido dramma con venature legal, un film ben orchestrato e narrativamente efficace.

Cornice storica interessante e ben resa su schermo, in cui un Tom Hanks padrone della scena offre un’ottima interpretazione.

Pellicola di buona fattura sia narrativamente, grazie ad una sceneggiatura ordinata, sia visivamente, con un intenso connubio regia-fotografia, fautrici di notevole impatto emotivo.

 

MENZIONE SPECIALE: Kung Fury di David Sandberg.
Menzione MOLTO speciale, non essendo questo un film bensì un cortometraggio uscito su YouTube, per un’opera che riesce a raggruppare tutti i crismi tipici dell’action movie anni ’80.
Divertente, esagerato e fracassone, trenta minuti di pura nostalgia e stereotipi di un certo tipo di cinema rivisti in maniera tanto intelligente quanto sopra le righe.

kung-fury-scene

 

Red thumbs down on white.

FLOP 5 2015:

Cinquanta sfumature di grigio di Sam Taylor-Johnson.

ap_fifty_shades_of_grey_wy_150212_16x9_992

Alcuni lo hanno definito “l’evento cinematografico dell’anno”.

Altri lo hanno definito “uno dei simboli del degrado sociale”.

Io lo definisco “una delle più ignobili cazzate a cui io abbia mai avuto la disgrazia di assistere”.

Lo stereotipo erotico del miliardario figo inserito in un complesso narrativo di una banalità e piattezza quasi dolorose, e che funge da mero pretesto per narrare una vicenda scialba e facilona.

Personaggi bidimensionali, atmosfera da mediocre fotoromanzo e simbolismo di ostentata affettazione per una pellicola veramente pessima sotto ogni punto di vista.

Exodus – Dei e re di Ridley Scott.

exodus-gods-and-kings-141029

Neo-peplum banale e prolisso, la cui qualità non riesce ad essere sollevata da un cast sulla carta buono ma nello specifico parzialmente fuori ruolo e svogliato.

Opera che non possiede un equilibrio tra la spettacolarizzazione scenica e l’introspezione psicologica dei personaggi, denotando quindi un ritmo sincopato e una scarsa capacità di catturare l’attenzione del pubblico.

Completano il quadro modifiche ed aggiunte azzardate allo scarno testo di partenza, le quali volgono troppo il film sull’americanata facendo scemare l’essenza narrativa originaria.

Fantastic Four – I Fantastici Quattro di Josh Trank.

fantastic-4-i-fantastici-quattro-un-b-roll-mostra-scene-tagliate-al-cinema-234668

Indubbiamente uno dei peggiori superhero-movies della storia recente, un film che pecca di enormi problemi realizzativi e pesantemente condizionato dalla diatriba tra il regista e la produzione (Fox).

Ciò ha portato ad una pellicola veramente raffazzonata, girata male, scritta peggio e con differenze di ritmo tra il primo ed il secondo tempo esagerate.

Totale buco nell’acqua naturale conseguenza di un’opera noiosa e senza alcun aspetto degno di sufficienza.

Jurassic World di Colin Trevorrow.

Jurassic_World_71971

Pessimo tentativo di riportare al cinema una delle serie cinematografiche più famose dell’ultimo quarto di secolo, Jurassic World è una baracconata senza arte né parte che ha come unico effetto sortito nel pubblico quello di fargli rimpiangere il capitolo primigeno di tale franchise.

In una cornice di computer grafica mal resa e scarsamente credibile agiscono personaggi stereotipati e dal carisma decisamente mancante, tratteggiati inoltre da una sceneggiatura richiedente una sospensione dell’incredulità che definire “eccessiva” sarebbe usare un notevole eufemismo.

Il simbolo del disperato tentativo di Hollywood di mungere le sue vacche fino allo sfinimento.

San Andreas di Brad Peyton.

san-andreas-movie-review-427699

Appartenente al genere disaster movie, già di per sé caciarone e connotato da una spettacolarizzazione estremizzata, un film di rara stupidità che risulta una banale scopiazzatura di The Day After Tomorrow2012 o altre pellicole che vedono come antagonista Madre Natura.

Immane povertà di idee in sceneggiatura, interpreti di contorno selezionati a casaccio e un ex wrestler come protagonista contribuiscono a far sprofondare l’opera nel più recondito dimenticatoio.

Considerata l’eccessiva elasticità del realismo scientifico e la completa ignoranza di quello fisico, non ci sono curve della Daddario che tengan…

alexandra_daddario

Ok, magari sì.

 

MENZIONE SPECIALECenerentola di Kenneth Branagh.
Apprezzo molto il regista nativo di Belfast, e proprio per questo sono sinceramente dispiaciuto che abbia girato una pellicola così piagata da una profonda ed essenziale inutilità.
Non si sentiva assolutamente la necessità infatti di un ennesimo riadattamento di una storia arcinota, per di più cercando di ricreare la magia dell’animazione in una versione live action.
Caramelloso, ridondante e banalotto.

Lily James is Cinderella and Richard Madden is the Prince in Disney's live-action feature inspired by the classic fairy tale, CINDERELLA, which brings to life the timeless images in Disney's 1950 animated masterpiece as fully-realized characters in a visually-dazzlling spectacle for a whole new generation.

 

RECENSIONI 2015 PIÙ LETTE:

1) Cinquanta sfumature di grigio;
2) Jurassic World;
3) Star Wars: Il risveglio della Forza;
4) American Sniper;
5) La teoria del tutto;
6) Avengers: Age of Ultron;
7) Pillole di cinema – Fantastic 4 – I Fantastici 4;
8) The Last Witch Hunter: L’ultimo cacciatore di streghe;
9) Mad Max: Fury Road;
10) Pillole di cinema – San Andreas.

 

Come sempre, un ringraziamento a coloro che mi hanno seguito durante questo 2015 cinematografico e un augurio a tutti di buon anno nuovo, che spero sia ricco di soddisfazioni.
E di buon cinema 😉

Mattia.

Cloud dei tag