L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per novembre, 2015

Pillole di cinema – The Visit

the visit locandina“Che occhi grandi che hai…”

TRAMA: Una madre lascia i suoi figli, fratello e sorella, alle cure dei nonni per una breve vacanza. La vita dei due anziani sembra del tutto normale ai ragazzi, tranne per una regola: non uscire di camera dopo le nove e mezza…

PREGI:

– Ribaltamento dei canoni narrativi classici: I nonni, solitamente figure rassicuranti immerse in un’aurea di candore e saggezza, assumono qui connotazioni inquietanti, che contribuiscono positivamente alla tensione.

the visit scena

– Plot twist alla Shyamalan…(no spoiler): Ribaltamento delle premesse narrative che crea un interessante capovolgimento tra ciò che pensavamo di conoscere e ciò che è la realtà delle cose.

DIFETTI:

– …che è però il classico plot twist alla Shyamalan: Presente in praticamente tutte le sue opere, quando la sorpresa è ripetuta non è più una sorpresa.

– Mockumentary espediente ormai abusato: Per quanto la visione del film attraverso il punto di vista dei suoi personaggi aumenti il senso di immedesimazione (elemento importante per creare la tensione tipica di una pellicola di questo tipo), negli ultimi anni si è assistito a veramente TROPPE opere girate in tale modalità.

La tensione quindi va talvolta a ramengo e viene sostituita dalla noia unita alla mancanza di sopportazione per la suddetta ripetitività.

the visit scena 2

– Premesse narrative illogiche: Che un film con venature thriller/horror più o meno accentuate contenga elementi facenti parte del cosiddetto “patto narrativo” è un conto, il problema è quando già in partenza si nota qualche lacuna espositiva legata alle cause di quanto avviene su schermo, invece che alle conseguenze.

the visit camera

– Shyamalanate: Dal vocabolario Serenelli, dicesi “Shyamalanate” dialoghi inconsistenti che dovrebbero essere realisticamente vacui ma che in pratica fanno solo perdere tempo e risultano quindi inutili ai fini della vicenda.

Bla, bla, bla…

Consigliato o no? Dipende MOLTO dall’apprezzamento che avete o meno nei confronti di questo regista e di questo tipo di espediente registico.

Regolatevi di conseguenza.

Best

Dieci anni senza Best (22 maggio 1946 – 25 novembre 2005).

Serenate Cinematografiche

bestMaradona good.
Pelé better.
George Best.

TRAMA: Ascesa e caduta di George Best, stella del calcio mondiale a cavallo degli anni ’60 e ’70.
A fenomenali giocate sul campo abbinava seri problemi di dipendenza dall’alcool e una personalità autodistruttiva.

RECENSIONE: Diretto e sceneggiato da Mary McGuckian, questo film è un buon biopic su un campione del pallone bruciatosi presto a causa dei suoi demoni personali, e inserito nella triste cerchia che ha annoverato nel corso dei decenni grandi calciatori come Garrincha, Gascoigne, Socrates e Maradona.

La pellicola segue la sua parabola umana e calcistica, unendo questi due aspetti e mostrandone l’avanzamento in parallelo.

Per quanto riguarda l’ambito prettamente sportivo del Pallone d’Oro del 1968, Best mostra alcune tappe fondamentali della sua carriera calcistica, come la finale della Coppa dei Campioni 1967-68 vinta da protagonista contro il Benfica di Eusebio, le giocate di classe da giovanissimo e il record di 6 goal segnati…

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Serenate. Parole e opinioni in libertà – Dragon Ball Z: The Fall of Men

Ovvero, Terminator 2 in salsa Saiyan.

fall of men

Nella realizzazione di un prodotto per l’intrattenimento, qual è la cosa più importante?

Avete pensato “il budget”?

Bravi.

Sbagliato.

La cosa più importante di un film/videogioco/serial/quello-che-volete è che abbia una buona idea dietro, e che la sua realizzazione pratica si dimostri essere effettuata con criterio.

Questo spiega, ad esempio, perché Chronicle costato 12 milioni di dollari è un buon film e Fantastic Four costato 120 è una puttanata.

The Fall of Men è un video fan-made di produzione francese, connesso al celebre manga/anime Dragon Ball e legato in particolare allo special Dragon Ball Z: La storia di Trunks.

Con un budget (160mila dollari) nettamente inferiore a moltissime produzioni legate a film destinati alle sale cinematografiche, è un ottimo prodotto di notevole fattura, che attinge intelligentemente dal materiale d’origine aggiungendo elementi innovativi e presentando un taglio narrativo interessante.

Poi mi raccomando, mandiamo al cinema Dragonball Evolution, Fast & Furious 45 – La corsa dei segway o Film con protagonista femminile tratto da romanzo young adult a tema distopico che Cristo non mi è venuto in mente nessun titolo storpiato ed ironico perché sono tutti cazzo uguali.

Nell’attuale panorama cinematografico denso di reboot, remake, sequel e altre balordate messe in piedi solo per fare cassa penso che progetti di questo tipo siano una boccata d’aria fresca, perché dimostrano l’affetto per una determinata fonte d’ispirazione ed allo stesso tempo una notevole inventiva.

Avete presente Kung Fury?

Fate “sì” con la testa anche se non è vero.

Qui il video, che personalmente ho apprezzato molto.

Spectre

spectre locandina itaCinematografiche.

Serenate, cinematografiche.

TRAMA: Un misterioso messaggio conduce James Bond in una missione che lo porta da Città del Messico fino a Roma. Lì scopre l’esistenza di una misteriosa organizzazione criminale radicata in tutto il globo e responsabile di numerosi crimini su larga scala, nota come SPECTRE.

RECENSIONE: L’agente segreto, che figata.

Agire sotto copertura per gli interessi del proprio Paese, silenziosi e impalpabili come fantasmi.

Come brezza marina, spostarsi di luogo in luogo senza lasciare traccia.
Quasi eterei.

Mantenere un basso profilo.

Rimanere nell’ombra.

E soprattutto mai, e dico MAI rivelare la propria vera identi…

Per la regia di Sam Mendes, Spectre è il ventiquattresimo film della serie cinematografica avente protagonista l’agente “segreto” più iconico, alcolizzato, donnaiolo ed improbabile al servizio di Sua Maestà; con un ritmo dalla velocità altalenante e un buon comparto visivo, questa pellicola costituisce la magna summa di tutto l’universo narrativo creato dalla penna di Ian Fleming.

Intrighi internazionali, automobili veloci, belle donne sempre pronte a cadere immancabilmente ai piedi del nostro eroe e fiumi di alcolici hanno reso immortale l’agente 007, e questi fattori sono tutti presenti nelle circa due ore e mezza di durata del film.

spectre inseguimento

Tale aspetto è sia il punto di forza di Spectre, presentando tutti gli elementi celebri di questa saga per la gioia degli appassionati, sia la sua pecca principale, dato che ad una regia di buona fattura unita ad efficaci effetti speciali nelle scene d’azione non si accompagna una sceneggiatura solida e brillante.

Una sgargiante carta da parati non riesce a sollevare più di tanto un edificio dalle fondamenta scricchiolanti, e Spectre palesa i suoi limiti in fase di costruzione narrativa.

La regia mostra una mano sapiente, sapendo quando e quanto mostrare delle varie città in cui si svolge l’azione (Città del Messico, Roma, Londra, Tangeri) e come utilizzare questi sfondi urbani per le vicende narrative.

Tra esplosioni, inseguimenti adrenalinici e corse contro il tempo non si ha l’impressione di assistere ad un banale tour esotico in giro per il globo alla Che fine ha fatto James Bond?, ed in particolare alcune scelte stilistiche, come il lungo piano sequenza d’apertura o gli ottimi titoli di testa, risultano godibili e funzionali.

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Come già accennato, però, la storia è piuttosto prevedibile, e sembra che gli autori abbiano pensato quasi esclusivamente a come presentare la nemesi di Bond piuttosto che ad imbastire una trama elaborata che potesse valorizzare le tematiche del film.

La SPECTRE (acronimo di SPecial Executive for Counter-intelligence, Terrorism, Revenge and Extortion) è l’organizzazione criminale per eccellenza del cinema, ed il suo leader, Ernst Stavro Blofeld, costituisce uno degli antagonisti più iconici della settima arte, dando ispirazione a numerosi altri villain di diversi media (il più evidente è la sua parodia comica Dottor Male nella serie Austin Powers, ma si può citare anche come esempio Artiglio de L’ispettore Gadget).

Questa organizzazione è simbolo del radicamento del Male. La piovra della SPECTRE controlla infatti attività criminali in tutto il globo, costituendo quindi il marcio della società civile condensato in un’unica fonte.
Purtroppo sarebbe stato auspicabile un uso più elaborato e complesso dell’arcinemico bondiano per eccellenza, perché la semplicità espositiva non rende giustizia ad elementi così importanti per la serie.

SPECTRE ring

Il quarantasettenne Daniel Craig torna per la quarta volta a vestire gli abiti sartoriali di Bond, a nove anni dalla prima in Casino Royale.

Attore dall’espressività piuttosto granitica e che non so perché mi ricordi Charles Bronson, non possiede il fascino da impeccabile gentiluomo rubacuori di Sean Connery (oddio, qui bisognerebbe chiedere alle fanciulle) ma non è nemmeno uno sfrenato donnaiolo gigione alla Roger Moore.

Il suo Bond è forse quello più provato e ferito psicologicamente, e il viso contratto ed impenetrabile di Craig fa trasparire la lotta perenne che egli ingaggia con i suoi demoni interiori; dare tale connotazione al personaggio non è una cattiva scelta, anzi, lo rende narrativamente tridimensionale e più profondo.

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Christoph Waltz è Blofeld, simbolo di tutto ciò che è malvagio in questo mondo (è leader di un’organizzazione criminale, non esita ad uccidere chi intralci i suoi piani, ha un gatto); calcolatore e machiavellico, purtroppo alcune dinamiche narrative che lo riguardano paiono forzate e non convincono.
In pellicole come questa, con l’eroe a farla da totale protagonista, è importante posizionare sull’opposto piatto della bilancia un nemico di un certo spessore, e, nonostante la bravura dell’interprete, in Spectre ciò non avviene, sempre a causa della sceneggiatura.

Non basta un persiano per fare un Blofeld.

spectre blofeld

Léa Seydoux è la classica fiamma bondiana piuttosto banale: passato più o meno tragico/complicato, fascino particolare, personalità forte e simil-indipendente ma che alla fine della fiera ha bisogno di essere salvata dall’eroe in Aston Martin.

Ruoli di contorno per Monica Bellucci, la cui dizione è ancor più raggelante di quanto ricordassi, e Bautista, solito scagnozzo enorme, manesco e silenzioso.

lea seydoux spectre

Tornano dalle opere precedenti il sempiterno Ralph Fiennes (Grand Budapest Hotel) come M, Naomie Harris nelle vesti di Moneypenny e Ben Whishaw (che intepreterà lo scrittore Herman Melville nel prossimo Heart of the Sea di Ron Howard) come giovane ed ironico Q, fonte di molti scambi comici con Bond/Craig.

In conclusione Spectre non è un brutto film nel senso stretto del termine, ma purtroppo è caratterizzato da un grosso e deleterio dislivello tra l’ottimo ambito visivo ed una sceneggiatura piuttosto scontata e povera di inventiva, che lo rende un’occasione un po’ sprecata per chiudere col botto il binomio Mendes-Craig.

Peccato.

The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe

the-last-witch-hunter--l-ultimo-cacciatore-di-streghe locandina– Suvvia, “niente cazzate”.

– Ho forse detto “niente cazzate con Vin Diesel”?!

TRAMA: Kaulder è un cacciatore di streghe che combatte contro le forze del Male da secoli. Poco prima di essere uccisa, infatti, la Regina delle streghe gli ha passato la sua immortalità, in segno di maledizione.
Oggi è l’ultimo cacciatore rimasto, e quando la Regina risorge in cerca di vendetta comincia una battaglia serrata che rischia di distruggere l’intera umanità.

RECENSIONE: Per la regia di Breck Eisner, The Last Witch Hunter è un’opera banale e abbastanza stupida, che al buon cinefilo fa balenare alla mente i bei vecchi tempi in cui a fare i conti con una sposa di Jack Nicholson si era trovato Nicolas Cage.

Qui in particolare si riscontrano inoltre analogie con il dimenticabile/ato Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe, aggiungendo un pizzico di Van Helsing e una spruzzata di Constantine.

Filmoni, eh?

last witch hunter strega

Dato il tema della pellicola mi gioco subito la battuta facile e stereotipata, così me la tolgo dai piedi e possiamo andare oltre.

Eh-ehm:

In The Last Witch Hunter Vin Diesel combatte contro irascibili e terrificanti donne votate al Male.
Tipo quando stringono un patto col diavolo.
O quando hanno il premestruo.

Fatto, andiamo avanti.

Niente Potere del Trio qui, ma personaggi bidimensionali smussati con l’ascia come ogni film squallido che si rispetti.
Attraverso una paurosa accozzaglia di cliché uno più telefonato e stravisto dell’altro (l’highlander smemorato, il vecchio mentore dal cuore d’oro e i cattivi brutti e tetri, ci manca solo la strega lesbica) si riprende il tema della fattucchiera come creatura magica avente un controllo sui quattro elementi (niente Cuore di Kamčatka?), con un’infarinatura leggera leggera di lotta sociale.

Fortunatamente ci risparmiamo Lenin che si scioglie con l’acqua.

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La regia non si basa sul ritrovamento di un nastro realizzato da escursionisti incauti, ma utilizza le classiche riprese semi-pseudo-tipo-oniriche in cui si va indietro e avanti nel tempo a raffica con relativi cambi di luce e filtri.

Tali passaggi, sottili e delicati come buttare un’incudine in una piscina, non fanno altro che aumentare nello spettatore il pensiero di come avrebbe potuto sfruttare altrimenti il tempo buttato nel guardare il film, con valide alternative come fissare il muro, dormire o spararsi.

Considerando comunque la breve ora e mezza di durata, se non altro questa boiata finirà prima che la foresta di Birnam marci contro di noi.

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Come già accennato in apertura, i temi de L’ultimo cacciatore di streghe sono gli stessi di un qualsiasi film d’azione fantastico/horror o simili che abbiate mai visto nella vostra vita.

L’ultimo guerriero che combatte ed il Male come entità sempiterna sono i principali, e vengono rimarcati in mezzo ad uno stuolo di comprimari inutili, trascurabili e altrettanto stereotipati che costituiscono un pallido contorno.

I dialoghi sono la quintessenza del già sentito, e la sceneggiatura è stata probabilmente ideata a seguito di un’indigestione di cozze, un delirio di febbre malarica o una visione indotta dalla tizia col fratello che corre veloce, perché non si spiega altrimenti la totale mancanza di brio narrativo.

Protagonista il sempre granitico Vin Diesel (è Dìesel, non Diesèl). Adatto ai panni del savio eroe immortale come Denzel Washington alla riunione del Ku Klux Klan, non ha la capacità di iniettare buone dosi di ironia in un film mediocre per tenere sveglia l’attenzione del pubblico, come farebbe uno Schwarzenegger o un Dwayne Johnson.

the last witch hunter diesel

Questa è una grossa pecca, perché la scarsa qualità è già letale di per sé, e se vi si aggiunge un ritmo triste come tre sorelle impiccate, il risultato è tragico.
Tale accoppiata sospende il film in un limbo: sicuramente non una buona pellicola, ma neanche una cazzata disimpegnata e ridanciana per soddisfare la propria voglia di svago.

In una robaccia del genere non speravo certo di vedere Rose Leslie interpretare un memorabile personaggio femminile forte ed indipendente (per la qualità risibile di questa pellicola mi sarei accontentato di lei nuda in una caverna), ma stanca assistere al solito personaggio piatto e con due caratteristiche-due messe alla veloce tanto per non essere tacciati di maschilismo.

the-last-witch-hunter- rose leslie

Ruolo minore per un impalpabile Elijah Wood: non posso sfottere il film per lui, ma posso sfottere lui.

Non è comunque il peggiore dei film possibili (la strega avrebbe potuto avere una bisbetica madre che vi faccia da suocera), ma The Last Witch Hunter è sicuramente un’opera piena di difetti, che anche in un periodo post-Halloween non ha particolari motivi per essere guardata.

P. S. Chi indovina tutti i riferimenti a streghe di altre opere in questa recensione vince un orsacchiotto.

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