L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per settembre, 2015

Pillole di cinema – Everest

everest locandina«Perché vuole scalare l’Everest?»
«Perché è lì.»

George Mallory (1886 – 1924), alpinista che ha fatto parte delle prime tre spedizioni inglesi per la conquista della cima del monte Everest.

TRAMA: Le avversità del viaggio di due diverse spedizioni alla scalata del monte Everest, tra ostacoli ai limiti delle possibilità umane e lotta per sopravvivere.
Ispirato ad una storia vera raccontata nel saggio Aria sottile (1997).

PREGI:

Ambientazione: Il pregio principale del film che ha aperto la  72ª edizione del Festival di Venezia è indubbiamente la location. Uno dei luoghi più pericolosi per la sopravvivenza dell’homo sapiens diventa teatro di una lotta dell’uomo contro le avversità di Madre Natura, che martella incessantemente le membra e lo spirito come un fabbro instancabile.

everest panorama

Il freddo, le tempeste e la mancanza di ossigeno, condizioni particolari in altri luoghi, sono lì la norma, rendendo la scalata una titanica sfida alla propria resistenza avente come obiettivo il superamento dei limiti umani.

“L’essere umano non è fatto per funzionare alla quota di crociera di un 747”.

everest scena

Cast: Ricco e vario, riunisce molti attori noti creando un dipinto corale e collettivo, che aiuta lo spettatore a non focalizzarsi solo sul classico “protagonista”, ma a prestare attenzione alle condizioni dei vari membri delle spedizioni, ognuno con un proprio carattere e background.

Abbiamo infatti Jason Clarke (recentemente John Connor in Terminator Genisys), Jake Gyllenhaal (pugile in Southpaw), Josh Brolin (Sin City – Una donna per cui uccidere), Emily Watson (La teoria del tutto), Keira Knightley (The Imitation Game) e molti altri interpreti di ottimo livello.

everest cast

DIFETTI:

Ritmo lento: È ovvio che per raccontare di una spedizione montana sia necessario focalizzarsi inizialmente sulle fasi di preparazione della stessa, ma la parte iniziale della pellicola presenta una cadenza narrativa piuttosto compassata.

Il problema di questo fattore è che un film necessita di catturare fin da subito l’attenzione dello spettatore, perché persa quella già in partenza è molto difficile recuperarla con il prosieguo.

Everest acquista velocità con il passare dei minuti, ma chi dovesse annoiarsi in apertura potrebbe perdere la voglia di seguire la vicenda.

everest scena 2

Consigliato o no? Meno americanata di quanto avrebbe potuto essere, un film che comunque merita una visione.

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Inside Out

inside out locandinaTu chiamale, se vuoi, emozioni.

TRAMA: Riley è una ragazzina di 11 anni che si trasferisce con la famiglia a San Francisco. È guidata come tutti dalle cinque emozioni principali (Gioia, Paura, Rabbia, Disgusto e Tristezza), che vivono nella sua mente e la aiutano ad affrontare la quotidianità.

RECENSIONE: Tralasciando l’ovvio fattore intrattenimento e l’industria che economicamente li produce, i film sono fondamentalmente opere di tipo artistico, e in quanto tali la loro essenza risiede nel trasmettere emozioni allo spettatore.

Tali emozioni possono scaturire in maniera più o meno naturale o forzata, e questo in base alla qualità complessiva del film stesso e alle modalità con cui vengono presentate determinate tematiche.

Un horror che tiene incollati alla sedia con gli occhi sbarrati, una commedia che fa indolenzire gli addominali a forza di ridere e un dramma che gonfia il magone nel petto si basano tutti, pur con ovvie distinzioni di genere, sullo stesso principio di base.

E se in un film le emozioni avessero il ruolo di protagoniste?

In tal caso abbiamo Inside Out.

Uno dei migliori film d’animazione occidentali degli ultimi quindici anni.

inside out emozioni 2

Per la regia e la sceneggiatura di Pete Docter (già director di Monsters & Co. Up), il quindicesimo lungometraggio della Pixar è un’opera di una profondità narrativa rara, resa ottimamente sullo schermo da un impianto visivo di notevole fattura che sa rendere al meglio agli occhi ciò che in realtà è chiaro solo alla mente.

Uno dei grandi pregi di questo meraviglioso film è infatti quello di sapere raffigurare componenti fondamentali della personalità umana, ossia appunto le emozioni, i pensieri e la coscienza in generale, attraverso scelte artistiche tanto dirette quanto ragionate e intelligenti.

Inside Out non è il primo caso di animazione utilizzata per mostrare il nostro organismo umanizzandone le componenti; ad esempio possono essere citati il film del 2001 diretto dai fratelli Farrelly Osmosis Jones o, andando più indietro nel tempo, la famosa serie animata francese Esplorando il corpo umano (titolo originale Il était une fois… la Vie).

Osmosis_jones

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Ciò che li differenzia da Inside Out, e che al contempo aumenta il valore artistico di quest’ultimo, è che nei due esempi citati vengono ad essere antropomorfizzate delle parti costitutive oggettive e biologiche del nostro essere.

Per quanto microscopici essi siano, infatti, i globuli rossi e bianchi, i neuroni, i virus e i batteri sono elementi reali e concreti, che possono essere visti, “toccati” e misurati.

Le emozioni no.

Le emozioni sono concetti astratti.

Non è la stessa cosa.

inside out scena

Tutto ciò che riguarda la psiche umana viene qui reso attraverso un’esplosione ottica di colori e forme, denotante una piacevole e frizzante fantasia che però non si limita a crogiolarsi esclusivamente sulla resa visiva, ma dà anche vita a trasposizioni ingegnose di elementi immateriali quali “pensieri”, “ricordi” e “sogni”, risultando nel complesso bello a vedersi ed intelligente a capirsi.

Se i bambini rimarranno infatti divertiti da gag, personaggi colorati e ritmo narrativo incalzante, i più grandi potranno trovare nella pellicola ben più di uno spunto di riflessione, rendendo Inside Out in grado di unire semplicità e profondità attraverso modalità che raramente si vedono in un film.

La pellicola non si riduce infatti a raffigurare solo delle emozioni umanizzate, ma riesce anche a farle scaturire nell’animo dello spettatore, grazie ad una sceneggiatura ricca di spirito introspettivo che nello spazio di una stessa scena può passare in pochi istanti dal divertimento alla commozione, dal sollievo alla malinconia.

inside out gioia tristezza

Il tema di base è molto importante: si assiste alla piccola ma importante crescita emotiva di una ragazzina, attraverso avvenimenti per lei nuovi che la vedono protagonista, e grazie ai quali ella possa (così come ogni persona al mondo) sviluppare piano piano una propria personalità e intraprendere un percorso di maturità caratteriale.

Tale sviluppo è mostrato attraverso il ruolo che le emozioni giocano nei rapporti che Riley ha col mondo circostante, oltre che ponendo l’accento sul concetto di “memoria” e tematiche correlate, colonna portante della nostra capacità di apprendimento e crescita personale.

inside out riley

Le emozioni che la guidano sono personaggi ben resi sia esteticamente che caratterialmente, ed hanno in particolare il grande merito di risultare interessanti nonostante in apparenza possano sembrare unidimensionali, incarnando appunto solo un determinato aspetto dell’umana personalità.

In particolare è molto intrigante il rapporto tra i due antipodi Gioia e Tristezza, e come il film riesca a sviluppare narrativamente queste due emozioni mostrando il ruolo che esse assumono nell’indole di una persona.

Da questo legame nascono sia una moltitudine di spunti comici, dovuti all’ovvio espediente del contrasto tra due caratteri contrapposti, sia molti importanti elementi di riflessione introspettiva, che come già detto danno ad Inside Out una pregevolissima maturità narrativa ed artistica.

INSIDE OUT – Anger, Fear, Joy, Sadness and Disgust look out upon Riley's Islands of Personality. ©2015 Disney•Pixar. All Rights Reserved.

Probabilmente ho detto circa la metà di quanto avrei voluto, data la complessità della pellicola e la difficoltà di esprimere a parole emozioni e introspezione; riassumendo, si può dire che nonostante la classica facciata da cartoon colorato (per quanto di ottima fattura) che potrebbe ingannare un occhio superficiale, il film nasconda nel suo guscio una perla da opera impegnata e matura, che riesce a toccare le corde dell’animo facendo emergere ricordi ed emozioni.

Veramente ottimo.

Pillole di cinema – Fantastic 4 – I Fantastici Quattro

FANTASTIC-4-I-FANTASTICI-4-Poster-Locandina-2015Si ringrazia per il sottotitolo italiano indispensabile.

TRAMA: Durante un esperimento, quattro giovani vengono teletrasportati in un altro universo che altera i loro fisici e dà loro incredibili abilità; dovranno imparare a usare i loro poteri e a lavorare insieme per affrontare minacce alla Terra…

PREGI:

– Fa capire allo spettatore la teoria della relatività: Nonostante l’ora e quaranta di durata sia tutto sommato ridotta per gli standard dei superhero movie, a causa dell’iniziale ritmo lento dell’opera questi 100 minuti risultano ETERNI.

Il pubblico ne trarrà quindi un importante insegnamento scientifico, apprendendo sulla propria pelle quanto la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi possa essere distorta in base alle nostre percezioni.

Avete presente la citazione attribuita al grande fisico Albert Einstein secondo cui “Quando un uomo siede due ore in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà che siano passate due ore”?

Ecco, Fantastic 4 non è una bella ragazza.

Ma proprio no.

fantastici 4 tombe

– Prima o poi termina: Pregio legato indissolubilmente al primo punto, a differenza dell’universo, della stupidità umana e dell’amore femminile per i gatti, Fantastic 4 non è infinito.

DIFETTI:

[Dopo un’attenta riflessione e cercando di riassumere mentalmente tutto ciò che ho visto, posso arrivare a concludere che il difetto principale del film è…]

– Ogni cosa: Fantastic 4 non ha UNA componente che sia DECENTE.

Come per Ant-Man credo sia interessante conoscere la storia produttiva della pellicola. Le “divergenze” tra il regista Josh Trank e la Fox sono state ampie e troppo lunghe da spiegare, vi lascio un articolo QUI nel caso vi interessi un riassunto.

Sicuramente ciò ha portato ad un film ben al di sotto degli standard anche del più medio cinecomic.

O, per meglio dire, ben al di sotto di qualsiasi standard.

fantastici 4 spazio

La regia non ha un minimo stile visivo che la renda originale o personale; non si nota un tocco artistico del director che possa particolareggiare il film, dato che le riprese sono poste in atto con la più basilare diligenza dell’ABC del cinema.
Niente invenzioni particolari, niente usi di camera interessanti o brillanti, solo un gran ping pong di inquadrature alla lunga banali e stancanti, unite ad un montaggio senza guizzi e ad una CGI finta e irrealistica come poche.

fantastici 4 reed

La fotografia è tutto un gran blu-nero alla Nolan dei poveri, scelta incomprensibile visto che alle tonalità scure delle scene non si accompagna un’accurata introspezione narrativa che le possa rendere intense emotivamente.

Il tono emozionale di una sequenza cinematografica deve essere basato su tematiche interiori, sentimenti e profondità psicologica; questi aspetti dell’animo umano devono essere poi accompagnati visivamente da una determinata scelta dei toni di colore, legata a fotografia e scenografia.

Non viceversa, Cristo.

DF-14999r Reed Richards (Miles Teller) and Sue Storm (Kate Mara) harness their daunting new abilities to save Earth from a former friend turned enemy. Photo credit: Alan Markfield

Sempre rimanendo sulle modalità narrative, è da registrare quanto l’ironia tipica dei Marvel movies qui sia praticamente assente.
Persino il cupo e drammatico X-Men: Giorni di un futuro passato, sempre distribuito dalla Fox, aveva ogni tanto qualche botta di spirito.

Qui il nulla, se non brevissimi sprazzi più o meno stupidotti.

fantastici 4 scena

La sceneggiatura è, come sempre, la vera piaga di queste pellicole.

Qui in particolare ha più buchi di un groviera, e ciò risulta ancor più evidente da una prima metà molto (ma molto) lunga, con un ritmo molto (ma molto) lento che la rende molto (MA MOLTO) noiosa.
Ad essa fanno seguito una cinquantina di minuti dove ci si ricorda improvvisamente della presenza della quinta marcia sulla propria automobile e si decide di utilizzare solo quella, inanellando un evento dietro l’altro a raffica senza dar tempo allo spettatore di capire cosa stia veramente succedendo e senza spiegare le dinamiche narrative.

E quindi via di cose poco chiare, tirate per i capelli o bellamente ignorate.

fantastici 4 macchina

Gli attori non riescono ad essere credibili nell’interpretazione.

Una sceneggiatura che tratteggia i personaggi in due dimensioni-due fronte e retro di sicuro non aiuta, ma quelle che si vedono sembrano quasi più degli abbozzi o delle pallide imitazioni annacquate che delle interpretazioni vere e proprie; gli attori faticano molto a reggere il peso di figure nate editorialmente nel 1961, e che quindi sono arcinote a generazioni di ragazzini.
A ciò si aggiunge il totale stravolgimento dei personaggi, che vengono modificati veramente tanto per adattarli ad una sceneggiatura povera di spessore e di unità narrativa.

Il risultato è uno sciapo teen-drama, con la caratterizzazione di un diluito telefilm per famiglie e la profondità narrativa di un B-movie.

Per quanto riguarda l’attinenza fisica…

fantastici 4 cast marvel

…tazione è fondamentale fin dalle sue origini, con il teatro greco legato a maschere fisse e monoemotive, le quali avevano lo scopo di incarnare un archetipo caratteriale cercando di trasmettere tale sentimento al pubbli…

fantastici 4 cast marvel

…pete le uova dividendo i tuorli dagli albumi: montate quindi sia i tuorli che gli albumi in due ciotole distinte. In una nuova ciotola versate la fari…

fantastici 4 cast marvel

LO SO… che non vi è piaciuto! Lo so, ho capito, ho afferrato il concetto!

Sì, ok, hanno cambiato etnia a Johnny Storm senza un vero motivo; focalizzarsi solo su questo aspetto estetico, però, vorrebbe dire tralasciare ben più importanti difetti del film.

E implicitamente equivarrebbe anche ad affermare che le pellicole tratte da fumetti Marvel non abbiano mai avuto scelte di casting sbagliate o personaggi mal resi.

Sicuri?

deadpool marvel2

Elizabeth-Olsen-Scarlet-Witch-marvel-avengers-2

tim roth emil blonsky abominio marvel

ben kingsley mandarino 2 marvel

marvel alba sue storm

ghost rider nicolas cage marvel

jamie foxx electro marvel

electra marvel garner

marvel gambit 2

Ecco, diciamo che rispetto alla Torcia Umana afroamericana c’è di peggio.

Anche in questo stesso film.

fantastici 4 doom

L’azione è concentrata quasi solo nei pochi minuti finali, ma visto com’è l’andazzo della pellicola sino a quel momento, lo scontro dell’epilogo sarebbe potuto anche consistere in una battaglia rap e non sarebbe cambiato nulla.

TUNZ-TUNZ-YO!
Sono Mr. Fantastic
ti frantumo come un joystick
scopo la Donna Invisibile
tu sei un coglione inguardabile
con la testa di metallo
spari lampi a più non posso,
il tuo design è entrato in stallo
tra Electro e Colosso?
Covi rancore sotto traccia
diventando tutto pazzo
io non allungo solo braccia,
quindi succhiami il c**zo!

Ripensandoci, sarebbe stato quasi migliore del risultato originale.

Un film veramente pessimo da bocciare su tutta la linea, e non solo limitandosi al genere di appartenenza.

Consigliato o no? 

get out gif cary grant

P.S. Piccola curiosità spoilerosa: in QUESTO ARTICOLO potete trovare un elenco di tutte le scene dei vari trailer di Fantastic 4 che però NON sono poi presenti nel film.

Southpaw – L’ultima sfida

southpaw locandina itaDo it for your people
Do it for your pride
Never gonna know if you never even try.

TRAMA: Dopo una grave tragedia che lo ha colpito, un pugile ex campione dei pesi mediomassimi con una figlia piccola deve ricominciare la sua carriera dal nulla, con l’aiuto e gli insegnamenti di un vecchio allenatore.

RECENSIONE: Per la regia di Antoine Fuqua, Southpaw è un boxe movie piuttosto convenzionale per quanto riguarda la composizione dei suoi segmenti narrativi, che si eleva però dalla media grazie soprattutto alla convincente interpretazione di Jake Gyllenhaal e alla fotografia dell’italiano Mauro Fiore, sempre attenta a a trasmettere attraverso luci e toni gli stati d’animo emergenti dalle varie scene.

La sceneggiatura di Kurt Sutter, creatore della serie tv Sons of Anarchy, tesse una tela dalla rigorosità sequenziale che va a mettere in scena l’ottovolante della vita, che con i suoi sali-scendi mette alla prova la resistenza dello spirito di una persona.

Il proverbiale percorso formativo dalle stelle alle stalle ha qui valenza di rinascita umana prima che sportiva, con una maggiore maturità caratteriale che deve essere acquisita dal protagonista in modo da superare i momenti bui e lasciarsi alle spalle errori ed eccessi.

southpaw palestra

A fare da cornice a questa metamorfosi è l’aspetto prettamente romantico dello sport; non un romanticismo inteso nel senso strettamente amoroso del termine, anche se in Southpaw emerge rilevante il tema della famiglia, ma legato piuttosto ad un sentimento globale che pervade ogni azione o competizione dell’umana persona.

Versione moderna e in parte glamour dell’epica antica, il confronto sportivo assume toni ancestrali agli occhi del pubblico, con l’idolatria attribuita agli atleti in quanto campioni in discipline che a vario titolo mettono alla prova il fisico umano.

In quest’opera è inoltre importante il rapporto padre-figlia, in cui la figura genitoriale mostra dinamiche personali che la rendono sotto certi aspetti più infantile della sua stessa discendenza, la quale però ha l’importante ruolo di motivazione per la sua faticosa ed impervia risalita personale.

southpaw figlia 2

La fotografia acuisce questo elemento, focalizzandosi principalmente su toni scuri e bui in ambienti quali la palestra o la strada e prediligendo invece il chiarore nelle scene familiari o i colori vivaci nei segmenti pugilistici svolti sul ring.
Ciò contribuisce ad evidenziare le difficoltà della situazione personale del protagonista, la lunga ascesa fatta di duri allenamenti, il già menzionato importante ruolo della figlia e il ring come ambiente dove la natura del pugile possa esprimersi ai massimi livelli cercando di raggiungere l’affermazione della propria natura.

southpaw ring

Come già accennato in apertura, Jake Gyllenhaal interpreta il mancino (“southpaw”) del titolo offrendo una buona prova sia per quanto riguarda la resa del personaggio prettamente fisica sia sul versante emotivo.
Credibile come pugile sul ring quanto come padre disperato, l’attore californiano dà vita ad una notevole trasformazione fisica che aumenta nello spettatore il senso di realtà in ciò a cui sta assistendo.

southpaw figlia

In conclusione Southpaw è una pellicola piuttosto convenzionale ma con qualche freccia al suo arco, che rappresenta una classica parabola umano-sportiva fatta di vittorie e sconfitte.

Perché, talvolta, vedere qualcuno favorito o meno in una competizione è una mera invenzione della nostra mente.

E dei nostri occhi.

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