L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per luglio, 2015

Pillole di cinema – Ex Machina

ex machina locandina[…] allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.”
Genesi 2, 7.

TRAMA: Un programmatore di computer si aggiudica la possibilità di trascorrere una settimana nella casa in montagna appartenente all’amministratore delegato della società per cui lavora; scoprirà di dover partecipare ad un esperimento che coinvolge una nuova modalità di intelligenza artificiale.

PREGI:

Dicotomie: Per la regia dell’esordiente Alex Garland, Ex Machina è un’opera interamente basata sui contrasti netti e manichei tra varie coppie di elementi antitetici.
Naturale/artificiale, creatore/creazione, uomo/macchina, dentro/fuori, controllo esercitato e subito sono i numerosi temi fondamentali della pellicola, la quale ne guadagna molto in profondità narrativa e spessore argomentativo.

Tutti questi contrasti sono costantemente presenti nel film, come tante coppie di calamite che si attraggono e respingono reciprocamente, costituendo allo stesso tempo colonne portanti della narrazione.

ex machina uomo robot

Fotografia: Legata in parte al punto precedente, la fotografia di Ex Machina riesce ad aumentare le differenze enormi tra l’interno e l’esterno della casa (asettico, geometrico e rigoroso il primo quanto ricco di vita, colori e potenza naturale il secondo) ponendo ancor più l’accento sulla distinzione tra l’ambiente cinto dalle quattro mura e lo sconfinato mondo al di fuori di esse.

Gli ocra e i rossi delle sezioni più tecnologiche della magione si fondono con l’ampio uso di verdi e azzurri della foresta esterna (il film è stato girato in Norvegia), dando così vita ai verdi-grigi delle zone intermedie atte alla conversazione e alla consumazione dei pasti da parte dei due umani.

ex machina casa

ex machina esterno

Oscar Isaac: Le già citate distinzioni manichee si riscontrano anche nella caratterizzazione dei due protagonisti.

Se la recitazione di Domhnall Gleeson (già visto nella chicca Frank) si mantiene spesso sotto le righe, Oscar Isaac al contrario gigioneggia incontrastato.

Alcolizzato e sarcastico padre-padrone-creatore senza freni nella sua onnipotenza economico-scientifica, il Nathan di Isaac è un personaggio estremamente complesso, che tiene in mano le redini del film giocando con se stesso e con lo spettatore in un tripudio di stoccate, esagerazioni e approcci pratici all’esistenza.

Un po’ visionario alla Steve Jobs, un po’ cinico magnate alla Donald Trump, un po’ megalomane come gli antagonisti di James Bond, considerato l’ottimo acting in questo film non vedo l’ora di vederlo come Apocalisse nel seguito di X-Men – Giorni di un futuro passato.

ex machina isaac

DIFETTI:

Collage di altre opere: Col senno di poi si ha la sensazione che Ex Machina più che un film organico con un suo stile proprio sia un insieme di elementi prese da altre pellicole e fusi insieme.

I celebri rimandi, che preferirei non menzionare nello specifico per non fare anticipazioni sulla trama, per quanto ben strutturati potrebbero dare quindi l’impressione di già visto ad uno spettatore scafato in materia sci-fi.

ex machina eva calbe

Consigliato o no? Decisamente sì. Un buon film di fantascienza con un notevole spessore narrativo, una trama intelligente e temi eticamente interessanti, contornati da un efficace comparto visivo.

Babadook

babadook_poster_itaHush little baby, don’t say a word
And never mind that noise you heard
It’s just the beasts under your bed
In your closet, in your head.

TRAMA: Una madre rimane vedova dopo la morte del marito in un incidente stradale. Una sera, la donna trova in casa un libro per bambini che non ricordava di possedere, intitolato Mr. Babadook, e lo legge al proprio figlio. Il bambino si convince che la creatura descritta nella storia sia un mostro che li perseguiti…

RECENSIONE: Era una notte buia e tempestosa…

Veramente è un pomeriggio di luglio e c’è un sole che spacca le pietre, tu la tempesta ce l’hai nel cervello…

Come scriveva Edgar Allan Poe, “Sono un uomo che cammina da solo, e quando sono su una strada buia, di notte o a passeggio nel parco…”

Quelli sono gli Iron Maiden.

Immaginate in sottofondo un suono inquietante. Un’antica villa disabitata e scricchiolante… l’ululato di un lupo in lontananza… il vento che fischia tra gli alberi…

Il vecchio segnale orario della RAI…

Silenzio, idiota! Sto cercando di creare un’atmosfera adatta, e lo sai anche tu che è un fattore importante. Hai presente cosa ho scritto nella recensione di Cinquanta sfumature di grigio, vero?

E tu hai presente che tu sei me, io sono te e condurre questo finto dialogo serve solo a creare delle gag di metanarrazione per recensire meglio il film, vero? 

Shhht! Così rovini la sospensione dell’incredulità!

L’unica cosa di cui sono incredulo è che questo blog duri da quasi due anni e mezzo. Dai, Vincent Price de noantri, andiamo avanti a recensire che è meglio. Questo è un horror, giusto?

Nì.

Come “nì”? E tutto il bailamme pubblicitario che lo ha dipinto come una delle più spaventose creazioni della mente umana per l’intrattenimento dopo Jersey Shore?

Mettile da parte: a conti fatti Babadook potrebbe essere visto come più attinente al thriller psicologico che all’horror crudo e puro; la pellicola è scritta e diretta dall’australiana Jennifer Kent, la quale per realizzarla materialmente ha utilizzato la piattaforma di raccolta fondi Kickstarter.

Quella di Kung Fury?

Bravo, allora vedi che se ti ci applichi ce la fai? Il film ha un budget ridotto, che ammonta circa ad un paio di milioni di dollari, e gli attori sono quasi tutti sconosciuti. Quest’ultimo punto in particolare è molto utile sia per mantenere contenuti i costi realizzativi della pellicola, sia per aumentare l’immedesimazione del pubblico in ciò a cui sta assistendo.

babadook libro

Perché, scusa?

Perché in questo modo lo spettatore medio che va al cinema per la presenza di un/a particolare attore/attrice in un determinato film non ha l’impressione di avere di fronte un volto noto che recita, bensì una persona comune al centro di una vicenda reale; così facendo si cerca di far “dimenticare” al pubblico la finzione insita nello spettacolo cinematografico.

Beh, però dipende: un sacco di film de paura vengono interpretati da giovani attori non celebri, però sono comunque opere pessime: pensa ad esempio a tutti i vari sequel di vecchi cult come Non aprite quella porta o Halloween.

Sì, ma Babadook è un film diverso: non è la classica menata in cui il killer/mostro di turno uccide uno ad uno personaggi stereotipati, bensì un’opera psicologicamente complessa che tocca temi narrativamente interessanti come la maternità, la depressione e l’elaborazione del lutto.

babadook scena

L’elemento introspettivo è di fondamentale importanza in questa pellicola, e da ciò ne giova la profondità narrativa che si arricchisce di un forte carico metaforico.

Seh, seh, ok, basta che non usi più nella stessa frase “elemento introspettivo” e “carico metaforico” che altrimenti mi viene il mal di testa.
Ma dato il genere di appartenenza… la paura?

Anche qui… nì, dato che in Babadook più che terrore vero e proprio si ha una sensazione di inquietudine legata al figlio della protagonista e al rapporto che la madre ha con lui.

Da Il villaggio dei dannati in poi, infatti, l’infanzia è stata virata spesso su temi dark, e ciò ha successo poiché l’essere umano è naturalmente portato alla protezione dei membri più giovani della sua specie.
Il bambino, che sia vittima, carnefice consapevole oppure oggetto di una possessione, suscita quindi sentimenti di forte intensità.

babadook bambino

Pensalo come ad un tòpos, tipo… che so… il clown. Hai presente, no? Il Joker, Pennywise, Kefka…

Ronald McDonald…

Seh, buonanotte… oltre ai temi che ti ho già citato è ovviamente di enorme importanza l’aspetto prettamente visivo, e anche qui Babadook dimostra la sua qualità superiore alla media.

La regia è caratterizzata prevalentemente da inquadrature a camera fissa, che contribuiscono ad immedesimare maggiormente il pubblico donandogli un punto di vista statico; a ciò si unisce l’ambientazione casalinga che sfrutta il tema classico dell’intruso e della “presenza” estranea nella propria dimora per suscitare inquietudine.

Noah Wiseman and Essie Davis in The Babadook

Si possono riscontrare rimandi al cinema horror primigeno degli anni ’20 (espressionismo tedesco) mentre in alcune scene vi sono collegamenti a George Méliès e Kubrick; tali riferimenti sono comunque inseriti in una struttura narrativa fortemente metaforica e psicologica, senza abbandonarsi alla sanguinosità (goriness) trita e ritrita in cui si tenta di provocare il disgusto del pubblico più che il suo spavento.

Perché trattenersi dalla violenza esplicita costituirebbe un pregio? Mostrarla non sarebbe stata la stessa roba?

Nope. Inscenare sbudellamenti e decapitazioni è il percorso più facile e diretto, perché si vanno a toccare le assai sensibili corde del buongusto.
È possibile invece realizzare un ottimo horror anche senza inquadrare nemmeno una goccia di sangue, ma giocandolo tutto sull’atmosfera e sulle tematiche narrative. Babadook si muove in questa direzione, e in tal modo nella sua particolarità (che sfocia talvolta nella “stranezza”) emerge da un panorama cinematografico assai ripetitivo.

babadook attori

Beh, in soldoni, vale i soldi del biglietto o no? A me interessa questo.

Perché tu sei un idiota.
Comunque sì.

Non è il nuovo capolavoro dell’horror come lo hanno dipinto in molti forse a sproposito, ma se si riesce a prestare un minimo di attenzione alla già citata sfera psicologica, Babadook risulta un film originale e che non si abbandona a cliché banalotti e ripetitivi.

babadook libro 2

Oh, che meraviglia. Ora possiamo tornare ad essere uno oppure hai altre scenette d’avanspettacolo da imbastire?

No, la recensione è finita, ora mi ci vuole solo una canzone tanto per chiuderla.

Cos’è che dicevi sugli Iron Maiden?

Pillole di cinema – Terminator Genisys

terminator genisys locandinaVieni con me se vuoi una recensione.

TRAMA: 2029. Quando John Connor, leader della resistenza umana contro le macchine, spedisce Kyle Reese indietro nel 1984 per proteggere sua madre e salvaguardare il futuro, un evento inaspettato crea una frattura nella linea temporale. Kyle si troverà così in una nuova e sconosciuta versione del passato.

PREGI:

Mantenuti gli elementi tipici della serie:

Un sacco di armi.

Un sacco di esplosioni.

Un sacco di legnate.

Terminator è una saga cult della fantascienza con tutti i crismi del genere: robot, scontri a fuoco, futuri distopici e quella spruzzata di mumbo jumbo spazio-temporale che ci sta sempre bene.

Se anelate vedere salvo il futuro dell’umanità nel modo più plumbeo possibile questo è un franchise che fa per voi.

terminator genisys braccio

– Arnold Schwarzenegger:

Assomiglia ad un robot gigante.

[Nella versione originale] Parla come un robot gigante .

È espressivo come un robot gigante.

È nato per interpretare questo ruolo!

La sua mimica facciale inesistente e i suoi lineamenti dalla mobilità di un portaombrelli in granito sono ottimi per calarlo nella parte del Terminator, robot programmato per distruggere (prima) e salvare (poi) la famiglia Connor utilizzando la minore gamma di espressioni possibili.

He’s back.

ArnoldSchwarteneggerTerminatorGenesys

Riferimenti ai precedenti episodi: Sempre gradite, come ho scritto anche QUI, le connessioni con altre opere per creare una pellicola più organica e che dimostri di aver chiaro quale sia il proprio contenitore.

Battute, personaggi, scene, nomi e strizzate d’occhio varie ed eventuali rendono la visione maggiormente piacevole, stimolando l’occhio dello spettatore a cogliere determinati spunti.

DIFETTI:

Spudorato product placement della Nike: In Terminator Genisys c’è uno spudorato product placement della Nike.

Sì, non serve Cicerone per argomentare questo punto.

Va bene che sono anch’esse un richiamo al primo Terminator, ma quando vado al cinema lo faccio per vedere un film, non un paio di scarpe.

terminator genisys scarpe

Emilia Clarke: Far interpretare la virago Sarah Connor ad una ragazzina dagli occhioni cerbiattosi è una scelta di casting più che infelice, soprattutto nel caso la si paragoni alla Linda Hamilton dei primi due episodi cinematografici o alla Lena Headey (collega della Clarke in Medioevo & Tette) della sfortunata serie tv Terminator: The Sarah Connor Chronicles.

terminator sarah connor 2

Trova l’intrusa.

Sarah Connor è un personaggio femminile molto forte ed emancipato, e questa determinazione nei 157 centimetri della Clarke non la vedo, soprattutto considerando che il suo character si trova perennemente a fianco di omoni muscolosi, robot assassini o Schwarzy (che è un po’ l’unione dei due elementi precedenti).

Seriamente, le pantofole orsacchiotte sono più terrificanti.

Timeline: Questo film prende la linea temporale della saga originale e la manda platealmente a fare in c… ehm, volevo dire… ci getta sopra un colpo di spugna netto.

Ciò vuol dire che la rappresentazione degli eventi di Terminator Terminator 2 – Il giorno del giudizio viene eliminata totalmente.

La cancellazione di tale linea temporale costituisce la possibile pecca principale di questa pellicola.

terminator genisys T 100

Consigliato o no? Dipende proprio da quanto appena detto.

I primi due capitoli della saga sono ottimi film. Se pensate che proprio per questo debbano essere lasciati stare così come sono senza incasinarli ulteriormente, allora è altamente probabile che Terminator Genisys vi faccia salire la bile.

Se pensate invece che una retcon (alterazione della linea narrativa) possa rinverdire una serie cinematografica per renderla apprezzabile a distanza di parecchi anni, allora il film dovrebbe piacervi.

Comunque sia, tranquilli: non fa schifo come Terminator 3.

Pillole di cinema – Predestination

Predestination itaNo one can live for me
No one can see the things I see
I walk this road
No one can tell me how to be
It’s my destiny

TRAMA: Un agente governativo utilizza i viaggi nel tempo per dare la caccia a un misterioso terrorista battezzato dalla stampa “Fizzle Bomber”, responsabile di numerose stragi a partire dal 1975.

Adattamento cinematografico del racconto Tutti i miei fantasmi di Robert A. Heinlein del 1959.

PREGI: 

Sceneggiatura: Predestination riprende piuttosto fedelmente il racconto da cui è tratto, creando una struttura narrativa basata sull’intrecciarsi dei differenti piani temporali; ciò porta all’esposizione delle tessere di un puzzle la cui costruzione è in divenire, e alla cui unione lo spettatore assiste come allo sviluppo di un’opera architettonica.

predestination inizio

È inoltre molto interessante il tema trattato, basato sull’avere o meno possibilità di scelta sul proprio destino e sulle conseguenze scaturite dalle azioni compiute.

Alla domanda “Avendone la possibilità, tornereste indietro nel tempo per modificare qualcosa del vostro passato?” quasi tutti risponderebbero affermativamente, ma i risultati pratici potrebbero essere diversi da come li si è immaginati.

predestination clock

Montaggio: Legato al punto precedente, le scelte sul “cosa mostrare quando” sono azzeccate sia dal punto di vista cronologico sia all’interno delle varie scene, aggiungendo solidità ad una storia che con il prosieguo del film scioglie via via i suoi nodi fino allo sviluppo completo.

Sarah Snook: L’attrice australiana classe 1987 offre una performance ottima interpretando un personaggio molto complesso, come dovrebbero essercene maggiormente in un cinema moderno che purtroppo troppo spesso si adagia su stereotipi faciloni.

Risoluta ma fragile, dura ma bisognosa di affetto, intelligente ma insicura, la sua interpretazione fatta di sguardi e differenti posture sovrasta quella pur buona di un Ethan Hawke che, nonostante non sfiguri, in suo confronto pare sempre un passo indietro.

predestination snook

Atmosfera: Saltando tra anni ’60 e ’70, la fotografia e le scenografie contribuiscono in maniera determinante a far immergere lo spettatore nella pellicola, risultando azzeccate.

A ciò si aggiunge il viaggio nel tempo come rottura di una barriera che solitamente riteniamo invalicabile, ma che attraverso la fantascienza e la narrativa possiamo piegare a nostro piacimento.

DIFETTI:

Seconda parte: Pur non essendo, come caduta qualitativa, ai livelli di Fury, purtroppo anche in Predestination si assiste ad un secondo tempo un po’ troppo sbrigativo, che mostrando con eccessiva rapidità alcuni elementi fa scemare il gusto per la scoperta rendendo troppo palesi alcune dinamiche.

predestination-scene-5

Consigliato o no? Assolutamente sì, dato che confrontando questo film con il livello medio piuttosto basso del cinema di questo ultimo periodo, Predestination pare Psycho.

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