L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per giugno, 2015

Pillole di cinema – Ted 2

ted 2 locandinaFumare il bong con un orsacchiotto di pezza?!

Sigmund, vieni qua, c’è bisogno di te…

TRAMA: Ted e sua moglie Tami-Lynn decidono di avere un bambino per salvare il proprio matrimonio. Le loro speranze vengono schiacciate, però, quando il Commonwealth del Massachusetts dichiara che Ted non è un essere umano.
Arrabbiato e sconsolato, l’orso chiede al suo migliore amico John di aiutarlo a citare in giudizio lo Stato per far valere i propri diritti.

PREGI:

Comicità politicamente scorretta: Come è facilmente intuibile considerando che la mente dietro questo film è anche l’autore della serie animata I GriffinTed 2 è un concentrato di umorismo greve e sboccato, che può essere preso come una boccata d’aria fresca rispetto ai classici canoni ironici che si adagiano pigramente sui binari del buongusto.

ted 2 scena 3

Vasto citazionismo: Nel caso in cui possediate un minimo di cultura cinematografica pop coglierete nella pellicola un’enorme quantità di riferimenti a film celebri; ciò aumenta l’elemento satirico e il gusto per il capovolgimento comico di determinate situazioni.

Camei: Uno più assurdo dell’altro.

Seriamente.

ted 2 scena

DIFETTI:

Titoli di testa eterni: Ben coreografati, ben eseguiti, musicalmente apprezzabili.

Ma TROPPO lunghi.

La comicità talvolta prevale sulla sceneggiatura: Il plot assume spesso la connotazione di una serie di sketch incollati tra loro piuttosto che costituire un vero e proprio scheletro narrativo.
Non sempre, quindi, la trama principale riesce ad affermarsi perentoriamente sui vari spezzoni, mostrando un’eccessiva debolezza strutturale.

Niente ironia sulla religione: Legato al pregio iniziale da me menzionato, ciò è un difetto perché ironizzando, satireggiando o “sfottendo” elementi considerati tradizionalmente tabù dalla società benpensante (la morte, il razzismo, gli stereotipi, le convenzioni sociali, il sesso con annessi e connessi), col senno di poi si nota come il culto religioso sia stata l’unica area accuratamente evitata.

E sinceramente da uno che ha realizzato puntate de I Griffin con protagonista Gesù, ciò è abbastanza inspiegabile.

A meno che non volesse particolari rogne riguardo alla distribuzione del film.

In tal caso si spiegherebbe benissimo.

ted 2 scena 2

Consigliato o no? Se avete apprezzato il primo episodio (che a me non piacque, a differenza di questo seguito) o una delle due creazioni animate di Seth MacFarlane (oltre ai già citati GriffinAmerican Dad) sicuramente.

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Pillole di cinema – Unfriended

Unfriended locandina“Se uno farà una lesione al suo prossimo, si farà a lui come egli ha fatto all’altro: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente.”
Levitico 24, 19-20.

TRAMA: Alcuni amici decidono di fare una chat di gruppo su Skype un anno dopo la morte di una loro coetanea, suicidatasi per via dei troppi insulti ricevuti da un video postato sul web che la ritraeva ubriaca.
Improvvisamente, durante la chat, sbuca un account che sembra appartenere alla giovane. I ragazzi pensano inizialmente ad uno scherzo, ma…

PREGI:

– Espediente registico: Unfriended è interamente girato avendo come base visiva il computer (MacBook) della protagonista.

Lo schermo è perciò riempito dai riquadri della chat su Skype e dalle altre finestre aperte e chiuse di volta in volta dal personaggio (Instagram, Facebook, messaggistica ecc…). Ciò consente un’immedesimazione enorme da parte dello spettatore e risolve il problema che talvolta si riscontra nelle pellicole in mockumentary, ossia il trasporto materiale della telecamera poco realistico in situazioni di panico.

unfriended scena

Durata limitata: I film basati sulla tensione devono essere in grado di mantenerla senza sbavature o cali, e da questo punto di vista Unfriended è ben orchestrato.
I suoi 80 minuti scarsi creano infatti una buona escalation narrativa, consentendo di aumentare o diminuire il ritmo secondo le necessità.

Attori: facce giuste per ruoli giusti, i giovani interpreti riescono a rendere credibili i loro personaggi, che seppur in parte stereotipati supportano bene la trama.

Rappresentazione dei gggiòvani: Questa pellicola non è necessariamente da considerarsi un horror in senso stretto.

Unfriended è anche un film sul cyberbullismo.

Sotto una superficie da teen movie senza pretese, infatti, si nasconde in realtà un’opera che riesce a mostrare alcune tematiche sociali molto importanti riguardanti quella che, parafrasando la “Beat Generation” degli anni ’50, potremmo definire come Byte Generation.

Social network, chat, immagini, foto e video hanno assunto un’importanza ed un potere enormi, in correlazione con il notevole sviluppo tecnologico (nello specifico, internet) che permette un’istantanea diffusione di dati ed informazioni, soprattutto da parte degli adolescenti.
A causa dello sviluppo della propria personalità, l’adolescenza è probabilmente la fase biologica umana in cui superficialità e crudeltà sono più marcate; collegando l’elemento caratteriale ad un potere del genere, si hanno sempre più episodi di maltrattamenti, minacce ed insulti più o meno pesanti.

La trama del film è basata su questo tema, che credo dovrebbe essere tenuto maggiormente presente dai più giovani.

DIFETTI:

Imperfezioni narrative: Uno dei difetti principali dell’horror come genere è che contenendo spesso un elemento sovrannaturale e seguendo di solito le vicende di un gruppo di persone, se si è puntigliosi alcuni dettagli imperfetti possono essere notati.

Spezzando una lancia in favore della pellicola, nonostante alcuni di questi nei siano relativamente evidenti (preferisco non menzionarne per evitare spoiler), ho visto sovente di molto peggio.

unfriended scena 3

CONSIGLIATO O NO? Se lo andate a vedere perché “A me piacciono gli horror, adoro essere spaventato, ih ih che bello XD” probabilmente Unfriended NON vi piacerà, ma è comunque un film più che dignitoso che pur con alcuni difetti possiede diversi assi nella manica.

Pillole di cinema – Fury

fury locandinaBrad Pitt che se ne va in giro per la Germania nazista ammazzando tedeschi?
Pensa se Tarantino ci facesse un film, che figata!

TRAMA: Aprile 1945: gli Alleati stanno avanzando in profondità nella Germania nazista. Tra i numerosi veterani ci sono anche il sergente Collier e il suo equipaggio, i quali combattono a bordo del loro carro armato, un M4 Sherman dal nome di battaglia Fury.

PREGI:

– Ambientazione: Pellicola tetra e fangosa che si svolge nel plumbeo ed ostile territorio teutonico, Fury crea nell’animo dello spettatore una cappa opprimente catapultandolo nella crudezza del conflitto bellico.
La molta si attacca ai vestiti quasi a simboleggiare i cadaveri rimasti a terra, sfortunati eroi/pedine nel gioco della Storia.

– Fotografia: Legata al punto precedente, i colori grigi e terrei contribuiscono ad aumentare la durezza della guerra e a raffreddare le emozioni manifestate nell’opera.
Il prevalente grigio-verde diurno, in contrapposizione al nero-rosso notturno crea un ottimo contrasto ottico, legato inoltre al già menzionato tema bellico.

– Montaggio: Buono sia negli scontri a fuoco, dove il ping-pong di inquadrature aumenta la tensione dovuta allo scambio di proiettili, sia nelle scene dialogate all’interno del carro, creando una dimensione angusta e al tempo stesso protettiva nei confronti dei membri dell’equipaggio.

– Brad Pitt: Pur avendo già visto un tipo del genere in Bastardi senza gloria, Pitt rende il suo Don “Wardaddy” Collier un personaggio ben riuscito.
Un capo coriaceo ma giusto con i suoi sottoposti, che riesce ad affermarsi nella pellicola grazie alla sua notevole presenza scenica, corroborata da ciò che dice e ciò che tace.
Il sergente e i suoi uomini vagano come Apostoli di morte, avvolti da uno Spirito Santo di lamiera e portatori del Verbo del ferro e del sangue; grazie a ciò catalizzano efficacemente l’occhio del pubblico.

The crew of Fury: Boyd "Bible" Swan (Shia LaBeouf), Norman (Logan Lerman), Wardaddy (Brad Pitt), Trini "Gordo" Garcia (Michael Pena) and Grady "Coon-Ass" Travis (Jon Bernthal) in Columbia Pictures' FURY.

DIFETTI:

– Secondo tempo: Al giro di boa, purtroppo, Fury crolla come un castello di carte.

Tutte o quasi le sue componenti, infatti, si deteriorano come frutta lasciata al sole: gli stereotipi si fanno più evidenti, i dialoghi si retoricizzano eccessivamente, la battaglia che infuria assume connotazioni preoccupantemente simili ad una schermaglia spaziale di Guerre Stellari (troppi muzzle flashes) e molti snodi narrativi vengono telefonati troppo presto e con troppa veemenza.

Questa è veramente una grossa pecca, soprattutto confrontando tra loro le due metà del film, dato che tanto la prima parte è ben realizzata ed efficace, tanto la seconda pare sbrodolata e lanciata verso l’eccessiva spettacolarizzazione.

– “Oh, say can you see, by the dawn’s early light…” : Fury è un film americano di guerra.

Sì, ma su una guerra che gli americani hanno vinto.

Ci siamo già capiti.

fury pitt lerman

CONSIGLIATO O NO? Se uscite dalla sala all’intervallo, sì.

Jurassic World

Jurassic-World-Poster-MososauroSpirito di Ian Malcolm, salvaci tu.

TRAMA: Ventidue anni dopo gli eventi di Jurassic Park, Isla Nublar dispone di un parco a tema sui dinosauri completamente rifatto.
Per ravvivare maggiormente l’interesse del pubblico, i responsabili decidono di creare un dinosauro usando tecniche di ingegneria genetica; il nuovo rettile viene chiamato Indominus Rex

PREMESSA: Se non avete apprezzato il primo capitolo di questo franchise ed in particolare avete odiato il personaggio interpretato da Jeff Goldblum, probabilmente ciò che state per leggere non vi piacerà. Detto questo, passiamo alla

RECENSIONE: Avete un cane, che per comodità chiameremo Bobby.

Voi passate con Bobby dei momenti molto belli della vostra giovinezza, ma un brutto giorno il cane muore.

Ovviamente ciò vi rende tristi, ma in cuor vostro sapete che dovete superare questa cosa, e mantenere nel vostro animo i ricordi del tempo trascorso insieme.

Dopo anni il vostro vicino di casa pazzo prende una vanga, riesuma la bestia dal punto in cui l’avete seppellita ed inizia a dimenarvi sotto il naso il suo cadavere in putrefazione urlando: “Guarda, Bobby è vivo! Bobby è vivo!”

Jurassic World, signore e signori! Una pellicola che è un insulto alla mia infanzia.

jurassic-world logo

Ma andiamo con ordine.

Jurassic Park, uscito nel 1993, è stato in assoluto uno dei migliori blockbuster della storia del cinema, sia per la qualità del film in sé (ossia l’aspetto prettamente artistico) sia per gli enormi miglioramenti dati alla CGI attraverso un suo ottimo sfruttamento (cioè l’aspetto puramente tecnico-materiale).

Fu un grande successo di pubblico e critica non solo perché mostrava allo spettatore dei rettili giganti, quindi, ma perché li inseriva in un contesto di sceneggiatura, personaggi e ambientazione molto buono, che lo ha portato perciò ad essere un film molto apprezzato, iconico e arcinoto.

Basta guardare questa celeberrima sequenza per capirlo:

Qui invece cosa abbiamo?

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Un mosasauro che si mangia uno squalo.

Attaccato ad una fune.

Come al Sea World di San Diego.

Non ho parole.

Voi… Voi avete visto quello che altri hanno fatto e di lì siete partiti, non è una pellicola nuova, quindi non vi assumente nessuna responsabilità… per quello. Siete saliti sulle spalle di altri per ottenere un risultato il più rapidamente possibile e una volta ottenuto questo risultato voi… voi lo avete brevettato, impacchettato, ficcato in una scatoletta di plastica e ora lo vendete, volete venderlo.

Questo non è un film, è una macchina per fare soldi. Nel nome del “qui non si bada a spese” avete costruito una brutta copia dell’opera originale sperando che il pubblico non se ne accorga.

Dio ci scampi! Siamo nelle mani del pubblico…

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Jurassic World basa la sua esistenza unicamente su di un disperato ed infantile tentativo di spremere una volta ancora la gallina dalle uova d’oro, nonché ovviamente sull’attirare il pubblico con i dinosauri, esseri ontologicamente di grande attrattiva.

Sì, insomma, non esistono dinosauri sfigati.

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Quello non conta.

Sintetizzando il concetto, Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l’uomo, l’uomo distrugge Dio, l’uomo crea il film cult sui dinosauri seguito da tre episodi meno che mediocri.

Questa pellicola è plastica come il parco di divertimenti in cui le sue vicende si svolgono, non avendo la benché minima anima e puntando esclusivamente sull’effetto nostalgia.
Come ho già scritto QUI, a me piace molto quando in un film noto riferimenti ad altre opere. Il problema è che se in una pellicola scadente vengono inserite citazioni ad un film nettamente migliore, io spettatore mi sento preso in giro.

Questa è la teoria del ca…volo metti rimandi a Jurassic Park se ‘sta roba non gli lustra manco le scarpe.

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La sceneggiatura la potete trovare nel vocabolario Treccani alla voce “raffazzonato”, dato che dimostra in più frangenti di essere stata poveramente scritta e costituita quasi esclusivamente sul passare da una scena d’attacco dei dinosauri all’altra.

Per cui vai con gli evergreen: scene senza senso, scene stupide, scene senza fondamento e campate per aria, scene inutili e via così. Sommandole tutte si ha quasi l’impressione che Jurassic World sia un costoso B movie che vuole prendersi troppo sul serio fallendo miseramente.

La mancanza di umiltà di fronte alla cinematografia che si dimostra qui… mi sconvolge. Chi ha realizzato questo film non vede la scarsa qualità che è insita in quello che fa? La potenza narrativa è la forza più dirompente che esista e qui se ne servono come un… un bambino che gioca con la carta di credito del padre.

Chi ha scritto questo film, King Kong? Jurassic Park aveva già un inizio con i controcazzi.

Come protagonista abbiamo Chris Pratt, già leading character di una delle pellicole più stupide dell’anno scorso e che qui veste i panni di un Indiana Jones/Robert Muldoon wannabe.

Personaggio stereotipato in una maniera talmente evidente da risultare ridicola, incarna il classico ragazzone tosto ed eroico (sembra più creato in laboratorio lui dei rettili) che salva la giornata ed è sempre convinto di cosa fare e quando farlo.

Sentite, è previsto che si vedano degli esseri umani credibili in un parco gestito da esseri umani? Pronto? Oh?… eh?

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Se tanto mi dà tanto, solitamente tipi del genere sono al centro di sequenze narrative idiote, che vengono inserite allo scopo di far capire la “badassaggine” del personaggio fregandose di scadere nell’assurdo o nell’involontariamente ridicolo.

Scene presenti sovente e che…

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Quanto mi secca avere sempre ragione…

Accanto a Jurassic Dundee c’è Bryce Dallas Howard, figlia del celebre regista Ron e che ricordiamo essere stata chiamata così perché concepita nella città texana.

Un po’ come se dopo un’intensa notte di passione nel parcheggio di un autogrill chiamaste i vostri gemelli Roncobilaccio e Firenzesigna.

Devo dire che il suo ruolo mi lascia abbastanza perplesso: perché hanno inserito un personaggio inutile interpretato da una giovane donna rossa e molto sexy?

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Ah, già: perché è una giovane donna rossa e molto sexy.

Va beh, su Sansa, qua, poco da dire: character assai poco memorabile e ancor meno credibile, oltre ad essere un esagerato stereotipo (in questo film? Strano!) della donna workaholic non serve a granché.

Ho già utilizzato in questo blog sia la gag delle tette che quella sulla bella donna come unico punto di forza in una pellicola squallida, preferirei non ripetermi.

In generale, non una clever girl.

Cosa c’è di peggio?

No, no, no non ditemel…

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Ah. Già.

ENNESIMA scopiazzatura dal capitolo primigeno, se là i ragazzini erano in fondo pure simpatici e servivano ad accrescere l’istinto protettivo del pubblico ed aumentare la tensione complessiva dell’opera (mi riferisco nello specifico alla scena della jeep e del T-Rex + quella dei Raptor in cucina), qui i due marmocchi sono personaggi inconcludenti e francamente irritanti, che a parte far rimpiangere l’hacker e l’accanito lettore dei libri del dottor Grant servono a poco o nulla.

Chiudo qui perché questa recensione mi ha veramente drenato.

Dottor Malcolm, un giudizio complessivo sul film per riassumere in poche parole quanto detto?

La ringrazio.

Così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato se lo dovevano fare.

Serenate. Parole e opinioni in libertà – Kung Fury

Ovvero, uno dei più grandi atti d’amore nei confronti del cinema anni ’80.

kung fury logo

Capita talvolta che trash e genio abbiano una linea di demarcazione molto sottile, che li rende perciò difficili da distinguere.

Come il leopardo e il giaguaro.

Il fucsia e il magenta.

La birra al limone e l’acqua del cesso.

Capita talvolta anche che da quella tetra accozzaglia di porno, gatti e meme comunemente chiamata “internet” fuoriesca qualcosa di passabile, se non addirittura buono.

È questo il caso di Kung Fury, cortometraggio scritto, diretto e interpretato da David Sandberg, presentato al Festival di Cannes e pubblicato su YouTube il 28 maggio scorso.

kung fury

Finanziato grazie a Kickstarter, famoso sito di crowdfunding, Kung Fury riassume, nei suoi trenta minuti circa, l’intero cinema action degli anni ’80.

Scene, battute ed effetti visivi tipici delle pellicole prodotte in quel decennio vengono infatti inseriti condendoli con esagerazioni iperboliche, violenza talmente estrema da essere quasi cartoonesca, nonsense e un’enorme dose di citazionismo; se siete amanti, come il sottoscritto, di riferimenti ad altre opere all’interno dei film, Kung Fury vi offrirà una miniera di citazioni, che renderanno ancora più divertente la sua già esilarante visione.

kung-fury-time-travel

Per quanto riguarda l’idea alla base dell’opera (omaggiare un determinato genere narrativo o temporale), essa è già stata utilizzata, con alcune varianti, in altri casi.

Un primo esempio è Last Action Hero – L’ultimo grande eroe, film azione-commedia del 1993.

Questa pellicola ruota attorno alle vicende di un ragazzino che, grazie ad un biglietto del cinema magico, si ritrova fisicamente all’interno di un film con protagonista il suo eroe preferito, il detective Jack Slater interpretato da Arnold Schwarzenegger.

La comicità della pellicola fa perno soprattutto sugli ostentati e volutamente esagerati cliché del cinema action-poliziesco, e sui vani tentativi da parte del giovane di far capire a Slater che il suo mondo è in realtà un film.

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Un secondo esempio è l’intro di Treehouse of Horror XXIV, episodio della serie televisiva I Simpson.

Ideata dal regista e sceneggiatore Guillermo del Toro, essa unisce la classica sequenza di apertura del celebre cartone animato di Matt Groening con una quantità enorme di riferimenti all’horror di ogni epoca, con elementi provenienti da ogni mezzo narrativo (film, serie tv, libri).

Il risultato, ça va sans dire, è veramente ottimo.

Tornando a Kung Fury, preferisco rimanere piuttosto sul vago sia nella descrizione del corto in sé sia nel proporvi immagini di esso, perché uno dei suoi aspetti più comici risiede sicuramente nel rimanere spiazzati da dove la trama vada a parare e quale sia l’invenzione narrativa di turno, dato che le scene si succedono l’una all’altra con sempre minor senso logico e serietà.

Come direbbe lo spot di Aiazzone, provare per credere.

Io l’ho apprezzato moltissimo, ditemi poi che ne pensate 😉

Pillole di cinema – San Andreas

ANDRS_TSR_1SHT_INT_Rev.inddDestruction leads to a very rough road
But it also breeds creation
And earthquakes are to a girl’s guitar
They’re just another good vibration
And tidal waves couldn’t save the world
From Californication.

TRAMA: California. In seguito ad un terremoto di magnitudo 9 scatenato dal risveglio della famigerata faglia di Sant’Andrea, un pilota di elicotteri e la sua ex moglie intraprendono un viaggio da Los Angeles a San Francisco per cercare di trarre in salvo la loro unica figlia.

PREGI:

 Non si vede The Rock ricucire la faglia di Sant’Andrea con la sola forza delle braccia: Ad essere sinceri in presenza di tale scena avrei tessuto le lodi di questa pellicola fino a perdere la voce, il senno o entrambi, ma per quanto San Andreas sia una cazzatona col controbotto non si arriva a tanto.

Già mi immaginavo la sequenza madre del film, con Dwayne Johnson che in slow-motion avvicina tra loro i due lembi della spaccatura alzando gli occhi al cielo e gridando: “Che tu sia maledetto, Wegener!!!”.

Peccato.

C’è Alexandra Daddario: Questo punto l’ho messo principalmente per tre motivi:

1) La sua bellezza dovrebbe essere illegale;

2) Ha sgominato l’arena clandestina di Lou Diamond Phillips;

3) Non avessi inserito lei e la cretinata precedente, la sezione “PREGI” di questa recensione sarebbe rimasta vuota e ciò non mi garbava.

DIFETTI:

Sceneggiatura scontata come la birra al Lidl: Risultato di personaggi unidimensionali (padre eroico senza paura, ragazza in difficoltà ma tosta, moglie/madre coraggiosa, scienziati brillanti ma inascoltati, buoni samaritani random…) e scene una più telefonata dell’altra.

E poi che titolo è San Andreas?

Non avrebbero potuto chiamarlo, che so… The Rock vs la tettonica a placche?

Quasi quasi tifavo il terremoto.

Irrealismo narrativo à gogo: Fratello gemello del punto precedente, già dopo due minuti la pellicola viene abbandonata dal nesso di causalità in maniera ahimè irreversibile.
Non posso dilungarmi eccessivamente per non fare spoiler sulla trama in sé (ho già scritto che l’originalità latita, ma non si sa mai); vi basti sapere che nella cara e vecchia realtà in cui viviamo i personaggi sarebbero andati a contare le margherite dal basso in una quantità di occasioni incalcolabile.

– Cast completamente a caso: Non ho idea del criterio usato nella scelta degli attori, e a questo punto ho troppa paura per chiederlo, ma non ce n’è uno che ci azzecchi col rispettivo ruolo neanche a pagare.

La Roccia (già visto nello stupro alla mitologia ellenica Hercules – Il guerriero) come amorevole padre di famiglia con quel fisicone lì è ridicolo, così come Carla Gugino sua ex moglie (dopo, lo ricordiamo, essere stata consorte del mugnaio spagnolo in Spy Kids).
Stesso discorso per la già citata Alexandra Daddario, che rimarrà scolpita imperitura nella memoria collettiva per True Detective, in cui ha mostrato i suoi enormi e maestosi… occhi.

Che Dio la benedica.

Completano il quadretto Paul Giamatti, che comunque non scenderà mai più in basso di The Amazing Spider-Man 2, e Ioan Gruffudd, di cui francamente mi ero dimenticato l’esistenza.

 Scienza? Come funziona? Nel caso in cui abbiate nel vostro bagaglio culturale qualche conoscenza basilare (ma proprio basilare) di geofisica, San Andreas potrebbe suscitarvi ben più di una risata.

E che alcune sequenze ricordino molto 2012, altra mirabile perla di cinematografia intelligente permeata di grande accuratezza scientifica, non è DECISAMENTE un punto a favore del film.

CONSIGLIATO O NO? Ah ah ah!!!

No, ma seriamente?

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