L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per maggio, 2015

Pillole di cinema – Il racconto dei racconti – Tale of Tales

il racconto dei racconti locandina itaPeter Pan non lotta più, ha venduto il suo pugnale
Capitan Uncino manda Wendy a battere sul viale
L’Isola incantata è già stata lottizzata
E Alice nelle bottiglie cerca le sue Meraviglie.

TRAMA: Tre diversi episodi liberamente tratti dalla raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile (pubblicata postuma tra il 1634 e il 1636), e narrati intrecciati fra loro: La regina, La pulce e Le due vecchie.

Pregi:

– Appartiene ad un genere poco esplorato in Italia: Così come Il ragazzo invisibile di Salvatores, a tema supereroistico, anche Il racconto dei racconti fa parte di una tipologia narrativa, in questo caso il fantasy, poco frequente nel cinema tricolore.

Se si escludono infatti alcune pellicole, che sono comunque più attinenti al genere mitologico o facenti parte del cosiddetto peplum (a.k.a. “sandaloni”, ne ho accennato anche QUI), per evidenti motivazioni legate ai costi di realizzazione, oltre che ovviamente per la poca propensione culturale a tale genere, si contano poche opere italiane di fantasy puro, e l’originalità de Il racconto dei racconti costituisce quindi già di per sé un punto a favore.

Comparto visivo: Il racconto dei racconti è un film veramente ben realizzato, e che sfrutta in particolar modo la bellezza dei costumi, delle scenografie e degli ambienti naturali esterni, oltre che la maestosità delle costruzioni medievali come rocche e palazzi.

Sì, in Italia non c’è solo la roba da mangiare, se qualcuno se lo fosse chiesto.

Attori principali: L’ossessiva Hayek, l’ingenuo Jones e il grifagno Cassel interpretano tre regnanti diversi ma allo stesso tempo simili nelle loro debolezze caratteriali e comportamentali, dando un respiro maggiormente internazionale all’opera.

Mantenuto lo spirito delle “vere” favole: Purtroppo, quando si parla di fiabe, a molti vengono in mente visioni LSDiache come granchi parlanti, candelabri francesi o animaletti che ballano.
In realtà le favole europee erano storie narrate con l’obiettivo di insegnare ai bambini qualcosa in un modo che potessero ben comprendere, ossia cercando di spaventarli; esse erano quindi piuttosto truculente e non lesinavano sangue, ferite gravi e morti violente.
Nel film viene riproposto tale elemento.

Difetti:

Film elegante ma… un po’ fine a se stesso? Come già detto, Il racconto dei racconti non è una pellicola realizzata male, ma forse a conti fatti risulta un’opera un po’ “algida”, che difficilmente può appassionare il pubblico.
Un po’ come un quadro molto bello, che però non trasmetta emozioni.

O tipo Monica Bellucci.

Ritmo lento: Soprattutto nei segmenti dei tre episodi che servono ad introdurre i personaggi, il ritmo del film è piuttosto compassato, mancando del brio forse indispensabile a questo genere narrativo.

Il lungo piano sequenza con una figura di spalle che cammina: Ammetto che come elemento stilistico possa essere efficace in determinate scene, ma quando viene usato tre, quattro, cinque volte diventa ridondante e monotono.

Accuratezza espositiva altalenante: Alcune sezioni della trama vengono spiegate per filo e per segno, mentre altre sono lasciate un po’ alla discrezione del pubblico. In alcune scene ciò diventa un problema, perché si rischia di soffermarsi sull’ovvio e non esplorare maggiormente dinamiche più interessanti.

Consigliato o no? Non è affatto un film mal realizzato, anzi, però non so quanto possa piacere ad un pubblico italiano abituato a ben altri generi narrativi e che in questi ultimi anni ha come punto di riferimento per il fantasy la serie televisiva Game of Thrones, con i suoi Stark, Lannister e Kardashian.
Temo si corra il rischio di andare al cinema aspettandosi una cosa e ritrovarsene davanti un’altra.

Annunci

Mad Max: Fury Road

mad max locandina“Ti ho mai detto qual è la definizione di follia, sì? Follia è fare e rifare la stessa cazzo di cosa, ancora e poi ancora, sperando che qualcosa cambi. Questa è follia.”

TRAMA: La storia di Max, uomo di poche parole, si intreccia con quella di Furiosa, donna in fuga dal terribile Immortan Joe, signore della guerra adirato perché gli è stato sottratto qualcosa di particolarmente prezioso.

RECENSIONE: Per la regia di George Miller, Mad Max: Fury Road è il reboot della celebre saga cinematografica australiana, composta da tre capitoli dal 1979 al 1985.

E, ve lo dico da subito, è una vera bomba.

mad max inquadratura

Uno degli elementi che poteva tranquillizzare sia i fan della serie nello specifico sia gli amanti del cinema in generale è la presenza in cabina di comando di Miller, regista e sceneggiatore anche della trilogia originale.

Ciò è rassicurante, perché nonostante il lungo arco di tempo trascorso tra la fine di una serie ed il suo restarting, avere la presenza dell’autore originario rende impossibile creare vaccate.

A parte ovviamente Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma.

A parte ovviamente Blues Brothers: Il mito continua.

A parte ovviamente Prometh…ok, ok, a volte vengono fuori degli aborti comunque, ma queste sono rarità.

Più o meno.

mad max wide shot final

Per spiegare le caratteristiche del film facciamo lo stesso discorso di Cinquanta sfumature di grigio.

Qual è l’elemento fondamentale in un film action?

Robot giganti che si menano in un product placement vergognoso con sottofondo di Linkin Park?

No.

Omaccioni pompati vestiti come fantini omosessuali che sconfiggono il cattivone di turno lanciando battutine a spron battuto?

No.

Ippopotami in tutù che ballano insieme a dei coccodrilli sulle note della “Danza delle ore” di Ponchielli?

No.

Eh?!?

Il fattore essenziale in un film d’azione è la tensione.

E qui ne abbiamo a pacchi.

mad-max-fury-road-600x248

Questo non è un road movie, questo è un chase movie. I protagonisti vengono costantemente braccati, l’azione è quasi senza respiro e allo spettatore viene trasmessa ottimamente la sensazione che hanno i personaggi di avere una spada di Damocle pendente sulla testa in modo ineluttabile.
O, per usare un francesismo, la sensazione di avere sempre qualcuno attaccato al culo.

Il film ne guadagna tantissimo in termini di ritmo (grazie anche ad un montaggio sapiente che non fa altro che acuire maggiormente tale sensazione), e in divertimento, risultando sinceramente godibile e non rendendo affatto pesanti i suoi 120 minuti di durata.

mad max hardy

Un altro elemento ottimo del film è l’ambientazione.

Essa è infatti molto ben caratterizzata, grazie alla fotografia di John Seale che gioca molto con i colori (rossastri di giorno, grigio-verdi di notte) riuscendo a fornire ciò che spesso manca alle pellicole di questo genere, ossia uno stile visivo ed estetico ben definito.

All’interno di questo ambiente viene rappresentata una paleosocietà anch’essa ben scolpita, in cui ha molto rilievo la scala gerarchica dei componenti con una ovvia ed enorme differenza tra i ricchi padroni e la povera massa.
La classe dei guerrieri risalta per quanto concerne il legame con le rispettive vetture, grezze portatrici di morte su ruote usate per distruggere ed uccidere i nemici.

Come le Wacky Races, ma con più morti ammazzati.

MadMax veicoli

I characters secondari del film sono uno più fuori di testa dell’altro, e quando vengono presentati agli occhi del pubblico è una goduria constatare quanto possano essere sopra le righe ed esaltati, rendendo il film frizzante e divertente.

Come Sarabanda, ma con più morti ammazzati.

mad max secondari

Tom Hardy non sfigura interpretando un Max di poche parole e molti fatti; un guerriero ferito nello spirito che cerca di trovare la propria strada sopravvivendo all’ostile mondo che lo circonda.
Il personaggio è stato ben trasposto dal cinema degli anni ’80 a quello attuale, raccogliendo degnamente il testimone da Mel Gibson, che nonostante alcune sue uscite alla Mercenari 3, per naturali motivi anagrafici oggi più che Interceptor – Il guerriero della strada potrebbe fare Voltaren – Il guerriero della bocciofila.

Mel Gibson in 1985's "Mad Max Beyond Thunderdome," left, and Tom Hardy in "Mad Max: Fury Road," premiering next spring.

Charlize Theron, Furiosa di nome e di fatto come quando in Biancaneve e il cacciatore le hanno detto che Kristen Stewart è più bella di lei nel reame, impersona bene i panni di guerriera cazzuta e rasata, menando spesso le mani e facendosi dimenticare come gnoccona della pubblicità Martini.

charlize-theron--spot-martini-274996_0x410

Beh, quasi.

In generale un film ottimo, che merita sicuramente una visione e che sa tenere incollati alla poltrona senza annoiare.

Consigliato.

Pillole di cinema – Run All Night – Una notte per sopravvivere

run all nightRun, baby, run, baby, run, baby, run, baby, run.

TRAMA: Un killer professionista vive ossessionato dai crimini commessi in passato e da un ispettore di polizia che da trent’anni instancabilmente gli dà la caccia.
Quando suo figlio, che non vede da anni, assiste ad un omicidio ed entra nel mirino di un boss suo vecchio amico, egli sarà costretto nell’arco di una notte ad una difficile scelta.

Pregi:

Background narrativo: A differenza della maggior parte delle pellicole action, che si limitano ad introdurre brevemente il protagonista senza perdersi in chiacchiere, qui i legami tra i vari personaggi vengono descritti più approfonditamente, fornendo quindi al pubblico un quadro completo e organico delle vicende.
Non è Bergman, ma vista la media ci si accontenta volentieri.

Tensione: In Run All Night la caccia all’uomo fornisce una dose di adrenalina apprezzabile, essendo ben costruita la dinamica del gatto col topo.
La sceneggiatura in fase narrativa, ma anche ovviamente la regia ed il montaggio in quella visiva, creano una visione dall’impatto quasi soffocante, come un imbuto che lentamente ma inesorabilmente si stringa attorno ai personaggi togliendo loro il respiro.

– Cast di contorno: Facce giuste per i ruoli giusti.

Il disincantato detective di lungo corso Vincent D’Onofrio, Ed Harris vecchio boss con una cartina topografica di rughe al posto del volto, la quercia Nick Nolte… attori ben inseriti sia nel contesto generale sia nelle relative parti, e che contribuiscono a creare una vicenda realistica.

Perfino il monoespressivo Joel Kinnaman dell’orrendo RoboCop di José epilessia Padilha rende bene.

– Liam Neeson: Non ha paura del dolore.

Non ha paura della morte.

Non ha paura di dire ad una ragazza: “Mah, secondo me col taglio che avevi prima stavi meglio”.

Lui è… NEESON! [rumore di lampi e tuoni in sottofondo].

L’attore che ha impersonato Oskar Schindler in Schindler’s List, Rob Roy nella pellicola omonima e Qui-Gon Jinn in un film che non dovrebbe esistere si è riciclato negli ultimi anni come cazzuto ed inarrestabile irlandese ammazzatutti.

E ci sta da Dio.

Difetti:

Regia poco coraggiosa: In Run All Night si notano talvolta espedienti registici caratteristici (in particolare la slow-motion e i cambiamenti di campo e location) ma sono utilizzati in pochi punti specifici; sarebbe stata magari una scelta migliore sfruttare maggiormente tali fattori.

Ambientazione caratteristica ma ignorata: Ignorati il “dove” e il “quando”.

A parte pochi riferimenti e la presenza del Madison Square Garden, la New York in cui si svolgono le vicende è lasciata eccessivamente in secondo piano.
Stessa cosa per il tempo: ambientato nel periodo natalizio, il film mostra tale festività solo nel segmento iniziale, fregandosene poi bellamente per tutto il prosieguo.

Fa eccezione l’ascolto per pochi secondi in sottofondo della celebre Fairytale of New York dei Pogues, probabilmente l’unica canzone legata al Santo Natale che contenga le parole “culo”, “frocio” e “puttana”.

Poca memorabilità: Legata anche al primo difetto, nonostante come già detto non sia una pellicola da buttare, non è nemmeno una di quelle piccole gemme che sporgano in mezzo al letame e di cui si mantenga il ricordo per anni.

Consigliato o no? Se volete gustarvi un action disimpegnato senza avere la sgradevole sensazione di sprecare tempo e neuroni, dateci un’occhiata.

Me lo immaginavo peggio, sinceramente.

Tag Cloud