L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per aprile, 2015

Avengers: Age of Ultron

avengers 2 locandinaCi son due super agenti e un tizio in armatura
Due piccoli mutanti, un robot assassino
Un dio, un bestione, un veterano
Non manca più nessuno
Solo non si vedono
I due uomini-insetto.

TRAMA: Per aiutare gli altri Vendicatori, Tony Stark ha creato Ultron, un’avanzata intelligenza artificiale auto-cosciente. Ultron però non ha sentimenti umani, e presto il suo intelletto superiore capisce che l’unico modo per rendere migliore la vita sulla Terra è eliminare la minaccia principale per essa: l’uomo.

RECENSIONE: Chi conosce questo blog sa che i miei giudizi sono piuttosto diretti, dato che personalmente preferisco far capire immediatamente cosa io pensi di una pellicola piuttosto che perdermi in giri di parole senza costrutto.

Perciò lo dico subito.

Appartenente ad un genere che io amo alla follia (e di cui ho già detto un gran bene ad esempio QUI, QUI e QUI), Avengers: Age of Ultron è in assoluto il film più bello che io abbia mai visto.

pinocchio-nose gif

Se fosse (mettiamo il caso) un film mediocre avrei iniziato scrivendo:

Avete presente quelle persone molto vivaci, estroverse, esagitate e che non stanno mai ferme?
Avete presente quando qualcuno chiede loro di fare per una volta “le persone serie”, e per quanto essi ci provino si vede lontano un chilometro che non ce la fanno?
Ecco, Avengers: Age of Ultron è la stessa cosa.

avengers martello

E invece no: come recensore mi sento molto in imbarazzo, perché so già che nessun altro film nei prossimi anni (ma che dico anni, decenni) potrà eguagliare le vette artistiche raggiunte da questa magna opera dell’umano intelletto.

Così come il sommo Dante si trova in soggezione nel descrivere a parole la bellezza ultraterrena del Paradiso, io da umile scribacchino cercherò di spiegare con il mio povero favellare la magnificenza di questo film, che fissa sicuramente un irrangiungibile ed iperuranico standard qualitativo che mai avrei pensato potesse essere toccato da una creazione umana.

chop suey gif

Bene, partiamo.

Avete presente quelle americanate basate su esplosioni, battutacce figaccione ed esagerazioni?

Ecco.

Avengers-Age-of-Ultron- esplosione

Dimenticatevele.

La sublime intelligenza di questo film sta innanzitutto nella cornice: l’aver optato per un contesto più cupo e drammatico è GENIALE.

Le pellicole Marvel infatti sono notorie per la loro atmosfera cupa, dark, molto drammatica e cruda. Difficilmente si ride (come sapete, sono film molto asciutti e assai seriosi) e la sensazione di opprimente negatività li permea per tutta la loro durata.

Certo, se per ipotesi fossero state spesso delle cazzatone ridanciane con personaggi gradassi e ridicoli, l’effetto risultante sarebbe stato quello di inserire i Teletubbies a Gotham City, ma dato che, come già detto, Iron-Man, Thor e Capitan America in un contesto più serio ci stanno DA DIO, tale mossa è azzeccatissima.

avengers 2 cast

Le già citate atmosfere serie sono acuite ancor di più dai dialoghi, sempre composti e misurati.
MAI ci si lascia andare a battute fuori contesto giusto per strappare una risata facilona e telecomandata al pubblico, preferendo in loro vece degli scambi di parole più umili e sotto le righe.
Ciò permette all’opera di non sembrare ASSOLUTAMENTE una viril gara a chi possegga il fallo più imponente, aumentando al contrario la sensazione di aver di fronte personaggi complessi e sfaccettati all’interno di vicende drammatiche.

La sceneggiatura inoltre è calibrata al millimetro, non presentando affatto buchi di sceneggiatura o passaggi iniziali di trama troppo veloci per essere compresi appieno dal pubblico.

avengers scena

E quindi, i personaggi?

Una delle critiche più assurde che viene loro rivolta è che a parte le superficiali differenze di un soldato, un miliardario, un principe nordico, un mulatto, un albino, una zanzara, la mia libidine, in fin dei conti essi siano un po’ tutti uguali.

Tale rimostranza è insensata.

Ad esempio:

-Iron-Man è un tizio amato da tutti con un’armatura scintillante;

-Capitan America è un tizio amato da tutti con uno scudo scintillante;

-Thor è un tizio amato da tutti con un martello scintillante.

Come potete non notare le gigantesche differenze tra loro?!

Attraverso la moderna cinematografia questi fulgenti eroi gonfiano i loro eburnei petti proseguendo la tradizione narrativa che raccoglie Gilgamesh, Ulisse, Beowulf e Orlando, non facendoli affatto sfigurare ma anzi portando l’epica ad un livello superiore.

avengers 2 stark thor america

Altra critica stupida è di essere un universo troppo maschile, e che il personaggio di Vedova Nera sia basato esclusivamente sull’aspetto estetico.

BAL-LE.

I personaggi Marvel sono la versione moderna (e migliore, ovviamente) del pantheon greco: anch’esso era composto principalmente da divinità maschili, mentre le dee incarnavano solitamente aspetti dell’animo negativi e deprecabili.

Come la vendetta. O la discordia. O la saggezza.

Attuale Venere Callipigia, Black Widow con le sue grazie completa ottimamente il gruppo testosteronico, ritagliandosi uno spazio importante e non risultando AFFATTO una semplice donnina da mostra, ma imponendosi come un personaggio tridimensionale e profondo.

Ma la sagacia di un sequel si riscontra anche dalle new entries rispetto all’opera precedente, e qui hanno fatto veramente il botto: Scarlet Witch e Quicksilver sono stati due surplus che oserei definire meravigliosi.

avengers scarlet quicksilver

La prima è interpretata da Elizabeth Olsen, sorella minore delle celeberrime Ashley e Mary-Kate, con le quali forma la dinastia hollywoodiana più famosa ed importante (Coppola? Barrymore? Pfff!), ed è un character basato sull’inganno, una sorta di semplice trickster al femminile.

Ciò è azzeccatissimo, in quanto Scarlet nell’universo fumettistico non è PER NULLA un personaggio assai complesso, protagonista magari di uno dei più interessanti what if della Marvel, e quindi, essendo di poco conto, connotarla dandole solo un paio di caratterizzazioni è stata una gran mossa.

avengers no more mutants
Per quanto riguarda il di lei fratello Argentovivo, il merito di Avengers: Age of Ultron è di essere stato il PRIMO film a portare tale mutante sul grande schermo.
Se, per puro costrutto teorico, lo stesso personaggio fosse comparso in un precedente film della grande M, magari addirittura protagonista di una scena molto ben realizzata, allora si sarebbe avuta una sensazione di già visto.

Dato che così NON È, ce lo si gode per la prima volta.

Ma ogni eroe deve avere un antagonista, e Ultron è il meglio che si possa avere.

Il rischio di usare come villain un robot assassino che si libera dei vincoli che lo legavano agli esseri umani è di ottenere uno strampalato incrocio tra HAL 9000 e Pinocchio.

Così è stato?

Ma va là: Ultron non scade MAI in situazioni che sfiorino il ridicolo dove il suo corpo enorme e la sua mente neonata lo rendano simile a Kronk de Le follie dell’imperatore.
Sempre misurato e composto, questo robot mantiene la serietà e l’alone minaccioso del precedente antagonista degli Avengers, ossia Loki, che ricordiamo essere lampante esempio di villain austero e serioso.

Potrei dilungarmi ulteriormente a descrivere l’inusitata meraviglia di tale pellicola, ma credo di essermi già ampliato eccessivamente, e non voglio quindi rovinarvi una visione estatica del film.

Perciò qui concludo.

 

 

N.d.A. Dato che in questa recensione ci sono andato giù piuttosto deciso con il sarcasmo, una precisazione seria.

Così come per tutti gli articoli da me scritti, ricordo che in questa sede esprimo solo mie personali opinioni motivate (tale annotazione è presente anche nella home page di questo blog) virate spesso sull’esagerazione comica; se vi piace qualcosa di cui ho parlato male o viceversa, dipende molto semplicemente da gusti ed interessi di ciascuno.

Tutto qui. Ognuno ha le sue preferenze.

Io da Signor Nessuno mi permetto semplicemente di scrivere i miei personali giudizi, che dipendono dalla mia personale visione del cinema e dai miei gusti in materia.

Precisato questo, spero che non ve la siate troppo pres…

folla inferocita avengers

Come non detto.

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Serenate. Parole e opinioni in libertà – Pillole di cinema – Humandroid

humandroidI’m not a robot without emotions, I’m not what you see
I’ve come to help you with your problems, so we can be free.

TRAMA: Chappie, come ogni giovane, cerca di trovare la propria strada nel mondo, e viene influenzato in questo da persone buone e cattive.
C’è però una cosa che rende Chappie diverso da ogni altro bambino: è un robot, il primo capace di pensare e provare emozioni.

Pregi:

Tema principale: Il protagonista del film è a conti fatti un neonato, e in quanto tale il suo carattere è una pagina completamente bianca su cui si può scrivere qualsiasi cosa.
Seguendo tale concetto, la pellicola si sviluppa attraverso interazioni sociali ed esempi umani buoni o cattivi, mostrando quindi la maturazione psicologica del robot.
Ciò dimostra quanto siano importanti i rapporti con gli altri esseri viventi per la formazione mentale di un individuo, e di come il prossimo possa influenzare anche la propria cognizione del mondo.
Il protagonista inoltre, con la sua personalità, riesce ad elevarsi da semplice ammasso di ferraglia, rendendosi agli occhi del pubblico un essere cosciente e aumentando l’empatia con lo spettatore, che in alcuni frangenti potrebbe anche dimenticarsi dell’origine inanimata del personaggio.

Campionario umano: Legato al punto precedente, in Humandroid è stato ben costruito l’insieme di esseri umani che hanno via via a che fare con il protagonista, mostrando quindi allo spettatore personaggi positivi o meno.
Non sarà un microcosmo alla Fellini, ma gli attori hanno le facce giuste per i rispettivi ruoli, e tanto basta.

Ambientazione: È vero, con Blomkamp è sempre la solita menata sudafricana, ma la Johannesburg dalle enormi differenze sociali è ottimamente funzionale al tipo di storia, che come già detto si basa molto sulle differenze di relazioni individuali che conseguentemente si ripercuotono su un terzo. 

– Sceneggiatura: Con la fantascienza la tentazione è sempre di buttarla in caciara e far diventare la pellicola uno spara-spara ignorante.
Qui invece i momenti di azione sono limitati e calibrati in punti specifici, in modo da non scadere di toni.
Buoni i dialoghi, complessivamente piuttosto maturi.

Difetti:

Grandi somiglianze con le precedenti opere di Blomkamp: Come ho già accennato sopra, Humandroid ha molti punti in comune con il buon District 9 e il pessimo Elysium.
Di conseguenza se non avete apprezzato queste due pellicole (in particolare la prima), difficilmente digerirete questo Io, Robot in salsa zulu.

Consigliato o no? Assolutamente sì. Humandroid è un buon film, complessivamente accurato e relativamente profondo per i recenti standard del genere. Non è un capolavoro ma merita decisamente una visione.

Boomstick Award 2015!

Ovvero “Groovy”.

boomstick2015-small

Tatta-ratatta-ttattààà!!! Boomstick Award!

In una giornata caratterizzata da un mal di gola atroce come la recitazione di Alberto Tomba sono molto contento di aver ricevuto questa piccola perla della blogosfera, una sorta di Award/Catena di Sant’Antonio con cui si può diffondere il Verbo di Ash Williams e allo stesso tempo scambiarsi onori tra blogger meritevoli.

Prima di tutto voglio fare una doverosa menzione a Bookandnegative.com per l’invenzione di tale riconoscimento, e ovviamente ringrazio Hendioke di Hendioke’s Lair per avermi nominato nel suo articolo relativo a tale premio con la motivazione:

[…] perché merita troppo un Boomstick Award ed è uno scandalo non l’avesse ancora vinto! Le sue recensioni renderebbero Ash fiero di lui!

Dato che ogni premio ha dei parametri (a parte gli Oscar, che talvolta vengono assegnati a caso), vi riporto pedissequamente le informazioni vitali del Boomstick Award! ossia:

Cos’è il Boomstick?
È il bastone di tuono di Ash ne L’armata delle Tenebre. Una doppietta Remington, canne d’acciaio blu cobalto, grilletto sensibilissimo. Magazzini S-Mart, i migliori d’America.

Perché un Boomstick?
Perché il blog è il nostro Bastone di Tuono!

Come si assegna il Boomstick?
Niente di più facile: dal momento che in giro è un florilegio di premi zuccherosi per finti buoni (o buonisti) & diplomatici, il Boomstick Award viene assegnato non per meriti, ma per pretesti.
O scuse, se preferite.
Nessuna ipocrisia, dunque.

E ricordate, il Boomstick non ha alcun valore, eccetto quello che voi attribuite a esso.

Senza una serie di regole però sarebbe troppo facile ottenere riconoscimenti (i quali di conseguenza non avrebbero valore), per cui i dettami che dovete rispettare, pena il guardare cinepanettoni in loop per un mese, sono i seguenti:

1 – I premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore;

2 – I post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione;

3 – I premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto;

4 – È vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite.

Se non rispetterete queste regole (o se le nutrirete dopo mezzanotte, ma questa è un’altra storia), incapperete nel disonorevole Bitch Please Award.

Via con le sette nomine:

1) Lapinsù, perché condivido spesso le sue opinioni in materia cinematografica, e nonostante io sia juventino mi piace molto leggere i suoi post al vetriolo da tifoso del Diavolo (nel senso di “milanista”, non inteso come termine dispregiativo).

2) Colpo di tacco, perché è una donna che ne sa di calcio, e ciò fa di lei un essere che si credeva esistesse solo nelle antiche leggende tramandate dagli uomini di generazione in generazione.

3) Do As I Say, Not As I Do, perché nonostante io non sia un gran lettore considero molto interessanti i suoi CLIC (Consigli Letterari Indubbiamente Contestabili). Ah, e mi piacciono gli acronimi.

4) wwayne, brillante cinefilo a cui per deformazione professionale non posso che battere idealmente il cinque augurandogli meno filmacci possibili.

5) Il Kubo di Kubrick, perché spesso quando leggo un suo articolo riguardo ad una pellicola che ho già visto trovo uno spunto di riflessione che magari avevo poco considerato, e ciò lo ritengo importante per un arricchimento di opinioni.

6) Cinemanometro, perché con le sue recensioni di “fantascienza, horror, mostri e amenità varie” spesso mi fa conoscere opere che non ho visto o che talvolta non ho mai sentito.

7) Ages of Rock, perché lo considero un ottimo blog riguardo a un genere musicale che apprezzo.

Ovviamente i blog qui sopra non sono ordinati né in ordine alfabetico né per argomento (che ribelle che sono).

Questo è tutto, e occhio ai signori dalle strane mutande.

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