L'amichevole cinefilo di quartiere

Ovvero, cosa vedremo al raggiungimento delle 88 miglia orarie?

Questo è il classico tipo di articolo che avevo in mente quando creai la pagina delle “parole in libertà” sul mio blog.

Una sorta di Speaker’s Corner dove potessi staccarmi dalle recensioni classiche (anche se non so quanto quelle da me redatte possano definirsi “classiche”) per fare due chiacchiere molto più libere su qualche tema a me caro.
Mi scuso perciò in anticipo se la lettura sarà più tortuosa del solito, dato che tenderò a “parlare” relativamente a briglia sciolta.

Lo spunto di questo articolo mi arriva da un servizio che ho letto di recente sull’ultimo numero di una rivista italiana di cinema, il cui nome corrisponde ad un’onomatopea legata ad un oggetto omonimo usato in ambito cinematografico per sancire l’inizio di una scena.

Sì, dai, avete capito.

L’approfondimento in questione riguardava il futuro nel e del cinema.

La prima parte è infatti dedicata al futuro come verrà mostrato nelle pellicole in uscita nei prossimi anni, ossia distopie varie ed eventuali, narrazioni fantascientifiche, supereroi e compagnia cantante.

La seconda parte è focalizzata invece sulle nuove tecnologie di fruizione del cinema, soffermandosi in particolare sul casco Oculus Rift e sulle telecamere Jaunt.

jaunt telecamere

 

jaunt telecamere 2

Quello su cui vorrei porre l’attenzione io è il futuro del cinema, ma nel senso vero e proprio dell’espressione.

E voglio farlo perché sono preoccupato.

Negli ultimi cinque, sei anni ho notato un’inquietante deriva del cinema verso l’appiattimento quantitativo e l’impoverimento qualitativo.

Ossia i film sono tutti uguali.

E scadenti.

Da amante di quest’Arte spero ovviamente di cadere nell’eccessivo catastrofismo e di essere a breve smentito dai fatti, ma se l’andazzo dell’ultimo periodo sarà confermato dal successo economico di determinate opere a scapito di altre temo che si arriverà ad un punto di difficile ritorno.

Perché sono preoccupato? Cosa vedo io nel futuro del cinema?

Per cominciare vedo tantissimi franchise.

Poche idee ripetute allo spasmo danno il la allo sfruttamento ossessivo di prodotti che hanno un iniziale successo.
Prima si gira un film nuovo e si vede che raggiunge ottimi incassi, dovuti all’apprezzamento da parte del grande pubblico.
Poi si realizza un seguito di questo film.
Poi un terzo capitolo.
Poi un quarto.
E magari un altro ancora, fino a rendere l’uscita di una pellicola appartenente ad un determinato marchio equiparabile a quella di un nuovo cellulare.

Un esempio?

pirati dei caraibi

Oppure, sempre legato al concetto di franchise, lo spolpamento di uno specifico universo narrativo, che avendo moltissime storie e personaggi si presta maggiormente ad una pantagruelica quantità di adattamenti, con la spinta di un pubblico magari giovane con atavica fame di nuovi prodotti.

Un esempio?

marvel

Non ci sono idee?

Non vengono create nuove sceneggiature per il cinema?

Usiamo quelle non per il cinema.

Nel futuro vedo un ricorso smisurato agli adattamenti cinematografici di libri.

Un romanzo vende? Facciamoci un film.

Il libro è difficilmente adattabile per immagini (ad esempio è pieno di descrizioni, riflessioni o sensazioni personali essendo narrato in prima persona)?

Chi se ne frega, lo facciamo comunque.

Anzi, magari creiamo un accordo commerciale con degli scrittori per far sì che la maggior parte delle loro opere sia trasposta su pellicola.

Un esempio?

coverss.png

 

nicholas sparks film

Per non parlare dei reboot/remake, lemmi che in inglese significano “riprendiamo un’idea cult vecchia di decenni e cerchiamo di adattarla alla bell’e meglio per i gusti attuali, tanto lagggente lo andrà a vedere lo stesso, quindi ‘sticazzi.”

No, di questi non vi metto immagini come esempi, altrimenti dovrei inserire più locandine di IMDb.

E per quanto riguarda le opere candidate agli Oscar, come ho scritto nel mio commento all’edizione appena passata già dal 2014 è stato un proliferare di biografie, più o meno romanzate.

Che ciò porti ad una caccia sfrenata alle figure storiche attuali o dimenticate per magnificare determinate individualità?

Questi sono in linea di massima i miei timori.

La domanda che voglio farvi è: sono paure troppo demoralizzate dovute ad una mia indole personale eccessivamente pessimista o tali preoccupazioni sono effettivamente diffuse tra chi ami il cinema?

Se vi va fatemi sapere la vostra opinione.

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Commenti su: "Serenate. Parole e opinioni in libertà – Cinema, quale futuro?" (13)

  1. Interessantissime le tue riflessioni, e scritte in maniera arguta e stimolante, spesso mi sono chiesto come puo’ ancora evolvere l’esperienza cinematografica e sul ruolo che ricopriranno tecnologie come l’Oculus Rift, i franchise sono una minaccia reale, mi è saltato subito a mente “Una notte al museo” giusto per…, ma anche io ho tanta paura, basta guardare a fenomeni come gli adattamenti cinematografici delle famose fiabe, una trovata per incassare con poche idee, penso che con quest’articolo tu abbia fatto centro, però dobbiamo essere fiduciosi, fiduciosi della creatività umana… speriamo…

    • Grazie mille 🙂 beh come dici tu la speranza è l’ultima a morire e non me la sento ancora di buttare il ferro a fondo, però queste inquietudini riguardo alla Settima Arte iniziano a farsi pesanti e ho sempre più elementi di pessimismo.

      Sì, gli adattamenti pseudo dark/moderni delle fiabe di secoli fa sono una delle mode più recenti per quanto riguarda il voler riesumare trame e storie stantie, direi che ci mancavano solo quelle…

  2. Condivido quello che dici,ma forse sono leggermente più ottimista. Prima o poi la “protesta” degli amanti del cinema si farà sentire,credo, perché il tuo stesso pensiero si sta diffondendo rapidamente e in massa. Un altro problema è che nelle sale,in particolare in città come la mia (Taranto), spesso non trasmettono alcune pellicole meno “di massa” e più particolari, oppure le tengono in sala per pochi giorni per far spazio al 50 sfumature di grigio di turno. Per esempio Whiplash e Selma non li ho visti sul grande schermo,ma su quello di un pc, perché non sono mai arrivati al cinema (fortunatamente una rassegna per studenti proporrà Whiplash lunedì sera, che andrò a vedere di nuovo perché in sala le emozioni trasmesse vengono amplificate). È facile dire “la massa preferisce film,appunto, di massa se pur brutti e non vedrebbe mai un film impegnato o comunque più originale”, ma spesso non viene data la possibilità di scegliere.

    • Sinceramente non ho mai capito la gestione delle multisale: hai 5-6-7-8 sale? Proietta in ognuna un film diverso.
      Mettine a disposizione una per, non so, il film d’animazione appena uscito, una o due per l’Harry Potter/Twilight/50 sfumature di grigio di turno, una per i film meno distribuiti (come quelli che escono dai Festival, che poi non si caga mai nessuno) e le altre giostrale un po’ come meglio credi cercando di dare al pubblico un’offerta varia.

      E invece no, per l’ultima delle grandi porcate di massa c’erano multisale che hanno adibito 3 o 4 sale solo a quello con spettacoli ogni 15 minuti…

      • Secondo me con una distribuzione più equa dei film nelle varie sale anche le produzioni si accorgerebbero dei molti amanti del cinema pronti a vedere pellicole degne di essere considerate tali e non i soliti fenomeni virali. Non condanno tutti i franchise “commerciali” come i cinecomic, che in alcuni casi sono godibili pur non essendo capolavori (50 sfumature e simili li non considero neanche film quindi non rientrano nel discorso), ma il problema sta soprattutto nella distribuzione, a mio avviso completamente errata ed insensata.

      • Sono d’accordo. Il ragionamento dei distributori è “Non metto in circolazione molte copie di un film perché poi le persone non lo andranno a vedere”, ma a volte la realtà è “Le persone non lo vanno a vedere perché ci sono poche copie in circolazione”.

        È un po’ un cane che si morde la coda e che rende difficile capire tra i due elementi quale sia la vera causa e quale il vero effetto.

  3. Io è da diverso tempo che lo penso… basta anche vedere quanti sono i film fatti e rifatti sulle favole (biancaneve, cenerentola, la bella e la bestia, maleficent, alice…e via dicendo), ne escono uno o due all’anno… gli sceneggiatori hanno idee scarse e fanno affidamento su libri e fumetti (il genere marvel, che io odio).
    P.s. sei la prima persona che “conosco” che legge Ciak… per me è una bibbia, ne sono abbonata dal 1998 e non ne ho buttato via uno, ora però sono passata al digitale perché non so più dove metterli, ma non è la stessa cosa!

    • Anche tu contro i nefasti film sulle favole, potremmo fondare un club 😀

      Tu sei una delle poche persone che conosco a detestare i film Marvel, per cui direi che così siamo pari 😉
      Anche io leggo Ciak da parecchi anni, e devo dire che trovo spesso i suoi articoli ed approfondimenti molto interessanti, soprattutto i numeri con i 100 film in uscita nel corso del successivo anno, in modo da prepararmi (talvolta, psicologicamente 😉 ) a quanto mi aspetti.

  4. Articolo molto arguto ed è rassicurante sapere che qualcun altro ha consapevolezza di tutto questo. Purtroppo siamo in un’epoca povera di idee ed è chiaro che davanti a tutto si antepone il guadagno e lo sfruttamento intensivo di tutto ciò che lo porta anche in minima parte. Si potrebbe facilmente sfociare in un discorso sulla società e sulla cultura di questi anni.
    Trovo l’originalità nei recenti film d’animazione e delle buone pellicole realizzate da alcuni affermati registi. Per il resto condivido (tristemente) il tuo pensiero.

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