L'amichevole cinefilo di quartiere

American Sniper

american sniperOne shot, one kill.

TRAMA: Il Navy SEAL Chris Kyle, inviato più volte in missione in Iraq, diviene una leggenda tra i tiratori scelti delle Forze Armate statunitensi.

RECENSIONE: Per la regia di Clint Eastwood, American Sniper è un’opera cruda e molto asciutta, in cui vengono mostrate le esperienze di un uomo inserito in un contesto estremamente difficile e permeato di morte.

Tratto dall’autobiografia di Kyle (American Sniper: The Autobiography of the Most Lethal Sniper in U.S. Military History), nella pellicola non è presente il lirismo talvolta stucchevole di molte opere dedicate all’unico svago dei potenti a cui i sudditi prendono parte, ma si preferisce mostrare la realtà per quella che è, senza quindi dilungarsi in orpelli inutili o sviolinate melense.

American Sniper è un film profondamente virile e profondamente americano, non solo perché i suoi protagonisti sono uomini statunitensi, ma anche (e soprattutto) perché virili e americani sono i valori che li muovono: la difesa della propria patria da un nemico lontano, gli Stati Uniti come “nazione più bella del mondo”, gli altri soldati che diventano fratelli acquisiti con cui coprirsi le spalle a vicenda e la famiglia come cosa più importante da proteggere ad ogni costo.

american sniper soldati

Il tiratore scelto è un elemento ambivalente, poiché nonostante faccia ovviamente parte dell’esercito è anche individuo a sé stante: non solo fisicamente (sta prevalentemente da solo, o al massimo supportato da uno spotter), ma anche per il suo potere decisionale (egli deve sovente scegliere autonomamente sul da farsi) e psicologicamente (l’orrore di abbattere bersagli su bersagli da grosse distanze, che possono anche non stare sparando direttamente contro di lui o essere civili usati per scopi di guerriglia).

american sniper scena

Lo sniper ha inoltre sulle spalle la responsabilità della vita dei commilitoni, dovendo proteggerli e supportarli; in tale aspetto vi sono alcune similitudini tra questo film e The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, vincitore dell’Oscar come Miglior film nel 2010 e incentrato sulla figura dell’artificiere.
In entrambe le pellicole, infatti, il protagonista è un individuo la cui attività si può definire borderline, essendo caratterizzata dal già citato elemento di supporto.

American Sniper Movie

Il regista dagli occhi di ghiaccio lascia che siano le immagini a parlare per lui, non ha bisogno di abbandonarsi ai ghirigori della macchina da presa; tolti pochi movimenti di camera (solitamente ad enfatizzare elementi psicologici) o un montaggio che evidenzi alcune simmetrie tra le due fazioni del conflitto, lo stile si mantiene il più concreto e oggettivo possibile.

In questo modo il film ha il sapore della sabbia, del metallo e del sangue, e non ci si abbandona a voli pindarici sulla giustizia o meno dei conflitti bellici.

american sniper cecchino

Tale elemento è in parte esaltato dalla fotografia di Tom Stern, verdastra nei campi stretti e negli interni militari, cupissima nelle scene notturne e giallo-sabbia di giorno, aumentando realismo ed intensità emotiva delle scene mostrate.
Ciò è fondamentale in quanto il soldato è un individuo che data la partecipazione a situazioni molto drammatiche può suscitare una grande gamma di emozioni nello spettatore, che vengono in tal modo accentuate.

Bradley Cooper è un protagonista piuttosto granitico, sia fisicamente (per interpretare questo ruolo è diventato enorme) sia psicologicamente.
Kyle svolge il proprio dovere mosso da nobili ideali, e facendo questo tende a chiudersi ermeticamente nei confronti dei suoi cari in modo da non far trasparire paura, tensione e inquietudine, nonostante ne abbia da vendere.
Questo tipo di personaggio si riallaccia alla già più volte citata concretezza a livello narrativo, che spinge lo spettatore a “scavare” in ciò che vede e a non adagiarsi troppo su da dialoghi ridondanti o eccessivamente didascalici.

sniper cooper kyle

In un film dal machismo imperante, l’unico ruolo femminile degno di nota è quello della moglie del protagonista, interpretata da Sienna Miller, che però, pur non essendo bidimensionale, non riesce a ritagliarsi granché spazio, incarnando un po’ troppo gli stereotipi da moglie del soldato.

American-Sniper sienna miller

A parte i due protagonisti, poco spazio viene dato ad altri personaggi, dato che comunque ci si trova di fronte ad una biografia e in quanto tale il focus deve essere il protagonista.
In generale un film di buona fattura, che può a volte peccare nel non essere molto amalgamato nelle sue varie sequenze (prediligendo quindi un racconto più di tipo episodico) e in una concretezza che può sfociare nello sbrigativo.

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Commenti su: "American Sniper" (22)

  1. sono tanto curiosa di vederlo… credo che andrò nei prossimi giorni!

  2. The Butcher ha detto:

    Gran bella recensione. Mi è piaciuto molto anche il paragone che hai fatto con The Hurt Locker. Credo che valga la pena di vederlo.

    • Grazie mille.
      Sì, credo che alcuni punti di contatto tra le due pellicole ci siano, e in generale mi piace fare paragoni tra le varie opere, considerando il cinema come Arte nella sua interezza 🙂

  3. Just me ha detto:

    Vorrei andare a vederlo stasera, ma ho paura puzzi troppo di “americanata”. Mi smentisci? Merita?

  4. Premesso che Clint è il mio regista preferito,devo però riconoscere che negli ultimi anni (diciamo dopo Grantorino) non ha più sfornato i capolavori con cui ci aveva abituato a inizio millennio.
    Questo film ce l’ho nel mirino da tempo (metafora inevitabile, perdonami) e pur amando approcciarmi ai film senza avere troppe informazioni che possano minare la sorpresa ti voglio solo chiedere dove inseriresti AMerican Sniper: pende più verso i capolavori di inizio millennio o i film moscetti degli ultimi anni???

    • Ciao, sono d’accordo con te sul leggero declino di Eastwood, ma penso che anche i suoi film peggiori siano comunque meglio di tanta roba che c’è in giro.

      “American Sniper” non lo ritengo ai livelli dei suoi grandi film di inizio Duemila (come Million Dollar Baby, Gran Torino o Mystic River), ma credo sia migliore di altre sue opere come Hereafter (che non mi è piaciuto affatto) o J. Edgar (che ho apprezzato più come interpretazione di Di Caprio che come film nel suo complesso).

      • Nel periodo d’oro di Clint, oltre hai 3 film che hai citato, c’è pure il gioiellino Changeling, troppo spesso dimenticato.
        Il declino è iniziato con Incictus, di cui Hereafter e J.Edgar sono la logica conseguenza. Lo stesso Jersey Boys lascia molto a desiderare secondo me.
        La cosa strana è ultimamente fa solo BIOPIC e pure American Sniper, sostanzialmente, lo è: chissà come mai.
        Ovviamente hai stra-ragione quando sostieni che la merda di Clint paga comunque da bere al 90% degli altri film…

      • Magari non trovando buone sceneggiature preferisce basarsi su storie vere, che ovviamente vanno un po’ romanzate, ma di per sè sono già materiale da film…

      • Sarà che il biopic è un genere che mi stuzzica poco, boh…. però il calore che trasmetteva un Mezzanotte del giardino del bene e del male mi piacerebbe proprio rivederlo….

  5. Anche a me è tornato in mente The Hurt Locker, nonché Lebanon, per alcune dinamiche militari. L’ho trovato forse fin troppo patriottico, ma in generale non mi è dispiaciuto. Bella recensione! Ne leggo molte sul tuo blog, ma non commento molto solitamente!

  6. Ti riporto uno stralcio della mia recensione al film, che mi è piaciuto ma non mi ha proprio entusiasmato:

    American Sniper è un bel film, questo è innegabile, ma è bello in maniera distaccata, quasi inconsapevole. E’ preciso e rigoroso come il disegno di un geometra ma è assolutamente privo di qualunque slancio emotivo così resta un affresco lineare ma freddo dove i toni del resoconto non lasciano mai il posto alla sfera drammatica.

    • Sì, sono d’accordo con ciò che dici.
      Io l’ho definito un film “asciutto” perché in alcune sequenze sembra quasi più un documentario che un lungometraggio.

      Ho trovato molto l’idea che Eastwood abbia voluto mostrare determinate situazioni lasciando libero lo spettatore di “decidere” le emozioni da provare.

      • Se così fosse, però, ha abdicato al suo ruolo di regista e ciò sarebbe male. Perchè se guardo un film mi aspetto di vederlo dalla prospettiva del regista. altrimenti mi guardo un documentario di History Channell. Che poi, per quanto ci si sforzi, l’obiettività resta impossibile è un altro paio di maniche.

      • Penso che Clint dopo le feroci critiche dovute al famoso “discorso alla sedia vuota” non abbia voluto fare un film troppo patriottico perché sarebbe stato preso come l’ennesima americanata del vecchio cowboy conservatore.

        Quindi credo abbia provato a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, in modo che lo spettatore potesse farsi una sua idea sui fatti narrati, senza calcare troppo la mano su un’impostazione di lettura più marcata.

        Poi ovviamente c’è il naturale piccolo declino che abbiamo già commentato…

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