L'amichevole cinefilo di quartiere

la battaglia delle cinque armate locandina“Vedo nei vostri occhi la stessa rottura di palle che potrebbe afferrare il mio cuore.

Ci sarà un giorno in cui il coraggio dei recensori cederà, in cui abbandoneremo i nostri princìpi e leccheremo il culo a ogni blockbuster, ma non è questo il giorno!

Ci sarà l’ora della Marvel, e dei maroni frantumati quando l’era di Michael Bay verrà alla luce, ma non è questo il giorno!

Quest’oggi recensiamo… Per tutto ciò che ritenete caro di questa bella Arte vi invito a resistere!”

Zaan Zaan Za-za-zaaaaan…

TRAMA: Dopo essere giunti a Erebor, Thorin e gli altri nani hanno due problemi: eliminare il drago Smaug e difendere la propria montagna, prima che altri giungano a reclamarne le ricchezze…

RECENSIONE: Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di J. R. R. Tolkien e terzo capitolo della relativa trilogia cinematografica, La battaglia delle cinque armate è la classica mattonata fantasy di due ore e mezza con cui, se Dio vuole e ha pietà di noi, si conclude la saga de Lo Hobbit.

sam you don't mean non intendi

Prima che mi aspettiate sotto casa coi bastoni, mi spiego meglio.

Nonostante io non sia amante, per usare un eufemismo, del cosiddetto “High Fantasy” (= elfi, nani, draghi, ambientazione medievale, serie tv pretenziose basate su tette e morti ammazzati), apprezzo tantissimo la trilogia de Il Signore degli Anelli: ritengo tutte e tre le pellicole molto ben realizzate globalmente, e penso che dimostrino una grande cura di tutte le loro componenti.
Ogni loro aspetto è di ottima qualità (dalla colonna sonora ai costumi, dalla fotografia al trucco), e nonostante al grande pubblico di tali elementi non gliene possa fregare di meno, i numerosi Oscar tecnici vinti in tali categorie credo siano stati più che meritati.

THE HOBBIT: THE BATTLE OF THE FIVE ARMIES

Il problema è che, dopo quel grande successo di pubblico e critica, in cabina di comando si sono lasciati prendere la mano, diluendo in tre opere (ciascuna oltretutto di lunghezza notevole) un libro dai toni favolistici molto più scarno di come sia stato poi rappresentato sul grande schermo.
Tale manovra, oltre ad essere una commercialata spaventosa dettata da una pantagruelica avidità, fa accomunare la trilogia de Lo Hobbit con altre galline dalle uova d’oro letterarie/cinematografiche come Twilight Hunger Games.

Risultando quindi un’opera fatta solo per soldi e utile come un costume da bagno sull’Everest.

hobbit katniss hunger games

Oltretutto a parte nani, elfi e uomini “high as fuck, fighting a dragon and shit”, non posso fare a meno di notare che questa serie sia divisa in un primo capitolo dal ritmo piuttosto lento in cui i personaggi principali si conoscono ed iniziano la loro avventura, un secondo atto caratterizzato da un grande scontro intermedio in cui la trama è riassumibile in due righe ed un episodio finale con grandi battaglie campali tra enormi eserciti.

Cioè pari pari a ISDA, nonostante le due opere letterarie di riferimento siano totalmente diverse.

smaug-strafe

Tralasciando il pistolotto necessario data la conclusione di questa trilogia (i cui primi due film sono Un viaggio inaspettato La desolazione di Smaug), La battaglia delle cinque armate è un finale di saga portato a compimento con ordinarietà da ragioniere, e che pare una copia sbiadita de Il ritorno del re.

Sbiadita perché nonostante lo scontro menzionato nel titolo sia imponente e ben realizzato visivamente, il film dà sempre l’idea di un rifacimento in tono minore di ciò che si è visto anni fa, e ciò va ovviamente ad inficiare in pejus sulla qualità complessiva dell’opera.

Giudicare questa pellicola è quindi piuttosto difficile, perché sì, è fatta molto bene oggettivamente, ma rende una sensazione di “secondario” e di “tono minore” troppo marcata.

nani

Il cast tecnico è lo stesso de ISDA, e ciò garantisce alta qualità: come già accennato elementi quali la fotografia, i costumi, gli effetti speciali e la colonna sonora sono veramente ottimi, e contribuiscono a far immergere lo spettatore in un mondo lontano e incredibile, rendendo visivamente realistico ciò che oggettivamente non lo è.

Peccato solo che alcune scene di combattimento (specialmente quelle uno contro uno) siano state coreografate da qualcuno che aveva fatto il pieno di peyote un’ora prima e che si è fatto un po’… diciamo… “prendere la mano” con la spettacolarità.

Nonostante la complessiva qualità la pellicola trasmette poco, e devo ammettere che l’impressione di avere a che fare con un soprammobile di due ore e mezza tanto bello quanto vuoto sia stata piuttosto vivida.

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Ne La battaglia delle cinque armate viene portato a compimento il tema dell’avidità, che era stato introdotto nel capitolo precedente con la comparsa del drago e che ovviamente svolgeva un ruolo molto importante anche ne ISDA (“The thieves, the thieves, the filthy little thieves, they stole it from us, our precious”).

L’avidità del rettile sputafuoco, simbolo per antonomasia dell’accumulo e dell’amore smisurato nei confronti di ori e gioielli.

L’avidità di Thorin, la cui mente deve combattere contro le tentazioni e i tormenti che tale quantità di ricchezze provoca.

L’avidità dei produttori di questo film, ormai genuflessi alla categoria dei lettori e che farebbero mettere su pellicola anche le Pagine Gialle se ne avessero un importante ritorno economico.

thorin gold

Un’ulteriore pecca de LH è legata ai personaggi.
Se ne ISDA ci sono molti personaggi secondari dalla costruzione psicologica interessante (come Boromir, Faramir ed Éowyn, tanto per citarne tre), qui molti supporting characters sono bidimensionali (come lo stesso drago, che a parte la già citata bramosia trasmette poco altro), difficilmente identificabili poiché troppo piatti (molti dei nani sono interscambiabili tra loro) o non hanno senso di esistere se non quello di piegarsi ai cliché cinematografici (l’elfa Tauriel, inserita perché per accontentare il pubblico ignorante è obbligatorio mettere la bellona monoespressiva).

sam patate

Per le sottotrame poco da dire. Sono tante, si intersecano tra loro e parecchie vertono sulla conquista della montagna: una specie di Risiko con nani, elfi, orchi e chi più ne ha più ne metta.

Menzione particolare per la storia d’amore tra l’elfa e il nano, una delle dinamiche narrative più campate per aria e attaccate con lo sputo che io abbia mai visto in un film.

tauriel love

LH è inoltre una saga Bilbocentrica, e nonostante tale personaggio sia molto più “attivo” rispetto a quel sottobicchiere di Frodo l’idea di un soggetto umile inserito in conflitti più grandi di lui risulta un po’ troppo stucchevole, rendendo semplice spettatore di eventi colui che dovrebbe essere il protagonista dell’opera.

Attualmente giungono inoltre voci sulla possibilità di trasporre o meno in un film anche Il Silmarillion, altra opera di Tolkien.

Cosa ne penso di quest’idea?

boromir male che non dorme evil sleep

Per concludere lo ripeto un’ennesima volta in modo che sia chiaro: La battaglia delle cinque armate NON è il flagello di Isildur, ma un film oggettivamente buono; ciò che lo affossa è la palese poca scintilla artistica presente in esso, che lo fa risultare piatto e poco interessante.

Meglio tornare agli antichi fasti…

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Commenti su: "Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate" (16)

  1. Ahah! Recensione divertentissima, dico davvero!
    Inoltre è allo stesso tempo molto accurata, complimenti.

    Parlando di inutilità, ho due scene che mi tenevo pronte per un’occasione come questa: il primo piano di 30 secondi sulla gnoccona a inizio film e la scena di Ganjalf che pulisce la pipa alla fine… vogliamo parlarne?

    • Sul perché la b(u)ona Evangeline Lilly sia stata inserita penso di aver già risposto 😉
      Su Shel Shapiro che se la fuma dopo tutta la battaglia credo che volessero piazzarci un dialogo tra lui e Bilbo ma non avessero la più pallida idea di come realizzarlo, quindi sono andati un po’ a casaccio.

      • Ecco, mi sembra una teoria plausibile! Insomma, erano stufi dopo aver tirato fuori dialoghi così complessi eh… soprattutto quello della gnoccona innamorata e disperata, roba da oscar! Ahah!

        A parte le critiche, a me è piaciuto il film ma solo perchè l’ho visto con lo stato mentale di chi si trova dinanzi ad una pellicola ispirata dal libro e nulla di più.

      • Sinceramente dei tre elfi l’unico che secondo me abbia avuto un senso compiuto per la storia è Thranduil; la parte di Tauriel con storia d’amore annessa l’avrei tagliata in tronco, non essendo stata sviluppata granché bene e costituendo un mero riempitivo.

      • Eh già, come tu stesso hai detto è stata solo una trovata commerciale per allargare il pubblico…

  2. Just me ha detto:

    Credo sia la recensione più bella ed esilarante che tu abbia mai scritto (ancora rido per il Risiko per nani), eppure sai che in genere adoro i tuoi commenti! 🙂
    Comunque, come al solito – per quel che posso dirne in merito, visto che dopo il primo non ho avuto il coraggio di proseguire la saga (sai che sono snob 😉 ) – sono d’accordo con te: una versione commerciale e scialba de ISDA.

    Ma veniamo al punto fondamentale, davvero ci sarà anche una versione cinematografica de Il Silmarillion? Non ce la posso fare. Voglio un biglietto per la Luna!
    …Perché lì non rischio di vederlo, vero?

    • Non sono un fan del “Siccome un libro é famoso dobbiamo per forza farci uno o più film”, per cui spero vivamente che non si imbarchino in questa impresa.
      Nel caso direi che sì, per scansarlo bisognerà abbandonare il nostro caro globo terracqueo alla “Interstellar” maniera.

  3. Bella recensione al solito 🙂 insomma, come il secondo film anche questo è un compitino di ragioneria su come fare un blockbuster all’hollywood. Non che mi aspettassi qualcosa di diverso e sento che me lo godrò lo stesso (datemi 30 secondi di Smaug e sono un uomo felice).

    L’unica cosa su cui non concordo con la tua recensione è questa serie non è affatto genuflessa ai lettori.
    Anzi, mi sembra chiaro che nello svilupparla si sono detti “Ok, i fan della vecchia trilogia sono anta milioni, fra questi la percentuale di quelli che hanno letto Lo Hobbit sarà il 20% scarso che famo? Ce ne freghiamo dell’aderenza al testo e diamo ai nostri milioni di fan 3 film di more of the same oppure ci atteniamo al testo e proviamo a fare qualcosa di diverso rischiando di alienarci la maggior parte della fanbase della vecchia trilogia?”
    “E che lo stai a chiedere pure? Ma sai quanto fa anta milioni per tre volte il prezzo di un film in 3D rispetto a un quinto di anta milioni per due volte il prezzo di un biglietto, magari neanche in 3D?”
    “Già scusa, domanda scema” 😀

    Sul Silmarillion ero rimasto che a Jackson piacerebbe lavorarci ma che Christopher Tolkien si farebbe sciogliere nell’acido prima di concedere a qualcuno i diritti cinematografici di quell’opera. E si farebbe sciogliere nell’acido dopo esser stato scuoiato vivo prima di concederli alla New Line!

    Anche se un Silmarillion fatto bene, ma bene bene senza elfi che schettinano sugli scudi, nani comici e simili, in 3D ad alta definizione oltre a venire più lungo delle due trilogie messe assieme sarebbe una di quelle cose che dopo ti pianti una pallottola in fronte perché non vedrai mai più qualcosa di altrettanto bello in vita tua :Q—-

    Personalmente mi accontenterei anche solo di un film o un telefilm sulla Narn I Chin Hurin o sulle avventure di Beren e Lùthien

    • Ciao grazie mille 🙂
      Per la battuta sui lettori, intendevo dire che una trilogia su “Lo Hobbit” era (secondo me) assolutamente superflua, data la sua poca mole e il fatto che sia diverso rispetto a “ISDA”; il fatto che l’abbiano realizzata lo considero, come anche accenni tu, solo un ulteriore sfruttamento di un brand famoso per incassare tantissimi soldi da lettori/appassionati dei relativi romanzi o del genere fantasy.

      Da un punto di vista generale non mi piace che per ogni libro o serie letteraria di successo ci sia sempre e costantemente la smania di farci uno o più film; libro e film sono due mezzi espressivi diversi, ciò che riesce bene attraverso uno non è detto che salti fuori allo stesso modo con l’altro, e penso che la maggior parte sia dettata da esigenze quasi esclusivamente commerciali.

      Per il Silmarillion ero rimasto anche io a tali voci; se dovessero realizzarlo penso che alla fine della fiera lo andrei a vedere comunque.

      Ma, come avrai capito, non con un grande entusiasmo 😉

  4. Se fosse fatto come sono state fatte queste due trilogie neanche io ci andrei con molto entusiasmo.
    A me piace sempre quando mi vien data la possibilità di gettare uno sguardo diverso (perché alla fine di quello si tratta; diversi media, diverse narrazioni degli stessi eventi di fantasia) su un’opera letteraria che amo (anche se effettivamente ci sono libri che è così difficile trarne un film sensato che non ha molto senso provarci) e uno sul Silmarillion sarebbe la realizzazione di un sogno.
    Solo che per il Silmarillion ci vorrebbe un taglio epico serio, che non minimizzi la drammaticità di certi eventi e non abbia paura di essere crudo e cupo fino al soffocamento là dove serve. Se però si trovasse il modo, quanto sarebbe bello! Mi basterebbe anche solo che tenga il passo, per emozione e atmosfera, all’album dei Blind Guardian 😉

    • Credo sia impossibile che un film ad ampissimo budget non si pieghi alle esigenze commercial-narrative classiche e di sicuro guadagno.
      Il personaggio comico, l’ironia diffusa, la storia d’amore anche quando è stiracchiatissima, in generale tutti i cliché vengono messi perché appunto parano il culo ai produttori che conoscono l’ignoranza e la scarsa voglia di sperimentazione del pubblico.

  5. Premetto che mi sono rifiutata di andarlo a vedere dopo lo scempio del secondo (che ho guardato solo per curiosità nei confronti di Smaug, ero già rimasta scioccata dal primo), quindi non mi permetto di giudicarlo, anche se probabilmente saremmo dello stesso parere, anzi tu sei stato anche fin troppo buono 😀
    Non sei un lettore di Tolkien eh?
    Comunque se non mi permetto di dire la mia sul film, azzardo a dire qualcosa sul tuo commento, posso?
    In tutta tranquillità.
    Vado con ordine.

    Innanzitutto.
    Questo non è fantasy:

    “Nonostante io non sia amante, per usare un eufemismo, del cosiddetto “High Fantasy” (= elfi, nani, draghi, ambientazione medievale, serie tv pretenziose basate su tette e morti ammazzati)”

    Questo è quello che, purtroppo, la TV/CINEMA spaccia per fantasy. Poi, purtroppo ci sono anche brutti libri fantasy fatti secondo lo stile che tu hai riassunto ma non è il genere, solo la follia degli autori.
    Non a caso la trilogia cinematografica de ISDA è la migliore opera fantasy mai realizzata su grande (e piccolo) schermo: si basa sulla migliore opera fantasy (MA NON solo fantasy e se qualcuno ha letto Tolkien, letto nel vero senso della parola, lo sa) mai scritta.

    Seconda cosa.

    “L’avidità dei produttori di questo film, ormai genuflessi alla categoria dei lettori e che farebbero mettere su pellicola anche le Pagine Gialle se ne avessero un importante ritorno economico.”

    Qui parli dei produttori vero che farebbero mettere su pellicola anche le pagine gialle? Perché ti assicuro che i lettori non vogliono, hanno troppa paura.

    Terza, e ultima.

    “LH è inoltre una saga Bilbocentrica, e nonostante tale personaggio sia molto più “attivo” rispetto a quel sottobicchiere di Frodo”

    Questo commento, per un attimo, mi ha fatto tirare fuori la belva che è in me.
    Poi ho riflettuto che se insulti Frodo allora non hai mai letto Tolkien (anche se dal film stesso si dovrebbe comunque capire abbastanza di questo personaggio), e allora un po’ ti perdono… solo un po’ XD

    A rileggerci.
    Blog interessante 😉

    • Ciao 🙂 Le tue sono considerazioni interessanti, quindi spiego meglio i punti da te evidenziati (in modo da non incorrere nelle tue ire 😉 ).

      1) La mia descrizione di cosa sia un fantasy è volutamente ironica, oltre che basata, come dici tu, su quello che la TV e il cinema spacciano per fantasy.

      Che io non sia amante del genere è vero, ma ho amici e amiche che lo sono, e io sono consapevole del fatto che riguardo a questo genere (ma direi anche in generale) i canoni qualitativi di un mezzo espressivo (libri) e quelli di un altro (TV o cinema) possano essere profondamente diversi.

      Non penso che il “fantasy” sia un genere peggiore di altri; come in tutti i generi narrativi ci sono opere fatte bene e opere fatte male, e ci scherzo sopra solo perché per quelli che sono i miei semplici gusti personali non lo apprezzo particolarmente.

      2) Sì, mi riferisco all’avidità dei produttori.

      3) Anche qui, esagerazione ironica.

      Basandosi sui film de “ISDA”, è ovvio che Frodo sia un personaggio con un enorme fardello sulle spalle (anzi, che pende dal suo collo), e il tormento che passa durante il viaggio verso il Monte Fato è devastante.

      Il problema è che credo i film lo dipingano più come una damigella da salvare che altro.

      Nell’arco delle 9 ore complessive si perde veramente il conto di quante volte rischi la vita e venga salvato dagli altri, e forse avrei inserito più scene drammatiche interiori per far capire quale ingrato sia il suo compito.
      Per questi motivi personalmente ho sempre apprezzato molto di più Sam (nel mio ultimo articolo l’ho inserito tra i miei personaggi cinematografici preferiti, tanto per provare a guadagnare punti 😉 ).

      Ho fatto calmare un po’ la belva? 😉

  6. Ti sei salvato in corner 😀

    Io però penso che Frodo, anche al cinema, invece sia stato trasposto molto bene. Forse è perché quando l’ho visto per la prima volta mi sono commossa per quanto era uguale al personaggio cartaceo (che, se non si era capito, è il mio preferito, insieme a Smeagol). Quindi forse per l’attaccamento, più il fatto che conosco benissimo il suo stato d’animo, non ho fatto fatica a capirlo anche dalla pellicola.
    Ho sentito molti commenti negativi su Frodo (e chiaramente da ignoranti, nel senso vero del termine). quindi è possibile che a chi non lo conosce davvero, visto su uno schermo, faccia questo effetto 😉

    • Il problema è che quando trai un film da un libro dovresti essere fedele all’opera di partenza per non scontentare i lettori e allo stesso tempo renderla comprensibile anche ai non lettori (che ovviamente hanno un background più scarno rispetto a chi abbia letto l’opera stessa).
      Non sempre ci si riesce per ogni aspetto.

  7. Verissimo!

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