L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per novembre, 2014

Serenate. Parole e opinioni in libertà – 4 trailer

Ovvero prossimamente sui vostri computer e cellulari.

appropriate audience trailer

Citando Wikipedia, la più grande alleata nella storia dello studente nonché sito più preso di mira dal copia e incolla, il trailer è “un breve filmato promozionale di un film, solitamente proiettato al cinema prima dell’inizio dello spettacolo in programmazione, e con l’avvento della televisione e del web viene distribuito anche in questi media”.

Perché un articolo su tale forma di promozione?

Solo perché questo weekend sono andato al cinema a vedere il mediocre I Vichinghi?

Beh, sì, ma anche perché negli ultimi giorni sono usciti i trailer di due tra i blockbuster più attesi del 2015:

  1. Jurassic World, diretto da Colin Trevorrow, quarto capitolo della saga sui sanguinari lucertoloni preistorici (no, non mi riferisco ai Mercenari) tanto estinti quanto adatti al marketing.
  2. Star Wars: Episode VII – The Force Awakens, diretto da J. J. “per favore, non farmi ricordare quella puttanata con Jar Jar Binks” Abrams, settimo episodio della saga a base di spade laser, soldati dalle armature candide tutti uguali e citazioni filosofiche improbabili.

Ma dato che io sono diversamente buono, prima di andare a chiacchierare di questi trailer parlerò di altri due, relativi anch’essi a film in uscita l’anno che verrà.

Ossia Fifty Shades of Greytratto dal libro che ha risvegliato gli istinti carnali più torbidi e sopiti delle casalinghe di tutto il mondo e Avengers: Age of Ultronseguito del film che ha risvegliato gli istinti carnali più torbidi e sopiti dei ragazzini di tutto il mondo.

Sotto a chi tocca.

Fifty Shades of Grey.

Per farla breve, questo trailer è pieno di stereotipi fastidiosi e scontati, come:

-il luogo di lavoro bianco, pulito, asettico e luminoso;
-il protagonista che viene introdotto di spalle per suscitare un alone di mistero;
-il contrasto tra l’estrema eleganza di lui con la (talmente ostentata da essere stucchevole) normalità trucco/parrucco/vestiti di lei;
-la ragazza come tante che viene desiderata dal figone di turno (stereotipo che francamente ha anche stufato, visto che negli ultimi anni lo buttano dentro ovunque);
-la ripetizione di porte che si aprono/chiudono a simboleggiare il tira e molla dei protagonisti;
-i dialoghi prima allusivi, poi espliciti;
-l’introduzione della seria e virginale fanciulla in un mondo di perdizione, che finirà per piacerle.

Ma il vero problema è che questo è appunto un TRAILER, e in quanto tale dovrebbe mostrare il meglio del relativo film per invogliare le persone ad andarlo a vedere.

E se gli elementi migliori di Porno Twilight sono questi, chissà i peggiori.

Il prossimo.

Avengers: Age of Ultron.

Lo sanno anche i sassi, ormai: a differenza di moltissime persone, non mi è venuto un menhir nei boxer guardando The Avengers.

Age of Ultron rispetto al film precedente sembra più maturo, più drammatico e più complesso.

A parte ovviamente quando si vede l’incredibile Hulk combattere contro Iron-Matrioska…

Scherzi a parte, la paventata serietà mi fa sperare in qualcosa di meglio di The Avengers, soprattutto considerando che il primo episodio già dal trailer denotava un tono più leggero; che poi là “leggero” si sia trasformato in “imbecille” è un altro paio di maniche, però non si può avere tutto dalla vita.

Sinceramente non ho una gran voglia di dilungarmi su questo trailer perché se lo facessi risulterei piuttosto stucchevole e stereotipato; molto probabilmente andrò a vedere comunque il film, e ovviamente mi auguro che non sarà una totale idiozia.

Spero che apprezziate il mio mettere le mani avanti.

Ma torniamo ai primi due film menzionati, che altrimenti si va pesantemente off topic.

A molti sarà già venuta la tipica bavella da lumaca dopo averli visti, ma è davvero tutto oro ciò che luccica?

Se ve lo chiedo la risposta è “no”.

Ma bando alle ciance, e guardiamoli insieme:

Jurassic World.

La prima volta che mi è passato sotto gli occhi questo trailer ho pensato: “Che figata, deve uscire il trailer di Jurassic Park 4 e i fan ne hanno già fatto una parodia idiota XD”.

Poi mi sono accorto che questo è il VERO trailer della pellicola.

Ciò che da qui si evince (e che spero non si rivelerà come tale nell’opera vera e propria) è che Jurassic World sarà una gigantesca paraculata del primo film:

-la scena del brachiosauro rimanda alla sequenza ormai iconica di quello del 1993;
-lo squalo dato in pasto al dinosauro (che rende un effetto Free Willy ai limiti dell imbarazzante) come 20 anni fa la mucca ai raptor;
-il cacciatore cazzuto (il Chris Pratt di Guardiani della galassia, complimenti per la scelta) come il Muldoon del primo film;
-il tòpos degli scienziati/tecnici che si spingono troppo oltre.

Plauso speciale per la scelta di mettere un ibrido, che fa tanto sci-fi di serie B, nonostante i dinosauri della cui esistenza si hanno le prove siano circa 1000 specie (che bisogno c’era?) e ovviamente per la scena finale, uguale a L’incredibile volo, con Jeff Daniels che insegna alle oche a volare.

Ci sarà da ridere.

Vai con l’ultimo.

Star Wars: Episode VII – The Force Awakens.

Questo non è propriamente un trailer, bensì un teaser. Come suggerisce anche il nome (deriva dal verbo to tease = stuzzicare), il teaser ha una durata più breve e mostra meno sequenze, avendo come scopo quello appunto di accendere una scintilla di interesse nel pubblico.

Nonostante io consideri gli episodi I, II e III di Guerre Stellari degli abominevoli oltraggi (o probabilmente proprio per questo motivo), e nonostante qui si veda poco o nulla, il breve filmato di Star Wars: Episode VII ha stuzzicato non poco il mio interesse.

Ma dato che devo mantenere la mia aura da rompicogl… ehm… “scatole”, ammetto che alcune cose non mi abbiano convinto:

-Ancora Tatooine? Ma che palle: ci sono solo sabbia e biscazzieri;

-Il tizio che sbuca fuori dall’inquadratura come un coniglio dal cilindro credo avrebbe dovuto essere un elemento di tensione mentre a me ha fatto scappare un sorriso;

-Ancora Tatooine? Ma che palle: ci sono solo sabbia e biscazzieri;

-Il Millennium Falcon che sfreccia sulle note del tema principale di John Williams lo si può inserire tranquillamente alla voce “paraculata” relativa ai lucertoloni;

-Ancora Tatooine? Ma che palle: ci sono solo sabbia e biscazzieri.

Però ripeto: non mostrando quasi nulla, bisognerà incrociare le dita e sperare.

Comunque che sia peggiore degli ultimi tre usciti sarà impossibile.

Queste sono le mie opinioni personali sui quattro trailer. Ovviamente i giudizi su pochi secondi di promo possono essere molto diversi da quelli relativi alle opere nella loro interezza, per cui è semplicemente una chiacchiera su ciò che mi abbia colpito positivamente o meno riguardo ad essi, senza alcuna pretesa di preveggenza o profezia à la Nostradamus.

E voi? Che ne pensate?

Li andrete a vedere perché questi promo vi hanno eccitato come un cane che rivede il suo padrone dopo un mese?
Li eviterete come la peste perché vi hanno lasciato freddi e indifferenti come un gatto che rivede il suo padrone dopo un mese?

Se vi va lasciate un commento.

Frank

frank locandina“Got no human grace / Eyes without a face”

TRAMA: Un aspirante musicista si unisce agli Soronprfbs, strampalata band d’avanguardia dal nome impronunciabile il cui leader, Frank, è un artista di enorme talento che indossa sempre una grossa maschera di cartapesta.

RECENSIONE: Per la regia di Lenny Abrahamson, Frank è l’equivalente cinematografico di una boccata d’aria fresca dopo aver passato il pomeriggio a lavorare presso la piazzola ecologica.

Spiego meglio questa raffinata similitudine.

In un cinema odierno basato su vagonate di sequel utili come l’aria condizionata in Antartide (I mercenari 14 – La vendetta del nervo sciatico), inguardabili porcate atte a rincoglionire le persone (Pensioner-man, Immigrant-man e Housewife-woman contro Coda-alle-post-inator) e romanzi di dubbio gusto trasformati in pellicole di gusto ancor più dubbio (Cinquanta sfumature di me che ti frusto con un segnalibro autografato da Coelho mentre facciamo sesso imbavagliati ascoltando l’orchestra di Demo Morselli), quest’opera è una piccola chicca.

Non da considerarsi magari una pellicola mirabolante, ma un film comunque diverso, che riesce a discostarsi dai canoni narrativi tradizionali risultando brillante ed originale.

Film che tra l’altro è liberamente ispirato al personaggio di Frank Sidebottom, sorta di musicista comico britannico che ebbe successo nella terra d’Albione intorno alla fine degli anni ’80.

frank reale e sidebottom

Tema principale di Frank è la formazione di un giovane adulto, che cerca di trovare la propria dimensione in un gruppo di veri e propri svalvolati capeggiati da un soggetto che definire “particolare” sarebbe usare un eufemismo.
Raggiungere la quadratura del cerchio in un ambiente in cui la geometria euclidea non è propriamente di casa è un’idea di partenza intelligente, perché ribalta gli stereotipi che solitamente caratterizzano questo genere di opere, mostrando di conseguenza innovazione.

frank band

Il personaggio principale è un musicista camuffato come d’altronde ce ne sono altri in circolazione, anche di ben più mainstream rispetto al circuito indipendente: alcuni truccati (Kiss), altri mascherati (Slipknot o Daft Punk), addirittura altri ancora con un alter ego cartoon (Gorillaz).
La sua caratterizzazione crea una contrapposizione molto interessante tra, da un lato, il cantante inteso come frontman e animale da palco (quindi di per sé accentratore di attenzione) e dall’altro la maschera come scudo simbolico e muro tra gli altri e la propria persona.

Attraverso questo gigantesco testone di cartapesta Michael Fassbender riesce comunque a far trasparire emozioni, ricordando per certi versi Hugo Weaving in V per Vendetta (2005). Il suo personaggio, sovente ben al di là dei limiti considerati “normali” dalla società, riesce a trasmettere un’intensità di rara tenerezza, che allo spettatore come il calore della fragile fiamma di una candela.

Michael Fassbender as Frank

Domhnall Gleeson ha quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi prima di entrare in una band: così determinato a iniziare una nuova avventura ma allo stesso tempo così pieno di insicurezze sul cammino da seguire e su quale sia il suo posto nel mondo.
Lodevole il rapporto tra lui e Frank, ostacolato in parte dall’evidente difficoltà nel comunicare con qualcuno di cui non si possano vedere le espressioni facciali e che attraversa diverse fasi lungo l’agile oretta e mezza di durata della pellicola.

frank2

Completa il trio di protagonisti una Maggie Gyllenhaal sboccata e cazzuta, con piccolissime punte di tenerezza che la rendono un personaggio piacevolmente fuori dagli schemi.

Non sarà il capolavoro di cui alcuni forse troppo frettolosamente hanno parlato, ma senza dubbio un’opera che per la sua originalità merita una visione.

Bon, ora vai con i Gorillaz.

Serenate. Parole e opinioni in libertà – Pillole di cinema – Dracula Untold

Dracula_Untold_man_ITAÈ l’uomo pipistre-elloooo… / È Dra-culaaaa…

TRAMA: 1400. Il valoroso principe Vlad di Valacchia fa un patto con una creatura delle tenebre per salvare la propria famiglia e il proprio popolo dai turchi, guidati dal sultano Maometto II.

Pregi:

È breve: si parla sempre di “film di disimpegno”, di “film leggeri” e poi sono delle sbrodolate da due ore e mezza che mi fanno venire l’orchite. Questo almeno dura 90 minuti e poi chi si è visto si è visto.

Il background storico: scricchiola più delle articolazioni di un centenario, ma almeno ci hanno provato senza lasciarsi andare alle solite scempiaggini. Tentativo apprezzabile.

Effetti speciali: molto ben realizzati.

Difetti:

È comunque un film leggero come l’acqua: se volete un’opera che scavi introspettivamente nella figura di Vlad III di Valacchia non andate a vederlo. Dal trailer questa cosa è chiara come il sole, ma ho notato che molti hanno un rapporto piuttosto conflittuale con tale forma di promo, quindi è meglio essere espliciti.

È un one-vampire show: i personaggi secondari sono poco più che comparse, caratterizzati malino ed inutili o quasi ai fini della narrazione.

Ci sono buchi nella sceneggiatura: la già citata brevità si paga in fase di accuratezza dello script.

I dialoghi: per la maggior parte non propriamente intelligenti e talvolta sfocianti nel ridicolo involontario.

Luke Evans: faccio molta fatica a vedere Dracula con un aspetto giovane/fighettino/sbarazzino; discorso che vale anche per Rhys-Meyers nella serie omonima.

Consigliato o no? Per una serata caratterizzata dallo spegnere il cervello sì, per qualcosa di più profondo cercare altri lidi.

Interstellar

interstellar-locandina-italiana“You set my soul alight / Glaciers melting in the dead of night / And the superstars sucked into the supermassive”

TRAMA: Grandi cambiamenti climatici hanno devastato l’agricoltura terrestre, riducendo drasticamente le coltivazioni e di conseguenza il cibo. Un gruppo di scienziati decide così di intraprendere un viaggio spaziale per trovare luoghi in cui la vita sia possibile.

RECENSIONE: Diretto da Christopher Nolan e da lui anche scritto in collaborazione col fratello Jonathan, Interstellar è un’opera magnifica ed enorme, sia materialmente (170 minuti di durata) sia per i temi trattati e per l’impatto che l’elemento audiovisivo ha sul pubblico.

Dopo il trittico Batman Begins / Il cavaliere oscuro / Il cavaliere oscuro – Il ritorno, film che il grande pubblico ha molto apprezzato, e il trittico Memento / The Prestige / Inception, film che il grande pubblico ha molto finto di aver capito, Nolan porta sugli schermi una pellicola che strizza l’occhio agli autori di grandi opere fantascientifiche (Tarkovskij e Kubrick in particolare) riuscendo ad unire alcuni tra i basilari tòpoi della narrativa con un comparto tecnico eccellente, che contribuisce ad immergere e ad appassionare lo spettatore nella trama.

interstellar 2001

La regia cerca più di stringere l’inquadratura su volti o porzioni limitate di spazio visivo piuttosto che lasciarsi andare a campi lunghi e lunghissimi strabordanti di effetti speciali: questi ultimi sono utilizzati massicciamente in situazioni specifiche, solitamente per meglio rappresentare la sensazione di pericolo o di ignoto.
Ciò è un bene perché in tal modo non vi è una genuflessione del director alla tecnologia, ma egli mantiene salda la presa sui comandi servendosi di essa come veicolo alla sua idea artistica.

È ovvio che i menzionati effetti speciali siano visivamente eccezionali, e grazie anche alla grandezza fisica dello schermo cinematografico riescono a creare immagini spettacolari, che hanno però il merito di non autocompiacersi, rimanendo quindi funzionali alla storia e non dando mai la sensazione di sgargiante carta da parati che cerchi di coprire un muro scadente.

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La sceneggiatura, come già accennato, è ricca di temi importanti, primo fra tutti il viaggio.

Elemento che da sempre affascina l’umanità, per sua natura desiderosa di oltrepassare i propri limiti (in questo caso fisico-materiali), qui il viaggio ha una forte connotazione di mistero: non solo, infatti, la destinazione è sconosciuta, ma anche il punto di partenza potrebbe venire a sgretolarsi dopo essere stato lasciato.

Come un navigatore che si appresti a salpare conscio che una volta staccatosi dalla terraferma essa potrebbe non esistere più come lui la ricordi, così i protagonisti intraprendono un viaggio basato sulla speranza, ma disperato al tempo stesso, con la mente proiettata in avanti per poter dare un futuro a ciò che hanno lasciato indietro.

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Oltre al viaggio abbiamo la massiccia presenza degli elementi fondamentali della natura: lo spazio e il tempo.

Lo spazio costituisce un tòpos importante in Interstellar perché l’alternanza tra il piccolo (il pianeta Terra) e il grande (lo spazio profondo) è alla base stessa dell’opera. L’umanità ha bisogno di spazio (materiale e vitale) perché quello in cui si trova non le permette più di prosperare, e attraverso lo spazio (cosmo) va alla ricerca di un possibile futuro.
Abbandonare le proprie certezze e le proprie difficoltà per buttarsi in un’area infinitamente più grande, cercando la luce di una candela nel buio di una gelida notte invernale.

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Se per quanto riguarda quest’ultimo aspetto alcuni elementi possono essere riconducibili a Inception, in cui lo spazio era l’elemento attraverso cui venivano “costruiti” i sogni, il concetto di tempo rimanda inevitabilmente alle prime due opere di Nolan, ossia Following e Memento, che personalmente ritengo il suo capolavoro.
La missione dei protagonisti è una corsa contro il tempo, il quale può però non essere lineare come noi lo conosciamo, ma subire delle modifiche radicali e al di là della umana comprensione.

A fare da contraltare a macroconcetti come viaggio, spazio e tempo vi è il tema della famiglia.

La famiglia, nucleo fondamentale della società secondo Aristotele, è la base dei rapporti umani.
Il pericolo, l’ignoto e altri elementi negativi o spaventosi dell’esistenza umana possono essere combattuti attraverso il sostegno delle persone a noi care, con le quali formiamo legami che lontananza e rapporti difficili non potranno comunque mai eliminare completamente.

L’affetto per la nostra famiglia ci spinge a oltrepassare i nostri limiti e tentare imprese talvolta impensabili, spinti non da ricchezze o ricompense materiali, ma dall’immagine di una persona amata nella nostra mente.

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Probabilmente centinaia di film orrendi hanno indurito il mio cuore di cinefilo, perché sinceramente non ero più abituato alla sensazione di magone davanti a uno schermo.
Molte scene sono davvero intense dal punto di vista emotivo, e devo ammettere che in più di un’occasione stava per prendere il sopravvento la commozione, dovuta sia alla profondità di alcune dinamiche narrative sia alla bravura degli attori, ben integrati nelle rispettive parti.

Visto che non sono così cattivo? È che mi disegnano così…

Protagonista Matthew McConaughey (Oscar per Dallas Buyers Club e recentemente in The Wolf of Wall Street True Detective): ottimo protagonista e ultimamente decisosi a recitare come Cristo comanda in film realizzati come Cristo comanda, riesce ad essere il fulcro della storia senza risultare un eroe stereotipato e bidimensionale. Anzi, la sua profondità caratteriale lo fa apprezzare ancora di più, perché non appare come una persona granitica e irrealistica ma come un padre normale che cerca solo di dare un futuro ai propri figli.

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Siccome a Nolan piace uscire con la stessa compa, anche in Interstellar sono presenti un paio attori con i quali ha già lavorato in passato, ossia Michael Caine e Anne Hathaway (Oscar nel canterino Les Misérables).
In generale tutto il cast (oltre agli attori già citati è presente l’ottima Jessica Chastain) è stato ben scelto, con ogni faccia che si incastra bene nel rispettivo character senza elementi fuori luogo o che stridono con l’ambito narrativo.

Ottima la colonna sonora di Hans Zimmer: essa riesce ad alternare potenza e silenzi, oltre ad essere usata ottimamente all’interno della pellicola, accompagnando in modo splendido e funzionale ciò che lo spettatore si trovi ad osservare. Tale elemento è molto importante, perché così facendo l’esperienza sensoriale del pubblico non è zoppa, ma si combina il video con l’audio aumentando la già citata immersione nell’opera stessa.

Ricapitolando: un film meraviglioso, con un’ottima regia, una sceneggiatura solida, temi importanti, intensità emotiva e una valida interpretazione da parte degli attori.

In Italia non incasserà una lira.

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