L'amichevole cinefilo di quartiere

Colpa delle stelle

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“Yeah you cried and you cried / He’s alive he’s alive / Ah, you cried and you cried and you cried and you cried.”

TRAMA: La sedicenne Hazel, affetta da cancro, è obbligata dai genitori a frequentare un gruppo di supporto psicologico. Qui incontra e si innamora del diciassettenne Augustus, un ex giocatore di basket con una gamba amputata.

RECENSIONE: Avete presente cosa scrissi nella recensione di Lei?

Ovviamente no, me lo ricordo a malapena io.

Vabbè, quando recensii il film di Jonze scrissi che uno dei suoi pregi principali (anzi, direi fondamentali ai fini della buona riuscita dell’opera) era quello di avere come protagonista una persona comune.

Ossia con un aspetto estetico comune, una personalità comune e che mostrava reazioni emotive comuni.

La “normalità” del personaggio principale consente infatti alla pellicola di essere realistica.

Il realismo è un fattore di fondamentale importanza nei film di genere “romantico”, perché tali opere si basano molto sull’immedesimazione del pubblico in ciò che vede sullo schermo, o in generale su una forte sospensione dell’incredulità che faccia dimenticare allo spettatore di avere a che fare con attori che interpretano una parte.

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Colpa delle stelle ha dei difetti.

Ma ha anche questo grande pregio.

È ovvio che l’opera galleggi in una dimensione narrativa caratterizzata da malattie molto gravi, persone emotivamente nonché fisicamente provate, sofferenze dovute al precario stato di salute e quant’altro, ma i personaggi si comportano similmente a come agirebbero persone reali.

È un film lacrimoso, che tiene subdolamente per mano lo spettatore ben sapendo di portarlo a preparare i fazzoletti? Certo.

Si scade talvolta nella retorica e nell’esagerazione, con lo stereotipo della storia d’amore vista come una sorta di monte che resiste alle ondate avverse della vita? Certo.

Ma in un genere piagato da troppe pellicole che si rivelano inguardabili e atroci cazzate, Colpa delle stelle pur con le evidenti pecche prima citate batte altri “colleghi” tre a zero.

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Per essere un regista esordiente Josh Boone riesce a fare un lavoro sufficiente, trasponendo su pellicola l’omonimo romanzo di John Green senza renderlo un indigesto polpettone e sapendo dosare i picchi emozionali meglio di altre opere strappalacrime. Buona inoltre la scelta di abbondare con primi piani e campi medi, optando a volte per piani americani.

Come ho già scritto in altre recensioni, infatti, nelle opere basate sull’aspetto psicologico e introspettivo è importante usare questo tipo di inquadrature per diminuire la distanza relazionale tra pubblico e personaggi, aumentando così il legame emotivo tra palco e platea.

La sceneggiatura, pur con i canoni, gli stereotipi e i classici binari narrativi del genere di appartenenza, non sbraca in scempiaggini senza senso ma centra l’obiettivo superando la soglia di sufficienza.
La prima parte ha il pregio di essere più leggera e ironica, con una presentazione dei personaggi veloce in modo da catturare subito l’attenzione del pubblico e non affossare il ritmo narrativo fin dall’inizio; la seconda sezione è invece più sofferta e intimista, con la prepotente emersione della malattia e della drammaticità che ne consegue.

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I due attori principali, Shailene Woodley e Ansel Elgort, hanno una buona recitazione e riescono a incanalare in maniera efficace la normalità e l’ordinarietà di due adolescenti, comportandosi quindi in maniera piuttosto naturale.

Il loro rapporto è inoltre ben caratterizzato da una contrapposizione caratteriale in stile poli magnetici: uno infatti è più solare, estroverso e attivo, cercando sempre una soluzione positiva alle situazioni; l’altra è più seria, riflessiva e matura, aggrappata al crudo realismo dovuto alla sua condizione medica.

Personalmente apprezzo quando in un’opera di fantasia vengono a crearsi coppie di personaggi (di qualsiasi tipo, non necessariamente amanti) che si compensano e completano a vicenda, perché in tal modo non solo la sceneggiatura fa da colonna portante ai characters, ma anche questi ultimi la riempiono in maniera efficace e funzionale.

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Un film migliore di quanto possa sembrare.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: I film “amore e fazzoletti”, come ad esempio Love Story di Arthur Hiller (1970), Scelta d’amore di Joel Schumacher (1991) e Autumn in New York di Joan Chen (2000).

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Commenti su: "Colpa delle stelle" (8)

  1. Just me ha detto:

    Totally shocked.
    A parte la storia lacrimosa, io avevo scartato anche lei come attrice, avendo ancora in mente l’indegna “Vita segreta di una teenager americana”.

  2. a furia di leggere commenti positivi su sto film va a finire che do ascolto a mia moglie che lo vuole andare a vedere a tutti i costi…

  3. Io ti quoto, sono una fazzoletto facile..lo ammetto.
    Però non sono tutte lacrime, io ho anche riso, lui è sorprendente e lei è razionale. Sanno che moriranno, non c’è un “ti amo per sempre, l’amore ci salverà” e tutte queste smancerie, si sa già dove si andrà a parare. Ho letto pure il libro e mi dispiace che abbiano dato un ruolo un po’ troppo marginale all’amico Isaac e John Green è proprio bravo, ho già finito il secondo libro.

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