L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per settembre, 2014

Lucy

LucyIn the Sky with Besson?

TRAMA: A Lucy viene inserito nello stomaco un pacchetto contenente una strana sostanza. Quando, a seguito di un pestaggio, il pacchetto si lacera e il suo contenuto viene assorbito dall’organismo, la ragazza si accorge di aver acquisito capacità incredibili.

RECENSIONE: Ehi, tu!

Sì, dico a te!

Sei un regista altalenante, che passa da buone opere a cazzatine senza pretese?

Hai creato un film basandoti su un’idea che, oltre ad essere farlocca, è pure già vista e stravista?

Non sai come attirare l’interesse verso la tua pellicola, che se fosse diretta dal Signor Nessuno verrebbe ritirata dalle sale dopo un week end, e poi e poi?

Non ti preoccupare, abbiamo la soluzione per te!

Abbiamo creato Tette™!

Con l’uso di Tette™ avrai torme di spettatori che non vedranno l’ora di andare in sala a sciropparsi la tua brodaglia, perché saranno ipnotizzati dai due meloni forniti gentilmente al tuo film dalla nostra impresa.

Che cosa stai aspettando?

Scegli la qualità!

Scegli l’affidabilità!

Scegli Tette™!

seno

Gag a parte, penso di aver spiegato quale sia l’unico motivo di interesse di Lucy.

Se vi è capitato di vedere Limitless, uscito tre anni fa, o la serie televisiva Kyle XY (2006-2009), direi che la visione di questo film sia pressoché inutile.

Premettendo che l’ultima opera di Besson (il disimpegnato Cose nostre – Malavita) mi aveva divertito parecchio, avrei sperato in una pellicola decisamente più originale ed incisiva per un suo ritorno alla “roba seria”.
Lucy infatti si rivela essere un classico film di inseguimento, con una regia che talvolta centra il bersaglio ma allo stesso tempo zavorrato da una sceneggiatura, sempre di Besson, con una quantità di cliché spaventosa.

lucy pistola

Se visivamente ci può anche stare qualche virtuosismo (l’inserimento di scene naturalistiche alla Superquark serve a…?), uniti agli effetti speciali relativi alla visione “metafisica” da parte della protagonista e al solito ABC degli action/pursuit movie, la sceneggiatura ha tantissimi tòpoi noti e stereotipati.
La persona comune/sbandata che diventa il fulcro della vicenda, il fuggitivo che ha involontariamente qualcosa che i cattivi vogliono, la polizia con l’unico detective in gamba che capisce la situazione, il vecchio scienziato che opera per il bene dell’umanità… tutti elementi visti in troppi film per non avere una sensazione di déjà vu perenne.

lucy scena

Per quanto riguarda invece l’assunto principale della pellicola (l’utilizzo da parte degli esseri umani di solo il 10% della propria capacità cerebrale) preferisco non perdere tempo in una confutazione piuttosto evidente, e rimando direttamente alla pagina di Wikipedia che tratta l’argomento (la trovate qui http://it.wikipedia.org/wiki/Sfruttamento_del_10%25_del_cervello).

Come protagonista una monoespressiva e tettosa Scarlett Johansson ci può stare se non la vedi (Lei) o se il suo personaggio fa da vera e propria bomba sexy di turno (Don Jon); in situazioni da one-woman show servirebbe invece qualcuna con più carisma e abilità recitative (tipo Jodie Foster o Marion Cotillard, per dire).

Morgan Freeman è stato colpito dalla sindrome di Samuel L. Jackson, ossia il letale morbo che porta a comparire in decine e decine di film a caso, tanto per avere il proprio nome sul manifesto, mentre il Min-sik Choi che tanto aveva impressionato nei film di Park Chan-wook qui è sprecato come invitare David Letterman a Colorado Cafè.

lucy freeman

Lucy: attori principali e regista troppo famosi per essere un B-movie, film troppo brutto e con un’idea principale troppo imbecille per essere un’opera seria.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: i recenti Limitless (2011) di Neil Burger e Transcendence (2014) di Wally Pfister.

Bon, e con questa chiudiamo il cerchio:

Tartarughe Ninja

Tartarughe_Ninja_Poster_Italia_02_mid“Così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato se lo dovevano fare.” Jeff Goldblum (Ian Malcolm) – Jurassic Park (1993)

TRAMA: New York è colpita da un’organizzazione criminale nota come “Clan del Piede”. A proteggere la città dai perfidi piani del suo capo, Shredder, ci sono quattro vigilanti molto particolari…

RECENSIONE: Non mi nascondo dietro a un dito: l’unico motivo per cui sono andato a vedere questo film è la speranza che mi facesse ritornare con la mente allo spensierato periodo della mia infanzia.

Qualche livello scolastico e alcune decine di centimetri in altezza fa, infatti, mi piaceva un sacco piazzarmi sul divano a guardare in TV le mitiche Tartarughe Ninja, eroi dei cartoni animati che a suon di arti marziali, buoni sentimenti e battutacce sconfiggevano orde di cattivi.

tartarughe ninja cartone

QUANDO ERO UN RAGAZZINO, ho detto!

Divagazioni a parte, questo film è riuscito a donarmi almeno un briciolo di quella gioia?

Ma proprio no: Tartarughe Ninja è una vaccata immane.

tartarughe ninja2

Perché non ho sentito l’effetto “nostalgia canaglia” reso celebre da Al Bano e Romina?

Beh, tanto per cominciare l’idea di base è una totale idiozia: realizzare un’opera dai toni realistici con protagoniste quattro tartarughe adolescenti mutanti, parlanti ed esperte di kung-fu non vince a mani basse il premio “Stronzata cinematografica del ventennio” solo perché tale riconoscimento non esiste.

Ma non è per fare gli snob intellettuali che vomitano sentenze mentre sorseggiano whisky in vestaglia: semplicemente tali creature non si prestano, per la loro natura, ad una rilettura narrativa attuale e verosimile.
Cosa che, ad esempio, fa invece benissimo un miliardario orfano che usa i suoi soldi per travestirsi da pipistrello e andare in giro di notte a picchiare i crimin…

Vabbè, passiamo oltre…

Se ad una già menzionata idea beota si aggiungono poi elementi stupidi come fare colazione inzuppando la brioche nel vetril, la porcata è assicurata.

Il regista Jonathan Liebesman (mero prestanome del produttore Michael Bay, evidentemente troppo impegnato a masturbarsi davanti a Transformers 4) è infatti specializzato in reboot e sequel di qualità pressoché infima; fargli dirigere qualsiasi inizio di un franchise è come iniziare una maratona rompendosi un femore dopo tre metri.
La regia è un continuo ralenti, e il montaggio piuttosto rapido rende il film più simile ad un videoclip pop di un’ora e quaranta piuttosto che a un lungometraggio vero e proprio.

tartarughe ninja shredder

La sceneggiatura è di Appelbaum, Nemec e Daugherty, il cui unico obiettivo è stato probabilmente quello di scopiazzare spunti da varie pellicole per poi fonderli in una brodaglia dall’importanza risibile ai fini del film stesso.
Talmente evidenti da essere fastidiose sono in particolare le analogie con la trama di The Amazing Spider-Man (no, non quello che fa schifo, quello prima); inoltre il segmento iniziale con la sola presenza di April O’Neal è di una durata eterna, se non altro utile per far desiderare allo spettatore di vedere finalmente i personaggi CHE DANNO IL NOME AL FILM.

I suddetti protagonisti hanno la propria caratterizzazione classica (il leader, l’irascibile, il buffone e l’intelligente) e ogni loro elemento caratteriale ha una stereotipizzazione a prova di imbecille, in modo che il pubblico le possa distinguere anche da qualcos’altro oltre il colore.

Tipo le Spice Girls.

tartarughe ninja

Da sinistra a destra: Leonardo, Raffaello, Michelangelo e Donatello

spice girls2

Da sinistra a destra: Posh, Baby, Scary, Ginger e Sporty.

Se proprio fossi costretto, direi che un aspetto positivo del film però c’è: l’armatura di Shredder.

[Oltre ovviamente all’ASSENZA di Bebop e Rocksteady]

Come villain al buon “grattugia” manca in questo film il benché minimo carisma o mordente, ma devo ammettere che allo stesso tempo perde tutto l’alone di comicità tipico della serie animata (e che alla lunga risultava grottesco) grazie ad un aspetto estetico azzeccato e decisamente minaccioso; ciò lo rende un antagonista nel senso più stretto del termine, e non la solita macchietta alla Wile E Coyote.

Sul cast in sé poco da dire: essendo i quattro rettili realizzati in computer grafica, l’unico personaggio che necessitava di un casting vero e proprio era la già citata April O’Neal, una intraprendente e determinata giornalista che viene qui interpretata da Megan Fox.

Una tizia con l’aspetto di una pornostar professionista e la recitazione di una pornostar amatoriale.

Che pazienza…

megan fox tartarughe

Non resta che dimenticare alla svelta ‘sto scempio (beh, non così in fretta: il sequel è già stato programmato) e ritornare con la mente all’infanzia: periodo magico in cui il sole era più caldo, le merendine erano più buone e i treni arrivavano in orario, o almeno arrivavano.

Ah, per la cronaca la mia preferita tra le creature irrealistiche, vagamente inquietanti e stereotipate da far schifo era…

Mel C.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Sto iniziando seriamente a dubitare dell’utilità di questa postilla riguardo a franchise ben definiti.

Quasi dimenticavo: ci hanno fatto anche una canzone ufficiale: testo di rara idiozia, ritmo e video “catchy” il giusto.

Colpa delle stelle

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“Yeah you cried and you cried / He’s alive he’s alive / Ah, you cried and you cried and you cried and you cried.”

TRAMA: La sedicenne Hazel, affetta da cancro, è obbligata dai genitori a frequentare un gruppo di supporto psicologico. Qui incontra e si innamora del diciassettenne Augustus, un ex giocatore di basket con una gamba amputata.

RECENSIONE: Avete presente cosa scrissi nella recensione di Lei?

Ovviamente no, me lo ricordo a malapena io.

Vabbè, quando recensii il film di Jonze scrissi che uno dei suoi pregi principali (anzi, direi fondamentali ai fini della buona riuscita dell’opera) era quello di avere come protagonista una persona comune.

Ossia con un aspetto estetico comune, una personalità comune e che mostrava reazioni emotive comuni.

La “normalità” del personaggio principale consente infatti alla pellicola di essere realistica.

Il realismo è un fattore di fondamentale importanza nei film di genere “romantico”, perché tali opere si basano molto sull’immedesimazione del pubblico in ciò che vede sullo schermo, o in generale su una forte sospensione dell’incredulità che faccia dimenticare allo spettatore di avere a che fare con attori che interpretano una parte.

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Colpa delle stelle ha dei difetti.

Ma ha anche questo grande pregio.

È ovvio che l’opera galleggi in una dimensione narrativa caratterizzata da malattie molto gravi, persone emotivamente nonché fisicamente provate, sofferenze dovute al precario stato di salute e quant’altro, ma i personaggi si comportano similmente a come agirebbero persone reali.

È un film lacrimoso, che tiene subdolamente per mano lo spettatore ben sapendo di portarlo a preparare i fazzoletti? Certo.

Si scade talvolta nella retorica e nell’esagerazione, con lo stereotipo della storia d’amore vista come una sorta di monte che resiste alle ondate avverse della vita? Certo.

Ma in un genere piagato da troppe pellicole che si rivelano inguardabili e atroci cazzate, Colpa delle stelle pur con le evidenti pecche prima citate batte altri “colleghi” tre a zero.

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Per essere un regista esordiente Josh Boone riesce a fare un lavoro sufficiente, trasponendo su pellicola l’omonimo romanzo di John Green senza renderlo un indigesto polpettone e sapendo dosare i picchi emozionali meglio di altre opere strappalacrime. Buona inoltre la scelta di abbondare con primi piani e campi medi, optando a volte per piani americani.

Come ho già scritto in altre recensioni, infatti, nelle opere basate sull’aspetto psicologico e introspettivo è importante usare questo tipo di inquadrature per diminuire la distanza relazionale tra pubblico e personaggi, aumentando così il legame emotivo tra palco e platea.

La sceneggiatura, pur con i canoni, gli stereotipi e i classici binari narrativi del genere di appartenenza, non sbraca in scempiaggini senza senso ma centra l’obiettivo superando la soglia di sufficienza.
La prima parte ha il pregio di essere più leggera e ironica, con una presentazione dei personaggi veloce in modo da catturare subito l’attenzione del pubblico e non affossare il ritmo narrativo fin dall’inizio; la seconda sezione è invece più sofferta e intimista, con la prepotente emersione della malattia e della drammaticità che ne consegue.

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I due attori principali, Shailene Woodley e Ansel Elgort, hanno una buona recitazione e riescono a incanalare in maniera efficace la normalità e l’ordinarietà di due adolescenti, comportandosi quindi in maniera piuttosto naturale.

Il loro rapporto è inoltre ben caratterizzato da una contrapposizione caratteriale in stile poli magnetici: uno infatti è più solare, estroverso e attivo, cercando sempre una soluzione positiva alle situazioni; l’altra è più seria, riflessiva e matura, aggrappata al crudo realismo dovuto alla sua condizione medica.

Personalmente apprezzo quando in un’opera di fantasia vengono a crearsi coppie di personaggi (di qualsiasi tipo, non necessariamente amanti) che si compensano e completano a vicenda, perché in tal modo non solo la sceneggiatura fa da colonna portante ai characters, ma anche questi ultimi la riempiono in maniera efficace e funzionale.

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Un film migliore di quanto possa sembrare.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: I film “amore e fazzoletti”, come ad esempio Love Story di Arthur Hiller (1970), Scelta d’amore di Joel Schumacher (1991) e Autumn in New York di Joan Chen (2000).

I mercenari 3 – The Expendables

I_Mercenari_3Benvenuti al Jurassic Park.

TRAMA: Il team dei mercenari si ritrova ad affrontare Conrad Stonebanks, cofondatore anni addietro proprio di tale gruppo e diventato ora trafficante d’armi.

RECENSIONE: Terzo capitolo dell’omonima saga testosteronica inzuppata nella terza età, I Mercenari 3 è la solita accozzaglia di reperti archeologici che sparano, ammazzano, zompano e mostrano il fisicaccio incuranti dell’artrite galoppante.

È inutile: pellicole come questa mi fanno sempre venire in mente il video della canzone ’74-’75 dei Connells.

Per chi non sappia di cosa stia parlando, ’74-’75 è una canzone del 1993. Nel relativo video vengono mostrate alcune persone confrontando le foto del loro annuario scolastico (l’annata ’74-’75 del titolo) con il loro aspetto 18 anni dopo.

Un po’ il video, un po’ il testo, un po’ la musica, diciamo che non siamo di fronte a palate di allegria.

E anche quando vedo le star action degli anni ’80 incartapecorite dai decenni l’unico sentimento che mi assale è di profonda tristezza, perché invece di assistere a ‘sta sagra dell’osteoporosi avrei la possibilità di ripescare i film di quando erano ancora giovani e spaccavano i culi.

Rocky e Rambo. Ivan Drago. Conan e Terminator. Zorro. Indiana Jones e Han Solo.

Personaggi che da bravo maschietto apprezzo, nonostante a volte la semplicità e il marcato disimpegno delle rispettive opere.

E i cui interpreti sono qui ridotti a cariatidi che si comportano da giovanotti ostinandosi a non accettare la visita di Padre Tempo.

Mercenari stallone

Ma di cosa stavamo parlando, di quando negli anni ’50 di auto ne passava una ogni ora?

Ah, no, dei fossili.

Questo terzo episodio (a quattro anni dal primo e due dal seguito) riprende il solito leitmotiv: un sacco di lunghe sparatorie, esplosioni esagerate e senza senso, battute sarcastiche tra uomini e tanto machismo inutile.

La regia si genuflette a completa disposizione del cast, assumendo così un’inutile funzione ancillare e non mostrando guizzi, idee o espedienti tecnici apprezzabili.
A parte ovviamente un uso dei muzzle flashes spropositato.

Come aggiungere quindi un po’ di pepe al film? Inserendo una specie di confronto generazionale tra le vecchie querce carismatiche e un branco di GGGiòvani memorabili come piastrelle, in modo da dimostrare che l’esperienza può unirsi al giovanile entusiasmo creando una squadra vincente.

Tale dinamica narrativa sarebbe anche apprezzabile, peccato che sia stata creata con lo spessore del domopak e, per quanto mi sia sforzato, di tutto questo bailamme non me ne è fregato un tubo fin da subito.

mercenari 3

La sceneggiatura di questo cimitero degli elefanti è infatti pressoché inutile, e nonostante ciò fosse prevedibile come tette e morti ammazzati in Game of Thrones, mi irrita che in quel di Hollywood continuino a fregarsene bellamente della logica negli script.

Concetto di “consequenzialità”?

No, eh?

New entries a “Villa Arzilla” Harrison Ford (quello che dovrebbe stare in un museo), Wesley Snipes (appena uscito di galera sia nel film che nella vita), Mel Gibson (appena uscito da Machete Kills) come stereotipato ex amico ora villain e Antonio Banderas (appena uscito dal mulino) negli inusuali panni di un caricaturizzato espediente comico, apprezzabile qualche volta ma nel complesso troppo sopra le righe.

mercenari 3 gibson

Gli altri attori di età antidiluviana ci sono tutti: Stallone che non ha espressioni, Statham che non ha espressioni, Lundgren che non ha espressioni….

Ctrl + C; Ctrl + V; Ctrl + V; Ctrl + V.

Vabbé, avete capito.

Tra i nipotini che diventano sempre più alti ogni volta che i nonni li vedono abbiamo il Kellan Lutz di Twilight e la lottatrice Ronda Rousey, che segue le orme della Gina Carano di Fast & Furious.

Brindiamo quindi all’ennesimo film fiacco, stupido e improbabile.

Con acqua fuori frigo, mi raccomando.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Un film d’azione qualsiasi con uno qualsiasi degli attori qui presenti.

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