L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per giugno, 2014

Serenate. Parole e opinioni in libertà – Michael Bay

bayOvvero ATTENZIONE: questo articolo può contenere esplosioni a caso, donne mezze nude senza motivo e un regista con una spaventosa regressione infantile.

Ci sono essenzialmente due tipi di giudizio su Michael “TNT” Bay e il suo cinema:

-da un lato i cinefili che con parole e modi diversi esprimono lo stesso concetto: “I suoi film magari non sono molto profondi ma lui come regista è bravo”;

-dall’altro i promotori del “I suoi film sono delle cazzate iperboliche e lui è un cane”.

Io faccio parte del SECONDO gruppo.

Strano, eh?

Le pellicole che dirige sono considerate di disimpegno? Non è una scusante per partorire opere basate su due ore abbondanti di esplosioni con sceneggiature probabilmente scritte su un post-it.

Nello spazio lasciato libero dalla lista della spesa.

Capisco che sfruttare l’amore atavico delle persone per il caos non sia una cosa di per sé disprezzabile, ma la mania di questo regista per la distruzione è qualcosa di imbarazzante, e in OGNI suo film vengono rasi al suolo edifici, strade e ogni elemento urbano possibile ed immaginabile, con un ipotetico salasso per la società di miliardi e miliardi di dollari.

Cioè più o meno lo stesso costo di realizzazione dei film stessi.

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No, le esplosioni NON contano come sceneggiatura.

Penso quindi che gli obiettivi di questo regista (oddio, parolone) siano sostanzialmente tre:

  • Attentare alle trombe di Eustachio degli astanti a causa di effetti sonori paragonabili al decollo di uno stormo di 747;
  • Contribuire alla regressione infantile degli spettatori, che ritornano così al magico e ignorante mondo dell’infanzia, quando con un robottone in una mano e un mostro nell’altra si sbattevano le appendici prensili l’una contro l’altra facendo versi con la bocca;
  • Distruggere il cinema dall’interno.

Ah, una doverosa precisazione: quando parlo di “pubblico” o “spettatori” mi riferisco ovviamente ai maschietti, perché il sesso a doppia X in questi film non è contemplato.

O meglio, sì, nei film del buon Michael sono presenti diverse pulzelle, ma piagate dallo stereotipo della gnoccona un po’ zoccola, la cui unica raison d’être spesso è creare delle liaisons con il protagonista di turno non tanto dangereuses quanto improbabili.

Ah, e ovviamente servono anche ad aumentare salivazione e dilatazione pupillare maschili.

Ho detto “PUPILLARE”.

Non fraintendetemi, anch’io penso che la scena di Transformers 2 con Megan Fox sdraiata sulla moto sia memorabile nella storia del cinema quanto le coltellate nella doccia di Psyco, però con tutto il dovuto rispetto non credo essa sia una motivazione sufficiente a farmi spendere dei soldi al cinema.

Ragionando sinceramente, però, se ci sono delle sue pellicole che non mi sentirei di criticare troppo sono i due Bad Boys.

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Ok, sono assurdi e tremendamente sopra le righe, ma anche molto divertenti; la coppia Smith-Lawrence funziona, e alla fine, riconoscendoli per le asinate quali sono, risultano due opere piuttosto godibili.

In più il principe di Bel Air non aveva ancora iniziato a promuovere il suo monoespressivo figlio, per cui guadagna punti.

QUESTI film sì.

ALTRI film no.

Passando infatti a tasti ben più dolenti, Bay con il suo tocco sopraffino ha contribuito a rovinare (“sminchiare” forse è il termine più appropriato) un episodio di fondamentale importanza della storia del Novecento.

Mi riferisco ovviamente all’attacco dei giapponesi agli americani a Pearl Harbor da lui reso con il film omonimo, dove per “film” intendo un’atroce mattonata di tre ore con una spumeggiante coppia Affleck-Hartnett, che al confronto rende elettrizzante anche la finale della Coppa del mondo di Pong.

"Io sarò il prossimo Batman?!"

“Io sarò il prossimo Batman?!”

The Rock The Island nonostante i rispettivi cast sono film purtroppo mediocri.

No, ripensandoci più che mediocri fanno schifo.

Nel primo Sean Connery e Ed Harris non riescono a compensare la scarsa qualità del film e la deleteria presenza di Nicolas Cage (non ridere, prima o poi un articolo su di te lo scrivo); nel secondo Ewan McGregor, Scarlett “facciamo vedere il culo” Johansson e Sean Bean (ma non era morto?) non salvano un’opera con premesse che sfiorano il ridicolo e che portano la pellicola a incartarsi parecchio su se stessa.

Passando al peggio del peggio, Armageddon – Giudizio finale se la gioca in stupidità con il film del degno compare Emmerich in cui Will Smith e Jeff Goldblum combattono gli alieni.

I tre Transformers sono, in una parola, indifendibili.

Tornare a fare videoclip musicali no?

No, perché a breve uscirà Transformers 4. 

Vabbè, ricordiamoci dei bei tempi andati.

Megan Fox Transformers 2 Motorcycle

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Serenate. Parole e opinioni in libertà – I 10 film che fanno schifo a tutti. Tranne a me.

Ovvero facciamo uscire gli scheletri dall’armadio.

Articolo che mi ronzava nella testa da un po’ di tempo e che in pratica è il gemello di I 5 film che piacciono a tutti. Tranne a me, scritto ormai quasi un anno fa.

Qui ho voluto raddoppiare i titoli per due semplici motivi:

  • nel precedente articolo ne avrei comunque potuti mettere almeno una trentina (mi sarebbe bastato annotare le prime posizioni delle classifiche di incassi negli ultimi 10-20 anni o più).
  • l’autoironia fa bene.

N.B. OVVIAMENTE non credo che i seguenti film siano capolavori assoluti della Settima Arte: sono solo opere che a me piacciono (meri gusti personali), e guardandomi intorno mi rendo conto di essere uno dei pochissimi ad apprezzarle.

N. MOLTO B. Probabilmente la vostra reazione all’articolo sarà questa:

what the fuck am i reading spiderman

Ciò spiega il titolo del suddetto.

Musica, maestro.

ELENCO:

Be Cool (di F. Gary Gray, 2005). Per molti il tanto vituperato seguito di Get Shorty.

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A tante persone questa pellicola non piace perché è considerata un gran casino di personaggi e sottotrame.
L’esatto motivo per cui piace a me.

Tanti attori più o meno di contorno che interpretano characters svalvolati e macchiettistici nel meraviglioso (forse) mondo delle major musicali.
Travolta come pseudo-impresario diverte e si diverte, e il micromondo musicale con le sue regole non scritte è reso in maniera comica e scanzonata.

Un film che credo si prenda molto meno sul serio di chi lo critica negativamente.

Dark Shadows (di Tim Burton, 2012). Per molti il segno (sarebbe meglio dire “uno dei”) che Burton sta inesorabilmente perdendo il suo tocco magico.

Dark Shadows

Io penso che Dark Shadows sia inequivocabilmente una baracconata, però con brio.
La sceneggiatura ha più buchi del groviera, i personaggi sono smussati con l’ascia e alcuni snodi narrativi sono campati per aria, ma l’ambientazione goticona, l’effetto “famiglia Addams” e il legame tra i Collins e la loro comunità sinceramente mi ha divertito.

Sia chiaro, non lo paragonerei mai ai veri capisaldi della cinematografia di Burton, però come divertissement penso ci possa stare.

No, eh…?

The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo (di Roland Emmerich, 2004). Per molti uno dei tanti film catastrofici.

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Io credo invece che sia l’unica pellicola di questo genere degna di essere vista.

L’aspetto scientifico, per quanto possa essere un po’ tirato per i capelli, è molto più verosimile di tutti gli altri disaster movies, ci sono attori bene in parte (Dennis Quaid e Jake Gyllenhaal soprattutto) e il rapporto padre-figlio è interessante.

Le scene d’azione naturali sono spettacolari (l’inondazione di New York, l’avanzata dei ghiacci) e intrattengono lo spettatore non sfociando eccessivamente nella baggianata senza arte né parte.

From Paris with Love (di Pierre Morel, 2010). Per molti una scadente pellicola d’azione.

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Io lo vedo più come un esagerato action movie senza pretese.

John Travolta (Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?) come super-agente calvo e sboccatissimo è una meraviglia da vedere, Jonathan Rhys Meyers recitando sotto le righe gli dà un sacco corda e Kasia Smutniak sembra davvero recitare (dai, quasi).

Scene d’azione adrenaliniche, comicità a pacchi, esplosioni a go-go e un bel complottone a fare da sfondo narrativo.

Una pellicola molto “Cazzo bum bum” (cit.)

Indiavolato (di Harold Ramis, 2000). Per molti un film deboluccio con un attore inguardabile.

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D’accordo, Brendan Fraser è una pippa, e recentemente ha unito la sua scarsa bravura a film che neanche una gru da cantiere manovrata da Morgan Freeman riuscirebbe a sollevare.

Però questa commedia, diretta dal recentemente scomparso Harold Ramis, ha molti elementi per divertire, primo tra tutti proprio il trasformismo del protagonista. Tale aspetto lo rende ridicolo, e Fraser ha la faccia giusta per interpretare un disgraziato i cui vari desideri al Diavolo (Elizabeth Hurley) hanno conseguenze sempre negative per lui.

E nella pellicola c’è pure una morale (d’accordo, piuttosto sottilina) sull’apprezzarsi per vivere meglio, senza abbandonarsi a desideri eccessivi.

Io, loro e Lara (di Carlo Verdone, 2010). Per molti: “Verdone che fa il prete? Ma che cazzata è?!”.

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In Io, loro e Lara l’attore e regista romano esplora l’ambiente famigliare inserendo all’interno della sua famiglia cinematografica di tutto: il fratello drogato, la sorella psicanalista con le figlie emo, il prete, il vecchio che va con la badante e la bella ragazza che si spoglia in webcam.

Non ci sono pretese di realismo, ma si viene a creare un melting pot ora comico, ora drammatico in cui con leggerezza e brio si mostrano vari problemi (che difficilmente potrebbero avvenire contemporaneamente, a meno di sfiga atavica), che travolgono il protagonista, nonostante egli sia il primo ad aver bisogno di sostegno.

Nel panorama italiano recente MOLTO meglio di tanti altri film.

Shaolin Soccer (di Stephen Chow, 2001). Per molti un orrore doppiato da calciatori.

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Sì, la scelta di usare Tommasi, Pancaro, Delvecchio & co. in fase di doppiaggio è stata oscena, ma se si chiude un occhio (e magari le orecchie) Shaolin Soccer è un film tanto assurdo quanto divertente sullo sport più conosciuto del mondo.

Quel mattacchione di Stephen Chow (di suo vi consiglio anche Kung Fusion del 2004) unisce lo sport alla spettacolarità delle arti marziali, dando vita a partite esagerate e sopra le righe, ideali per mettere in pausa il cervello per 90 minuti.

Se Capitan Tsubasa (in italiano Holly e Benji) fosse reale, penso assomiglierebbe molto a questa pellicola.

Sucker Punch (di Zack Snyder, 2011). Per molti “ragazze discinte che menano la gente”.

SUCKER PUNCH

A me la versione femminile e ultrapop di 300 non è dispiaciuta. Certo, Snyder come regista ha limiti tematici e realizzativi notevoli (come testimonia anche il pessimo L’uomo d’acciaio), ma l’idea di base del viaggiare attraverso mondi fantasiosi l’ho abbastanza apprezzata.

Non ho inoltre disprezzato la scelta delle attrici e le varie ambientazioni, che a mio modo di vedere sono ben caratterizzate e con una notevole (e piacevole) dose di ignoranza.

Certo, le pretese davanti a quest’opera devono essere basse, ma sinceramente mi pare eccessivo l’accanimento negativo nei confronti di Sucker Punch a dispetto di altre pellicole, per me ben peggiori.

Tropic Thunder (di Ben Stiller, 2008). Per molti un film senza senso.

tropic thunder

Delle dieci pellicole inserite in questo articolo, Tropic Thunder è quello di cui meno capisco lo scarso apprezzamento.

Ingredienti: Ben Stiller, Jack Black e Robert Downey Jr. NON in versione cazzone insopportabile, tanti bravi attori di contorno, tantissime gag divertenti e una generale satira all’industria cinematografica americana.
Attori, produttori, agenti e registi inseriti in un vortice di comicità da cui emergono le fisime e i caratteri di persone completamente diverse tra loro, accomunate dal far parte del magico mondo della Settima Arte.

Riconosco che forse bisogna conoscere abbastanza bene il cinema per capire la parodia, ma penso che sia uno dei film più divertenti degli ultimi dieci anni e seriamente non mi capacito di come a molte persone non sia piaciuto.

Wild Wild West (di Barry Sonnenfeld, 1999). Per molti “EH?!?!”.

wild wild west

Dei dieci, Wild Wild West è il più “guilty pleasure”.

Sì, lo so: è una generale cazzatona, la trama è sconclusionata, Smith, Kline e Branagh sono sprecatissimi e l’unione tra West e steampunk scricchiola.

Però mi ha sempre divertito molto, e pur rendendomi conto dei suoi giganteschi difetti oggettivi, se voglio staccare il cervello e rilassarmi sul divano, per me è l’ideale.

I gusti sono gusti, giusto?

No, eh…?

Bene, direi che la pulizia alla mia soffitta della vergogna è finita.

E voi che dite?

Anche a voi piace un film (o più di uno) tra quelli menzionati qui sopra?

C’è un film (o più di uno) che apprezzate nonostante a molt(issim)i non piaccia?

Abbandonate ogni vergogna e, se vi va, scrivetelo pure nei commenti!

Credo che l’effetto sarà molto “alcolisti anonimi”, ma il ghiaccio l’ho già rotto io (ciao, mi chiamo Mattia e mi piace Wild Wild West)…

Edge of Tomorrow – Senza domani

Edge-of-Tomorrow-Senza-Domani-Poster-Italia-01-716x1024Tomorrow è un altro giorno.

TRAMA: Futuro prossimo. Nella lotta contro una razza aliena un maggiore dell’esercito si ritrova in un loop temporale che lo fa ritornare in vita ogni volta che muore. Battaglia dopo battaglia, la sua esperienza aumenta, rendendolo più abile e facendolo arrivare sempre più vicino alla vittoria…
Tratto dalla light novel All You Need Is Kill di Hiroshi Sakurazaka.

RECENSIONE:

Insert Coin

Eh?

Insert Coin

Mettere un gettone per scrivere? Ma stiamo scherzando?

Insert Coin

Va bene, ok, altrimenti da qua non ci schiodiamo…

[Ta-tlac]

Level 1 – Introduction

Fantascienza + loop temporale.

Due elementi che sommati tra loro farebbero presagire una cazzata tonante, danno qui vita invece ad un film godibile e piuttosto ben riuscito, che pur lasciandosi andare talvolta alle esagerazioni tipiche dei sci-fi/action movies non risulta troppo stucchevole o esagerato.

La pellicola, che per comodità e abitudine videoludica potrei chiamare Respawn, si basa infatti sul presupposto cardine di ogni videogioco, ossia il continuare a morire e ricominciare il “livello” al fine di migliorare le proprie abilità, capire dove sono i nemici, escogitare un modo per combatterli meglio eccetera.

edge of tomorrow

Edge of Tomorrow riesce quindi ad attirare l’attenzione del target a cui è rivolto (pubblico maschile medio-giovane) presentandogli davanti agli occhi elementi che ha imparato a conoscere durante l’infanzia e l’adolescenza, risvegliando magari vecchi ricordi e riuscendo così a farlo inserire meglio nell’ambientazione e nelle meccaniche del film.

Perciò, anche se solitamente aspettarsi qualcosa di buono dai già citati presupposti sia come aspettarsi una serata coca e mignotte andando con gli scout, il film non è poi così male.

Insert Coin

Ma perché?! Non ho perso! Ammesso poi che si possa “perdere”…

Insert Coin

Va bene, va bene…

[Ta-tlac]

Level 2 – Direction and main observations

Detto in soldoni, questo film è Ricomincio da capo in salsa spara-spara.

Basta solo togliere un insopportabile meteorologo e aggiungere un inetto maggiore.

E togliere una docile marmotta aggiungendo degli alieni assassini che somigliano alle seppie di Matrix.

Ecco, forse i due film non sono proprio così simili…

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La regia di Doug Liman è molto funzionale all’opera.

Le frequenti scene belliche vengono girate con un misto tra l’ampio respiro tipico delle scene di guerra classiche e i campi più ravvicinati sugli attori, in modo da far immedesimare lo spettatore in un singolo soldato.
La tecnologia del futuro prossimo ha l’aspetto “futuristico” che piace tanto al pubblico senza però inventarsi baggianate di sana pianta, e quindi è abbastanza predominante il realismo.

Il montaggio aumenta la tensione dovuta alla violenza e al costante pericolo del campo di battaglia, attraverso cambi di inquadratura e stacchi piuttosto rapidi che sfruttano la maggiore quantità dei nemici e l’incognita di capire da dove possano colpire.

Nell’opera vi sono inoltre diversi momenti comici piuttosto riusciti, legati per la maggior parte alle morti e “resurrezioni” del protagonista, che aumentano il fattore disimpegno e aiutano a staccare la mente dalla drammaticità della battaglia che si svolge nel film.

edge of

Insert Coin

Ma allora mi stai prendendo in giro!

Insert Coin

Va bene, poi basta però!

[Ta-tlac]

Level 3 – Script

La sceneggiatura.

L’aspetto da cui nascono la maggior parte degli insulti, delle battute e delle considerazioni negative nelle mie recensioni.

L’aspetto su cui mi diverto di più a parlare, e che uso per evidenziare lo strapotere, nei film hollywoodiani moderni, degli effetti speciali a discapito di tutto il resto.

Qui no.

O MEGLIO, alcune piccole cazzate ci sono, ma a parte una medio-grande presente nel segmento iniziale la pellicola scorre piuttosto liscia e senza grandi buchi o cose senza senso.

E ripeto, per essere Edge of Tomorrow basato su due espedienti puttanatiferi come la fantascienza e la modifica del tempo, tale risultato è un mezzo miracolo.

edge of tomorrow guerra

Una volta stretto il patto narrativo iniziale tutto ciò che accade sullo schermo è una sua diretta conseguenza, e i personaggi non sono eccessivamente stereotipati; c’è da dire che effettivamente la pellicola non presenta un loro grande scavo psicologico, ma piuttosto che essere pretenziosi e poi centrare un risultato miserevole, va benissimo così.

La relativamente scarsa ignoranza del film potrebbe essere un deterrente per la fascia di pubblico più “terra terra”, ma Edge of Tomorrow rimane comunque una pellicola di puro intrattenimento.

Quindi poche pippe intellettuali.

Il cinquant…

Insert Coin

STRAMALEDETTA MACCHINA MANGIASOLDI, IO TI RIBALTO!!!

Insert Coin

#*&$£%§!!!

Insert Coin

[Ta-tlac]

Final Level – Cast

Dicevo.

Il cinquantaduenne Tom Cruise, il cui obiettivo principale è dimostrare attraverso le sue pellicole che la mezza età si sta spostando (preoccupantemente) in avanti, è qui il mattatore del film.

Ringraziando tutti i santi del Paradiso che ho bestemmiato poco fa, non siamo di fronte all’inarrestabile eroe ammazzatutti alla Mission Impossible e cazzate simili.

Il personaggio di Cruise subisce una mini-evoluzione, passando da pallone gonfiato snob a vero soldato, capendo quindi la cruda importanza dello scenario bellico e ciò che comporta per il destino della sua specie.

Per curiosità, il loop temporale è un’abilità fornita da Scientology?

Emily Blunt, tanto bella e tanto brava, è qui in un ruolo stile Jodie Foster sotto testosterone. Non è il personaggio principale ma riesce ad essere un’ottima spalla, anche lei quasi sempre non scadendo in esagerazioni o elementi stucchevoli.

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Game Complete. Congratulations!

Ma vaff****lo!!!

1) M-A-T                              7106 pts.

2) —

3) —

4) —

5) —

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Gli action/sci-fi movies, come Blade Runner (1982), Atto di forza (1990) e cose così; oppure il 70% della filmografia di Cruise; oppure Bill Murray in Pennsylvania; oppure il remake italiano di quest’ultimo con Albanese nelle Canarie.

Maleficent

maleficent-posterCosa c’è di peggio delle fiabe Disney?
Le riletture scadenti delle fiabe Disney.

TRAMA: Una strega, offesa per non essere stata invitata al battesimo della Principessa Aurora, scaglia una maledizione sulla piccola.

RECENSIONE: In questo film viene ripresa una delle fiabe più famose del mondo (La bella addormentata nel bosco) trasponendola però in chiave dark, focalizzandosi sull’antagonista e lasciando briglia completamente sciolta all’attrice che la interpreta.

Rileggete attentamente la frase precedente e ditemi:

Come accidenti fa a sembrare un’idea intelligente?!

bella addormentata

Per la regia di Robert Stronberg, ex scenografo e addetto agli effetti visivi qui al suo esordio alla regia (e si vede parecchio), questo film è una porcheria senza arte né parte, che non solo è basata su un presupposto acuto come tagliare un ramo su cui si è seduti, ma che anche esteticamente non ha né mordente, né originalità, né stile.

Così come Cappuccetto rosso sangue (2011), Biancaneve e il cacciatore (2012) e Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe (2013), siamo di fronte ad un film bello come l’influenza spagnola, che stravolge una favola con toni più realistici, crudi e darkettoni, mancando però totalmente il bersaglio e portando sugli schermi un prodotto assai scadente.

Si vengono a proporre tutti gli stereotipi del genere dark (fotografia satura, temi cupi e adulti, magia come potente mezzo da usare contro le persone) e tutti gli stereotipi riguardanti l’evoluzione dei personaggi (la buona che diventa cattiva, il tradimento dovuto alla cupidigia, la follia che acceca il cuore degli uomini, l’amore sopra ogni cosa) dimostrando l’assoluta mancanza di un’impronta personale nell’opera.

Maleficent è inoltre penalizzato da un ritmo veloce come Thiago Motta sotto narcotici, dipendente soprattutto da un prologo tanto lungo quanto inutile, che oltre a durare più di un quarto di film (UN QUARTO!) aggiunge moltissime cose tirate per i capelli o campate per aria.

Un po’ alla Noah maniera.

La foresta/brughiera, o come cavolo la chiamano, è un po’ Endor, un po’ Fangorn e un po’ FernGully; la sua completa mancanza di originalità (e dai) è per l’occhio dello spettatore di una piacevolezza a metà strada tra il vedere una collezione di ciabatte (intese come calzature) e una collezione di ciabatte (intese come prese elettriche).

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La sceneggiatura, scritta da Dini, Woolverton e Hancock riesce a…

No, aspetta.

Questa sceneggiatura piena di cazzate l’hanno scritta IN TRE?!?!

Dicevo.

Lo script riesce a rovinare quello scarnissimo della fiaba con aggiunte senza senso, scene alla viva il parroco, reazioni emotive stupide e un generale senso di superficialità e di scarsa cura per ciò che si sta realizzando.
Anche i dialoghi sono stringati, oltre che stupidi come sorprendersi se una macchina ha tre pedali e si hanno solo due piedi.

La parte centrale dell’opera è costituita per lo più da momenti di scialba comicità in stile sit-com di terz’ordine, soprattutto riguardante le sequenze con le tre irritanti ed inutili fate che si prendono cura di Aurora, le cui gag farebbero ridere solo un bambino di quattro anni.
Ubriaco.

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Angelina Jolie è l’unico faro di attenzione del film, il solo aspetto su cui si focalizza la mente dello spettatore.
E questo è male.

Personaggio penalizzato dalla già citata sceneggiatura diversamente intelligente, Malefica è caratterizzata da reazioni umane incomprensibili e stiracchiate; la maggior parte delle azioni che compie paiono francamente casuali e la sua interpretazione è quindi colpita dal Morbo di Johnny Depp (vedere anche alla voce Pirati dei Caraibi), malattia che fa cimentare un attore stranoto in film scarsi per soddisfare la sua sete di protagonismo e trasformismo.

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L’ex Elysium Sharlto Copley è poco più che una psicopatica macchietta, perciò su di lui preferisco non pronunciarmi essendo cattiva educazione parlare degli assenti.

Aurora (interpretata da Elle Fanning) era prima e rimane adesso un personaggio senza nerbo e personalità, una pagina vuota in cui le fanciulle si possono immedesimare (perché poi, lo sanno solo loro) e la cui rappresentazione fisica sullo schermo costituisce poco più di un soprammobile prestanome.

Tipo Twilight, mannaggia alle ragazzine.

In conclusione, un film utile come il due di coppe.

Quando giochi a baseball.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Oltre alle schifezze già citate qua e là, l’opera originale della Disney (1959).
E un sacco di film orrendi.

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