L'amichevole cinefilo di quartiere

x men giorniViaggi nel tempo? Preparo la DeLorean.

TRAMA: In un futuro prossimo i mutanti si trovano sull’orlo dell’estinzione. I pochi superstiti decidono di spedire la coscienza di Wolverine indietro nel tempo, per cercare loro stessi da giovani e avvisarli di ciò che sarà il futuro, impedendo così la loro fine.
Ispirato al fumetto Giorni di un futuro passato, scritto da Chris Claremont e John Byrne.

RECENSIONE: Settima pellicola su uno dei gruppi di supereroi più famosi dei fumetti, X-Men: Giorni di un futuro passato vede in cabina di regia Bryan Singer, che come gli assassini di Agatha Christie torna sul luogo del delitto dopo X-Men (2000) X-Men 2 (2003).

Tratto (molto liberamente) dal già citato fumetto, se questo film non fosse prodotto dalla Marvel, non avesse come protagonisti dei personaggi della Marvel e non mostrasse a caratteri cubitali il logo Marvel

…non sembrerebbe un film della Marvel.

Mi spiego.

Nella pellicola sono sì presenti tutte le caratteristiche tipiche dei film di questa casa di produzione, ma non sono esagerate o esasperate come in altre opere, aumentando così di molto la sua qualità complessiva.

È presente l’ironia, ma non ai livelli prescolari di The Avengers o di un Iron-Man a caso.
Le battute sono inserite con criterio all’interno dei dialoghi, e non si ha quindi l’impressione (molto presente soprattutto nelle ultime pellicole supereroistiche) di avere di fronte un film comico con elementi d’azione e non viceversa.

Sono presenti azione e combattimenti, ma riescono ad essere ben fatti esteticamente senza essere o troppo lunghi o eccessivamente sopra le righe o delle esagerazioni senza cognizione alcuna.

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È inoltre presente udite udite una seria introspezione psicologica di alcuni personaggi, i cui dubbi vengono rappresentati in modo maturo, senza cazzate del tipo “Non siamo su binari diversi, sei tu il mio binario” o “Più riempio la scatola più mi sembra leggera”.

Vero, The Amazing Spider-Man 2?

Rimane infatti dalla pellicola precedente (X-Men: L’inizio, di Matthew Vaughn) il focus narrativo riguardante il contrasto tra Charles “Professor X” Xavier ed Eric “Magneto” Lehnsherr, le cui differenze di opinioni riguardanti la minoranza di appartenenza sono paragonabili (e in parte ispirate) a quelle tra Martin Luther King e Malcolm X negli anni ’60.

Tentiamo un confronto con loro in modo da instaurare una pacifica convivenza…
…o cerchiamo l’affermazione sociale attraverso il conflitto?

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Un altro pregio molto importante dell’opera, dal punto di vista strettamente narrativo, è quello di riuscire ad incastrare bene tutti i pezzi che compongono la storia complessiva degli X-Men, in modo da dare ordine al casino creatosi nel franchise a causa di sequel, prequel e spin-off vari (i due pessimi su Wolverine, ossia X-Men le origini – Wolverine Wolverine – L’immortale).

Si può pensare quindi a questo film come all’ingranaggio che collega tutti gli altri, facendo muovere la macchina in maniera scorrevole e regolare.

L’ho già accennato, Singer è come l’Impero: colpisce ancora.

Dopo aver infatti diretto le uniche pellicole ben realizzate sugli X-Men (insieme, va detto, al già menzionato X-Men: L’inizio), qui Singer riprende in mano la regia del franchise, facendo un buon lavoro.
Primi piani piuttosto frequenti, usati per accentuare la profondità psicologica dei personaggi, si alternano a poche ma colossali scene di ampio respiro, che mostrano allo spettatore la magnificenza di alcuni poteri attraverso un ottimo uso degli effetti speciali.
Ottima anche la differenza di estetica tra il passato, con i colori vivaci e gli elementi scenici tipici degli anni ’70, e il futuro, molto cupo e tetro, con colori di un blu-nero talvolta estremo e quasi seppiato, a simboleggiare l’assenza di speranza e l’enorme drammaticità della situazione.

x men giorni scena

La sceneggiatura di Simon Kinberg modifica parecchio il fumetto originale, non in maniera stupida o caciarona ma, anzi, confezionando un plot stranamente piuttosto accurato per gli standard Marvel (c’è da dire, bassi come i Dachshund).
Le differenze con la versione cartacea di tale storia sono innumerevoli, ma anche per chi l’abbia letta non si ha l’impressione di una snaturazione di essa in nome del dio denaro, ma di una sostituzione di alcuni aspetti per fornire allo spettatore un prodotto di buona qualità.

Dopo aver combattuto contro Magneto, contro William Stryker, contro Magneto (e dai) e contro il Club Infernale, in questo capitolo gli X-Men si trovano a che fare con alcuni tra i loro nemici più iconici: le Sentinelle.

Trasponendole nel relativo franchise cinematografico si risponde quindi a domande importanti come “Chi le ha create?” e “Perché?” (ma non a quella fondamentale, ossia “Quale malato di mente farebbe dipingere dei robot sterminatori giganti di viola?”), e nella pellicola  esse sono la metafora di una spada di Damocle che pende sulla testa delle persone, un nemico inarrestabile creato dai governanti e che persegue la sua incessante opera di distruzione e morte.

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Parlare del cast è difficile, perché ci sono più personaggi qui che bionde con la quarta di seno nella Playboy Mansion; il film crea anche interessanti parallelismi tra le versioni giovani e vecchie degli stessi characters, aumentando quindi l’effetto corale.

Per citarne solo alcuni, qui abbiamo Hugh Jackman ormai completamente integrato nel Wolverine e che come al solito spacca culi stile Kevin Sorbo in Hercules, James McAvoy e Michael Fassbender ottimi e che dimostrano di essere tra gli attori under 40 più in forma, Jennifer Lawrence vera protagonista del film con la sua Mystica tormentatissima e sempre in bilico tra il bene e il male, Patrick Stewart e Ian McKellen che in fondo si divertono parecchio.

Nei panni di Bolivar Trask, creatore dei robot, c’è l’ottimo Peter Dinklage, attore di… ehm… avete presente quella serie tv in costume che guardano in pochi e che su Facebook non viene praticamente mai citata… adesso sinceramente non ricordo come si chiami…

Ah, già: Tette & Medioevo.

Probabilmente uno dei migliori film della Marvel mai usciti.

O perlomeno, tra quelli degli ultimi anni sicuramente.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: I già citati film sugli X-Men fatti come Dio (e non Marvel/Disney) comanda: X-Men (2000), X-Men 2 (2003) e X-Men: L’inizio (2011).

Tanto per darvi un’idea di quanta gente abbiano tirato fuori nel corso degli anni:

E questa è una piccola chicca, che capirete quando vedrete il film:

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Commenti su: "X-Men: Giorni di un futuro passato" (9)

  1. Just me ha detto:

    Fai quello che fai per essere serio, ma tanto poi una risata me la strappi sempre: “Quale malato di mente farebbe dipingere dei robot sterminatori giganti di viola?” 😉

    • Just me ha detto:

      Ps: molto carino il video con la carrellata di X-men

      • Grazie mille, diciamo che se dovessi stilare un’ipotetica classifica dei colori in base alla loro “minacciosità” il viola non sarebbe uno dei primissimi 😉

        Sì, il video è anche utile per un non appassionato per rendersi conto del gran numero di personaggi principali o secondari inseriti nei film nel corso degli anni.
        Poi ovviamente alcuni sono stati resi su pellicola meglio (Nightcrawler mi ha fatto impazzire) o peggio (Deadpool è stato reso in modo indecente).

  2. Questo è, effettivamente, il film più riuscito della saga. La facile ironia presente nelle produzioni Marvel, come dici anche te, qui è poco presente, almeno non quanto lo è in Spiderman o negli altri film della casa delle idee. Il problema di fondo a tutto questo, a mio parere, è l’aver elargito in tempi non sospetti i diritti dei propri personaggi a destra e a manca. La saga degli X men, infatti, non è prodotta dalla Marvel/Disney, ma dalla Fox che ha comprato i diritti nel 2000, subito dopo quelli dei F4. Spiderman invece è una produzione Sony, ma nell’attuale reboot hanno voluto (credo) avvicinarsi ai toni scanzonati dei film prodotti dalla Disney (Iron man, Thor, ecc…).
    Se la Marvel avesse tenuto per sè i diritti di tutti i suoi characters, intuendo in anticipo il successo che avrebbero avuto i supereroi al cinema, poteva creare un universo molto più vasto e ricco di personaggi, magari interscambiabili dei film (pensiamo solo a un Wolverine nei Vendicatori, come accade al momento nei fumetti)

    • Concordo in pieno, purtroppo il problema dei diritti d’immagine colpisce non poco il cinema, soprattutto per quanto riguarda universi molto ampi le cui proprietà intellettuali sono suddivise tra più pesi massimi.
      Un’altra pecca della Marvel a mio modo di vedere è anche quella di voler mettere troppo becco nelle scelte stilistiche del regista.
      Penso ad esempio ad Alan Taylor, obbligato ad aggiungere a distanza di tempo scenette comiche nel suo “Thor: The Dark World” o a Edgar Wright, che ha abbandonato la regia di “Ant-Man” per “divergenze creative” facilmente intuibili.
      Va bene che la casa di produzione mettendoci i soldi ha tutto il diritto di controllare come essi vengano spesi, ma se viene scelto un determinato regista ti puoi un minimo immaginare come verrà fuori il suo prodotto, no?
      Sinceramente questi errori, oltre a quelli che ho già citato (troppa ironia infantile, troppa azione a caso, poca introspezione, falle in sceneggiatura), faccio fatica a digerirli da parte di un colosso con così tante risorse economiche a disposizione…

      • Eh purtroppo stiamo sempre parlando della Disney 😀 anche se devo dire che l’ultimo Captain America gli è venuto veramente bene, abbassando un po’ il tono delle battutine inutili e alzando un po’ quello dell’introspezione.

      • In compenso si ritornerà al “classico” il 22 ottobre (1° agosto in America) con l’uscita dell’ignoranterrimo “Guardians of the Galaxy” 😉

  3. Andrea ha detto:

    L’ironia di Spiderman è una delle caratteristiche di Spiderman, non esiste l’Uomo Ragno senza le sue battute 😄 …detto questo quoto in tutto e per tutto la recensione di Xman e aggiungo che (personalmente) The Amazing Spiderman è una delle peggiori pellicole sui super eroi che abbia avuto la sfortuna di vedere!

    • Come ho scritto ho (sorprendentemente) apprezzato molto questo film, credo che le componenti supereroistiche e quelle drammatiche siano state bilanciate molto bene e ciò ha giovato all’opera.

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