L'amichevole cinefilo di quartiere

Ovvero, perché il primo si salva e gli altri no.

Comprendi?

jack sparrow what

Premessa: la saga Pirati dei Caraibi è una delle più amate dal grande pubblico, specialmente giovane, per cui so già che molt(issim)i non saranno d’accordo con quanto seguirà; ricordo quindi che quelle che leggerete sono semplicemente le mie opinioni personali.

Per cui gli insulti saranno scontati come avere personaggio di Lost preferito Locke.

La serie nasce con La maledizione della prima luna (2003), per la regia di Gore Verbinski; il film è basato su un’attrazione di Disneyland, e credo che questa pellicola abbia dato una grossa spinta alla successiva realizzazione di opere tratte da giochi in scatola (Battleship) e da veri e propri giocattoli (la serie Transformers).

Film immondi, tra l’altro.

Questa invece è una pellicola frizzante e orchestrata con cura, caratterizzata da un ritmo agile scandito da buone scene d’azione.
Ideale disimpegno senza scadere nel becero alla Friedberg & Seltzer.

Niente male anche sul fronte della critica, con cinque nominations agli Oscar, tra cui quella a Johnny Depp come miglior attore non protagonista (tenete bene a mente il “NON”, ci torneremo poi); nessun premio vinto, ma un film riconosciuto dai più come un’opera simpatica e ben fatta.

Importante anche l’apporto degli attori.
-Orlando Bloom e Keira Knightley formano una coppia di avventurosi innamorati ben assortita. Lui molto alla Errol Flynn, lei cerca di uscire dai canoni della ricca damigella in pericolo buttandoci dentro un po’ di carattere e caciara.
-Geoffrey Rush villain quasi simpatico oltre che carismatico, ben realizzata la schiera dei non morti.
-Depp interpreta Jack Sparrow, un trickster gioviale e scanzonato, il cui apporto è fonte continua di situazioni assurde e di comicità, risultando uno dei punti di forza del film.

Questo da NON protagonista (e dai).

jack sparrow capitano

Prendendo infatti spunto dal chitarrista dei Rolling Stones Keith Richards (che interpreterà nei film seguenti Teague Sparrow, padre di Jack) e modificando molti aspetti del concept originale del personaggio, Depp si è immerso totalmente in questo pirata strampalato.
La parlantina facile (si ringrazia Fabio Boccanera, suo ottimo doppiatore italiano), la grande gestualità e l’andatura sbilenca da ubriacatura perenne fanno di lui bene o male una delle più recenti icone del cinema, che gran parte del pubblico conosce e apprezza.

Nonostante serie preoccupazioni da parte della Disney per la sua latente “gaiezza”.

jack sparrow gay

Ora però scattano due meccanismi piuttosto problematici, ossia l’effetto Matrix e la Sindrome di Fonzie.

L’effetto Matrix è quello per cui ad un film considerato e pensato originariamente come unico vengono aggiunti a distanza di anni dei sequel, in modo da fare della prima opera il capitolo iniziale di una serie.

Cioè appunto quello che è successo a Matrix.

Si potrebbe pensare: “Beh, ma qual è il problema?”
Il problema è che solitamente si vede lontano un miglio che il primo “capitolo” è un blocco a se stante con stile e qualità, mentre i successivi no, essendo stati partoriti alla bell’e meglio solo per amore dei Benjamin.

Cioè appunto quello che è successo a Matrix.

La Sindrome di Fonzie (di cui ho accennato anche QUI) consiste invece nel grande successo all’interno di un’opera di intrattenimento (serie televisiva, saga cinematografica, fumetto, saga letteraria o videogioco) di un personaggio considerato inizialmente secondario.
La conseguenza è che esso acquista sempre più spazio a discapito degli altri, tanto da diventare, degenerando, l’unica ragione di esistere dell’opera di cui fa parte, la quale che scade di qualità progressivamente.

Faccio a meno di spiegarvi cosa sia Happy Days, spero.

Effetto Matrix Sindrome di Fonzie (riguardo Jack Sparrow)= quello che vedrete da qui in poi.

Torniamo a bucanieri e galeoni.

Primo seguito: La maledizione del forziere fantasma (2006).
Poco da dire, dato che come (quasi) tutti i numeri 2 ha come unico scopo introdurre personaggi, situazioni e sottotrame che si concluderanno nel successivo episodio (vedi anche Lo Hobbit – La desolazione di Smaug), che di conseguenza è atteso dai fan come un porno con Melita Toniolo e  Nicole Minetti.

Un punto positivo di questo film è l’introduzione di Davy Jones, un villain interpretato da Bill Nighy molto sfaccettato e con la classica storia strappalacrime a fargli da background, cosa che lo rende un character crudele ma allo stesso tempo patetico.

jack sparrow davy jones

jack sparrow CGI

Il secondo film non è allo stesso livello del primo e ha qualche caduta di stile (il kraken? Ma che senso ha?), ma come già detto è difficilmente giudicabile, dato che è (sarebbe) l’antipasto che deve (dovrebbe) portare al piatto forte.

Condizionali casuali? Non credo proprio.

Si arriva allora al terzo episodio, Ai confini del mondo, uscito nel 2007.

Un film atroce.

Un inestricabile bordello dove tutte le sottotrame vanno a mischiarsi in quella brodaglia informe che dovrebbe essere la sceneggiatura, che abdica genuflettendosi in favore di scene d’azione sì spettacolari ma che hanno l’unica funzione di distrarre lo spettatore da contenuti scadenti.

Il nuovo cattivo principale è un personaggio dimenticabile ed incolore, che salta fuori dalla terra come un fungo e che ha lo stesso carisma di una palla di vetro con la neve all’interno.

Lo sviluppo dei personaggi è confusionario e superficiale, alcuni attori sono sprecatissimi (come ad esempio il neo entrato Chow Yun-Fat, utilizzato solo per ampliare il mercato della serie verso Oriente) e il nucleo della storia ha come vertice una tizia il cui personaggio (la sacerdotessa Tia Dalma) è semplicemente assurdo e non sta né in cielo né in terra.

jack sparrow tia dalma

La combinazione regia-fotografia sarà anche media per gli standard di un film di disimpegno (che sono bassissimi, per cui sai che roba) ma è come un pacchetto regalo esteticamente gradevole che contenga un portachiavi di plastica da due soldi.

E dato che (parafrasando Einstein) al mondo due cose sono infinite, ossia la stupidità umana e l’ossessione delle donne per i gatti, si può sempre affondare di più nel putrido.

Quindi vai col numero quattroOltre i confini del mare (2011).

Tutto ciò che ho appena detto per il terzo episodio va bene anche per questo quarto.

Se lo moltiplicate per dieci.

Musica, maestro: voodo, zombie, fonti della giovinezza, sirene, preti… penso che i contenuti del film siano stati decisi dal figlio settenne del regista Rob Marshall (che qui sostituisce Verbinski) passando un pomeriggio a tirare un dado a 10 facce.

Già che ci siamo ci mettiamo anche Penelope Cruz incinta, Ian McShane a sputtanarsi (cosa che farà anche in Biancaneve e il cacciatore), mandando in vacca oltre che se stesso pure il pirata realmente esistito Edward “Barbanera” Teach, spargiamo il tutto con un’immane stupidità di fondo e imbastiamo una trama che nei suoi punti fondamentali ricorda un po’ troppo La maledizione della prima luna. 

Cioè il quarto episodio di un franchise Disney copia dal primo episodio dello stesso franchise Disney che a sua volta è tratto da una giostra della Disney?

Disneynception!

jack sparrow sirene

Ma non temete, miei baldi giovani, perché è in lavorazione un quinto fondamentale e indispensabile episodio, dal nome Dead Men Tell No Tales (che in Italia verrà probabilmente tradotto ne I morti non parlano o in un qualche gioco di parole stupido).

Evviva!

Sullo stranotissimo tema principale della serie hanno orgasmato tutti, a me personalmente piace quello di Davy Jones.

E io concludo l’articolo con quello, pappappero.

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Commenti su: "Serenate. Parole e opinioni in libertà – Saga “Pirati dei Caraibi”." (5)

  1. Bel post, mi piace! 🙂

  2. Bella analisi 🙂 certo che però questi film vanno visti a prescindere col cervello sul comodino, altrimenti non se ne esce vivi

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