L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per 26 dicembre 2013

La vita di Adele – Capitoli 1 & 2

la vita di adeleA Guido Barilla non piace questo elemento.

TRAMA: Lille. Adele è una quindicenne che spera di incontrare presto il grande amore. Un giorno incrocia lo sguardo di una ragazza dai capelli blu e da quel momento le sue certezze iniziano a vacillare.

RECENSIONE: Ok, sfogatevi subito: vi do cinque secondi per dire o pensare tutte le battute sconce possibili sulle lesbiche.
Cinque. Quattro. Tre. Due. Uno. Tre quarti. Mezzo. Un quarto…
Fatto? Bene, allora andiamo avanti.

Ispirato al romanzo a fumetti (da qui il riferimento del titolo ai capitoli) Il blu è un colore caldo di Julie Maroh, questo film ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes del 2013. Tale Festival è famoso per la scarsissima attenzione che le sue pellicole ricevono dal grande pubblico italiano, che è troppo culturalmente elevato per perdere tempo in queste baggianate.
C’è il nuovo film con Christian De Sica da vedere, osteria!

La regia di Abdellatif Kechiche, qui anche sceneggiatore, si concentra giustamente sui primi piani delle ragazze, da cui sembra voglia carpire ogni emozione nascosta anche dal semplice aggrottamento delle sopracciglia o dallo spostamento delle pupille in una direzione piuttosto che in un’altra.

Tale scelta è condivisibile e positiva, poiché La vita di Adele è uno spaccato su alcuni anni di crescita psicologica e affettiva di una ragazza; attraverso varie tappe ella matura e mira ad acquisire consapevolezza di sé, ottenendo, anche dolorosamente, una sua precisa identità di persona e di donna.

Il pubblico può essere scoraggiato dalla durata della pellicola (180 minuti possono essere obiettivamente parecchi), ma in quest’opera l’intensità psicologica e la gravità emozionale di determinate situazioni contribuiscono a non stancare l’attenzione dello spettatore, che anzi si incuriosisce per osservare come andrà ad evolversi la relazione. Nonostante siano presenti le classiche tappe di un percorso amoroso (l’incontro, la passione, la crisi ecc…) nel film non si ha il loro appiattimento, troppo spesso presente in altre pellicole, solitamente di matrice americana, che porta ad una deleteria banalizzazione del tutto.

Ben venga il realismo, in particolare in ambito sessuale, poiché in questo modo non viene posto un filtro sulle due giovani donne, rendendo lo spettatore partecipe del loro rapporto. L’atto sessuale tra due individui femminili è la valvola di sfogo attraverso cui viene lasciato fuori dalla loro vita il mondo bigotto o semplicemente miope, le cui persone non riescono a tollerare relazioni di un certo tipo solamente perché non sono statisticamente le più frequenti.

A differenza di altri film come Noi siamo infinito, o in generale delle pellicole a stelle e strisce (e dagli, mai capita la mania tipicamente yankee di esagerare tutto l’esagerabile), qui non si nota in maniera troppo evidente il fatto che le due attrici protagoniste siano più mature rispetto ai personaggi da loro interpretati; quest’ultimo aspetto è mitigato dal fatto che il film si svolga nell’arco di qualche anno, e quindi l’età dei personaggi si avvicina a quella di chi li interpreta.

Adèle Exarchopoulos (classe 1993), per la quale è stato cambiato il nome della protagonista rispetto all’originale Clémentine riesce ad essere incredibilmente dolce e allo stesso tempo sessualmente intensa, dando volto ad un individuo che ha difficoltà a capire a fondo la propria sessualità e ad essere quindi in pace con se stessa e gli altri.

Léa Seydoux (nata nel 1985) interpreta un’Emma a due facce come la sua compare, sapendo essere protettiva e talvolta sfrontata nella sua determinazione emotiva e professionale.

Veramente un ottimo film, peccato che la sua programmazione nelle italiche sale sia stata zeresima. Avrebbe meritato molta più considerazione.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Tutto (o quasi) di Almodóvar e Özpetek, Viola di mare (2009) e la serie televisiva The L World (2004-2009).

Cloud dei tag