L'amichevole cinefilo di quartiere

Fuga di cervelli

fuga di cervelli 1Peccato che i corpi siano rimasti.

TRAMA: Per conquistare una ragazza partita per Oxford a studiare, un ragazzo la segue in Inghilterra accompagnato dai suoi amici.

RECENSIONE: L’uomo saggio è colui che riconosce i propri errori. Per cui ho delle scuse da fare.

La prima è quella nei confronti di Alex l’arieteper averlo considerato come il punto più basso della storia del cinema.
La seconda è verso Checco Zalone e Sole a catinelleper aver detto che è la dimostrazione della deriva della commedia italiana.
La terza a Nicolas Cage e in particolare a Segnali dal futuro e Con Air, per… per… 
Per.

Cercherò di essere il più chiaro e diretto possibile, in modo che la comprensione di questo concetto sia univoca e lampante. Quando si esprime una propria opinione è giusto essere precisi per non dare adito a interpretazioni sbagliate.

Fuga di cervelli è il rifiuto organico più rancido, ributtante e putrescente che sia mai sgorgato nella umida cloaca della storia del cinema italiano.

Non c’è una sola cosa di questo film che non sia ATROCE. Non è una pellicola, è una calamità naturale alla pari del terremoto, delle cavallette e della pioggia di rane la cui visione, se si ama un minimo la Settima Arte, ti rende cattivo e omicida come le commesse dei negozi di abbigliamento femminile.
A cui hanno abbassato lo stipendio.
Durante le mestruazioni.

La regia di Paolo Ruffini è paragonabile per inventiva e brillantezza a quella delle diapositive delle vacanze della classica zia vecchia e ricca. Assistere a Fuga di cervelli provoca un’apertura nel tessuto spazio-temporale per cui i 90 minuti di durata sembrano 90 anni. Mettere uno scadente presentatore televisivo dietro a una macchina da presa vuol dire volersi male, e i risultati sono a dir poco nefasti; suppongo che per girarlo ci abbiano messo non più di una settimana, visto che il comparto tecnico è il vuoto cosmico. Nessun guizzo, nessun’idea. Niente.

La sceneggiatura è scopiazzata dal film spagnolo Fuga de cerebros, del quale Fuga di cervelli è un remake (ma neanche il minimo sforzo di modificare un po’ il titolo?) e al cui confronto American Pie è un film introspettivo turco. Un’ora e mezza con i classici “twentysomething” che si comportano da preadolescenti idioti mettendo insieme una gag più fiacca, stupida e irritante dell’altra per far felice un pubblico di preadolescenti idioti.

Questo sarebbe un film comico, per cui dovrebbe fare ridere. Perché il condizionale? Perché le battute sono di una tristezza pari a un funerale con sottofondo di Johnny Cash mentre il prete legge Schopenhauer flagellandosi.
Per fare un breve elenco abbiamo volgarità, doppi sensi, gag ripetitive, gag scatologiche, apologia di reato e giochi di parole da fase anale freudiana, per una pellicola che più che proseguire verso una meta arranca con la velocità di una tartaruga zoppa che scala l’Everest ricoperto di Nutella.

fuga di cervelli 2

Ruffini hai 35 anni, Cristo!

Dulcis in fundo l’originalissima idea del secondo manifesto del film, con un elegante nonché sottile giuoco di parole che non si vedeva da W la foca del 1982 con Lory del Santo. E no, non è un complimento.

Il cast è composto da personaggi televisivi e dell’internet, i quali dimostrano grazie alla loro fama quanto in basso sia caduto il livello socio-culturale della penisola italica. Oltre al disgraziato Ruffini (pietoso nei panni di un cieco), abbiamo dalla Scuola di Comicità Deprimente di Colorado i PanPers (e non faccio la battuta su quale funzione corporale stimoli la visione di questo aborto perché darei loro una soddisfazione) e la tristemente doppiata Olga Kent, già presente in Vacanze di Natale a Cortina (2011) ed evidentemente desiderosa di un film di disimpegno dopo quella grande prova culturale.

Dalla Rete invece approdano sullo schermo Guglielmo “Willwoosh” Scilla (no comment sul suo rifacimento di Lebowski), che se alle ragazzine in esplosione ormonale non piacesse tutto ciò che è minimamente carino dal punto di vista estetico farebbe la fame sotto a un ponte e Frank Matano (pietoso nei panni di un Frank Matano), uno che è salito alla ribalta scorreggiando a nastro sulle persone e che ora alcuni (poveri minorati mentali) definiscono come il nuovo Massimo Troisi.

Un film con questi tizi? No, ma stiamo scherzando?

Ora, la televisione e la Rete sono due cose DISTINTE che devono rimanere DISTINTE.
Il problema dell’enorme successo su YouTube di persone come WillWoosh, Matano o Andrea Diprè è che essi creano un ponte tra il piccolo schermo e YouTube, per cui c’è un passaggio da un mezzo all’altro che è deleterio non tanto dal secondo al primo, ma dal primo verso il secondo.
Internet non è la televisione, e non deve diventarlo. Non deve essere il regno dei raccomandati, della stupidità e della ripetitività, ma quello dove tutti hanno la possibilità di esprimere una propria opinione, fare qualcosa che piaccia loro e divertirsi.
Se iniziamo ad avere gente che salta da un mezzo all’altro o ad importare sulla Rete personaggi del genere, anch’essa verrà corrotta dall’imbarbarimento e abbassamento culturale (verticale aggiungerei) che la tv ha portato nel corso dei decenni.

Ovviamente il successo di pubblico è assicurato, per un film piacevole come la dissenteria a spruzzo e bello come la guerra civile.

L’epifania dell’orrido.

Per avere un altro parere oltre al mio ci dica, Fantozzi, lei che ne pensa?

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: L’autolesionismo, la coprofagia, il liscio.

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Commenti su: "Fuga di cervelli" (9)

  1. Just me ha detto:

    Il film non l’ho visto, ma leggendo questa tua recensione ho riso un sacco. Mi sa che sei meglio tu di questii “grandi attori”.

  2. Ho cominciato a ridere dalla prima riga, sento di doverti ringraziare.

  3. Penso di stimarti profondamente.

    8-mishmo.

  4. Mi hai piegato, è una recensione stupenda 😀

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