L'amichevole cinefilo di quartiere

Sole a catinelle

Sole_a_catinelle_poster_ufficialePerché?

TRAMA: Per mantenere una promessa fatta al proprio figlio (una vacanza da sogno) un uomo deve disperatamente trovare dei soldi. Gli effetti delle sue azioni saranno tragicomici.

RECENSIONE: Avete presente, almeno vagamente, gli artisti che hanno fatto la storia della commedia all’italiana nel corso dei decenni? Ad esempio, per citarne alcuni, gente come Totò, De Filippo, Sordi, Tognazzi e Troisi? Ecco, dimenticateveli tutti. Ma proprio TUT-TI.

Sole a catinelle da ragione a tutti coloro che pensano (erroneamente) che la commedia sia un genere cinematografico minore e che amarla voglia dire abbandonarsi all’idiozia. Quelli che ti guardano con sufficienza quando dici che i tuoi film preferiti sono capolavori come Quarto Potere e Casablanca, ma che non bisogna dimenticare una perla come The Blues Brothers.

La comicità televisiva ha preso tutto ciò che di glorioso è stato costruito sul fronte dell’ironia nel Paese della pizza e lo ha mandato in malora, creando decine e decine di tormentoni, il 90 % dei quali assolutamente dimenticabili e che non fanno altro che saturare il proprio stesso settore. Il risultato è un’overdose comica in cui si deve ridere per forza senza riflettere sul motivo per cui lo si sta facendo.

Se Zelig nei suoi primi anni ha ospitato comici validi (non questo) con un’importante preparazione alle spalle per quanto riguarda esperienze di cabaret nei locali, programmi televisivi come Colorado Cafè e Made in Sud sono di una tristezza desolante, pieni come sono di braccia rubate alla raccolta dei melograni. Il problema è che apparentemente molti non hanno ancora capito come utilizzare l’arcano e demoniaco strumento chiamato dai più impavidi “telecomando” e che serve a evitare che le proprie sinapsi vengano spappolate da ciò che viene vomitato dal televisore.

Luca Medici, in arte Checco Zalone, forse avrebbe fatto meglio a rimanere sin dall’inizio della sua fama nello stretto ambito della parodia di canzoni note, molte delle quali devo dirlo anche riuscite. Non pago di Cado dalle nubi (2009) e Che bella giornata (2011), infatti, la Banda Bassotti formata da lui e Gennaro Nunziante in fase di regia (?) e scrittura (???) si cimenta (loro) e cementano (noi) in una pellicola senza arte né parte dove ogni scena è un pretesto per giochi di parole deficienti, situazioni trite e ritrite e un’ectoplasmatica denuncia alle differenze tra i ceti nella nostra società.

Per cui vai di Equitalia, banche cattive, crisi economica che incrina i rapporti familiari eccetera eccetera. Tutto ciò che può scatenare nel pubblico risate il più facili possibili e con il minimo utilizzo del cervello possibile viene letteralmente sbattuto sul grugno allo spettatore. Medici / Zalone non ha una recitazione vera e propria, rimanendo perennemente inglobato nel personaggio che l’ha reso famoso, senza far capire in questo modo se sia bravo a dare volto solamente all’italiano medio ignorantello e ruspante oppure abbia delle basi generali che lo possano rendere più versatile.

In conclusione Sole a catinelle è un filmetto scialbo in cui le idee latitano e le canzoni irritanti abbondano. Ovviamente ha sbancato il botteghino, con circa 18 milioni di euro incassati in quattro giorni.

Un ringraziamento speciale va alla Taodue per produrre le solite cazzate.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Oltre ai primi due film di Zalone, le altre pellicole con protagonisti comici televisivi. Ad esempio I soliti idioti – Il film (2011) e relativo seguito, Ti stimo fratello (2012) e tanta altra roba escrementizia.

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