L'amichevole cinefilo di quartiere

Gravity

gravity-la-locandina-italiana-del-film-276542Due punti materiali si attraggono con una forza di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle masse dei singoli corpi e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.

TRAMA: Durante una missione nello spazio due astronauti vengono colpiti dai detriti di un satellite, che distruggono la navetta spaziale lasciando i due da soli alla deriva.

RECENSIONE: Film diretto dal messicano Alfonso Cuarón, regista di Y tu mamá también (2001) e I figli degli uomini (2006), oltre che del pessimo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, terzo film della saga del giovane mago albionico e uno dei peggiori della serie. Sottolineo “uno dei”.

Dal punto di vista visivo il film è veramente ben realizzato, ricreando ottimamente le atmosfere spaziali. Questo aspetto è fondamentale, perché essendo un’ambientazione molto particolare e caratteristica sfruttarla appieno contribuisce ad alzare il livello qualitativo del film stesso. Nella pellicola inoltre si riscontrano i temi ricorrenti della vita e della maternità, con molte immagini o riferimenti alla nascita, al feto e alla filiazione.

Tecnicamente una caratteristica peculiare della pellicola è l’uso di pochi stacchi di montaggio, soprattutto nella prima metà del film. Tale scelta immerge lo spettatore nell’ambiente spaziale senza fargli notare le intrusioni da parte del regista, e quindi anche questo dato può essere inserito sotto la voce “immersione del pubblico nella pellicola”.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Cuarón e dal fratello Jonás, è forse la componente meno profonda e sfruttata, rimanendo comunque per l’aspetto emotivo ad essa collegato ben lontana dai classici e stucchevoli survival movies. Non si assiste in poche parole a “Bear Grylls nello spazio profondo” ma ad una vicenda seria con personaggi più spessi.

Gravity è retto interamente da due attori, ossia George Clooney e Sandra Bullock. Nespressoman ha un personaggio piacione in cui sta da Dio, ossia il componente positivo e scanzonato della coppia, che non si prende sul serio ed è sempre pronto a sollevare il morale della collega. Un buon apporto il suo, che si riappacifica con lo spazio dopo il pessimo Solaris del 2002, rifacimento dell’omonima pellicola di Tarkovskij di trent’anni prima. La seconda, che la critica ama come Iggy Pop i maglioni, è il suo lato speculare, interpretando un personaggio a disagio nell’ambiente in cui si trova e bisognoso di più aiuto. Come un panda, ma con più Razzie Awards.

Splendida la fotografia di Emmanuel Lubezki, nominato 5 volte all’Oscar.

Se vi è piaciuto, potrebbero piacervi anche2001: odissea nello spazio (1968), Solaris (1972), Sunshine (2007) per l’ambientazione, ma anche Vita di Pi (2012) per il personaggio perso e solo.

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