L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per ottobre, 2013

GTA V In-Game Movies (Capolavoro – The Loneliest Robot in Great Britain – Meltdown)

RECENSIONE: Tre finti film della durata di circa 10 minuti ciascuno che è possibile vedere entrando nei cinema all’interno del mondo di gioco del videogame GTA V.

In generale mi sono piaciuti, perché hanno tutti una componente fortemente parodistica e in un videogioco del genere questo è un aspetto fondamentale. Tutti e tre colpiscono un sottogenere della cinematografia e per farlo vanno a esasperare i difetti intrinsechi dei diversi tipi di narrazione, partorendo dei prodotti godibili e ben realizzati.

Capolavoro è un incomprensibile corto onirico in bianco e nero parlato contemporaneamente in francese e spagnolo. Per le atmosfere, le tecniche registiche e il montaggio esso è una satira contro i film dalla forte componente introspettiva (italiani, in particolare) dove a dialoghi a fiume si contrappongono immagini di cui è difficile capire i legami logici. Non ha un senso e non vuole averlo.

The Loneliest Robot in Great Britain è del trio quello che ho apprezzato di più. Ambientato in un’Inghilterra del futuro in cui robot e umani convivono, all’apparenza è simile ai corti d’animazione per i più piccoli; in realtà contiene sarcasmo, scene sessuali esplicite, violenza e una dose massiccia di sadismo. Per risate nerissime.

Meltdown, ispirato in parte a Wall Street di Oliver Stone, racconta l’ascesa di un giovane ambizioso e rampante preso sotto l’ala protettrice da uno squalo della finanza. L’aspetto più ironico del corto è che i personaggi parlano di espedienti cinematografici (come cliché, ellissi temporali, voci fuori campo ecc…) come se loro stessi si rendessero conto di questi elementi e di far parte di un film.

Carini.

 

Cose nostre – Malavita

cose-nostre-malavitaCazzo.

TRAMA: Giovanni Manzoni è un ex gangster mafioso che si è pentito e ha testimoniato contro i suoi capi; per questo motivo lui e la sua famiglia vivono sotto copertura grazie al programma di protezione testimoni dell’FBI. Trasferitisi in Normandia cercheranno di svolgere una vita tranquilla e normale…

RECENSIONE: Adattamento cinematografico del romanzo Malavita del francese Tonino Benacquista, il film è diretto, scritto e prodotto da Luc Besson, che quando non perde tempo a dirigere pellicole tratte dai suoi stessi libri (!) dimostra di essere un buon cineasta.

Accantonato infatti Arthur e il popolo di ‘sta ceppa, Besson porta sullo schermo un atto d’amore nei confronti delle pellicole gangsteristiche anni ’70, ’80 e ’90 con alla base italoamericani fumantini, nuclei familiari numerosi e tanti interessi illeciti da difendere. Gli omaggi sono evidenti ma il regista francese aggiunge un tocco d’estetica personale che non rende Cose nostre – Malavita solo un pallido facsimile ma un’opera divertente e frizzante, che scorre liscia come l’olio d’oliva intrattenendo lo spettatore per 110 minuti senza annoiarlo.

L’inchino di fronte a maestri come Scorsese, in particolare in una scena, è permeato dal rispetto nei confronti dei Grandi della settima arte, e per un cinefilo costituisce una vera chicca per gli occhi. L’appassionato ringrazia e si può considerare lo spezzone come la ciliegina sulla torta che continua il leitmotiv del film: prendersi sul serio ma non troppo, riconoscendo che le pellicole che hanno scolpito la storia del cinema sono sempre fonte di ispirazione indipendentemente dal tempo che passa.
Un vero peccato che la tendenza degli anni Duemila sia di buttare tutto ciò che è passato cercando una continua fonte di novità, la quale non potrebbe però sussistere senza le fondamenta date da indovinate cosa? Sì, proprio dal passato.

Vergognatevi.

La sceneggiatura riesce ad unire l’atmosfera malavitosa con quella intima del focolare, rimanendo relativamente classica ma senza risultare eccessivamente scontata. Molto presente l’ironia, con tantissime battute e qualche gag ricorrente che portano una piacevole atmosfera di convivialità ai personaggi.

Robert De Niro torna a ciò che più gli compete (basta commedie romantiche e film d’azione ignoranti!) e offre un’interpretazione crepuscolare dotata di una buona dose della già citata ironia. Perfettamente a suo agio nei panni del capofamiglia italoamericano duro ma dal cuore tenero, il neo più famoso del mondo (con Marilyn) aggiunge una pellicola che, insieme a Il lato positivonobilita l’ultima parte della sua carriera, in cui sono purtroppo presenti molti scivoloni.

La dama Michelle Pfeiffer, sempre più affascinante e magnetica, è ottima qui nel ruolo di matrona con gli attributi. La ventisettenne Dianna Agron, ex Glee, penso e temo sia stata presa più per la (notevole) bellezza che per le sue doti recitative ma non è neanche così male come ci si potrebbe aspettare. Tommy Lee Jones è nato per fare il poliziotto cazzuto ed offre un’ottima spalla ai battibecchi in stile vecchietti davanti al cantiere con il nostro Bob.

Molto buona la fotografia di Thierry Arbogast.

Nota per i distributori del Bel paese: tradurre il titolo originale del film The Family ne La Famiglia era chiedere troppo? Sarebbe rimasto comunque un rimando alla doppia dimensione famigliare/mafiosa senza che sembrasse troppo radicato in Italia. O senza che ci fosse un’assonanza con la stupida espressione “mie cose”/”sue cose” che si riferisce a…

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: i film “seri” dello stesso genere. Riprendere quindi Coppola e Scorsese, che non fa mai male.

Il circo della farfalla

butterfly-circusVenghino signori, venghino! Più gente legge questa recensione più bestie si vedono!

TRAMA: Un uomo nato senza arti è mostrato in uno spettacolo di fenomeni da baraccone come “abominio della natura”. L’incontro con il proprietario di un circo sarà per lui fonte di grande cambiamento.

RECENSIONE: Cortometraggio del 2009 diretto da Joshua Weigel della durata di circa 20 minuti, Il circo della farfalla contiene un importante insegnamento (sì, lo chiamo così anche se il ruolo del cinema non è quello di maestro) sull’importanza dell’umanità e del rispetto nei confronti di tutti.

Si va quindi al di là di meri giudizi estetici, mostrando l’intensità e l’evoluzione che un uomo può compiere attraverso la fortuna di conoscere persone buone che possano accoglierlo e farlo sentire amato e accettato. Le potenzialità, anche quelle insperate, vengono prepotentemente alla luce senza il velo formato dai pregiudizi delle persone superficiali e dalla scarsa autostima.

La farfalla come simbolo di cambiamento e di presa di coscienza delle proprie capacità, aspetto evidenziato dalle scelte registiche, che pongono in primo piano il lato umano del cortometraggio, raffigurando piccole storie e particolarità che contribuiscono all’avvicinamento dello spettatore alle vicende narrate. Aspetto fondamentale essendo un corto che punta sulla forza emotiva.

Eduardo Verástegui è efficace come sensibile direttore di una compagnia circense, e come contorsionista compare Doug Jones, alter ego attraverso la computer grafica di molti personaggi del cinema come Abe Sapien in Hellboy e Silver Surfer nel film con i Fantastici 4.

L’attore protagonista, Nick Vujicic, è veramente affetto da tetramelia ed ha usato la sua grande forza di volontà diventando un motivatore, cercando in questo modo di aiutare le persone affette da gravi handicap fisici a superare le difficoltà della vita.

Emozionante.

Qui il link YouTube sottotitolato in italiano: http://www.youtube.com/watch?v=OYozbkt026I

Comic Movie

comic movie“Comic”?

TRAMA: Film a episodi. Un gruppo di famosi attori hollywoodiani si cimenta con un film dalla struttura a incastro il cui tema principale è l’eccesso di comicità e la presenza di situazioni assurde.

RECENSIONE: Quando ho saputo della sua uscita ho pensato: “Perché il titolo originale Movie 43 è stato tradotto in Comic Movie, che richiama le scadenti parodie americane su vari generi della cinematografia? Sicuramente è stata colpa dei soliti distributori italiani idioti che stravolgono i titoli delle opere al solo fine di richiamare il pubblico. Considerato il grande e notissimo cast questo film sarà sicuramente meglio rispetto a quelle pellicole.”

Sono un coglione.

Comic Movie è una delle peggiori porcherie che io abbia mai avuto la sfortuna di vedere. Un concentrato di volgarità, assurdità di dubbio gusto e centinaia di riferimenti a funzioni corporali che costituiscono una struttura a segmenti pieni di gag scatologiche francamente imbarazzanti.

L’intento della pellicola quale sarebbe, di grazia? Mostrare allo spettatore quanto in basso si può spingere l’élite hollywoodiana quando i suoi membri hanno voglia di far prendere una vacanza al cervello?

L’unico episodio che può risultare accettabile (pur con cadute di stile notevoli) è quello che fa da collante al tutto, ossia il disperato Dennis Quaid che cerca di far realizzare il suo demenziale e improponibile film al produttore Greg Kinnear. A intervallare questa cornice si hanno spezzoni orrendi, dove la presunta satira socio-culturale è piegata “more ovis” ad esigenze dettate da una comicità di bassissimo livello, che a lungo andare risulta persino fastidiosa.

Per cui abbiamo la ripetitività degli appuntamenti al buio, che stanno alla base di tre sketch (semplicemente deprimente quello dei supereroi), problemi di coppia farlocchi, episodi sulla tecnologia e sul ruolo che ha sulla vita di tutti i giorni eccetera. Ovviamente tutti virati verso una squallida farsa.

Un peccato, perché realizzare un film con un forte contenuto ironico su questi temi, con a disposizione un cast sulla carta eccezionale, avrebbe potuto essere una bomba. A patto ovviamente che l’ironia fosse sottile.

Sul sito Rotten Tomatoes ha un punteggio del 4% con un voto medio di 2,3 / 10.

Inguardabile.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Tutti i film che finiscono per Movie: Scary, Epic, Hot, Disaster e varie parodie per ritardati. Buttatevi sul duo Friedberg-Seltzer, praticamente.

Gravity

gravity-la-locandina-italiana-del-film-276542Due punti materiali si attraggono con una forza di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle masse dei singoli corpi e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.

TRAMA: Durante una missione nello spazio due astronauti vengono colpiti dai detriti di un satellite, che distruggono la navetta spaziale lasciando i due da soli alla deriva.

RECENSIONE: Film diretto dal messicano Alfonso Cuarón, regista di Y tu mamá también (2001) e I figli degli uomini (2006), oltre che del pessimo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, terzo film della saga del giovane mago albionico e uno dei peggiori della serie. Sottolineo “uno dei”.

Dal punto di vista visivo il film è veramente ben realizzato, ricreando ottimamente le atmosfere spaziali. Questo aspetto è fondamentale, perché essendo un’ambientazione molto particolare e caratteristica sfruttarla appieno contribuisce ad alzare il livello qualitativo del film stesso. Nella pellicola inoltre si riscontrano i temi ricorrenti della vita e della maternità, con molte immagini o riferimenti alla nascita, al feto e alla filiazione.

Tecnicamente una caratteristica peculiare della pellicola è l’uso di pochi stacchi di montaggio, soprattutto nella prima metà del film. Tale scelta immerge lo spettatore nell’ambiente spaziale senza fargli notare le intrusioni da parte del regista, e quindi anche questo dato può essere inserito sotto la voce “immersione del pubblico nella pellicola”.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Cuarón e dal fratello Jonás, è forse la componente meno profonda e sfruttata, rimanendo comunque per l’aspetto emotivo ad essa collegato ben lontana dai classici e stucchevoli survival movies. Non si assiste in poche parole a “Bear Grylls nello spazio profondo” ma ad una vicenda seria con personaggi più spessi.

Gravity è retto interamente da due attori, ossia George Clooney e Sandra Bullock. Nespressoman ha un personaggio piacione in cui sta da Dio, ossia il componente positivo e scanzonato della coppia, che non si prende sul serio ed è sempre pronto a sollevare il morale della collega. Un buon apporto il suo, che si riappacifica con lo spazio dopo il pessimo Solaris del 2002, rifacimento dell’omonima pellicola di Tarkovskij di trent’anni prima. La seconda, che la critica ama come Iggy Pop i maglioni, è il suo lato speculare, interpretando un personaggio a disagio nell’ambiente in cui si trova e bisognoso di più aiuto. Come un panda, ma con più Razzie Awards.

Splendida la fotografia di Emmanuel Lubezki, nominato 5 volte all’Oscar.

Se vi è piaciuto, potrebbero piacervi anche2001: odissea nello spazio (1968), Solaris (1972), Sunshine (2007) per l’ambientazione, ma anche Vita di Pi (2012) per il personaggio perso e solo.

I Simpson – Il film

la-locandina-di-the-simpsons-movie-47408Scrivere recensioni non fa di me uno scrittore / Scrivere recensioni non fa di me uno scrittore / Scrivere recensioni non fa dDRRRIIIINNN!!!

TRAMA: L’eccessivo inquinamento del lago di Springfield causa un disastro ecologico. Per evitare che dilaghi nel resto dell’America il governo decide di isolare la città con una gigantesca cupola.

RECENSIONE: Film del 2007 tratto da una serie televisiva d’animazione che conoscono anche gli eschimesi, con il senno di poi questa pellicola può essere considerata una sorta di spartiacque qualitativo. Infatti se con il lungometraggio si riescono a tappare le pur presenti pecche delle stagioni precedenti ad esso, successivamente vi sarà un baratro di cui tutt’ora non si vede il fondo. Prendersi una pausa sabbatica di alcuni anni dopo la sua realizzazione forse non sarebbe stata un’idea pellegrina.

Per gli amanti della famiglia gialla più famosa del mondo questo è un film che non delude le aspettative, a meno che non siate degli inguaribili nostalgici dei bei tempi andati, ma in questo caso non vi andrebbe mai bene niente a prescindere. La pellicola deve essere valutata anche (e soprattutto) considerando il già citato cambiamento della serie con il passare degli anni, e da questo punto di vista penso che sarebbe potuta andare molto peggio.

Vi sono moltissime battute, cosa che ci si aspetta da una serie che a parte alcuni episodi particolari (come la serie nella serie Treehouse of Horror, tradotta in italiano come La paura fa novanta) ha sempre avuto una connotazione umoristica. Anche nei suoi episodi di denuncia sociale, come ad esempio La famiglia Cartridge, quinto episodio della nona stagione, incentrato sull’estrema facilità del procurarsi armi negli Stati Uniti, gli argomenti vengono trattati in modo molto pungente e sarcastico.

Sono presenti tantissime citazioni di altre pellicole, come ad esempio La notte dei morti viventi di Romero o Una scomoda verità, documentario di Al Gore (tra l’altro molto citato e parodiato nella seconda serie creata da Matt Groening, Futurama), e i continui riferimenti ad altre opere contribuiscono all’arricchimento del film. Queste strizzate d’occhio inoltre attirano un pubblico più adulto, stratificando i livelli della comicità.

I personaggi non subiscono evoluzioni particolari ma si attengono ai medesimi schemi che li hanno resi celebri sul piccolo schermo, quasi a non voler rischiare od osare, essendo un lungometraggio solitamente l’apice del successo di una serie tv. Per cui gli stereotipi come lo stupido americano medio, l’ecologista saccente, il monello scapestrato ecc rimangono tali e quali, senza sconvolgimenti. L’unica modifica degna di nota è quella relativa al personaggio di Flanders, che viene raffigurato più come un modello di buon padre che come un bigotto religioso da sfottere.

Se proprio questa famiglia non la riuscite a digerire ma vi tocca sorbirvi il film sotto ricatto di figli o fratellini, guardate il lato positivo: dura solo 85 minuti.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Peppa Pig, Dora l’esploratrNo, Cristo, ovviamente I Simpson

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