L'amichevole cinefilo di quartiere

Riddick

riddickChe mamma ha fatto gli gnocchick.

TRAMA: Il criminale Riddick deve combattere per la propria sopravvivenza su un pianeta inospitale. Presto alcuni mercenari giungono sul pianeta per tentare nuovamente di incarcerarlo…

RECENSIONE: Terzo capitolo della saga con l’eroe dagli occhi sbrilluccicanti dopo Pitch Black (2000) e The Chronicles of Riddick (2004).

Dopo la sprangata sui denti del secondo episodio, costato 105 milioni di dollari e con un incasso di soli 115, un terzo capitolo era probabile come ricevere lo scontrino da un vucumprà, quindi per stare sul sicuro nell’atto terzo si ritorna alle origini, con una pellicola più simile a Pitch Black che al suo confusionario seguito. Sono ancora presenti parecchi mostri e un gruppo di esseri umani non molto caratterizzati, per un Riddick che dopo il parziale rabbonimento torna ad essere un più marcato antieroe.

Come nelle opere precedenti la regia e la sceneggiatura sono di David Twohy. Sullo script non c’è molto da dire, essendo sostanzialmente una caccia all’uomo ad eliminazione fisica; per il comparto registico la pellicola è formata da due tronconi ben distinti, con una prima parte basata sulle tinte calde e il segmento finale che vira sul blu e sul nero. In generale viene mantenuto lo stile visivo dei due precedenti episodi.

Vin Diesel, l’uomo che ha due espressioni (faccia dura e incarognita di chi spacca culi perché non ha nulla da perdere, sorriso beffardo di chi è troppo disilluso per sorprendersi di qualcosa) torna a indossare gli occhiali da piscina offuscati e grazie anche alla profonda voce di Massimo Corvo sembra quasi recitare.

Riappare da The Chronicles of Riddick il neozelandese Karl Urban (McCoy in Star Trek e prima ancora Éomer ne Il Signore degli Anelli), buon apporto di Jordi Mollà, ex compare di Johnny Depp nel sopravvalutato Blow e ruolo secondario per l’ex wrestler Dave Batista, già visto nell’esagerato L’uomo con i pugni di ferro

Riprese in Egitto, con i suoi bei paesaggi sabbiosi che facilitano il compito della fotografia; buona l’alternanza tra i colori caldi e le atmosfere notturne, che favorisce l’immersione dello spettatore nell’ambiente.

In generale un film abbastanza dimenticabile.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: ça va sans dire i due episodi precedenti della serie, ma per alcuni aspetti in comune potrei aggiungere Interceptor (1979). Altrimenti una delle duecento pellicole con l’eroe ammazzatutti.

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