L'amichevole cinefilo di quartiere

TheWolverineNo Christopher Lambert, tu non c’entri.

TRAMA: Wolverine vola in Giappone, chiamato da un vecchio industriale in punto di morte a cui aveva salvato la vita decenni prima. Egli proporrà al mutante, stanco di essere immortale, di trasferirgli il suo potere di rigenerazione…

RECENSIONE: Seguito di X-Men le origini – Wolverine (ma temporalmente la storia si svolge dopo i fatti di X-Men – Conflitto finale), film che era costituito per l’ottanta per cento da combattimenti, talmente presenti nella pellicola da essere perfino noiosi. Qui al contrario non assistiamo ad una Ferrari che parte subito ai trecento all’ora a caso, ma a un’utilitaria che passa la prima metà del film in terza per poi (lentamente) accelerare nell’ultima parte.

La causa di tutto ciò risiede fondamentalmente nell’introspezione psicologica del selvaggio mutante canadese, che essendo troppo frammentaria e prolissa contribuisce a spezzare molto il ritmo della pellicola, che in questo modo ha delle brusche frenate. I fan che si aspettano combattimenti senza sosta (come avviene appunto nel primo film) vengono quindi in parte delusi. Le scene d’azione sono relativamente poche, e sebbene almeno una sia visivamente molto efficace, per il resto si avverte una mancanza di proteine alla pellicola.

La regia è di James Mangold, regista e sceneggiatore del buon Quando l’amore brucia l’anima sulla vita di Johnny Cash, che con questo genere di film tutto effetti speciali e scazzottate non c’entra un’ostia. Così come non c’entrava nulla Gavin Hood, regista del capitolo precedente. Noto con piacere una certa continuità. La sceneggiatura di Christopher McQuarrie (lontani oramai i tempi de I soliti sospetti) e Mark Bomback è più striminzita dei pantaloncini di Daisy Duke in Hazzard, e considerato il ritmo altalenante non è un bene, perché non sposta l’attenzione dello spettatore su un altro aspetto del film, lasciandolo spesso in una lunga attesa per il combattimento successivo.

In questo seguito viene eliminato uno dei difetti principali della prima pellicola basata sui mutanti, ossia, rullo di tamburi, proprio i mutanti. In X-Men le origini – Wolverine erano o poco conosciuti (Kestrel, Bolt, Agente Zero, Silverfox) o completamente stravolti (Deadpool, o quello che nella testa degli autori dovrebbe esserlo, beata ignoranza) oppure resi male dal punto di vista della caratterizzazione (Sabretooth è bidimensionale, Gambit è scialbo, lo stesso Wolverine urla a caso come un ultrà per la maggior parte del film). Qui il problema non si pone, dato che nonostante alla Marvel ne abbiano decine e decine, a parte il nostro ghiottone e la sconosciuta (e dagli!) Viper non ne compare uno in un ruolo significativo neanche per sbaglio. Come risolvere il problema del taglio di capelli estivo mozzandosi la testa.

Hugh Jackman tanto per cambiare spacca i culi e la voce di Fabrizio Pucci è virilità fatta suono, ma questo non è sufficiente a far decollare il film. Avere sotto gli occhi un personaggio nettamente più carismatico rispetto a tutti quelli che gli stanno attorno (tipo Fonzie in Happy Days) rende ancora più evidente la povertà di idee che caratterizza la pellicola stessa. I comprimari asiatici sono poco significativi e memorabili, sembrando alla lunga tutti uguali e costituendo stereotipi visti in molti altri film.

Se vi è piaciuto, potrebbero piacervi anche: molto banalmente tutte le pellicole sugli X-Men, al momento sei compresa questa, ma anche i film action con il classico eroe muscolare solo contro tutti.

Per entrare nel clima del film una piccola chicca:

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