L'amichevole cinefilo di quartiere

Pain & GainMai visti tanti steroidi in un film solo.

TRAMA: Miami, 1995. Due bodybuilder e un criminale decidono di rapire un uomo d’affari per dare una svolta alla loro vita e acciuffare il sogno americano.

RECENSIONE: Dopo una serie imbarazzante di fetecchie a base di esplosioni e costi pantagruelici, il buon Michael Bay, di cui ho parlato con tanto amore quiporta sugli schermi un film il cui budget è di soli 22 milioni di dollari. Improvviso come San Paolo folgorato sulla via di Damasco, il regista californiano dirige una storia dove nessun palazzo crolla su se stesso, non ci sono robot che si prendono continuamente a legnate e non c’è Nicolas Cage che si spaccia per un moooolto credibile esperto chimico.

E, meraviglia delle meraviglie, non è neanche male.

A parte ovviamente i soliti virtuosismi abbastanza inutili della macchina da presa: rallentamenti, soggettive, riprese con telecamera a mano… tecniche interessanti ma buttate nel film un po’ a casaccio e senza un vero scopo, risultando in alcuni casi un po’ sbrodolate.

La sceneggiatura di Stephen McFeely e Chistopher Marcus mostra l’ambizione e la voglia di successo personale dei bodybuilder, categoria molto amata dalle ragazze, un po’ come i bagnini, i deejay e quelli che scrivono recensioni di film. I Premi Nobel per la Panca si muovono in una Miami ricca dei suoi tipici stereotipi (sole, mare, belle ragazze discinte) ma con un lato più nascosto e grigio, basato sullo sconforto di quelli che non sono riusciti a soddisfare desideri e ambizioni. Ciò contribuisce a rendere la storia meno patinata e più cruda, aiutando lo spettatore a identificare i personaggi come persone e non come figure idealizzate.

I tre protagonisti, che vivono la palestra in modo esaltato ed eccessivo, dimostrano di non avere idea della dimensione reale delle cose, facendosi trascinare dai loro istinti e agendo senza un briciolo di razionalità, preoccupati solo di pomparsi e di essere “vincenti”. Proprio questa malata ricerca dell’affermazione personale è la chiave di volta del film, e può essere vista anche come critica sociale (in un film di Michael Bay? Però!) a un mondo basato sul consumismo e sulla spasmodica volontà di elevarsi al di sopra degli altri.

I soldi diventano così l’unico particolare che distingue i winners dai losers, trasformandosi in un’ossessione che fa dimenticare alle persone di avere comunque un bel lavoro e di essere più fortunati di molti altri. La perfezione fisica sostituisce quella morale, ribaltando la scala dei valori tra l’essere e l’apparire.

Muscoloso –> Vincente –> Soldi.

Il Trio Lescano di protagonisti è composto da Mark Wahlberg, che si risolleva dai mediocri Contraband e Tedben incarnando un ambizioso idiota maniaco del fitness. L’onnipresente (sia nel senso che ultimamente compare in un sacco di film sia nel senso che è molto grosso) Dwayne Johnson rappresenta il lato più comico della pellicola a causa dei suoi comportamenti sopra le righe e Anthony Mackie completa bene il gruppo. Tony Shalhoub, il miliardario, è l’ex protagonista della serie tv Detective Monk. Il bravo Ed Harris tira gli ultimi colpi prima della pensione (che ti frega, Ed? Pensa all’assegno) incarnando il personaggio più positivo della pellicola, ruolo che di solito non gli appartiene ma che qui rende al meglio . Piccola parte per Ken Jeong, il Chow della serie Una notte da leoni e apparizione di Peter Stormare, reduce dall’incomprensibile Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe.

Il film è ispirato a una storia vera raccontata in una serie di articoli del Miami New Times nel 1999.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: i due Bad Boys (1995, 2003) con molta ironia e azione, oppure per via di alcune tematiche il drammatico Alpha Dog (2006).

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