L'amichevole cinefilo di quartiere

Teletrasporto, signor Abrams.

TRAMA: Un abilissimo terrorista fa cadere la Terra nel caos, minacciando la stessa flotta galattica.
Toccherà al capitano Kirk e al suo equipaggio tentare di fermarlo.

RECENSIONE: Into Darkness è il seguito di Star Trek del 2009, reboot della celebre saga a base di viaggi spaziali, teletrasporti e prese mortali vulcaniane, sempre diretto da J. J. Abrams, la mente dietro a Lost, Cloverfield, Fringe, Super 8 e cose così.
Il direttore del Daily Bugle dirige con mano ferma, dando allo spettatore sia scene spettacolari ben realizzate che in un film fantascientifico non possono mancare, sia molte riprese in interni a base di primi piani e campi più stretti, anch’esse ben gestite e funzionali al film.

La sceneggiatura è di Alex Kurtzman e Roberto Orci, che se non lavorano con gli idioti Michael “Transformers” Bay e Jon “Iron Man” Favreau (il suo Cowboys & Aliens ha raggiunto una nuova frontiera dell’orrido) dimostrano anche di saper fare il loro mestiere, cosa da non dare mai per scontata in campo cinematografico. Accanto a loro in cabina di scrittura Damon Lindelof, autore della sceneggiatura di Prometheus, una delle più grosse cagate che occhio umano possa contemplare. Nonostante le premesse non siano delle più incoraggianti il film scorre bene e le pecche di questo reboot/remake non sono troppo rilevanti.

Nel film le vicende ruotano attorno all’equipaggio di un’astronave, quindi il cast ha ovviamente grande importanza. Chris Pine (potremmo ricordarlo per alcune commedie romantiche scadenti, ma anche no) come Rubacuori Kirk è bene nella parte, dando al suo personaggio riferimenti a William Shatner ma mantenendo anche una giovanile e naturale irruenza. L’ex Sylar di Heroes Zachary Quinto veste i panni e le puntute orecchie di Spock, personaggio ormai iconico e conosciuto anche agli estremi confini della galassia. Leonard Nimoy nell’immaginario collettivo sarà inarrivabile, ma anche Quinto non sfigura con il sottile equilibrio che mostra tra l’aspetto umano emozionale e la neutra logica vulcaniana. Molto divertente l’apporto dato dal neozelandese Karl Urban (ex Eomer de Il Signore degli Anelli) e dal britannico Simon Pegg (fantastiche le parodie L’alba dei morti dementi Hot Fuzz) come McCoy e Scott. Benedict Cumberbatch (still a better Sherlock Holmes than Robert Downey Jr.) come villain è azzeccato, e all’interno di un contesto molto spesso ironico spicca per la sua glaciale serietà. Buona dose di carisma e cattivo come è giusto che sia.

Per quanto riguarda l’altra metà del cielo questo film si ricongiunge spiritualmente alla serie tv originaria (1966-1969) con la presenza di donzelle inutilmente fighe: qui abbiamo la bruna Zoe Saldana (ex Pocahontas in Avatar di JC, il pazzoide esaltato) e la bionda e generosa Alice Eve, che è stata in Men in Black 3 ma glielo perdoniamo. Qualche scena in intimo buttata completamente a caso ci fa ricordare i bei tempi andati in cui ogni scusa era buona per far limonare Shatner con un personaggio secondario femminile, ovviamente inutile ai fini della trama della puntata relativa.

In generale un film di buona fattura. L’ironia regna sovrana facendo passare velocemente i 130 minuti di pellicola, il 3D è ben realizzato e non ha come unico scopo far lievitare il prezzo del biglietto e vengono fatti tantissimi riferimenti alla serie originale, cosa che non guasta.

Lunga vita e prosperità.

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Commenti su: "Into Darkness – Star Trek" (6)

  1. Concordo con la tua recensione, fin sull’inutilità di alcuni membri femminili del cast… ^^ Apprezzabile, in effetti, anche il ruolo di Urban e Pegg, a cui si sarebbe forse potuto dare un po’ di spazio in più.

    • Della serie originale McCoy era il mio preferito, per cui sfondi una porta aperta 🙂 C’è comunque da dire che lui e Scotty sono in fondo comprimari, quindi direi che l’aspetto della coralità è stato mantenuto abbastanza bene. Cast femminile molto sacrificato, peccato.

  2. cindy ha detto:

    Io l’ho visto ieri e sono rimasta veramente delusa . Capisco che oggigiorno evidentemente tutto quello che si cerca in film di questo genere, e in 3D, sia solo la spettacolarità, e quella non manca..insieme all’insopportabile cacofonia che dura dall’inizio alla fine del film (forse è il cinema dove l’ho visto che tiene il volume troppo alto ?!) ..ma a parte lo spettacolo….un insieme di richiami al vecchio ST ? perchè il dottore maneggia un tribbolo oppure ogni tanto si fa cenno a qualche nome di personaggio ? più che richiami io direi un pastrocchio di riferimenti messi insieme alla meglio per far cassa cercando di attirare da una parte i ‘vecchi ‘ fans e dall’altra il pubblico più giovane attirato dagli effetti speciali…salverei solo il giovane Kirk che ripropone bene lo spirito del Kirk originale mettendoci anche del suo, e la rivisitazione di Khan ,che non ha niente a che vedere con quello precedente ,ma preso come personaggio a sè stante è carismatico e persino ‘realistico’, rispetto agli altri….Spock….inconsistente ….ridicola la storia tra lui e Uhura,…..Uhura, probabilmente ben apprezzata dal pubblico maschile ma ridicola nella sue azioni stile ‘rambo’….non c’è bisogno di arrivare a questo per dare spazio alle ‘pari opportunità’…..in definitiva..bel fumetto spettacolare , ma perchè chiamarlo ST ? Lo ST originale era un’altra cosa , ed è ovvio perchè ormai ha 50 anni….andiamo avanti con altro,e lasciamolo dov’è giusto che sia .

    • Ciao, per quanto riguarda i tanti riferimenti a me personalmente sono piaciuti. Tieni conto che comunque questo film e il precedente si distaccano dalla serie tv originale, per cui mantenere un piccolo cordone ombelicale inserendo citazioni (anche solo nomi) l’ho trovato una chicca (chiamalo anche “contentino” 😉 ) per i fan di vecchia data, e secondo me non guasta.
      Spock essendo giovane non può essere quello di Leonard Nimoy, e il suo rapporto con i sentimenti l’ho trovato sensato all’interno della trama, senza esagerazioni o cadute nel ridicolo che avrebbero potuto anche esserci, soprattutto nel finale.
      Zoe Saldana e Alice Eve apprezzatissime dal pubblico maschile (eh beh..) ma come ho scritto inutili e sacrificate ai fini della trama.
      In generale questo è un reboot, quindi ci sta che sia diverso… personalmente lo paragonerei concettualmente agli ultimi tre 007, in cui sono stati presi elementi classici ma in una veste nuova.
      Ah per il volume non ho notato nulla che infrangesse i limiti della “fracassonaggine” tipica dei film sci-fi 😉

      • cindy ha detto:

        Ciao
        Se la vedi in questa ottica, ovvero una cosa nuova con qualche voluto collegamento con l’originale, ci può stare..solo che non sono sicura che i produttori avessero questo in mente…parlando di Spock,non pensavo a lui da vecchio, ma al Nimoy di quando lo interpretava all’inizio, ed era giovane lui stesso…in questo senso il buon Quinto lo interpreta onestamente , ma io lo trovo piuttosto insulso..in particolare nel rapporto coi sentimenti non ha niente dei conflitti interiori coi quali lottava il primo Spock….ripeto, per me era meglio forse mantenere l’universo di ST ,ma non riprendere gli stessi personaggi….tanto i nuovi spettatori non li conoscono, e quelli ‘vecchi’ inevitabilmente si ritrovano a fare confronti…PS …e vogliamo parlare delle uniformi stile ‘Coro dell’Armata Rossa ‘??? :))

  3. Ah ah 🙂 sì in effetti fanno un bel contrasto con le uniformi attillate di quando sono sulla nave

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