L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per 15 giugno 2013

Into Darkness – Star Trek

Teletrasporto, signor Abrams.

TRAMA: Un abilissimo terrorista fa cadere la Terra nel caos, minacciando la stessa flotta galattica.
Toccherà al capitano Kirk e al suo equipaggio tentare di fermarlo.

RECENSIONE: Into Darkness è il seguito di Star Trek del 2009, reboot della celebre saga a base di viaggi spaziali, teletrasporti e prese mortali vulcaniane, sempre diretto da J. J. Abrams, la mente dietro a Lost, Cloverfield, Fringe, Super 8 e cose così.
Il direttore del Daily Bugle dirige con mano ferma, dando allo spettatore sia scene spettacolari ben realizzate che in un film fantascientifico non possono mancare, sia molte riprese in interni a base di primi piani e campi più stretti, anch’esse ben gestite e funzionali al film.

La sceneggiatura è di Alex Kurtzman e Roberto Orci, che se non lavorano con gli idioti Michael “Transformers” Bay e Jon “Iron Man” Favreau (il suo Cowboys & Aliens ha raggiunto una nuova frontiera dell’orrido) dimostrano anche di saper fare il loro mestiere, cosa da non dare mai per scontata in campo cinematografico. Accanto a loro in cabina di scrittura Damon Lindelof, autore della sceneggiatura di Prometheus, una delle più grosse cagate che occhio umano possa contemplare. Nonostante le premesse non siano delle più incoraggianti il film scorre bene e le pecche di questo reboot/remake non sono troppo rilevanti.

Nel film le vicende ruotano attorno all’equipaggio di un’astronave, quindi il cast ha ovviamente grande importanza. Chris Pine (potremmo ricordarlo per alcune commedie romantiche scadenti, ma anche no) come Rubacuori Kirk è bene nella parte, dando al suo personaggio riferimenti a William Shatner ma mantenendo anche una giovanile e naturale irruenza. L’ex Sylar di Heroes Zachary Quinto veste i panni e le puntute orecchie di Spock, personaggio ormai iconico e conosciuto anche agli estremi confini della galassia. Leonard Nimoy nell’immaginario collettivo sarà inarrivabile, ma anche Quinto non sfigura con il sottile equilibrio che mostra tra l’aspetto umano emozionale e la neutra logica vulcaniana. Molto divertente l’apporto dato dal neozelandese Karl Urban (ex Eomer de Il Signore degli Anelli) e dal britannico Simon Pegg (fantastiche le parodie L’alba dei morti dementi Hot Fuzz) come McCoy e Scott. Benedict Cumberbatch (still a better Sherlock Holmes than Robert Downey Jr.) come villain è azzeccato, e all’interno di un contesto molto spesso ironico spicca per la sua glaciale serietà. Buona dose di carisma e cattivo come è giusto che sia.

Per quanto riguarda l’altra metà del cielo questo film si ricongiunge spiritualmente alla serie tv originaria (1966-1969) con la presenza di donzelle inutilmente fighe: qui abbiamo la bruna Zoe Saldana (ex Pocahontas in Avatar di JC, il pazzoide esaltato) e la bionda e generosa Alice Eve, che è stata in Men in Black 3 ma glielo perdoniamo. Qualche scena in intimo buttata completamente a caso ci fa ricordare i bei tempi andati in cui ogni scusa era buona per far limonare Shatner con un personaggio secondario femminile, ovviamente inutile ai fini della trama della puntata relativa.

In generale un film di buona fattura. L’ironia regna sovrana facendo passare velocemente i 130 minuti di pellicola, il 3D è ben realizzato e non ha come unico scopo far lievitare il prezzo del biglietto e vengono fatti tantissimi riferimenti alla serie originale, cosa che non guasta.

Lunga vita e prosperità.

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