L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per maggio, 2013

Fast and Furry-ous

Niente gnocca e Toretto in questa recensione.

TRAMA: Il comico e continuo inseguimento tra un coyote e un road runner nel deserto della Monument Valley.

RECENSIONE: Risalente al 1949, Fast and Furry-ous è il primo episodio della serie Looney Tunes dedicato esclusivamente a questi due divertentissimi personaggi, creati l’anno prima da Chuck Jones e diventati nel corso degli anni uno dei cardini dei cartoni animati americani. La comicità del coyote e della sua preda, che si inseguono per chilometri e chilometri su infinite e quasi deserte strade asfaltate è infatti sempre divertente anche con il passare dei decenni, in quanto basata su gag tipicamente fisiche che non solo fanno sbellicare gli infanti, ma strappano un sorriso anche agli adulti. I tentativi di cattura del canide sono spesso basati su strampalati marchingegni della fantomatica ACME inc (acronimo di A Company that Makes Everything), e per quanto siano elaborati e complessi nel loro funzionamento si trasformano sempre in colossali fiaschi che non di rado si rivoltano contro il loro stesso autore. Esemplificativi di questo sono gli episodi in cui sono presenti gag ricorrenti che riguardano catapulte, missili o robot, e questi leitmotiv risultano azzeccati e esilaranti, perché nonostante il mezzo e l’ovvio e negativo risultato finale siano gli stessi, il modo in cui il tutto non funzionerà è sempre fonte di risate e sorprese. Un’ altra caratteristica tipica di questo cartone animato è la presenza, all’inizio dello stesso, di ironici (e ovviamente inventati) nomi latini per indicare i due animali: in questo primo episodio abbiamo rispettivamente acceleratii incredibus e un improbabile carnivorous vulgaris. Ciliegina sulla torta è la fisica completamente inesistente, in cui si precipita solo quando ci si accorge di essere nel vuoto (quindi dopo diversi secondi) e ci si sfracella al suolo da decine di metri solo per tornare più agguerriti che mai nella scenetta successiva.

Il link dell’episodio: http://blip.tv/episode/6230213

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Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe

Niente topi fatti affogare nel fiume?

TRAMA: Hansel e Gretel anni dopo essere stati prigionieri nella casa di marzapane si guadagnano da vivere come sterminatori di streghe. Dovranno combattere contro la malvagia Muriel e la sua congrega di fattucchiere.

RECENSIONE: Liberamente ispirato alla fiaba Hansel e Gretel dei fratelli Grimm (non Matt Damon e Heath Ledger, quelli veri intendo), che ad inizio 1800 hanno raccolto narrazioni provenienti dall’Europa centrale.
Purtroppo tali storie sono arrivate a noi sotto forma di favolette per marmocchi e non come racconti cruenti che portano importanti insegnamenti (in questo caso “non fidarti degli estranei” e “non ingozzarti di dolci”), e questo penalizza parecchio il loro aspetto educativo e morale.

Ma sempre meglio che vegetare davanti alla tv guardando una bimba ispanica che ti chiede dove sono gli oggetti.

In questa pellicola, basata su una favola tedesca raccolta a suo tempo da due fratelli tedeschi e girata in Germania,  non c’è un tedesco manco a pagarlo.
Scritto e diretto dal norvegese Tommy Wirkola, il film è un chiassoso e sanguinolento pastrocchio che non riesce mai a imbroccare uno stile narrativo costante.

Alcune scene o riferimenti sono infatti legati alla modernità, mentre altri si allacciano alla tradizione favolistica ottocentesca, e questo moto ondivago non giova al film, che rimane costantemente in un limbo di mediocrità non scegliendo quale identità avere.
Quest’ultimo fattore non è migliorato o mitigato dalla sceneggiatura, che è più un espediente per mostrare effetti speciali un po’ a casaccio piuttosto che la struttura di una storia vera e propria.

Hansel ha i muscoli e la sfacciataggine del californiano Jeremy Renner, che come Dottor Jekyll ha interpretato The Hurt Locker e The Town, mentre nella versione Mister Hyde, cioè dopo The Avengers, è apparso in notevoli cazzate come The Bourne Legacy Mission Impossible – Protocollo fantasma.
Gretel è interpretata dalla britannica Gemma Artenton, ex Bond-girl (in Quantum of Solace del 2008), di cui negli 85 minuti di durata del film si contano due espressioni e che non è mai così svestita da farle avere lo scopo di “gnocca da esposizione”, cioè una bella figliola inutile ai fini del film ma discinta, messa lì perché nella testa dei produttori non fa mai male.

Completano il quadro lo svedese Peter Stormare (caduto bene in basso da quando non ammazza più la gente nella ceppatrice) nei panni di una specie di sceriffo di Nottingham dei poveri, personaggio inutile come quasi tutti i personaggi secondari in film del genere e la villain, l’olandese Famke Janssen (la Jean Grey della prima serie cinematografica sugli X-Men).

In poche parole una pellicola che si accoda, risultando per certi aspetti molto simile, a incredibili capolavori come Cappuccetto Rosso sangue, Biancaneve e il cacciatoreLa leggenda del cacciatore di vampiri e ovviamente il capostipite di questo genere immondo: Van Helsing.

Dieses Zeug ist ein Spaß für Narren.

P.S. La giusta pronuncia tedesca sarebbe HEnsel, ma sia nella versione inglese che nel doppiaggio italiano se ne sono sbattuti le palle.

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