L'amichevole cinefilo di quartiere

Il grande Gatsby

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TRAMA: 1922. Nick Carraway, un giovane del Midwest trasferitosi a Long Island, è affascinato dal misterioso passato e dallo stile di vita eccessivo del suo vicino di casa, il ricco Jay Gatsby. Entrerà a far parte del suo circolo e diverrà testimone di ossessioni e tragedie.

RECENSIONE: Tratto dall’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald del 1925, a cui è molto fedele, questo film è un imponente spettacolo visivo (budget di 104 milioni di dollari, per andare sul sicuro) che nonostante punti più agli occhi che alla testa e non sia di certo un capolavoro riesce a non dimenticarsi per strada l’ABC dell’arte cinematografica.

La regia e la sceneggiatura di questa ode alle bevande alcoliche sono dell’australiano Baz Luhrmann (Romeo + Juliet sempre con DiCaprio protagonista, il sopravvalutato Moulin Rouge, la palla Australia), che ridendo e trincando riesce ad essere, come già detto, molto fedele al libro, aiutato dal suo ridotto numero di pagine e dalla durata della pellicola (140 minuti circa).
Sostenuto dalla bravura degli attori il nostro prode riesce a mostrare allo spettatore lo spirito di Gatsby, personaggio eccezionale con debolezze tipiche della specie umana (e che solo gli abitanti di Vulcano possono evitare), rendendolo quindi un personaggio molto sfaccettato e complesso.

Nel cast ovviamente DiCaprio spicca su tutti. Lontani anni luce i tempi in cui dava vita al piattissimo Jack Dawson, ritrova Crocodile Dundee alla regia dopo 17 anni e interpreta Gatsby in maniera veramente ottima, riuscendo a dare un senso a ogni minimo gesto o smorfia. Attraverso i suoi occhi possiamo capire cosa stia dietro al personaggio, accendendo la voglia di saperne sempre di più, attirati a lui come uno scozzese al whisky.
Tobey Maguire, ex Spider-Man nella “non imperdibile” trilogia di Raimi, è pacioccoso il giusto, e anche il suo Nick ha perennemente un bicchiere in mano, lasciato in balia di eventi che lo toccano senza mai esserne veramente il protagonista.
Carey Mulligan già in Drive con Ryan Gosling e in Shame con Michael Fassbender è Daisy (“Sono contenta che sia una bambina. E spero che sia stupida: è la miglior cosa che una donna possa essere in questo mondo, una bella piccola stupida.”, una sua battuta iniziale leggermente modificata nel film), che si aggiunge alla masnada degli alcolisti.

Per quanto riguarda la ricostruzione storica ci sono alcuni anacronismi, a cui nessuna pellicola ambientata nel passato, seppur curata, riesce a scampare.
Qui abbiamo infatti un Empire State Building già ultimato (in realtà la sua costruzione iniziò nel 1930) e l’Ulisse di James Joyce stampato (romanzo sì pubblicato nel 1922, ma a Parigi, negli Stati Uniti arriverà nel 1936); nel complesso particolari minori, un po’ come gli occhiali da sole in Django Unchainedche arriveranno in America nel 1929, ossia ben 71 anni dopo l’anno in cui la pellicola è ambientata.

Per intenderci, non siamo ai livelli dei jeans in Ben-Hur.

Capitolo “musica”: la colonna sonora è imponente, ben utilizzata all’interno del film e mai buttata lì a casaccio tanto per sfruttare il Dolby.

Qual è il problema? Che è curata dal famoso rapper Jay-Z ed è hip hop.

Qui vale più o meno lo stesso discorso degli errori storici, ma al contrario: un conto è se la presenza di contaminazioni riguarda pellicole in cui questo aspetto non ha importanza (ad esempio lo stesso genere musicale de Il grande Gatsby è stato inserito in un film come L’uomo con i pugni di ferro, di disimpegno, casinista e tendente al trash); un altro è se un fattore molto importante per rendere allo spettatore l’atmosfera del film come l’onnipresente jazz dei “Roaring Twenties” viene sostituito da un elemento ultramoderno.
In quest’ottica le feste nella casa di Gatsby diventano quindi simili ai moderni party discotecari, ma lo spirito che ci sta dietro non è lo stesso per via di diversi fattori, come l’età media più alta o il ceto sociale elevato di queste feste.

Una pecca non da poco.

In conclusione non è il capolavoro a cui molti urlavano ma Il grande Gatsby è comunque una pellicola più che dignitosa, con una buona fotografia, un’ottima interpretazione da parte degli attori e una fedeltà al romanzo apprezzabile.
Peccato per la colonna sonora, che è armonica nel film come un eschimese in Gabon, ma tappandosi un po’ (tanto) le orecchie si può passare oltre.

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