L'amichevole cinefilo di quartiere

Iron Man 3

In questa puttanata ci mancano solo lo Spaventapasseri e il Leone.

TRAMA: Quando Iron Man deve affrontare un nemico la cui forza non conosce rivali e che riesce a distruggere ciò che ha di più caro, intraprende un durissimo viaggio in cui dovrà mettere alla prova le sue forze.

RECENSIONE: Dopo i primi due capitoli del 2008 e 2010 esce Iron Man 3 (o 4, considerando il vero terzo episodio su questo supereroe The Avengers, visto che era pesantemente basato su di lui), ennesima pellicola incentrata sul borioso arrogante pallone gonfiato Tony Stark. Questo personaggio ha avuto un enorme successo di pubblico, e dato che la cosa indica i gusti delle masse a pensarci bene è un dato un po’ preoccupante. Famoso infatti per la sua introspezione psicologica pari a zero e per essere dipendente da una tuta a forma di caffettiera volante, senza cui non si pulirebbe neanche il culo, a differenza di eroi come Batman e Superman Stark è la coglionaggine al potere senza limiti o problemi, un po’ l’Hakuna Matata della Marvel. E visto che spesso cinema = immedesimazione, probabilmente i maschietti si immedesimano in questo miliardario altezzoso che tratta le persone dall’alto in basso, e lo stimano nonostante sia un modello assolutamente negativo di comportamento nella vita di tutti i giorni. Un po’ come alcune ragazze che in fondo nel loro intimo (dove c’è Chilly) vorrebbero essere Bella Swan, tipica adolescente media che però è oggetto delle attenzioni di due figoni: in questo modo hanno decretato il successo di una serie che ha come protagonista una palla al piede da salvare, odiata da tutte le femministe dagli anni ’60 in avanti perché modello sbagliato di donna essendo totalmente dipendente dal proprio uomo.

Dopo questa breve ma esaustiva premessa, con un interessante (e soprattutto non provocatorio) paragone tra Iron Man e la saga degli emo vampiri scintillanti, Iron Man 3 è uno dei più brutti film che io abbia mai avuto la sfiga di vedere: girato male, con una sceneggiatura pessima e con gag che si ripetono 3-4 volte pari pari in modo stanco e scontato. E questi sono solo i difetti principali, non sarebbe neanche finita qui.

La regia di questa infame baracconata passa dal criminale della settima arte Jon Favreau a Shane Black, che esordì appena ventiseienne con Arma letale (1987), un bel film con protagonisti l’Invasato Cattolico e Danny Glover. Averlo scelto fa già capire quale sarebbe stata l’impronta data al film avendo lui diretto solo film action nella sua carriera. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Black, in alcuni punti ricorda veramente troppo quella de Il cavaliere oscuro – Il ritorno (forse “è identica” sarebbe più appropriato), e il risultato sa quindi di scopiazzatura venuta male, visto che la realizzazione è di molto peggiore rispetto al modello a cui si fa riferimento. Se nel film di Nolan infatti l’epicità quasi si respirava, qui è tutto schiaffato molto in faccia allo spettatore, che vede un sacco di cose succedere “perché devono succedere”, con la presenza di tantissimi buchi di trama e, cosa più importante, di logica. Perché un conto è se alcuni passaggi della sceneggiatura non sono proprio solidissimi, ma comunque riguardano aspetti secondari e quindi turandosi il naso ci si può passare sopra; un altro è se lo script ha la solidità di un ponte tibetano, con un sacco di pecche che riguardano conseguenze logiche delle azioni, personaggi assolutamente inutili (letteralmente, la loro presenza è irrilevante e sono stati aggiunti solo per allungare ulteriormente questa mefitica sbobba) e scelte stilistiche consistenti in madornali ed evidenti stronzate che farebbero (quasi) vergognare i Vanzina. Non voglio fare anticipazioni sulla trama ma moltissime cose hanno problemi seri, e l’impressione generale è di una pellicola fatta esclusivamente come macchina da soldi, senza conoscere in alcuni casi neanche il fumetto da dove sono state prese le idee (ed essendo i fumetti basati su figure, non sarebbe stata neanche una gran fatica, Cristo).

Protagonista è ancora Robert Downey jr, diventato ormai tutt’uno con questo tipo di personaggio come Paolo Villaggio con Fantozzi e che fa rimanere nel dubbio se è bravo come attore in generale o solo ad interpretare questo ruolo, ma propenderei per la seconda. Come nei due (tre) capitoli precedenti la sua ironia smargiassa alla Errol Flynn (che si sta rivoltando nella tomba in questo istante) regge il film, cosa che non necessariamente si può considerare un pregio, perché in questo caso indica che ci sia ben poco da reggere sopra le sue spalle da Atlante. A proposito di spalle, al suo fianco abbiamo una favolosa Gwineth Paltrow espressiva come un appendiabiti rotto, con Anna Praderio del TG5 che si ostina a definirla l’erede di Grace Kelly (MA DOVE???) e Don Cheadle dell’ottimo Hotel Rwanda che interpreta un personaggio rilevante ai fini della trama come una comparsa in una scena ambientata al supermercato e che cambia nome a seconda dell’armatura, dimostrando una notevole spersonalizzazione dell’uomo a favore della macchina (complimenti, ma che bella idea!). Una delle perle del casting è che nonostante al mondo ci siano un miliardo e mezzo di cinesi hanno scelto per interpretare il Mandarino (personaggio cinese nei fumetti, tra l’altro con un nome poco equivocabile) sir Ben Kingsley, attore britannico di origine indiana (ma non potevano prendere, che so, Chow Yun-Fat?) che sembra un incrocio tra Rasputin e il Fu Manchu di Christopher Lee e che si sputtana in una maniera che definire “stratosferica” è usare un eufemismo, facendogli stravolgere completamente il personaggio rispetto a come è concepito nei fumetti (vedere alla voce “trarre un film da un fumetto senza averlo letto”). In mezzo a una porcheria di rara bruttezza si salvano parzialmente un Guy Pearce probabilmente bisognoso di pagare il suo nuovo yacht, che interpreta una sorta di Ubermensch dopato e che porta quasi a casa la pagnotta (anche se il suo personaggio è al centro di madornali pecche e cadute di stile del film) e le scene di distruzione, che però risultano spettacolari in una sala cinematografica, sul televisore e senza Dolby ne dubito.

Un film che prendeva spunto, come già detto da Il cavaliere oscuro – Il ritorno ma che assomiglia più a Spider-Man 3, cioè a un film orrendo con belle scene di combattimento, un personaggio secondario ben realizzato (il Sandman di Thomas Haden Church) e il vuoto cosmico in mezzo ad esse. Per concludere, se i primi due Iron Man sono pellicole imbecilli e se The Avengers è più uno spettacolo circense che un film, Iron Man 3 è una colossale fetecchia, realizzata malissimo e scritta da cani, con cui hanno tentato una maturazione del personaggio senza riuscirci, risultando quindi essere un film troppo immaturo per essere maturo e troppo serioso per divertire. IMHO (così, tanto per pararsi il culo).

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