L'amichevole cinefilo di quartiere

92 minuti di applausi.

TRAMA: Altre fatiche e vessazioni quotidiane del mite ragioniere Ugo Fantozzi, maltrattato da superiori e colleghi e vittima di comici eventi.

RECENSIONE: Uscito nel 1976 e seguito di Fantozzi dell’anno precedente, si tratta di uno dei capisaldi del cinema comico italiano. Il personaggio dello sfigato ragioniere nasce dai due libri del ligure Paolo Villaggio, all’epoca attore di cabaret televisivo d’avanspettacolo, che ispireranno i primi due capitoli cinematografici omonimi e che daranno il via ad una saga che purtroppo ha continuato a ripetersi stancamente nel corso dei decenni. Composta da ben dieci pellicole, l’ultima delle quali Fantozzi 2000 – La clonazione è utile come i Ray-Ban di notte, la serie è scaduta ben presto in un trito e ritrito riproporre gli stessi temi con un peggioramento qualitativo sia per quanto riguarda la realizzazione delle gag stesse sia per quanto riguarda le idee alla base dei film. Oltre a questo dato non irrilevante, il problema maggiore è che progressivamente si è perso il vero significato del personaggio e delle sue vicende: ironizzare ferocemente e sarcasticamente sulla società del tempo (ma anche sulla nostra, dato che alcune scenette sembrano pensate ieri). Attraverso questo tipo di personaggio si ride infatti amaro, osservando un povero Cristo che deve barcamenarsi tra una famiglia scialba, colleghi perfidi e capi schiavisti. Tutti gli sfottò che subisce ed il fatto che sia immancabilmente il capro espiatorio di qualcun altro lo rendono un personaggio a suo modo indifeso e con cui simpatizzare, e questo secondo film è probabilmente il migliore della saga e quello con le scene più memorabili. Organizzato appunto in scenette slegate tra loro qui abbiamo infatti episodi come quello del casinò, con il superstiziosissimo Duca Conte Carlo Ing. Semenzara (“Menagramo d’un menagramo!”), in cui si può trovare un intelligente sarcasmo contro la nobiltà, i ricchi e le loro fissazioni. Vi sono poi scene in cui si ironizza sugli status quo della ricca borghesia, come la battuta di caccia, la cena elegante a casa della contessa e il night club. Infine la epica presa per il culo dei salotti intellettualoidi e dei cineforum anni ’70, con la proiezione della Corazzata Kotiomkin (riferimento al capolavoro russo del 1925 La corazzata Potemkin) a cui sono loro malgrado sottoposti gli impiegati invece di guardare alla tv la partita di calcio Italia-Inghilterra. Villaggio è molto bravo nella sua interpretazione del personaggio con cui ahilui si è poi fuso in maniera irreversibile ed è ottima la spalla fornita da Gigi Reder come miope Filini, per un film apprezzato da generazioni di pubblico, forse sottovalutato e non ben compreso nei suoi aspetti più sottili.

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