L'amichevole cinefilo di quartiere

Total recall

Ridateci Schwarzy.

TRAMA: Un operaio decide di godersi una vacanza virtuale per staccare da una vita frustrante, impersonando un agente segreto con tanto di finti ricordi annessi. Durante la procedura però, qualcosa va storto ed egli diventa un ricercato, braccato dalla polizia sotto il controllo di un dittatore.

RECENSIONE: Quando le idee scarseggiano Hollywood si rifugia nei cari vecchi remake, spacciando film già visti come innovativi solo perché pompati di effetti speciali, nuove tecnologie di ripresa, tridimensionalità e altri specchietti per le allodole; in questo caso a farne le spese è il povero Atto di forza (1990) di Paul Verhoeven con Arnold Schwarzenegger e Sharon Stone, film che non sarà annoverato tra gli imperdibili capolavori della sci-fi ma che dopo due decadi fa ancora la sua porca figura.

Ispirato a un racconto breve di Philip Dick, Ricordiamo per voi, questo remake ha la regia di Len Wiseman (regista e sceneggiatore di Underworld più il quarto Die Hard (2007)), che si preoccupa più di mostrare il film che di costruirlo, attingendo sia da Dick stesso sia da altri capisaldi della fantascienza, ormai diventati quasi stereotipati a causa del largo utilizzo; è incomprensibile il perché questo film abbia avuto bisogno di ben tre sceneggiatori (Bomback, Vanderbilt e Wimmer, sceneggiatore del bel Giustizia Privata (2009)) visto che il film è simile all’ originale del 1990 sia in linea generale sia in alcune scene ricalcate in modo vero e proprio come si fa con un disegno appoggiato contro la finestra.

Come in altri film di qualità medio-scadente una botta di vita viene data dal comparto tecnico, in questo caso le scenografie dell’esperto Patrick Tatopoulos, che risultano efficaci e inquadrano bene il contesto dell’azione, e le musiche di Harry Gregson-Williams, autore anche delle musiche dei capitoli 2, 3 e 4 della saga di videogame Metal Gear Solid.

Colin Farrell (il disgraziato Alexander (2004), l’ancor più disgraziato Miami Vice (2006), ultimo sostituto di Heath Ledger in Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo (2009)) rende il suo personaggio meno iconico-kitsch e più realistico rispetto al film di Verhoeven, ma in questo caso ciò è un male perché il film si appiattisce e perde il suo alone artigianale, diventando uno tra i tanti film futuristici.
A Kate Beckinsale (protagonista della saga di Underworld, viva le raccomandazioni) l’ingrato compito di sostituire Sharon Stone in un ruolo più ampliato rispetto a quello della bionda accavalla – gambe, con Jessica Biel (l’ex Mary di Settimo Cielo, sul grande schermo in Un matrimonio all’inglese (2008), film salvabile in mezzo a cazzate varie ed eventuali) a ingaggiare i cari vecchi catfights (scazzottate tra fanciulle) piacevoli per un feticista e nulla più.

Di contorno cliché assortiti: i “cattivi” non andrebbero a segno nemmeno con un missile termonucleare mentre i “buoni” hanno la mira di Tex Willer, i personaggi secondari sono caratterizzati in modo trito e ritrito, le scene di inseguimento sono eccessivamente lunghe. Spiace soprattutto per gli onesti Bill Nighy (Davy Jones nella saga/sega de Pirati dei Caraibi (2006 e 2007), I Love Radio Rock (2009), Love Actually (2003)) e Bryan Cranston, meraviglioso papà nella sitcom Malcolm (2000-2006) e già visto negli ultimi anni in Drive (2011) e Rock of Ages (2012).

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