L'amichevole cinefilo di quartiere

Giustizia privata

TRAMA: Clyde Shelton è un ingegnere meccanico della CIA. Una sera due malviventi lo aggrediscono uccidendo davanti ai suoi occhi la moglie e la figlia; nonostante Clyde li abbia visti, riconosciuti e denunciati, l’ambizioso procuratore distrettuale Nick Rice patteggia e il peggiore dei due criminali viene rilasciato. Tradito dal sistema giudiziario nel quale credeva, Clyde decide di vendicarsi facendola pagare a chiunque abbia partecipato a quell’accordo.

RECENSIONE: Per la regia di Felix Gary Gray, questo film del 2009 è la classica pellicola che piace tanto al grande pubblico: un uomo subisce una grande ingiustizia e quindi, nonostante i suoi metodi violenti e anarchici, gli spettatori si immedesimano nella storia e fanno il tifo per lui.

Piuttosto banale se vogliamo, ma almeno qui la realizzazione è stata buona; il merito è in gran parte dei due attori principali e dell’uso che viene fatto della città di Philadelphia, dove è ambientata la pellicola.
La città natia di Benjamin Franklin è infatti ben mostrata, e grazie a questo non si ha l’idea, come accade in molti film, di una scenografia che serva solo da asettico palcoscenico senza nessun legame con la trama. Al contrario, è utile usufruire dell’ambientazione perché dà più realismo all’intera vicenda e contribuisce a tenere alta l’attenzione dello spettatore.
Per quanto riguarda nello specifico la città della Pennsylvania, questo accurato uso è stato fatto anche in Rocky, il migliore della serie (forse l’unico buono), in cui il protagonista vaga letteralmente per i vicoli e le grandi strade durante i suoi allenamenti, oltre a mostrare il celebre Museum of Art.

In Giustizia privata, titolo che illustra il film (un po’ come Kill Bill)assistiamo ad una partita a scacchi con giocatori dalle caratteristiche opposte: il personaggio di Butler è violento ed estremo, ma allo stesso tempo molto attento al suo obiettivo e ai mezzi da utilizzare per raggiungerlo; l’altro (Foxx) è invece in affanno e quasi sempre una mossa indietro, ma altrettanto desideroso di battere il suo avversario e capire qual è la strategia che ha in mente per fare scacco matto.

La regia di Gary Gray (abituato ai duelli mentali tra uomini e all’azione, avendo diretto anche Il negoziatore con Samuel L. Jackson e Kevin Spacey) offre molto spazio ai due sfidanti, e grazie alle loro interpretazioni e alla buona sceneggiatura di Kurt Wimmer (il dottor Jeckyll e mister Hyde della scrittura, che alterna mezze porcherie come SferaUltraviolet Salt a buoni film come Equilibrium e questo) il risultato è ampiamente sopra la sufficienza.

Buon montaggio di Tariq Anwar (due Nomination agli Oscar per American BeautyIl discorso del re) e musiche di Brian Tyler, che si diverte come un bambino quando deve fare da accompagnamento sonoro a film d’azione, avendo fatto praticamente solo quelli (Fast & Furious dal terzo al sesto di prossima uscita, i due Mercenari e il prossimo Iron Man 3, insomma pellicole di grande spessore).

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