L'amichevole cinefilo di quartiere

Auuuuuuuuuhh…

TRAMA: Due giovani americani si recano in Inghilterra per una vacanza. Nella desolata campagna, nonostante gli avvertimenti di alcuni paesani, si allontanano dalla strada e vengono attaccati da un mitico animale assetato di sangue.

RECENSIONE: Questo film del 1981, diretto dal mattacchione di The Blues Brothers John Landis, è una black comedy godibile e ben realizzata, diventata giustamente un cult.

Ragionando a posteriori il grosso merito della pellicola è di aver contribuito a dare dignità alla folkloristica figura dell’uomo lupo, una dignità che verrà poi persa alla grande nella versione moderna della bestia. A differenza infatti del restyling dovuto a ragazzine arrapate (beate loro) che vedono nel licantropo un maschione palestrato, depilato e allergico alle t-shirt, questo mostro sacro dei mostri (perdonare il gioco di parole) è stato uno dei cardini non solo della mitologia medievale, ma anche dello stesso cinema in bianco e nero. Negli anni ’30 e ’40 del 1900, infatti, il cinema ha offerto molto spazio alle creature della notte, a partire da Dracula e Frankenstein (entrambi trasposti sullo schermo nel 1931) fino ad arrivare a L’uomo lupo del 1941 e continuando con il mostro della laguna nera, nato a metà anni ’50. Ciò ha contribuito alla nascita di stelle come Bela Lugosi, Boris Karloff e Lon Chaney jr, che può essere ricordato come “quello bravo il cui nome finisce con jr”, e che ha indossato i panni e i peli della lunatica creatura. Ma torniamo a noi.

Uno dei grossi pregi del film è la resa delle atmosfere, sia per quanto riguarda la bucolica country inglese, che evidentemente non è popolata solo da giovani zitelle orgogliose da maritare a nobili che nutrono pregiudizi nei loro confronti, sia per la giungla d’asfalto metropolitana, con una Londra in cui si intrecciano vita e morte, grandi viali brulicanti di persone e vicoli oscuri. Ottimo il trucco (considerato l’anno di realizzazione del film) con il leggendario Rick Baker che vinse il primo dei suoi 7 Oscar, uno dei quali con il pessimo remake del 2010 dell’originale del 1941, che neanche Hopkins e Del Toro riescono a salvare.

In generale in Un lupo mannaro americano a Londra si possono riscontrare una buona regia con un efficace uso delle inquadrature, una sceneggiatura pimpante e non lasciata al caso (con sequenze diventate iconiche) e degli attori bene in parte che purtroppo si sono un po’ persi per strada. Divertente e da riscoprire.

Una curiosità: tutte le canzoni della colonna sonora del film hanno nel titolo la parola moon, luna.

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