L'amichevole cinefilo di quartiere

Il re leone

Naaaa Zvegnaaaa….

TRAMA: Nella savana nasce Simba, un cucciolo di leone primogenito del re Mufasa. Non tutti sono felici dell’evento: il fratello di Mufasa, il perfido Scar, brama infatti il trono…

RECENSIONE: Per la regia di Roger Allers e Rob Minkoff Il re leone è uno dei classiconi della Disney e una delle pellicole più amate a livello mondiale tra quelle prodotte dalla mamma di Topolino assieme a La bella e la bestia, a differenza del quale è un bel film.
Oddio, non che questo Amleto con gli animali sia un capolavoro (soprattutto come sceneggiatura alcuni punti lasciano a desiderare) ma è una pellicola che è riuscita a sfruttare l’enorme potenza tecnica per creare un mondo scenograficamente affascinante senza offuscare i personaggi. Già qualcosa, no?

La Tanzania è stata resa ottimamente, con un uso dei colori eccezionale in modo da creare dei campi i più grandi e profondi possibili, per perdercisi quasi dentro; la cura dei dettagli è notevole e questo aspetto si vede molto bene nelle scene di massa degli animali, molto potenti come impatto visivo e casiniste abbastanza da rimanere timbrate nel cervello del pargolo che si trova davanti allo schermo. Il tutto è legato però a un film vero e proprio, che non si limita a fare da riempitivo alla cornice dell’ambiente ma è in possesso di una trama (classicissi-missi-missima, fin per carità), a differenza di registi che si masturbano con gli effetti speciali o in generale con l’aspetto audiovisivo dei loro film senza avere uno straccio di storia (per farli rimanere nell’anonimato li chiameremo James C. e Michael B.).

I personaggi non saranno (e non sono) il massimo dello sviluppo psicologico, ma nonostante i giganteschi stereotipi sono rimasti impressi nella memoria e la cosa non risulta pesante a livello narrativo. Per cui Simba è l’eroe che passa da stupido piagnone a salva-situazione attraverso un viaggio di formazione sintetico ma toccante, e non perché sia così profondo, ma perché lo spettatore lo ha visto crescere e quindi ci si affeziona. Scar è l’intelligente perfido (ma pensa un po’) mellifluo e falso, e si sa che è il villain perché la cosa è scontata, ma non importa e lo si odia comunque. Aggiungete poi due spalle comiche di stile buddy-buddy, il trio delle iene e il flemmatico Zazu e buonanotte, il buon risultato lo avete ottenuto.

Veramente ottimo il doppiaggio italiano, in particolare Vittorio Gassman-Mufasa, Roberto Dal Giudice-Zazu e il sorprendente Tullio Solenghi-Scar.

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