L'amichevole cinefilo di quartiere

Insomnia

E contare le pecore?

TRAMA: Alaska. Un detective in trasferta da Los Angeles manomette le indagini sull’omicidio di una liceale per evitare un’accusa. Verrà ricattato proprio dal killer…

RECENSIONE: Remake dell’omonimo film norvegese del 1997, questa pellicola del 2002 è un’opera ben diretta, scritta e interpretata, ambientata in uno scenario bluastro e senza vita.

Christopher Nolan pre-Batman dà un tocco molto particolare alla vicenda, caratterizzandola sia da una notevole introspezione psicologica dei personaggi (sceneggiatura di Hillary Seitz) sia da un loro movimento mentale e fisico, che in alcuni casi si fonde con la particolare natura selvaggia dell’Alaska.
Essa mette alla prova corpo e spirito e fornisce uno sfondo ideale per le tribolazioni vissute sullo schermo dalle persone, che in quanto deboli e fatte di carne hanno molti punti vulnerabili: anche i più duri possono capitolare e cadere fatalmente se colpiti quando sono sotto pressione, e il film mostra in maniera efficace tale aspetto, portando agli occhi dello spettatore le varie facce che compongono il dado emotivo e caratteriale dei personaggi.

La regia di Nolan mostra un buon uso della macchina da presa, decidendo in maniera efficace quando stringere sui volti e quando lasciare invece che siano gli ambienti esterni a parlare, cosa efficace e ad impatto vista la già citata bellezza dei paesaggi.
Ottimo anche l’uso dei colori freddi, presenti in una vastissima gamma di azzurri e grigi che caricano ancora di più l’atmosfera e accentuano le emozioni provate dai personaggi, quasi a trasporre i loro sentimenti su una tavolozza pittorica.

Passando al cast, grande lotta tra un Al Pacino rude piedipiatti e Robin Williams in un’insolita veste dark.
Il primo è una ragnatela di rughe e tormenti, molto spesso combattuto e in ansia; il secondo è molto più rilassato e serafico, anche nei lineamenti, quasi come fosse un putto del male consapevole della sua natura e perciò incurante delle conseguenze delle sue azioni. Anche in uno dei film considerati come minori del regista londinese questi due pesi massimi offrono performance all’altezza della loro fama.
Accanto a loro una Hilary Swank che nonostante il ruolo di poliziotta risulta molto più femminile di altre sue apparizioni, comunque ottime, come Boys Don’t Cry (1999) e Million Dollar Baby (2004).

In definitiva un bel film forse offuscato dai futuri successi del regista, trilogia su Batman (Batman Begins, Il cavaliere oscuro e Il cavaliere oscuro – Il ritorno) in primis.

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