L'amichevole cinefilo di quartiere

The Blues Brothers

Tutti hanno bisogno di qualcuno da amare.

TRAMA: Due fratelli musicisti, uno dei quali appena uscito di galera, scoprono che l’orfanotrofio dove sono cresciuti sta per essere demolito. Decidono di rimettere insieme la loro vecchia band in modo da raccogliere i soldi necessari per salvare la struttura.

RECENSIONE: Tratto dall’omonimo sketch comico interpretato dai medesimi attori nel famoso Saturday Night Live, in questa recensione stiamo parlando della commedia-musicale per eccellenza. Un film che ha tutto: due interpreti principali molto uniti con un John Belushi in stato di grazia, una regia ottima e casinista al punto giusto, una colonna sonora eccezionale e tantissimi cameo che lo impreziosiscono.

Per la regia di John Landis (che l’anno dopo girerà Un lupo mannaro americano a Londra, altro film cult), questa pellicola è una sarabanda di comicità, musica e confusione veramente molto divertente e addirittura geniale nella sua carica eversiva, rendendo simpatici due pericoli pubblici del volante che viaggiano animati da buoni e religiosi sentimenti.

I due fratelli in missione per conto di Dio infatti si prendono apertamente gioco della polizia (l’ordine costituito) risultando un po’ Robin Hood un po’ Bonnie e Clyde (o Clyde e Clyde) con un obiettivo sia socialmente utile sia moralmente condivisibile, mettendo d’accordo religiosi e atei, cani e gatti, tarallucci e vino.

Landis, uno dei due grandi John della pellicola, dirige lasciando briglia sciolta agli attori e all’accompagnamento musicale stesso, e ciò porta a un’interpretazione memorabile dei primi e il passaggio a cult delle seconde. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Landis insieme a Dan Aykroyd, interprete di uno dei due fratelli, è impostata in modo molto semplice e allo stesso tempo caotico, con tanti personaggi che compaiono solo in una scena o in una piccola manciata, un goal all’interno della trama e un viaggio più o meno problematico per raggiungerlo; il tutto è ornato da battute diventate ormai memorabili e che danno ulteriore carica umoristica al film.

Belushi e Aykroyd sono straordinari: talmente affiatati da sembrare veramente fratelli, con tempi comici azzeccatissimi e notevole alchimia, gigioneggiano incontrastati per due ore e un quarto dal ritmo veloce e assolutamente non stancanti: la mimica facciale del primo, nonostante i perennemente indossati Ray-Ban scuri e la paciosità del secondo creano una delle coppie comiche migliori alla pari di mostri sacri come Dean Martin-Jerry Lewis e Walter Matthau-Jack Lemmon. Bravissimi tutti i membri della band, brevi apparizioni di grandissimi musicisti come Ray Charles, John Lee Hooker, James Brown (il suo reverendo Cleophus James è una perla) e Cab Calloway.

All’epoca il film entrò nel Guinness dei primati per la scena con il maggior numero di incidenti d’auto e nonostante una lavorazione a dir poco turbolenta e un flop d’incassi iniziale è diventato con gli anni uno dei cult della storia della settima arte. Meritatamente.

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