L'amichevole cinefilo di quartiere

Noi siamo infinito

Dawson’s Creek Donnie Darko = ?

TRAMA: 1991. Il passaggio di Charlie dalle scuole medie al liceo e il suo incontro con due ragazzi dell’ultimo anno che gli faranno da mentori. Insieme a loro e al suo talento letterario avrà nuove esperienze.

RECENSIONE: Tratto dal romanzo Ragazzo da parete di Stephen Chbosky del 1998, questo film scritto e diretto dallo stesso Chbosky è un film mediocre con scelte registico/stilistiche così forzate da far spavento e che rendono la storia una lenta e inesorabile brodaglia.

Il binomio scrittore-regista è un’arma a doppio taglio perché il rischio che si corre (e in cui si cade in questa pellicola) è di un’eccessivo amore per il proprio lavoro, e che vi sia l’immedesimazione nel film più dello scrittore-regista piuttosto che dello spettatore stesso: difficile che quest’ultimo si identifichi in un personaggio di cui all’inizio non conosce nulla.

Un’altra conseguenza del binomio è che il film può risultare un mondo a se stante, dando per scontato che tutti gli spettatori abbiano letto il libro; può anche andare bene per un film sulla Bibbia, molto meno per un romanzo di formazione, come se a Salinger avessero fatto dirigere Il giovane Holden (grazie a Dio cosa mai successa). Altro difetto del film è di essere eccessivamente diretto, buttando in faccia al pubblico personaggi (esplicativa l’entrata in scena della Watson), situazioni e problemi personali, peccando di sensibilità.

Logan Lerman interpreta il suo Charlie perennemente sotto le righe e con la grinta dell’ultimo panda rimasto al mondo; non una grande espressività che però non è un problema se sei un protagonista passivo e puccioso. Ezra Miller dà corpo a uno dei più grandi stereotipi della storia del cinema, cioè il gay sarcastico (Rupert Everett, esci da questo corpo!), che lo rende una macchietta sopportabile solo nei suoi primi dieci-quindici minuti, dopo i quali perde mordente. Emma Watson è purtroppo e per fortuna l’intero motore del film: purtroppo perché il suo personaggio è talmente caratterizzato (a differenza, come già detto, di quello di Miller) da risultare una Stele di Rosetta incomprensibile, o una sorta di poligono di cinquecento lati inavvicinabile e irritante; per fortuna perché senza di lei i produttori del film (tra cui John Malkovich) avrebbero incassato un quarto.

Rimane la solita domanda: perché far interpretare personaggi adolescenti ad attori visibilmente più grandi?

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