L'amichevole cinefilo di quartiere

Un film che potrebbe sostituire la pena di morte in molti Stati.

TRAMA: Victor è il braccio destro di un capomafia di New York in cerca di vendetta. Sulla sua strada incontra Beatrice, una donna misteriosa che nasconde un segreto inconfessabile e che conosce a fondo il suo passato.

RECENSIONE: Per la regia del danese Niels Arden Oplev, famoso per aver diretto il primo capitolo della trilogia originale di Millennium, Uomini che odiano le donne, questa pellicola basata sui dialoghi e sulle scene d’azione ha due grossi problemi: i dialoghi e le scene d’azione.

I primi sono di una lentezza esasperante, con intensi sguardi eterni alla Twilight maniera, battute rarefatte e banalissime e interi minuti dove non si riesce a comprendere che cosa stiano aspettando i personaggi sullo schermo prima di fare o dire qualcosa (Godot probabilmente). Le scene action invece sono caratterizzate da un movimento della macchina da presa accurato e preciso come se avessero fatto impugnare la telecamera a una scimmia ubriaca, creando un casino tale da non far capire allo spettatore un beneamato accidente di ciò a cui sta assistendo. La somma di questi due fattori ha come risultato uno dei più colossali deficit di attenzione che occhio umano possa mai provare (e sopportare), con il povero Cristo in sala che passa in letargo il 70% delle due ore scarse di durata per poi svegliarsi in quegli orgasmi di morte che sono le sparatorie, col risultato di non seguire per niente una sceneggiatura banale come uno yo-yo rotto.

Lo script ha più buchi del groviera, i personaggi molto spesso fanno scelte repentine e incomprensibili usando un minimo di logica, cambiando mood a casaccio e avendo reazioni umane realistiche come gli effetti speciali di Superman del 1978. E ovviamente gli attori, se possibile, rendono ancora peggiore questo immane strazio.

Colin Farrell è irritante nella sua monoespressività e con i suoi sopracciglioni perennemente aggrottati come se avesse una paresi, e il fatto di avere un personaggio stereotipato come non mai non lo aiuta (chissà cosa aveva di così urgente da pagare con questo cachet). Noomi Rapace dopo l’insulto Prometheus imbrocca un altro flop che accresce ancora di più la sua fama di miracolata, come se non ce ne fosse bisogno. Dominic Cooper e Terrence Howard fanno tappezzeria con personaggi rilevanti come l’ultimo pezzo in basso a sinistra di un puzzle da cinquemila, e quest’ultimo in particolare interpreta uno dei villain più noiosi e scontati della storia. Brevi apparizioni di Fahrid Murray Abraham e Armand Assante che dimostrano che lo sputtanamento non ha età.

Che tedio.

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